USA: la lobby filo-israeliana diventa parte del dibattito


La lobby filo-israeliana include gruppi ebrei americani, ma anche organizzazioni cristiane fondamentaliste. Sin dagli anni ‘70 tali gruppi sono riusciti a influenzare i contorni generali della politica di Washington nella regione su qualunque aspetto che toccava o riguardava gli interessi israeliani, utilizzando mezzi di pressione politica perfettamente legali e abituali negli Stati Uniti, che mirano sia alla classe politica sia all’opinione pubblica:
1. Il più importante fra questi è quello di sottoporre i membri del Congresso e il Presidente a notevoli pressioni locali e nazionali (riguardanti possibili finanziamenti e voti) per mantenere la loro adesione alla posizione filo-israeliana, nel senso che altrimenti rischierebbero di perdere le elezioni successive. (Perciò il Congresso normalmente, come ha fatto anche nelle ultime settimane, redige lettere firmate da un’ampia maggioranza dei suoi membri in cui dichiara il forte sostegno a qualsiasi causa Israele gli chieda di sostenere.)
. A ciò si aggiungono le costanti attività professionali mirate a modellare l’opinione pubblica, soprattutto attraverso l’influenza esercitata sui mass media, che include la presentazione di Israele come fedele alleato strategico degli Stati Uniti, mentre arabi, iraniani e un insieme di altre nazioni, sono dipinti come pericolosi sia per la sopravvivenza d’Israele che per i valori americani. Fra queste ci sono le attività di decine di gruppi filo-israeliani che si presentano come organizzazioni americane indipendenti, ma che secondo molti lavorano principalmente per promuovere sentimenti, politiche e interessi filo-israeliani: Campus Watch, CAMERA, MEMRI, Washington Institute for Near East Policy (WINEP), American-Israeli Public Affairs Committee (AIPAC) e altri.
Il recente sviluppo a cui si accennava sta nel fatto che questi e altri gruppi sono stati costretti a emergere dal “mondo delle ombre” dove la loro agenda filo-israeliana ha sempre trovato una copertura confortevole ed efficace, e ora sono oggetto di discussioni pubbliche, principalmente sotto due profili: queste organizzazioni lavorano per il bene degli Stati Uniti, o per quello di Israele? La loro forte influenza sull’opinione pubblica e sulla politica estera americana è positiva o negativa per gli Stati Uniti?
Il nuovo dibattitto pubblico sulla lobby filo-israeliana negli Stati Uniti è stato messo in evidenza qualche settimana fa da un eccellente scambio di vedute sulla rivista Foreign Policy tra il professor Stephen Walt della Harvard University (co-autore di “The Israel Lobby and US Foreign Policy”, insieme a John Mearsheimer della University of Chicago) e Robert Satloff, direttore del Washington Institute for Near East Policy (WINEP). I due hanno scambiato opinioni su alcune questioni sollevate da Walt in risposta a un precedente articolo firmato da un giornalista americano, il quale citava una fonte di Washington che suggeriva che Dennis Ross, il navigato responsabile del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca, fosse “molto più attento alla politica della coalizione di Netanyahu che non agli interessi americani”.
Il dialogo Walt-Satloff ha toccato diversi aspetti, di cui il più importante è stato se WINEP sia un’istituzione americana indipendente che produce analisi, ricerche e raccommandazioni indipendenti, o se in realtà sia parte integrante della campagna di pressione e promozione filo-israeliana. Questa discussione continua. (Un successivo articolo su mediamattersaction.org, scritto da M J Rosenberg, ha confermato che WINEP è, ed è sempre stato, un prodotto della lobby filo-israeliana: l’autore parla di alcuni eventi di cui è stato testimone, quando l’AIPAC decise di creare WINEP in maniera tale da occultare i suoi legami con gli ambienti filo-israeliani di Washington.)Il dialogo Walt-Satloff è solo l’ultimo e il più significativo esempio di come le azioni dei gruppi filo-israeliani negli Stati Uniti sono state poste sotto i riflettori da analisi e dibattiti pubblici, in cui il quesito principale è il seguente: la linea per cui tali gruppi militano promuove l’interesse nazionale statunitense, oppure è soltanto mirata ad aiutare i “falchi” israeliani? I gruppi di pressione filo-israeliani non sono contenti di essere sottoposti a questo tipo di esame, soprattutto a causa delle insinuazioni riguardanti la loro doppia lealtà o il loro conflitto di interessi, che in alcune di queste discussioni spesso si intravedono appena sotto la superficie.Tuttavia, era inevitabile che questa discussione pubblica avesse luogo, dal momento che l’amministrazione Obama ha deciso di premere fortemente per negoziati arabo-israeliani che hanno iniziato a dividere gli interessi nazionali statunitensi da quelli israeliani – senza compromettere l’impegno fondamentale dell’America a tutelare la sopravvivenza e la sicurezza d’Israele all’interno dei confini precedenti al 1967. La lobby filo-israeliana preferisce lavorare silenziosamente dietro le quinte per orientare il dibattito americano sulla politica estera in Medio Oriente, ma ora si ritrova ad essere essa stessa parte di questa agenda che è oggetto del dibattito pubblico. Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che molti personaggi potenti di Washington iniziano ad avvertire il peso e le conseguenze della pluridecennale politica americana smodatamente filo-israeliana, e stanno esplorando nuovi approcci idonei a garantire contemporaneamente i legittimi interessi nazionali americani, israeliani e arabi.
Rami G. Khouri è un analista politico di origine giordano-palestinese e di nazionalità americana; è direttore dell’Issam Fares Institute of Public Policy and International Affairs presso l’American University di Beirut, ed è direttore del quotidiano libanese “Daily Star”
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