Tre palestinesi coinvolti nell'assedio della Natività del 2002 chiedono al governo italiano, che li ha tutelati per sette anni, di tornare a casa

E' iniziato stamani alle 10 il sit-in di Khaled Abu Nijme, Mohammed Saleh e Ibrahim Abayat, davanti a Palazzo Chigi a Roma.I tre palestinesi protestano, per l'ennesima volta, per chiedere al governo italiano di rispettare gli impegni assunti nei loro confronti. "Vogliamo tornare a Betlemme con la certezza di non essere arrestati o uccisi dagli israeliani, secondo le garanzie che ci erano state date". Da sette anni l'Italia si fa carico dei tre, che per gli israeliani sono un ex addestratore di kamikaze, un ex membro delle brigate al Qassam e un agente dei servizi palestinesi. La loro storia inizia nell'aprile del 2002, quando si rifugiarono con altri cento uomini armati nella chiesa della Natività di Betlemme. Dopo essere rimasti asserragliati per 38 giorni sotto l'assedio degli israeliani, i tre sono stati estradati grazie a un accordo internazionale tra Unione Europea, Usa, Israele e Italia. Fatti uscire e nascosti in Italia (mentre i loro compagni hanno ricevuto 'ospitalità' in altri cinque Paesi europei) in questi sette anni Khaled, Mohammed e Ibrahim hanno ricevuto una protezione analoga a quella dei pentiti di mafia. Luoghi e nomi segreti.La tutela doveva durare solo un anno. Poi, di anno in anno, si è arrivati al marzo 2009, al foglio di via e alle polemiche sulla loro incolumità. Dalla primavera scorsa - sostengono i tre - il governo italiano non ha erogato alcun aiuto economico, nonostante le promesse che avrebbe pagato le somme dovute all'inizio di giugno. Il mancato rispetto dell'impegno italiano ha condotto i tre cittadini palestinesi ad iniziare nel mese di settembre lo sciopero della fame, durato per più di 20 giorni nella sede della rappresentanza palestinese in Piazza San Giovanni a Roma. Uno sciopero che è stato interrotto a seguito di una promessa personale del presidente del Consiglio dei Ministri, che avrebbe risolto positivamente in pochi giorni la questione. I tre cittadini palestinesi, pur ringraziando l'Italia per l'aiuto morale e materiale ricevuto, chiedono al governo di onorare gli impegni presi sette anni fa, per garantire a loro e alle loro famiglie la sicurezza e le condizioni di una vita decente e dignitosa e il rispetto dell'intero accordo, quindi il rientro a casa loro in Palestina, facendo pressione sul governo israeliano.Riportateci a Betlemme
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