Due Israele. 60mila coloni prenderebbero le armi contro gli sgomberi

di Umberto De Giovannangeli - 02/04/2010 Fonte: L'Unità [scheda fonte]
Non riconoscono l'autorità del Governo. Sono pronti a tutto, anche ad usare le armi, per difendere il loro «diritto» a insediarsi dovunque a Eretz Israel, la Sacra Terra d'Israele. Sono i coloni oltranzisti dello Stato (ombra) di Giudea e Samaria, nomi biblici della Cisgiordania. Spaccato inquietante quello che emerge da un sondaggio condotto dall'Università Ebraica di Gerusalemme, che dà conto di una radicalizzazione che mette a rischio non solo la tenue speranza di una ripresa del processo di pace israelo-palestinese, ma insidia lo stesso tessuto democratico d'Israele. Il 21% dei coloni che vivono negli insediamenti ebraici ritiene che ogni mezzo sia lecito, incluse le armi, per impedire lo sgombero delle colonie in Cisgiordania, rileva la ricerca. In uno studio simile cinque anni fa solo il 15% diede la medesima risposta. Dal sondaggio emerge che il 54% dei coloni non riconosce l'autorità del governo di ordinare lo sgombero degli insediamenti; il 63% pensa che si tratti di una decisione che richieda un referendum e non solo una decisione della Knesset. Ma anche in questo caso, il 49% non accetterebbe lo sgombero nemmeno se autorizzato da un referendum approvato dalla maggioranza ebraica di Israele. Da notare che fra la popolazione israeliana nel suo insieme il 72% riconosce invece l'autorità del governo di imporre l'abbandono delle colonie e il 60% è pure favorevole (un punto in più rispetto al 2005); tra i coloni solo il 23% sarebbe d'accordo (cinque anni fa erano il 30%).Oltre 60mila coloni (sui più di 300mila che vivono in Cisgiordania) si dicono dunque pronti a tutto, anche a impugnare le armi, per difendere i loro insediamenti. Un rapporto di Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano, sottolinea che una minoranza radicale potrebbe ricorrere alla violenza: la «minaccia numero 1» è un blitz nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme, terzo luogo sacro dell' Islam.Un vero e proprio esercito. Agguerrito, motivato ideologicamente, sostenuto finanziariamente dalla parte più conservatrice della comunità ebraica americana, convinto di essere dalla parte giusta: quella della Torah. Un esercito che è anche una potente lobby elettorale, sostenendo partiti o candidati che con più convinzione supportino i “desiderata”, degli oltranzisti. Il sondaggio dell'Università Ebraica ha ancor più valenza politica se integrato con un altro studio, quello di Rubi Nathanson, del «Centro Macro di politica economica», sugli insediamenti israeliani. Nelle colonie, secondo Nathanson, sono stati costruiti 55.708 alloggi. I 300 mila coloni utilizzano 868 edifici pubblici, 717 stabilimenti industriali, 555 scuole, 321 centri sportivi, 271 sinagoghe e 187 centri commerciali. Il valore di infrastrutture e costruzioni nelle colonie israeliane in Cisgiordania, stima il rapporto, vale 17,5 miliardi di dollari.Gli oltranzisti hanno già sperimentato varie tecniche di attacco. Tra queste, c'è «il prezzo da pagare»: se il governo invia forze di polizia o militari a smantellare un avamposto in costruzione, i coloni fanno in modo che siano i palestinesi a pagarne il prezzo. Il «prezzo da pagare». Sempre più alto per la popolazione palestinese. Il prezzo dell'oppressione.Confisca delle terre, ma non solo. «Israele consente ai palestinesi di accedere solamente a una piccola parte delle risorse idriche, che si trovano per la maggior parte nella Cisgiordania occupata, dove invece gli insediamenti illegali dei coloni ricevono acqua in modo illimitato» denuncia Amnesty International. Nella maggior parte degli insediamenti (circa il 75%) le opere edilizie sono realizzate senza licenze, o in contrasto con le licenze concesse. In più di 30 insediamenti sono stati costruiti edifici e infrastrutture (strade, scuole, sinagoghe, seminari rabbinici e perfino commissariati) su terreni che appartenevano a palestinesi residenti in Cisgiordania. Da uno Stato ombra a una Striscia assediata. L'aviazione israeliana ha lanciato ieri migliaia di volantini in aree della Striscia di Gaza lungo il confine con Israele, per avvertire la popolazione palestinese che è vicina una dura rappresaglia per l'uccisione di due soldati israeliani, lo scorso venerdì. A riferirlo sono fonti palestinesi a Gaza. Sarebbero stati lanciati due tipi di volantini. In uno, in cui c’è la foto di un bambino con in mano una rosa, è scritto: «aspettate la risposta domani», oggi per chi legge; in un altro si avverte che ci sarà una dura risposta, si invita la popolazione a tenersi lontana da “terroristi” e a chiamare un numero di telefono per dare in forma anonima informazioni utili alle forze armate dello Stato ebraicoDue Israele. 60mila coloni prenderebbero le armi contro gli sgomberi, di Umberto De Giovannangeli [2 - 04 - 2010]
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