Editoriale Haaretz: le foto della soldatessa su Facebook e il vuoto etico dell'IDF




Sintesi personale
Aberjil non capisce il perchè di tutto questo trambusto . L'ex soldato non vede nulla di sbagliato nelle foto che la mostrano , sorridente e divertita, accanto ai detenuti palestinesi bendati e legati "Le immagini riflettono la mia esperienza militare, il periodo migliore della mia vita" ha dichiarato alla Radio .Ancora più inquietante delle immagini - che ritraggono i detenuti come animali di casa - è l'incapacità di Aberjil di comprendere il clamore suscitato . Lei riflette una cultura radicata da decenni di occupazione, una cultura che percepisce i prigionieri palestinesi come subumani - oggetti di divertimento, nel migliore dei casi, e ,nel peggiore dei casi, di abusi. È una cultura che dà luogo a comportamenti terribili come costringere i detenuti a ballare, cantare canzoni patriottiche israeliane e militari, o fotografare i prigionieri nello stesso modo di un cacciatore che mostra le sue bestie.Queste "esperienze" non sono diverse da quelli dei soldati americani che abusavano degli iracheni nella prigione di Abu Ghraib.E' un errore focalizzare l'attenzione sul comportamento della soldatessa e sulla sua decisione di pubblicare le immagini su FB,(altre foto sono state mostrate dall'Associazione Rompere il silenzio e coinvolgono altri militari).Il vero problema è costituito dal fallimento dei comandanti nell'inculcare valori etici e umani ai soldati, sottolineando la differenza tra l'esercito israeliano e quello di altri paesi. L'umiliazione dei detenuti palestinesi non deve essere ricordata come il "il momento migliore " dell'esperienza militare.

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