Come muore la pesca a Gaza


Il blocco economico imposto sulla Striscia a partire dal 2007, le restrizioni alla pesca e i frequenti attacchi della marina israeliana rendono impossibile la vita dei pescatori palestinesi di Gaza. E la situazione è sensibilmente peggiorata nell’ultimo anno, dopo l’offensiva militare israeliana del gennaio 2009 È quanto emerge dalle testimonianze raccolte nell’enclave palestinese da Irin News, agenzia di stampa legata alle Nazioni Unite.“Adesso – dice Muhamed Subuh al-Hissi, membro del sindacato dei pescatori di Gaza - gli israeliani ci sparano contro in ogni momento, e senza ragione. La marina continua a sequestrarci l’attrezzatura da pesca e a rompere le nostre reti. Vogliamo trovare una soluzione, ma non sappiamo quale. Per quanto può durare questa situazione?”In base agli accordi di Oslo, sottoscritti nel 1993 da Israele e dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), i pescatori palestinesi hanno il permesso di uscire in mare per circa 20 miglia nautiche.Nel 2000, dopo lo scoppio della seconda Intifada, lo Stato ebraico ha ridotto arbitrariamente questo limite a tre miglia, ma - secondo i palestinesi - la situazione è definitivamente degenerata nell’ultimo anno, quando gli israeliani hanno iniziato ad aprire il fuoco contro ogni imbarcazioni, comprese quelle che si trovano sottocosta.Sono tante le storie drammatiche raccolte a Gaza da Irin NewsSami al-Qouqa è un ex pescatore di soli 30 anni, proveniente dal campo profughi di al-Shati, nel nord della Striscia. Ha perso la propria mano sinistra nel marzo 2007, quando la sua imbarcazione da pesca è stata presa di mira dal fuoco della marina israeliana in un incidente documentato dal Palestinian Centre for Human Rights (Pchr)Da allora Qouqa non può lavorare, e lui e la sua famiglia per sopravvivere dipendono dalle razioni della Agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa). Gli israeliani – come ha ribadito a Irin News il portavoce dell’esercito Avikhay Adrii - si difendono dalle accuse sostenendo che la marina colpisce solo i mezzi sospettati di contrabbandare armi all’interno di Gaza, minacciando così la sicurezza di Israele. A febbraio, in seguito al rinvenimento di esplosivo su una spiaggia israeliana, il capo della marina, il generale maggiore Eliezer Marom, ha dichiarato alla stampa che le “organizzazioni terroriste” stavano “facendo un uso cinico dei pescatori di Gaza per i propri fini”. Secondo il Pchr, tuttavia, solo nell’ultimo anno sono stati 36 gli attacchi compiuti dai militari israeliani ai pescatori palestinesi, mentre questi si trovavano all’interno della zona “protetta”. I risultati di questa politica sono evidenti.
Dieci anni fa – afferma l’istituto di ricerche palestinese Pal-Think – a Gaza vi erano circa 6 mila pescatori che raccoglievano circa 3 mila tonnellate di pesce all’anno; adesso non superano le 3600 unità.Come muore la pesca a Gaza


2 Gaza, l’assedio di Israele sta distruggendo l’industria della pesca Poi non meravigliamociGaza – Centinaia di barche palestinesi stanno ormeggiate nel porto di Gaza. Intrappolate dall’assedio israeliano sulla striscia costiera, non sono possono andare in mare. Il blocco israeliano implica che non c’è carburante per alimentare le imbarcazioni e i barcaioli se ne restano nel porto, incerti sul loro futuro. Hanno poche speranza che la crisi finisca presto.Continua qui

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