Nablus dove gli ebrei hanno cittadinanza palestinese

"E la risposta, naturalmente, è stata il carcere. Quindici mesi, così, senza mai neppure un'accusa. E come me, altri sette consiglieri: su quindici - significa paralizzare un'amministrazione: a volte non è necessaria la ferocia del Piombo Fuso, per impedirci di dimostrare che siamo perfettamente capaci di autogoverno e indipendenza - libertà: che non abbiamo niente meno di voi. Perché in fondo, l'idea di un certo Occidente è che Israele, qui, sia l'unica democrazia del Medio Oriente: ma Nablus è la più antica municipalità della Palestina: si elegge un sindaco dai tempi del Mandato britannico. Al contrario: è con Israele nel 1967, che è cambiato tutto. Perché l'obiettivo, l'illusione all'inizio era la normalizzazione: convincerci ad adeguarci all'occupazione e alla subordinazione in cambio di benefici materiali, fino a diluire l'identità palestinese nell'identità araba. Attraverso il vecchio divide et impera: e cioè una rete di fidati notabili che non avevano il compito in realtà di curare i nostri interessi, governare, ma interporsi intermediari con Israele, mendicare favori. Così, si è votato regolarmente nel 1972, in un momento di estrema debolezza dell'Olp dopo il Settembre Nero: per travestire di legittimità popolare un'occupazione che non era che appropriazione delle nostre risorse, acqua terra, manodopera. Ma già alle elezioni successive, nel 1976, la guerra dello Yom Kippur aveva minato la leggenda dell'invincibilità di Israele, e poi il discorso di Arafat alle Nazioni Unite, con il riconoscimento dell'Olp: e soprattutto, l'evoluzione interna: perché anche se solo il lungo periodo ha rivelato il de-sviluppo descritto da Sara Roy, la colonizzazione e erosione della nostra economia, cominciavano all'epoca le confische di terre per gli insediamenti - oggi il 70 percento del distretto di Nablus è a noi inaccessibile. Mentre i giovani che lavoravano in Israele, intanto, a salari minimi ma comunque più alti di quelli palestinesi, e tutto il giorno a contatto con una società più avanzata, chiedevano spazio e potere. Per cui le municipalità finirono in larga parte all'Olp. E da allora, con la pace tra Israele e Egitto che aveva tra l'altro chiarito la natura e i limiti della solidarietà araba, e la profondità della nostra solitudine, il livello locale è stato il principale livello di attivismo sia politico che sociale - e fino a Oslo, l'unico livello possibile. Israele reagì destituendo i sindaci, uno a uno. E lasciandoci in definitiva senza governo - immagini, una città come Nablus: 350mila abitanti, senza governo: per trent'anni. Eppure proprio da qui il radicamento della democrazia: perché associazioni e sindacati sono stati la nostra sopravvivenza, prima che resistenza. L'arabo ha una parola bellissima, intraducibile - sumud, la fermezza, la determinazione. Un'occupazione non è qualcosa di eroico, in bianco e nero: è prevalentemente quarant'anni di grigio, violazioni spesso in minuscolo ma quotidiane, ripetute è asfissia, la strategia di corroderti la vita fino a costringerti esausto a trasferirti altrove. E allora, la resistenza più vera non è combattere, schiantarsi contro un nucleare ma rimanere qui: semplicemente, non andare via: e cioè organizzarci da soli. Abbiamo coltivato la democrazia mentre l'unica democrazia del Medio Oriente la aboliva: e però alla fine, quando dopo l'Intifada e Oslo abbiamo riconquistato pluralistiche e regolari elezioni, la risposta di Israele è stata il carcere, e la vostra l'embargo. Certo, diversamente dagli americani avete poi aggirato l'ostacolo Hamas: usando i conti dell'Autorità Palestinese invece che della municipalità, o pagando direttamente le ditte a cui appaltiamo i lavori... Ma significa abdicare a un ruolo politico e confinarsi all'aiuto umanitario. E invece non abbiamo bisogno di elemosina, qui, ma di giustizia e libertà. Nelle sue università, a quelli come noi raccomandano di non regalare pesci, ma insegnare a pescare: ma sappiamo pescare da sempre: dovete solo restituirci l'amo. Non riconoscere Hamas significa non accettarci come popolo, negare il nostro diritto all'autodeterminazione, alla scelta. Anche alla scelta sbagliata".continua qui
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