Amira Hass :Più i palestinesi protestano pacificamente contro l’occupazione, più l’esercito aumenta la repressione.

la mia amica era al parco e il suo compagno mi ha chiesto di richiamare più tardi. Poi ha aggiunto: “Ma forse non tornerà tanto presto. È uscita con altri due di sinistra, e di questi tempi è un po’ pericoloso”. Stava scherzando, naturalmente. Le persone di sinistra possono passeggiare per ore a Tel Aviv senza essere seguite o fermate. Ma forse avrei dovuto scrivere “possono ancora”.Attenzione: non c’è paragone tra il giro di vite dell’esercito contro i palestinesi e le misure prese contro i loro simpatizzanti israeliani. Più i palestinesi protestano pacificamente contro l’occupazione, più l’esercito aumenta la repressione: raid nei villaggi di Bili’n e Ni’lin, arresti di massa e lunghi processi basati su testimonianze dubbie.
Contemporaneamente le forze dell’ordine scoraggiano i cittadini israeliani dal violare la separazione imposta ai due popoli. Chi partecipa ad attività congiunte è accusato di schierarsi con il “nemico”. Negli ultimi due anni una nuova generazione di israeliani ha aderito alla causa palestinese, raccogliendo l’invito dei vecchi attivisti.
A Gerusalemme la polizia ha effettuato alcuni arresti durante le proteste contro l’espulsione dei palestinesi dalle loro case.nche le manifestazioni contro il muro di separazione preoccupano le autorità. Da qualche tempo i poliziotti chiedono la carta d’identità agli attivisti che manifestano a Tel Aviv. Spesso si segnano anche il numero di targa delle loro automobili. Ma far presente che l’esercito non ha nessun diritto di raccogliere informazioni su privati cittadini non serve a niente.
C’è un lato positivo: la repressione dimostra che l’esercito ha paura dei palestinesi e degli attivisti israeliani.
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