Haaretz:L'AMERICA DI OBAMA NON MANTIENE LE PROMESSE

Con gran tristezza e profonda costernazione, dichiariamo con la presente la morte dell'ultima speranza. Forse, per parafrasare il famoso detto di Mark Twain, le voci sul decesso sono grandemente esagerate, ma i timori si convalidano giorno dopo giorno. L'America di Obama non mantiene le promesse. Non speravamo che spartisse un bicchiere di birra con un poliziotto razzista e che desse un colpetto di incoraggiamento a Hugo Chavez; così pure, non ci aspettavamo negoziati all'ingrosso sul congelare la costruzione nelle colonie. Sono da poco passati sei mesi da quando è iniziato il mandato del presidente che meglio prometteva in assoluto: la speranza forse respira ancora, ma è sul letto di morte.Quando ha assunto la carica regnava l'eccitazione. Il discorso del Cairo ha infiammato mezzo mondo. Che desse la precedenza assoluta alle colonie aveva dato adito alla speranza che, finalmente, ci fosse uno statista alla Casa Bianca: uno che comprendesse che la radice di tutti i mali è l'occupazione, e che alla base di tutto ci sono le colonie. Dal Cairo, sembrava possibile decollare. Non ci fermava più nessuno. Poi l'amministrazione USA è caduta nella trappola posta da Israele, senza mostrare segni di ripresa. Un congelamento delle colonie, un qualcosa che un primo ministro che parla con tanto baccano di due stati avrebbe dovuto intendere come una questione periferica, a cui Israele si era impegnata nella road map, è diventata improvvisamente un punto centrale. L'inviato speciale George Mitchell perde tempo e prestigio con una contrattazione insignificante. Congelare per sei mesi o per un intero anno? Che dire dei 2.500 appartamenti già in costruzione? Della crescita naturale? E degli asili infantili?continua qui
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