Janan Abdu : la moglie di un prigioniero

Janan Abdu è un’operatrice sociale, un’attivista femminista e una ricercatrice per Mada Al-Carmel, il Centro Arabo per la Ricerca Sociale Applicata con sede a Haifa. Suo marito è stato arrestato il 23 aprile con le accuse di spionaggio e tradimento. Pubblichiamo un suo articolo apparso su Maan NewsLo dicevo sempre a mio marito, Ameer Makhoul: “ Un giorno, verranno per te”. Come presidente del Public Committe for the Protection of Political Freedoms, aveva cominciato ad organizzare una campagna di sensibilizzazione per contrastare le azioni violente perpetrate dalle forze di sicurezza nei confronti della nostra comunità, quella dei cittadini palestinesi di Israele.Il momento per Ameer è venuto una notte dello scorso maggio, bussando forte alla nostra porta, rovistando per la nostra casa e terrorizzando le nostre due figlie adolescenti. E così ora ho raggiunto lo status di moglie di un detenuto palestinese, unendomi a migliaia di donne nei Territori Occupati così come in Israele. Il suo processo – che si presenta come un’autentica persecuzione – potrebbe dare inizio a un incubo giudiziario che dividerà la nostra famiglia per anni. Questo sarà il probabile corso degli eventi, a meno che Ameer non ottenga un giusto processo e le sue dichiarazioni ottenute con la forza non vengano rigettate o annullate dalla Corte.“Le democrazie non hanno paura del proprio popolo”, disse il Segretario di Stato americano Hillary Clinton in un discorso in Polonia durante il meeting per il decimo anniversario della Community of Democracies. “Esse riconoscono che i cittadini devono essere liberi di unirsi per farsi sentire e per protestare”. Ma il capo dei Servizi di Sicurezza Israeliani disse, tre anni fa, che gli sforzi organizzativi dei cittadini palestinesi per ottenere eguali diritti costituisce una “minaccia strategica”, anche se perseguita attraverso mezzi legali.Questo non è il modo in cui funziona una democrazia. Saremo anche un minoritario 20% della popolazione, ma il nostro diritto di organizzarci ed insistere sulla piena uguaglianza e sui diritti civili dovrebbe essere sacrosanto. Questo è ciò in cui crede l’intera nostra comunità. Il comitato che Ameer presiedeva stava istituendo, nel contesto dell’Alto Comitato per i cittadini palestinesi di Israele, un’organizzazione che fungesse da coordinamento per l’intera comunità. Si tratta di un corpo di vitale importanza, nonché dell’organizzazione principale per la difesa dei nostri diritti civili. E ora ci troviamo ad affrontare le più dure accuse mai rivolte contro un cittadino palestinese di Israele dalla nascita di questo stato nel 1948. Ameer è accusato di essere una spia del gruppo armato libanese Hezbollah e di essere in contatto con un agente segreto straniero. Il processo andrà probabilmente avanti per mesi.Dopo il suo arresto Ameer è stato tenuto in isolamento per 21 giorni e torturato. Poi gli ufficiali israeliani hanno diffuso le loro accuse nei suoi confronti, basate sulla “confessione” da lui rilasciata in quel momento, quando è stato privato del sonno, incatenato in una posizione dolorosa ad una sedia e privato del diritto di vedere i suoi avvocati.Ameer nega tutte le accuse. Come disse in una sua lettera dalla prigione di Gilboa, è stato “obbligato a spiegare nei dettagli come ho fatto ciò che non ho fatto, mai”. E se l’accusa ha bisogno di altre informazioni per montare il proprio caso, tutto ciò che deve fare è usare le “cosiddette prove segrete, delle quali né io né i miei avvocati abbiamo il diritto di prendere visione”.Il discorso della Clinton a Cracovia si concentrava sulla società civile: Ameer è un attivista della società civile. Dirige Ittijah, l’unione delle associazioni comunitarie arabe – una coalizione che riunisce 84 organizzazioni non governative. La Clinton criticò diversi governi – ma non Israele - citandoli per nome e accusandoli di intimidire o assassinare attivisti. Perché la spinta americana per la protezione dei diritti civili si interrompe una volta di fronte alla porta di Israele?Durante la sua vita Ameer ha lottato per i diritti dei cittadini palestinesi di Israele – ci sono oltre 35 leggi nei vari testi giuridici che ci discriminano – così come per i diritti dell’intero popolo palestinese. Ha l’abilità di guidare e far convergere punti di vista differenti, unendoli, superando settarismi e ideologie. La sua capacità di creare reti di comunicazione a livello locale, nel mondo arabo e a livello internazionale, unita alla sua chiara visione strategica – questo è ciò che Israele vuole mettere a tacere.Persino i giovani guardano a lui come a un leader, altra cosa che fa andare su tutte le furie i servizi di sicurezza. O almeno, così gli hanno detto di persona quando lo hanno arrestato per interrogarlo durante le proteste della nostra comunità contro l’aggressione israeliana a Gaza tra il dicembre del 2008 e il gennaio del 2009.Durante l’interrogatorio minacciarono di “metterlo in riga” se avesse continuato con il suo attivismo, dicendo: “ possiamo ‘farti sparire’. Sappi che la prossima volta che ti porteremo dentro non vedrai la tua famiglia per un bel po’”.Le poche volte in cui ci è stato concesso di visitarlo, una vetrata molto spessa ci ha tenuti separati e i nostri incontri sono stati registrati. Ameer mi ha chiesto una copia del mio nuovo libro per poterlo leggere in prigione, ma non mi permetterebbero nemmeno di portarglielo. Alle mie figlie manca molto il loro papà. Dicono spesso: “Se almeno avessimo potuto abbracciarlo prima che lo portassero via”. È una delle cose che le fa soffrire di più, non poter abbracciare il loro padre.Ameer soffre ancora per le torture e gli abusi che ha sofferto, e tuttora prosegue il tentativo di distruggere il suo morale. Non più di 20 persone vengono lasciate entrare nell’aula di tribunale, nonostante ne possa contenere molte di più, così quando lui la vede deserta si convince che a nessuno importi della sua vicenda. Ma sono molte di più le persone che vorrebbero assistere al processo – familiari, attivisti della comunità, politici, e sostenitori da ogni parte del mondo.Non ho mai pensato a me stessa come a una moglie, bensì come alla partner di Ameer nella vita e nell’attivismo. Ma in questi giorni, mentre aspetto con le altre mogli le visite che ci vengono concesse, mi ritrovo a riflettere sulla tradizionale promessa di matrimonio cristiana: “Ciò che Dio ha unito non separi l’uomo”. Nessun uomo può dividerci, credo. A meno che non sia un carceriere israeliano.La Clinton ha parlato della “codardia di coloro che negano ai propri cittadini la protezione che si meritano”. Ameer ha diritto alla protezione da parte della legge: il diritto di incontrare i suoi avvocati in privato – gli ufficiali israeliani hanno registrato anche quegli incontri; il diritto di conoscere le prove contro di lui, molte delle quali l’accusa pensa di nascondere dietro la motivazione della sicurezza; la libertà dalle torture e l’inammissibilità delle confessioni estrapolate tramite tortura. Quando farà sentire la propria voce, Hillary Clinton, per difendere i diritti umani di un attivista palestinese e per porre fine alla sua persecuzione?La moglie di un prigioniero
Commenti
Posta un commento