Ruth Dayan, vedova di Moshe ,Israele non sa come fare la pace

Sintesi peronale (solo elementi essenziali)
Non sappiamo come fare la pace. Andiamo da una guerra a un'altra e questo non avrà mai fine.
Di chi è la colpa?
ORA è PRINCIPALMENTE NOSTRA . Siamo noi, con tutto il nostro potere, incapace di fare un passo. Credo che il sionismo abbia terminato il suo compito . Ho sopportato molte guerre e non posso ignorare il fatto che non ci vogliono . Quando vado nei territori, non provo neanche a infondere speranza. Mi limito a dire che spero in un cambiamento , ma il degrado è terribile. In particolare la recinzione.Questo è qualcosa che non si può tollerare.
La gente dice che si è fermato il terrorismo. Oh, per favore. "Si è fermato il terrorismo". Nulla sarà in grado di fermare il terrorismo, tranne il dialogo.
Uno o due stati? C'è stato un momento in cui ho pensato uno Stato per due popoli. Ora vedo che dobbiamo avere due stati, perché siamo veramente diversi e sarebbe meglio se ognuno si prendesse cura di se stesso
C'è un politico che oggi ammirai? Avishay .Nessuno è come lui. Sono rimasto impressionato dal suo lavoro alla Ben-Gurion University. Può benissimo essere il primo ministro e vuole esserlo .Attualmente mi trovo in uno stato di trance prodotto da Avinadav Begin. Lui dice che non ci sono ebrei, non ci sono musulmani. Questo è il fondamento. Questo mi piace molto. Egli crede in qualcosa. Lui non va a Bil'in solo per essere visto. Ci va perché ci crede.
2Non è la prima a dirlo. Anzi, oramai è il leit motiv di una delle costole del dibattito politico sull’identità di Israele, sulla sua vocazione originaria e su quel che ne resta. Quelle tre parole - «Il sionismo è finito» - le ha pronunciate anche, ad esempio, Avraham Burg, personaggio di primissimo piano della politica israeliana. Uno che è stato presidente della Knesset e presidente dell’Agenzia ebraica, grande promessa, sempre in potenza, della sinistra e che si è dedicato alla demolizione dei pilastri ideologici del sionismo, senza riguardo alcuno per i tabù di cui era disseminato il cammino verso l’eterodossia in un paese in guerra perenne.Eppure sentirsi dire che «il sionismo ha fatto il suo lavoro» proprio da lei, ha fatto un certo effetto agli israeliani avvezzi oramai ad ogni dissacrazione. Lei è una garbata e attiva signora di 93 anni. Con un cognome, acquisito, piuttosto pesante in Israele. E’ Ruth Dayan, vedova di Moshe Dayan, il generale e il politico che - dopo David Ben Gurion - ha fatto la storia di Israele. Il generale con la benda sull’occhio, l’eroe della Guerra dei sei giorni, l’icona amata o contestata. La sua vedova, non meno combattiva, ha concesso un’intervista ad “Ha’aretz” in cui bacchetta pesantemente il suo paese. Di chi è la colpa delle continue guerre? «Nostra». La pace? «Solo una parola». Il dialogo con i palestinesi? «Nessuno parla con loro». Il muro? «Intollerabile». Per finire con una dichiarazione d’amore per il suo paese e con una di avvenuto decesso per quell’utopia sionista che ha fatto Israele ma non la pace.
Stefania Podda
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