Francesca Borri( seconda parte)) :Un ebreo arabo e un arabo israeliano. Il primo passo è riconoscere sé stesso nell'altro


. Avrei dovuto dire qualcosa, a quel punto: tutti che mi guardavano. Ero suo padre. Ma all'improvviso, ho - ho come dimenticato l'ebraico. Sono nato a Baghdad. La mia vita, la mia cultura - tutto: ho lasciato Baghdad non come un ebreo in fuga dall'antisemitismo, ma un iracheno in fuga dalla guerra. Oggi sembra un ossimoro. Un ebreo arabo. Ma il Medio Oriente per secoli è stato insieme cultura ellenica, cultura islamica e cultura ebraica. Maimonide scriveva in arabo. Ma forse avrei dovuto capirlo dal primo giorno: quando da Ezat mi hanno ribattezzato Ezra. Perché essere ebrei, in Israele, significa recidere ogni rapporto e continuità con la propria storia. Le sue tradizioni i suoi valori: e ancorarsi invece a un legame essenzialmente astratto con quanto è accaduto duemila anni fa. Ero più ebreo a Baghdad che a Gerusalemme. E lì ai funerali, allora, all'improvviso - ma come un cortocircuito: non ricordavo più l'ebraico. Perché la cosa più difficile è confessarti non solo l'inutilità, della morte di tuo figlio, ma anche - anche: come è finito a Ramallah alle tre di notte?, a arrestare un ragazzino di quindici anni: ma come gli è venuto? Ma non era un assassino. Diceva sempre: siamo costretti a tutto questo. Amava Israele. Anche se era solo uno di seconda classe, qui: come tutti i mizrahi. Perché questo sembra un paese normale: però poi, tra i più ricchi, nove su dieci sono ashkenaziti. Americani e europei. Noialtri siamo qui solo per fare numero. Per fare maggioranza ebraica - quantità, non qualità. In Israele prevalgono le cifre: i simboli le pietre. Le persone sono un dettaglio. Gli operai che costruiscono il Muro: sono seguiti da archeologi. Tutto si ferma, al minimo rischio di scheggiare un'anfora del cugino del cuoco di Salomone. Ma gli arabi no. Gli arabi si può demolirgli casa con loro dentro. Impossibile sbagliarsi, qui: le comunità palestinesi si fondono al paesaggio, gli insediamenti israeliani sono saldi in cima alle colline. Sembrano divisioni di fanteria. Progettati per dominare, non per abitare. A Nazareth sono un terzo più di noi su un terzo della terra. Riciclano l'acqua del bucato, mentre qui si pettina il prato. Solo che ogni risorsa, in questo paese, è destinata al cemento. Al cemento e alle armi. E così, quando mia moglie ha cominciato a consumarsi di distrofia, e ho lasciato il lavoro per assisterla, siamo finiti a scegliere tra la cena e le terapie. Ma se non altro eravamo in due. Adesso tocca a me. E a volte penso che si accorgeranno della mia morte dopo mesi. Penso agli abitanti di Twani e mi chiedo: chi vorrei avere come vicini di casa?, loro o questi coloni che tirano pietre ai bambini lungo la strada per la scuola? Le mie giornate sono la televisione. E è strano realizzare che in questo stato che doveva essere la mia salvezza, la verità è che sopravvivo solo perché mi aiuta un prete. Giù, a Nazareth. Uno che non mi domanda se sono ebreo, se ho assolto l'obbligo del servizio militare. La parola che definiva l'identità ebraica era b'tochen: fede: oggi viene pronunciata bitachon, sicurezza. Stava per assassinarmi per autodifesa: ho dovuto assassinarlo per autodifesa. Sarà raccontata così, un giorno, questa guerra. Ma lui non ha mai avuto dubbi. Dovessi riassumere il mio essere ebreo, direi: sono sempre un po' del parere del mio avversario. Perché questo è il Talmud: confronto di idee differenti. Mentre questo è il paese della Bibbia. Dei comandamenti. Si è ebrei per legge, in Israele. Per genetica: non per riflessione e convinzione. Per coerenza con certi valori. Diventava tutto rosso, se gli parlavo in arabo davanti agli amici. Amava Israele. Diceva sempre: questi etiopi. Hanno paura, non sono adatti. Sparano da lontano, e finiscono per prendere anche i civili: non sono adatti. Tutta la sua vita è stata così. Perché sei un bambino, e il maestro è iracheno e il preside polacco. In ufficio, il capo è tedesco. L'infermiera è egiziana, il medico è francese. I marocchini al fronte: i bianchi alla strategia. Tutta la vita. Noi in basso, loro in alto. Eppure diceva sempre: questi etiopi. Perché non è solo questione di arabi ed ebrei, qui: ogni ebreo ha il suo ebreo orientale. No, nessuna maggioranza.
A. Erano i mesi degli attentati suicidi, e questa legge congelava l'esame delle richieste di residenza e cittadinanza. Solo per i palestinesi dei Territori. Come sempre: colpevoli fino a prova contraria. Secondo il governo, attraverso matrimoni di convenienza si trasferivano qui per esplodere al primo angolo di strada. Naturalmente, quelli implicati in attentati alla fine si sono rivelati non migliaia, come strillavano: ma sei. Ma non è cambiato niente. Non per lei. Era nata a Gaza. E dopo oltre vent'anni, come tanti, ancora non aveva documenti definitivi. Ma di norme così, Israele trabocca. Perché la discriminazione qui non è esito della violazione, ma dell'applicazione della legge. La terra, per esempio. Si è cominciato dichiarando statale quella non accatastata e quella di proprietà comune: anche se nel sistema fondiario ottomano, questo non significava affatto che fosse terra pubblica. Terra di nessuno. Poi l'istituzione di zone militari, la rete delle strade. Il requisito della continuità della coltivazione: per cui salti una stagione, magari per una guerra, una malattia, e perdi tutto. Perché questo sembra un paese normale. In teoria confische e espropriazioni sono consentite solo per finalità pubbliche. E però la definizione di queste finalità è a completa discrezione del governo. Completa: l'ebraicizzazione della Galilea è una politica legittima qui, come altrove la riforestazione dell'Amazzonia. Il problema di Israele è semplicemente questo: un'interpretazione aritmetica della democrazia. Solo l'idea della maggioranza: senza l'idea della garanzia, della tutela. E così mia madre, dopo oltre vent'anni in Israele, un giorno è stata fermata. Documenti irregolari: e via. La Corte Suprema poi si è pronunciata su quella legge. Ma naturalmente, secondo i giudici era un bilanciamento proporzionato tra il diritto alla sicurezza e il diritto alla famiglia. Il loro diritto alla sicurezza, però: contro ilnostro diritto alla famiglia. Ma d'altra parte: tra i giudici della Corte Suprema, non si è mai avuto un arabo. Ed è così che mia madre è stata uccisa nell'ultima guerra con Hezbollah. Aveva scelto il Libano perché Gaza ormai era sfigurata da Hamas. Ma poi anche lì: Hezbollah. E mia madre è morta così. Per due razzi di latta che non hanno ottenuto che l'inferno. Come con Piombo Fuso. I problemi del Libano derivano dalla divisione in cristiani, sunniti e sciiti: ma sembra che tutto sia colpa di Israele. Si proclamano difensori dei palestinesi. Poi i rifugiati sono sessant'anni, e ancora neppure hanno l'elettricità. Uno come Ahmadinejad. Avete bombardato Milosevic. Avete impiccato Saddam. La guerra giusta, avete detto: la guerra per la pace: e ora perché accettate Ahmadinejad? Mi fosse chiesto di combattere, questa volta mi arruolerei. Perché sarò liquefatto anche io, qui, non solo gli ebrei, se quel criminale si fabbrica il nucleare. E poi questo è il mio paese. E non chiedo indipendenza, ma eguaglianza. Siamo definiti "i palestinesi del 1948". Io sono solo un israeliano del 1980. Perché mai dovrei desiderare di trasferirmi in uno stato che al momento è solo una astrazione? Non si discute che di confini. Ma un cuoco al servizio della guardia presidenziale di Fatah è finito giù da una finestra, a Gaza, per essere entrato nell'ufficio sbagliato con il vassoio del pranzo. Giorni dopo, da una finestra della West Bank, è finito giù uno legato a Hamas: la risposta di Fatah. Certo, spesso non è semplice. All'aeroporto. Mentre gli altri passano rapidi, e tu vieni interrogato e rivoltato millimetro a millimetro. All'università, quando nessuno vuole la stanza con te. Perché puoi arrivare in Corte Suprema per una casa, quando scopri che è stata costruita con le tasse di tutti e però riservata agli ebrei: ma quando compri un divano all'Ikea, e non lo consegnano a Nazareth, perché Nazareth è araba, e hanno paura, cosa fai?, fai causa? Alla fine, Israele è uno stato democratico nei confronti degli ebrei, e ebraico nei confronti degli arabi: ma Gaza è il solo luogo al mondo in cui come ecstasy si usa un antidolorifico, perché la massima aspirazione, a vent'anni, è non vedere e non sentire. Non so - è complicato. Un giorno ero piccolo, era estate: e mi portarono in piscina in un insediamento qui vicino. Ero già in acqua quando il custode si accorse che parlavo arabo. Fui costretto a uscire. Eppure mio padre tante volte di notte, quando era di guardia, si precipitava lì: e nessuno si sognava di cacciarlo. Come si dice: nessuno rimane imperatore in presenza di un medico. Forse, più di tutto, la sofferenza è questa specie di rumore di fondo. Quando accendi la televisione, la sera, e come fosse normale si discute di deportazione della minoranza araba. Perché la minaccia per Israele non è il terrorismo, ma la demografia. La minaccia sono io: io, indipendentemente dal mio comportamento. All'inizio della seconda Intifada si meravigliavano tutti. Ma come, siamo amici! Veniamo a prendere l'hummus! Certo: perché qui costa la metà.
E. Al momento quelli con il nucleare, da queste parti, siamo noi. Quelli pericolosi. Mai pensato che Ahmadinejad è una reazione a Israele? Che senza Israele - cioè: non senza Israele: senza questa storia di convertire la religione in geografia: senza aggressioni, un Ahmadinejad non esisterebbe? Hamas è una reazione all'occupazione.

A. E i talebani? Anche loro una reazione a Israele?

E. Non sto parlando dei talebani.

A. Se rimanevi in Iraq, a quest'ora eri polvere.

E. Ma anche tua madre - non capisci?, tutte le postazioni dell'esercito, tutte le munizioni: nelle aree arabe: in mezzo alle case. Come durante la guerra del Golfo. Le maschere anti-gas distribuite solo agli ebrei. Sono razzi da niente. Ma il tuo stato costruisce rifugi solo nelle aree ebraiche. Sarebbe morta comunque.

A. Tu critichi Israele. Ma intanto sei vivo e libero grazie a Israele.

E. Israele o Iraq, la mia vita è stata uguale. E se non altro, in Iraq ero libero di pensarla diversamente. Non perché avessi libertà di espressione: ma la libertà di pensiero, la libertà interiore - quella mi è rimasta: sempre. E tu invece neppure ti accorgi che sei il prodotto di Israele. Non è cambiato niente: è sempre il 1956, per voi, è sempre Kafr Qassem. Uomini e donne che tornavano al tramonto dal lavoro nei campi: così, freddati perché era stato deciso il coprifuoco intanto, e però nessuno li aveva avvisati. Con i colpevoli premiati con un aumento di stipendio. E voi: voi come avete risposto? Con il giorno della memoria. Bravi. Accendete candele. Israele non cercava che questo: una minoranza addomesticata. Siete il 13 percento dell'elettorato. Potreste avere 15 seggi, alla Knesset. Su 120: condizionare il governo. E invece no. Invece con il suo divide et impera, Israele vi ha diluito in musulmani, cristiani, drusi, e poi in mille notabili e..
A. Hai ragione, sai? Sei davvero un arabo: la responsabilità è sempre altrui. La nakbah. La catastrofe. Come sia stato un terremoto. Ma è stata una guerra, invece: e un'intera classe dirigente è subito corsa via al sicuro. La Giordania aveva un accordo sottobanco con Israele per spartirsi tutto. E l'OLP: non ha mai avuto mezzo progetto su di noi. Rimossi. Come non fossimo più lo stesso popolo. Tutti guardano ai Territori. Ma quello che accade qui, anche se è meno scenografico, è più importante. Perché siamo israeliani a pieno titolo: il sionismo, cosa sia emerge qui, non nei Territori. Dicono che è una battaglia per i diritti umani: che è una battaglia universale. Non è vero. Per avere il loro straccio di terra, sono pronti a tacere quello che accade da questa parte del Muro. Ognuno pensa a sé, qui. E noi e i rifugiati siamo troppo complicati. L'unico modo che conosco per oppormi al sionismo è essere un buon cittadino israeliano. L'unico modo per contribuire alla libertà palestinese. Dimostrare a questo paese che non si è quello che si nasce, ma quello che si diventa.

E. Tuo padre era un medico. E dalla piscina ti hanno cacciato comunque.

A. Non siamo Fatah e Hamas. Siamo ingegneri, avvocati. Imprenditori. Sogno un palestinese che non si occupi sempre e solo di Palestina. Un Edward Said della fisica quantistica.
E. Difficile, se rimanete per il 40 percento sotto la soglia di povertà. Tre volte il tasso ebraico. Il tuo stato per te spende un quarto di quanto spende per me. Invece di insegnarti informatica e biotecnologie, ti organizza corsi da idraulico. Sei incapace di vedere la struttura delle cose. L'arretratezza non è una caratteristica innata degli arabi: è l'esito di condizioni imposte dall'esterno. L'esito di una strategia. Non otterrai niente, così. Diventerai uno che fa il proprio mestiere. Magari bene: ma niente di più. Come tuo padre. E quando ti sarà demolita la casa, un giorno, certo: avrai ragione dalla Corte Suprema. Ma neppure uno shekel di risarcimento: perché non è intento di nessuno discriminare, qui, ti dirà innocente - solo coincidenza se ogni volta per una nuova strada, un nuovo parcheggio la terra più adatta è terra abitata dagli arabi. E in questo, sai?, sei proprio un perfetto israeliano. Perché ognuno sente solo di compiere il proprio dovere, qui. Svolgere il proprio compito.
Bombardano con fosforo bianco, e credono che è semplicemente il loro lavoro. In questo paese ogni volta si dice, si pensa, si fa. I singoli non esistono più. Ed è la tecnica più efficace di anestesia morale.
A. Nel 1948 potevamo ancora mantenere metà Palestina. Con la nostra retorica massimalista, siamo finiti a inseguire una pace che significa il 22 percento di quella metà. Un 22 percento che per l'80 percento è già ebraico.

E. Ma nel 1948 il movimento sionista aveva comprato solo il 6 percento della terra! E il Piano di Partizione concedeva agli ebrei invece il 56 percento del paese: chi mai avrebbe potuto firmare?

A. Appunto. Comprato. E secondo te, venduto da chi? Qui non esistono eroi. La classe dirigente araba, da sempre, non difende che i propri interessi. Israele ha voluto un sistema clientelare, è vero. Ma sono stati altri ad accettarlo: di fatto, a crearlo. Non rappresentano nessuno. Sono semplici intermediari nella concessione di favori: collaborazionisti - e come nei Territori: semplici intermediari con i donatori internazionali. A partire da Arafat. Ma che modello è, Arafat? Con la metà del bilancio dell'Autorità Palestinese che andava, come dire?, smarrita.

E. Sempre meglio di Sharon.
A. Intanto, diversamente da altri, siamo ancora qui.
E. Tutto il tuo "rimanere qui" non è che un minimizzarti: piccolo piccolo. Adeguarti. Solo servilismo e opportunismo, e imitazione di chi comanda. Per una mancia da cameriere, sei pronto a ogni discriminazione e umiliazione. Quasi la metà degli ebrei israeliani sono ebrei orientali. Insieme siamo il 60 percento: la vera maggioranza di questo paese. E incapaceperò di un fronte comune. Perché tutti quei soldati, nei Territori, non sono solo criminali: sono dei ladri. Le loro ruspe e mitragliatrici sono la mia pensione. L'allaccio alla fognatura di casa tua. E invece tu proprio non capisci che il problema non è la tua lealtà nei confronti di Israele, ma quella di Israele nei tuoi confronti. Qualcuno si è venduto la terra, qui. Ma altri si sono venduti l'anima.
A. Sono stanco. Accendo la televisione, e sento il laico e il religioso, il colono e il pacifista. L'ortodosso e il riformato. Non siamo che manichini, qui. Personaggi invece che persone. Sono stanco. L'unica cosa che mi interessa alla fine, è un pezzo di terra per una casa e una famiglia. Una vita. L'unica cosa: essere uguale agli altri.
E. Non sarai mai uguale a me, in Israele. Dopo sessant'anni, neppure si dice "arabo", qui, ma "non-ebreo".
A. E ma è esattamente in questo, invece, che sono uguale a te. Perché un ebreo, in Israele, ormai non è che un non-arabo. Avanzate metro a metro, una Bibbia per atlante. E di confisca in confisca, di casa in casa avete dimenticato la saggezza dei vostri padri fondatori. Leggimi Sheherazade, ti leggerò Buber. "Dio abita solo dove lo si lascia entrare".
http://it.peacereporter.net/articolo/23922/Sessant%27anni+di+solitudine+-+seconda+parte

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