PROTESTE CONTRO EMBARGO E MURO, ISRAELE RISPONDE CON AEREI E GAS


Coloni e proteste contro il muro in Cisgiordania, incursioni nella Striscia di Gaza e il primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese, Salam Fayyad, che in un’intervista al giornale israeliano ‘Haaretz’ sostiene che il 2011 sarà l’anno in cui finalmente nascerà uno stato palestinese. I Territori palestinesi, dopo la querelle diplomatica Israele-Stati Uniti, restano sotto i riflettori, questa volta per nuovi vecchi motivi. Le dichiarazioni di Fayyad si reggono sulla considerazione che il quartetto (Onu, Unione Europea, Stati Uniti, Russia) ancora nel suo ultimo vertice a Mosca ha ribadito il sostegno alla soluzione di due popoli-due stati e sulla forte posizione assunta dal presidente americano Barack Obama rispetto ai continui annunci israeliani di piani edilizi per Gerusalemme Est. Contemporaneamente alla pubblicazione dell’intervista, una donna palestinese è stata uccisa in Cisgiordania, investita da un’auto guidata da un colono e in più località sono proseguite le proteste dei palestinesi contro il muro di separazione costruito da Tel Aviv: sfidando Israele che ha dichiarato la zona intorno al muro area militare, ad al-Ma’sara i manifestanti hanno protestato contro le confische di terra e in solidarietà con palestinesi arrestati; a Bi’lin, dove le proteste sono state vietate fino ad Agosto, le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla; a Ni’lin, ai tentativi di dipingere di rosso il muro, la risposta è stata affidata ancora a gas lacrimogeni e proiettili di gomma; nei villaggi di Deir Nidham e an-Nabi Salah, la gente è scesa per strada chiedendo di poter coltivare la propria terra e protestando contro le continue confische operate da Israele. Nella Striscia di Gaza, governata da Hamas, la situazione è per altri versi peggiore. All’embargo che da ormai tre anni rende difficili e al limite le condizioni di vita del milione e mezzo di abitanti (che affollano, appunto, una striscia di pochi chilometri di terra) e a poco più di un anno dalla fine di un’operazione militare che causò 1400 morti, per lo più civili, e immani distruzioni, gli aerei e gli elicotteri israeliani sono tornati a bombardare ufficialmente in risposta al lancio di un razzo, ieri, che non ha causato danni. Secondo gli israeliani sono stati colpiti terroristi e siti per la produzione di armi; secondo i palestinesi un caseificio, una fonderia e alcune automobili. Di certo, c’è il ferimento di tre bambini. Non siamo ai livelli che precedettero l’operazione ‘Piombo fuso’, dicono alcuni osservatori, sottolineando però che dopo mesi di calma si tratta di una escalation. Da Hamas fanno notare che l’escalation la vivono ogni giorno gli abitanti di Gaza, costretti a dipendere in tutto dagli aiuti esterni che arrivano con il contagocce a causa dell’embargo israeliano. E, in più, dimenticati da tutti, come ha detto oggi il portavoce del movimento, Fawzi Barhoum, che dai microfoni di al-Jazira ha accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di volere alzare il livello di scontro e la comunità internazionale e i paesi arabi di aver dimenticato Gaza. Da Washington, a fine giornata, arriva l’invito a non affidarsi alle armi. La soluzione vera, dice un portavoce del Dipartimento di stato, resta quella del dialogo.[GB]
http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=269668

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