Amira Hass :Un alfabeto senza C


Dieci shekel (2 euro e 14 centesimi): è quanto mi ha chiesto il sarto per rammendare cinque buchi in tre camicie. Sapevo che era veloce e si faceva pagare poco, ma questa volta aveva esagerato. Gli ho dato cinquanta shekel e lui ha insistito per restituirmene trenta.La sua bottega si trova a El Bireh. La aprì suo padre negli anni cinquanta, quando la loro speranza di tornare al villaggio da cui erano stati espulsi cominciava ad affievolirsi. Ho conosciuto il sarto durante una riunione al municipio di El Bireh. Stavo facendo un servizio sull’ordine di demolizione di uno stadio sponsorizzato dalla Fifa emesso dalle autorità israeliane.Il sarto era lì per una questione legata all’area in cui risiede (la C, dove è vietato costruire). Tre o quattro edifici, che hanno aggiunto delle stanze a strutture erette prima del 1967, hanno ricevuto ordini di demolizione parziale. Per fortuna il provvedimento non è stato applicato: evidentemente anche la crudeltà ha un limite.Resta il problema della strada di fango che non può essere asfaltata. Il municipio, mi ha spiegato il sarto, non vuole finanziare un’opera edilizia non autorizzata. Io gli ho suggerito di segnalare il problema al ministero palestinese contro il muro di separazione e le colonie (chiamato da tutti il “ministero del recinto”). Il primo ministro Salam Fayyad ha detto che il suo alfabeto non prevede la lettera C. Il ministero del recintoovrebbe quindi sostenere atti di disobbedienza civile. “Mettili alla prova”, gli ho dettoUn alfabeto senza C

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