Musulmani contro la lapidazione di Sakineh


1Nel mondo sono in tanti a trepidare per la sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la giovane donna iraniana condannata alla lapidazione perché ritenuta colpevole di “adulterio”. “Questi fatti non accadono solo in Iran, ma anche in altri Paesi mussulmani: ogni giorno si assiste ad un intollerabile femminicidio”. La deputata Souad Sbai (Fli) mette all’indice Mahmud Ahmadinejad, il dittatore che “uccide le donne solo per fare un dispetto all’occidente”, martirizzando, insieme a loro, “tutto il popolo iraniano”, reso succube della sua “politica estremista sharitica che non ha niente a che vedere con i trattati che si firmano per far rispettare i diritti umani”. D’accordo con la Sbai, Yahya Sergio Yahe Pallavicini, italiano, imam della moschea al-Wahid di Milano.Per la Sbai, che prima di venire in Italia ha vissuto con la sua famiglia paterna in Marocco, la lapidazione è una consuetudine di tradizione “barbara”: “Nel Nord Africa la lapidazione non esiste più, così come (quasi) non esiste più la poligamia. In Marocco e in Tunisia - spiega - da decenni non si applica la sharia e si rispettano i diritti delle donne”. Sharia, la Legge di Dio, la parola chiave, il grimaldello che i dittatori di matrice islamica utilizzano per "uccidere" le donne.....In Italia, l’Associazione delle Donne Marocchine (Acmid) è stata la prima a denunciare queste nefandezze. Qualche volta lo hanno fatto da sole, sempre con timore, perché da tanti “il nostro atteggiamento è stato considerato eccessivo. Ma noi non abbiamo paura di Ahmadinejad, neanche quando dice che la signora Carlà Sarkozy deve morire, anzi, secondo me sarà lui a doversi difendere quando, finalmente, qualche tribunale internazionale lo processerà”. Molte donne islamiche sono disposte a battersi, accettando le incertezze, le ansie e le insicurezze insite in ogni battaglia. “Agli italiani per difendersi da simili bassezze basta che il governo applichi le norme della Costituzione”, conclude la Sbai.In buona sostanza, date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Che è poi quanto afferma anche Yahya Pallavicini, il presidente del Consiglio Isesco per l'educazione e la cultura in Occidente e vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica d'Italia (Coreis), una delle poche associazioni islamiche che ha avuto il coraggio di schierarsi in difesa di Sakineh e di squarciare lo strano (sordo) silenzio che ha avvolto l’associazionismo e le Onlus mussulmane. “Posso parlare solo per me e per quella parte di Islam che rappresento” precisa l’imam: “Noi del Coreis non abbiamo mai taciuto, abbiamo anzi sempre detto che i capi politici della Repubblica Islamica Iraniana, senza alcun riscontro, fanno un uso tribale delle leggi sacre”.Per il capo della Comunità islamica di Milano, Sakineh è vittima del “letteralismo”. “Noi facciamo parte di quella parte di mussulmani che non confondono la lettera con il letteralismo. E che non confondono il rispetto del sacro con il maschilismo, bigotto, formalista, privo di intelligenza, come quello che, purtroppo, dobbiamo constatare oggi in Iran. Vogliamo invece ribadire la verità della religione e condannare il suo uso politico e degenerato”. Per spiegare il suo modello religioso, l’imam cita un suo libro “La Sura di Maria” (Editrice Morcelliana Spa). In questa Sura si legge che Madonna viene insultata dalla sua gente come una volgare prostituta. “Qui il Corano insegna a discernere fra i millantatori che accusano ingiustamente Maria: questo la dice lunga su come la gente interpreta, storicamente, le cose in maniera distorta. Dico questo perché lo ritengo utile per far capire qual è il vero volto dell’Islam e qual è il volto dei giuristi corrotti”. I giuristi corrotti … come quelli che hanno condannato Sakineh.

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