Abu Mazen e il riconoscimento di Israele come Stato Ebraico (anni: 2010,2009, 2007)

1 Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, è intenzionato a respingere la richiesta che gli ha già presentato al tavolo delle trattative il premier israeliano Netanyahu di un riconoscimento ufficiale dei palestinesi di Israele come «Stato ebraico». Si tratta di una delle questioni centrali che i dirigenti israeliani, di tutti i colori ed orientamenti politici, hanno posto in questi ultimi anni e che sino ad oggi ha incontrato la netta opposizione dei palestinesi. L’accoglimento di questa richiesta potrebbe, secondo un’opinione diffusa, aprire la strada a forti limitazioni dei diritti della minoranza palestinese in Israele se non addirittura alla sua espulsioneStamani la radio di stato israeliana, nel riferire il «no» di Abu Mazen, ha aggiunto che la posizione del presidente dell’Anp è simile a quella espressa dal suo predecessore Yasser Arafat durante le trattative di dieci anni fa a Camp David con l’allora premier israeliano Ehud Barak (oggi ministro della difesa). La richiesta di Israele, ha aggiunto l’emittente, è stata espressa da Netanyahu in occasione della ripresa dei negoziati il 2 settembre a Washington, dopo 20 mesi di stallo. I prossimi colloqui sono fissati per il 14 e 15 settembre con la partecipazione anche del Segretario di stato Usa Hillary Clinton e dell’inviato speciale per il Vicino Oriente, George Mitchell
http://www.nena-news.com/?p=3355Gli Stati Uniti e vari paesi occidentali, come l’Italia, appoggiano la posizione israeliana e non si può escludere che nei prossimi mesi facciano forti pressioni su Abu Mazen e l’Anp, con la motivazione che senza questo passo palestinese Israele bloccherà lo sviluppo della trattativa che dovrebbe portare alla nascita di uno Stato palestinese indipendente. E’ una questione molto delicata. Riconoscere Israele quale «Stato del popolo ebraico» darebbe ulteriore fiato agli ultranazionalisti israeliani che intendono mettere in discussione i diritti, a partire dalla cittadinanza, della minoranza palestinese. Non solo, ma di fatto rappresenterebbe una rinuncia al diritto al ritorno nella loro terra d’origine (oggi Israele) dei profughi palestinesi, espulsi da Israele o fuggiti a causa della guerra nel 1948, che a distanza di 62 anni continuano ad appellarsi all’applicazione della risoluzione 194 dell’Onu.Persino l’Egitto stretto alleato di Israele e Stati Uniti vede un «pericolo» nel riconoscimento ufficiale di uno «Stato ebraico». Il ministro egiziano degli esteri, Ahmet Abul Gheit, intervistato dalla televisione satellitare araba «al-Arabiya», ha definito «preoccupante» la richiesta fatta da Netanyahu, in quanto metterebbe a rischio i diritti dei cittadini arabi israeliani, di fede religiosa musulmana e cristiana. «Se la comunità internazionale vuole definire Israele “Stato ebraico”, allora questa decisione dovrebbe essere votata e approvata dall’Onu», ha detto il ministro. «In quel caso saranno riconosciuti tutti i diritti civili degli arabi israeliani? Rimarranno una minoranza o saranno espulsi?», ha domandato Abul Gheit.(red) Nena News
http://www.nena-news.com/?p=3355

SI al riconoscimento Stato Israeliano, no al riconoscimento stato ebraicoTEL AVIV - L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha già riconosciuto il diritto all'esistenza d'Israele, ma non è disposta a dare il suo avallo formale alla definizione del Paese come "Stato Ebraico", secondo quanto vorrebbe il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, nell'ambito dei negoziati appena ripresi sotto l'egida della mediazione statunitense.

Lo ha ripetuto oggi Nabil Shaath, uno dei componenti del team negoziale palestinese ai colloqui, intervenendo alla convenzione del partito Taal, una delle forze politiche che rappresentano la minoranza araba d'Israele (oltre un milione e mezzo di persone)."Non riconosceremo mai Israele come uno Stato ebraico per definizione", ha tagliato corto sull'argomento Shaath, dopo che nei giorni scorsi il presidente dell'Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), aveva espresso concetti identici, seppur lasciando ai governanti israeliani il diritto di "definirsi come credono".Secondo Shaath, un cedimento su questo punto rappresenterebbe non solo la rinuncia a qualsiasi trattativa sul 'diritto al ritorno' dei profughi palestinesi (e discendenti) costretti alla diaspora a partire dalla guerra del 1948, ma anche "un pericolo per i diritti" degli attuali cittadini arabo-israeliani.
Netanyahu insiste nel considerare il riconoscimento palestinese della natura ebraica dello Stato d'Israele fra le precondizioni di ogni accordo. L'Anp indica invece come premessa necessaria alla continuazione dei colloqui un colpo di freno a qualunque progetto di rilancio dell'espansione edilizia delle colonie ebraiche nei territori occupati, per non rendere ancor più difficile la definizione dei confini di un futuro Stato palestinese. "Se ripartirà l'attività di costruzione negli insediamenti, non potremo proseguire il negoziato", ha ribadito Shaath, citato alla convention dal sito israeliano Ynet.
ANP ripete no a "ultimatum" su Stato Ebraico

2 Dimi Reider : definizione stato ebraico e conseguenze per gli arabi israeliani

3 VENERDÌ 14 AGOSTO 2009 il premier Fayyad: 'Il riconoscimento dello stato ebraico è un loro affare'

"La natura di Israele è affare di Israele e di nessun altro". Salam Fayyad, premier dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha liquidato con queste parole la domanda sulla possibilità che il suo governo riconosca Israele come Stato ebraico. In un'intervista rilasciata al giornale israeliano Haaretz, Fayyad si è detto alquanto contrariato del fatto che il collega Benyamin Netanyahu voglia inserire tale ulteriore precondizione ai negoziati senza che sia stato fatto alcun accenno ad essa nel corso degli accordi preliminari che si sono svolti negli anni fra le due parti. "Perchè pretendere di risolvere ora questo aspetto quando nessun altro aspetto è stato risolto?" ha dichiarato il politico. Le intenzioni di Fayyad, tecnocrate apartitico ed ex funzionario della Banca Mondiale, si allineano alla strategia tracciata dal presidente Abu Mazen e volta a far acquistare credibilità al governo dell'Anp agli occhi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. La questione della natura ebraica di Israele ha radici lontane. Il riconoscimento garantirebbe, secondo il governo Netanyahu, una certa sicurezza contro il ribaltamento demografico che si avrebbe se i profughi palestinesi, fuggiti dal territorio d'Israele durante la guerra del 1948, invocassero il loro diritto al ritorno.Cronaca: L’opposizione di Fatah al riconoscimento di Israele quale stato ebraico



5 Editoriale Haaretz: Chi vuole lo stato ebraico e ne pretende il riconoscimento palestinese SABATO 17 NOVEMBRE 2007 Il Ministro Livni parla con entusiasmo di "due nazioni" dichiarando di aver superato l'ideologia della Grande Israele.Questa idea semplice e razionale è stata rifiutata per generazioni da Israele ,per 40 anni, si è continuato a costruire insediamenti. Ora improvvisamente, alla vigilia del summit, Israele pone ai Palestinesi una richiesta irragionevole : il riconoscimento di Israele come Stato ebraico ,dopo che i governi israeliani hanno fatto di tutto per sabotarne la nascita . I settler ,insediati all'interno della Cisgiordania, hanno di fatto reso impossibile la separazione tra i due popoli.Congelare l'espansione degli insediamenti non è un premio per i Palestinesi, ma una medicina per Israele per potersi salvare . Una legge che lega le mani del governo su eventuali concessioni a Gerusalemme è già passata alla Knesset , come se costituisse un interesse reale per Israele annettere Gerusalemme orientale con centinaia di migliaia di Palestinesi. Per i fanatici religiosi di entrambi i popoli , la soluzione è semplice.: una zona sacra musulmana e una zona sacra ebraica. Problema non insignificante: per entrambi tutta la zona è terra santa ..con il pericolo di un caos messianico sanguinoso Evitare un dibattito sui punti fondamentali non è un successo israeliano, è una fuga determinata dalla codardia politica che spinge Israele sempre più lontano dalla definizione dei confini e dal suo destino ARTICOLO

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