ASPETTANDO IL RAMADAN , DOPO UNA GUERRA E TRE ANNI DI EMBARGO
A pochi giorni dall’inizio del Ramadan, mese sacro del digiuno per u musulmani, la situazione dei palestinesi nella Striscia di Gaza - costretti da circa tre anni all’embargo imposto da Israele - è “assolutamente intollerabile”. Ad aggiungersi al coro di chi denuncia le condizioni di vita drammatiche degli abitanti della Striscia è l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) secondo cui “ai palestinesi viene di fatto impedito di celebrare con un minimo di dignità il Ramadan”, mentre anche le prospettive per il futuro non lasciano spazio all’ottimismo. In un incontro con la stampa, la portavoce dell’Unrwa Elena Mancusi-Materi ha precisato che allo stato attuale “la ricostruzione degli immobili distrutti durante l’offensiva israeliana ‘Piombo fuso’ può definirsi un vero e proprio miraggio poiché dei milioni di dollari promessi all’indomani della guerra a Gaza non è arrivato ancora un centesimo”. Il blocco totale imposto da Israele sull’ingresso di materiali edili, “non solo impedisce la ricostruzione - ha aggiunto la portavoce - ma rende impossibile anche la riparazione di case, scuole e strade dissestate dai bombardamenti”. L’offensiva avviata dalle forze armate israeliane nel Dicembre scorso - e conclusa dopo 22 giorni con la morte di circa di 1400 palestinesi per lo più civili, unitamente a tre anni di embargo - “ha privato la popolazione civile degli standard minimi per condurre una vita degna” ha aggiunto. Alle recenti vittime dei bombardamenti, secondo il ministero della Sanità di Gaza, vanno aggiunte altre 344 morti causate finora dai tre anni di blocco; l’ultima vittima, Umar al Shaer di 44 anni, è di ieri: aspettava il permesso di poter curare all’estero una grave insufficienza renale. Dopo tre anni di embargo, precisano i responsabili sanitari palestinesi, gli ospedali mancano ancora delle forniture necessarie e non sono più attrezzati per curare i malati.[AdL]
Misna
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2 Misna : gaza, troppe sedie vuote
“La guerra ha aggiunto troppo dolore alla già difficile condizione dei palestinesi. Più di quanto non riescano a sopportare, e questo Ramadan riapre ferite ancora fresche”: a raccontare alla MISNA il primo Ramadan della Striscia di Gaza a pochi mesi dall’offensiva israeliana ‘Piombo fuso’ in cui hanno trovato la morte oltre 1400 persone e più di 3000 sono rimaste ferite è Jamal al Khudri, presidente del Comitato palestinese contro l’assedio (Pcas). “Quella che si respira qui in questi giorni, che dovrebbero essere giorni di festa, è un’atmosfera di malinconia, di nostalgia per i propri cari” dice al Khudri, aggiungendo che “non c’è casa in cui non si rimpianga un familiare, un amico, un figlio o un genitore morto. È la sensazione dei ‘reduci’, dei ‘sopravvissuti’: una cosa da cui non si sfugge e che non si può spiegare”. Per i fedeli musulmani il Ramadan è il periodo dell’anno in cui la famiglia si riunisce; ci si siede intorno al tavolo per l’iftar (la rottura del digiuno, al calar del sole) e di solito, dopo aver mangiato, si va a fare visita a parenti e amici. “Quest’anno ci sono troppe sedie vuote a ricordare ai palestinesi l’assenza lasciata nei loro cuori dalla guerra – dice ancora al Khudri – e persino i bambini, che di solito bighellonano davanti casa aspettando che arrivi il tramonto sembrano aver perso il loro entusiasmo per la festa”. Secondo le associazioni umanitarie sono più di 1350 i bambini palestinesi rimasti orfani di uno o entrambi i genitori durante ‘Piombo fuso’. Nonostante le organizzazioni internazionali abbiano stanziato miliardi di dollari per aiuti ai disabili, agli orfani e per la ricostruzione della Striscia, il blocco unilaterale imposto dalle autorità di Tel Aviv consente solo un ingresso limitatissimo di materiali e aiuti. A causa di questa situazione, molti prodotti possono essere reperiti solo grazie al mercato nero e costano il triplo del normale. “La spiegazione è logica: sono tutte cose che provengono dai tunnel scavati sotto la frontiera con l’Egitto – dice l’interlocutore – un’attività rischiosa per chi la pratica e costosa per che ne usufruisce, ma a cui non esistono alternative”. A peggiorare le cose si aggiunge un tasso di disoccupazione in continua lievitazione (l’economia, a causa dell’embargo è ferma da quasi tre anni) che ha raggiunto ormai il 65% della popolazione. “Ma a parte le difficoltà di tutti i giorni Ramadan è un periodo troppo difficile per gli abitanti di Gaza perché il ricordo, involontariamente, torna alle celebrazioni di appena un anno fa, quando pure l’embargo era duro da sopportare e la vita era difficile - osserva al Khudri - ma mai come oggi”.[AdL
]http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=254753
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