Amira Hass al Festival Internazionale di Ferrara: la mia Italia


Lei scrive di piccole cose, non di massimi sistemi, e non fa grandi analisi”, mi ha fatto notare una persona durante il festival di Internazionale a Ferrara.Osservazione non troppo accurata, ma comprensibile se uno legge solo la mia rubrica su Internazionale e non si rende conto che le storie raccontate suggeriscono implicitamente delle analisi e che la vita quotidiana delle persone la dice lunga sulla cosiddetta alta politica.“Lei sembra intrappolata in un unico argomento”, è stato il commento un po’ scortese ma accurato di un’altra persona. Sicuramente stare via da casa per tre settimane mi ha privata di idee fresche, basate su fatti d’attualità.Intanto faccio considerazioni antropologiche da due soldi sugli italiani. Siete capaci di stare seduti per tre ore ad ascoltare una conferenza o un dibattito. Un pubblico statunitense o israeliano perderebbe la pazienza dopo tre quarti d’ora. Sono rimasta davvero impressionata (come anche Robert Fisk, mi permetto di rivelarvi).I collegamenti internet, invece, lasciano un po’ a desiderare. Almeno se devo giudicare dalle mie frenetiche visite alla segreteria del festival per spedire un articolo e scaricare la montagna di email accumulate. “Probabilmente Berlusconi non ha interessi nel campo del wifi”, mi ha detto una persona, cercando di spiegare questa carenza in uno degli aspetti fondamentali della vita moderna.La mia Italia

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