Sopravvivere a Gaza, dopo le bombe

“Se rubi o ammazzi, la notte riesci a dormire, ma se non trovi lavoro per dare ai tuoi figli ciò di cui hanno bisogno, allora non puoi chiudere occhio”. Spiega all’Independent Abu Ahmed,un abitante di Gaza che si sta disintossicando da una dipendenza da antidolorifici.La fine della guerra ha lasciato Gaza con un tasso di disoccupazione del 45 per cento che ha contribuito ad aumentare il senso d’incapacità e d’impotenza degli abitanti. Spesso “le persone non hanno altro da fare che stare sedute a bere tè”, dice Abu Ahmed. Ed è così che si rifugiano, per esempio, nel Tramadol, un antidolorifico facile da trovare da quando è stato aperto il passaggio per l’Egitto nel gennaio del 2008.Secondo il Programma di salute mentale della comunità di Gaza, pur non essendoci stime ufficiali i dipendenti da sostanze come il Tramadol sono ormai molte migliaia e la causa è esclusivamente sociale. La sensazione delle donne di esistere solo per servire mariti e figli le rende particolarmente vulnerabili alla depressione. I maschi invece si sentono impotenti a causa dell’incapacità di prendersi cura e proteggere i propri figli.L’unica reale soluzione sarebbe eliminare le cause sociali che portano al malessere, ma sembra ancora lontana. Tanto più se le divisioni continuano ad avvelenare la casa comune palestinese. Oggi il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite discute del rapporto Goldstone sulle responsabilità di Israele e di Hamas nei crimini di guerra compiuti durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il presidente Abu Mazen ha denunciato il ruolo di Hamas, accusandolo di aver lasciato morire il popolo palestinese. Il movimento radicale ha risposto definendo vili le parole del presidente. E il popolo resta in mezzo.Sopravvivere a Gaza, dopo le bombe
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