Ester Golan. Sopravvivere alla Shoah e lavorare per il dialogo



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Il 9 novembre 1938 non è una ricorrenza particolarmente celebrata in Israele. Più di 70 anni fa nella notte fra il 9 e il 10 di novembre ha avuto luogo una delle prime estreme manifestazioni della politica antisemita nazista, la Notte dei Cristalli Dopo l’assassinio del diplomatico tedesco Ernst vom Rath ad opera di un ebreo polacco nato in Germania, Herschel Grynszpan, 99 ebrei furono uccisi e altri 25.000-30.000 trasportati nei campi di concentramento mentre più di 200 sinagoghe venivano bruciate e le case e i negozi dei cittadini ebrei saccheggiati.

Questa ricorrenza è stata l’occasione per ascoltare nella sinagoga Yedidia di Gerusalemme la testimonianza di Ester Golan, una donna ebrea di origini tedesche che riuscì a fuggire dalla Germania nazista nel 1939 emigrando in Inghilterra mentre i suoi genitori furono uccisi nei campi di concentramento.

Capita spesso di pensare che chiunque abbia avuto nella propria vita esperienze di profonda sofferenza rimanga amareggiato e probabilmente anche indurito, ma trovandosi di fronte Ester Golan non è proprio quella l’impressione che si ottiene. Pur avendo sofferto da bambina, dopo il 1933, per lo stato di emarginazione nel quale era stata confinata per essere ebrea, avendo dovuto lasciare la sua famiglia per emigrare in Inghilterra e poi in Israele dove venne a sapere della morte dei genitori, Ester ha sempre affrontato la vita con una carica che oggi a 85 anni ancora le appartiene.

Il 9 aprile 2002, il nipote di Ester rimase ucciso in uno scontro con dei palestinesi a Jenin. Un altro lutto in famiglia ma la forza di questa donna non è stata piegata. “Quando mio nipote è stato ucciso a Jenin, delle donne ebree, cristiane e musulmane sono venute a presentarmi le loro condoglianze. E’ stato un gesto per me molto importante. Sono state loro a darmi la forza di andare avanti”, ha raccontato Ester durante l’incontro. A partire da questo evento doloroso, Ester ha deciso di continuare a lavorare nel campo del dialogo interreligioso e, insieme a un sacerdote cristiano palestinese ha organizzato nel 2003 un viaggio con una delegazione di ebrei, cristiani e musulmani ad Auschwitz. “Lo scopo principale di questo viaggio era quello di imparare di cosa sono capaci gli esseri umani” ha spiegato Ester.

Un dialogo interreligioso vissuto “sul campo” quello di Ester. Una vita di apertura all’altro nella quotidianità e attraverso le difficoltà che può decisamente insegnare tanto. “Permettere all’altro di presentarsi con le sue parole è fondamentale. La comprensione reciproca può essere basata solo sulla conoscenza reciproca”. Parole che oggi dovrebbero risuonare molto in questa terra e in questa città.
(11 Novembre 2009)

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