Paola Caridi: il Papa, la"soffiata" l'Islamofobia ...

E così, i sei spazzini ’nordafricani’ (dunque arabi, e dunque musulmani) che dovevano attentare al Papa Benedetto XVI, in visita in Gran Bretagna, sono stati rilasciati, tra ieri sera e stamattina. Confermando quella che qualche vaticanista al seguito del Pontefice aveva già bollato come “informazione drogata. ”Nessuna minaccia credibile”, ha detto Scotland Yard, e l’autorevole BBC dice che li avevano sentiti scherzare alla mensa dei netturbini. Ora, a parte il cattivo gusto di scherzare sull’incolumità del Pontefice, è la ’soffiata’ sulla quale ci si dovrebbe soffermare. Perché è la soffiata che fa comprendere quanto ormai l’islamofobia sia diffusa, e soprattutto sdoganata. Magari qualcun altro avrebbe potuto fare una conversazione di altrettanto cattivo gusto, sull’incolumità del Papa, ma in questo caso – e questo fa sì la differenza – erano nordafricani, forse algerini, forse marocchini, chissà. Di per sé, possibili colpevoli. Forse in ricordo del discorso di qualche anno fa del Papa a Ratisbona. Ma Benedetto XVI, di avversari, ne ha collezionati parecchi in questi anni, e non solo da parte musulmana.Scontro di civiltà a parte, i sei spazzini mi hanno semmai ricordato non tanto le questioni securitarie, quanto le questioni sociologiche. Gli spazzini che scherzano mi rimandano piuttosto ai postini di Ken Loach e del suo meraviglioso, romantico, malinconico Looking for Eric (andatevelo a vedere, se vi è sfuggito). Chissà perché, mi ricordano questa Gran Bretagna urbana e povera, sfilacciata e triste, che forse dovrebbe essere più indagata dei “Pope six”. Chissà perché, mi sembra che queste ’soffiate’ sul fuoco dell’islamofobia, queste campagne anti-Islam a suon di pastori “idioti” (come nella definizione di Mario Calabresi) siano ancor più scoperte di prima. Nessun Grande Fratello, non ce c’è bisogno, ma mi sembra che questa necessità di separare gli uni dagli altri, di insufflare le sindromi da crociata in ogni dove, sia oggi più scoperta di prima. Quindi più debole.Paradossale, certo, parlare della debolezza di chi gioca con lo scontro di civiltà proprio nel momento in cui lo “scontro” ritorna sulle prime pagine dei giornali, che sia attraverso il pastore “idiota”, i “Pope six” o il burqa vietato (che burqa non è, semmai niqab, vietato in Italia dalle disposizioni di pubblica sicurezza sin dai tempi degli Anni di Piombo e della mia adolescenza, allo stesso modo di un casco integrale indossato in un ufficio postale). Eppure credo che questo sia l’acmè – pericolosissimo – di un gioco che si fa giorno dopo giorno sempre più scoperto. E’ stato Barack Obama a dircelo, sulla vicenda della moschea a Ground Zero, quando ha ricordato che l’America non può cedere alla sua storia e ai suoi valori. Ce lo ricordano, più sommessamente purtroppo, i pochi (o i molti poco conosciuti) che in Italia parlano di diritti, e tengono la schiena dritta sui fondamenti costituzionali del Paese.Che sia veramente cominciato un nuovo capitolo? Mah, l’ottimismo della volontà direbbe di sì. Ed è meglio essere ottimisti, di questi tempi.
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