«Israele sfida gli Stati uniti». Intervisa a Jeff Halper
Con le critiche che l’amministrazione Obama ha mosso al governo israeliano, la questione delle demolizioni di case palestinesi soprattutto a Gerusalemme Est è diventata, finalmente, uno dei temi caldi dell’agenda internazionale. «Dall’inizio dell’occupazione, i vari governi israeliani hanno ordinato la demolizione di più di 24 mila case palestinesi – spiega Jeff Halper, direttore del Comitato israeliano contro le demolizioni di case – la differenza in questo momento è che il governo di Netanyahu ha deciso di rendere più evidente questa pratica, per sfidare apertamente gli Stati uniti».Una decisione che, secondo Halper, dipende dal fatto che per la prima dall’immediato dopoguerra, l’amministrazione statunitense ha la percezione che gli interessi strategici degli Usa in Medio oriente non corrispondono a quelli israeliani: «Obama sta cercando di uscire con meno danni possibile dall’Iraq, sta cercando un approccio meno duro con l’Iran e più in generale di abbassare i toni, dopo gli anni di Bush, nei rapporti con il mondo musulmano ed arabo. In questa cornice, l’alleanza con Israele può diventare un peso per la Casa bianca. E il governo israeliano lo sa benissimo», dice Halper. Per questo, Netanyahu ha «alzato l’asticella». «Di fronte alle pressioni della Casa bianca per congelare gli insediamenti e per smetterla con le demolizioni di case, per esempio nella zona di Sheick Jarrah, a Gerusalemme est, il governo israeliano ha scelto di aumentare la posta. L’obiettivo è di vedere fino a che punto Obama possa avere la forza di convincere il Congresso e innanzi tutto il proprio partito, ad assumere una linea di maggior fermezza verso Israele. Al fondo della questione – dice Halper – C’è da decidere chi ha la possibilità di dire l’ultima parola sull’intero presunto processo di pace. Con demolizioni così evidenti e con l’aumento degli insediamenti deciso pochi giorni fa, il governo israeliano manda un messaggio agli Usa: siamo noi a decidere e non voi».Potrebbe sembrare che la scelta di tempo di Netanyahu sia sbagliata: l’esercito israeliano è sotto i riflettori internazionali per il comportamento tenuto durante l’operazione Piombo fuso e il mondo politico israeliano è scosso da una lunga serie di scandali. In realtà, dice Halper, le cose non stanno esattamente così: «L’opinione pubblica israeliana percepisce il governo Netanyahu come meno corrotto di quello di Olmert e non pensa che a Gaza ci sia stata una sconfitta, anzi. L’idea generale è che il mondo, dalle Nazioni unite in giù, privi Israele di una legittima vittoria. Con questa attitudine, l’opinione pubblica israeliana cerca di evitare ancora una volta di assumersi la responsabilità delle scelte del proprio governo. Contitnua qui«Israele sfida gli Stati uniti». Intervisa a Jeff Halper
Commenti
Posta un commento