Amira Hass Birra e divise


Il posto, un ristorante all’aperto di Ramallah, ha cominciato a riempirsi dopo le nove di sera, un’ora dopo che la gente aveva consumato il pasto che rompe il digiuno del Ramadan.Presto un grande schermo ha mostrato la serie tv più popolare di questo periodo, La porta del vicino, e le voci degli attori – trasmesse da potenti altoparlanti – hanno sovrastato le nostre. Molte delle donne ai tavoli indossavano l’hijab (velo) e anche il più tradizionale gilbab (tunica). Il cameriere ci ha servito birra e vino. Ripeto: birra e vino.Tre anni fa nessuno avrebbe osato tanto durante il Ramadan (nella vicina El Bireh non si vendono bevande alcoliche, da molto prima che Hamas vincesse le elezioni). Miliziani e religiosi – scommetto più vicini alle Brigate dei martiri di Al Aqsa di Al Fatah che ad Hamas – usavano la fede e le armi per far vedere chi comandava e per intimidire chi aveva da ridire sulla loro idea di resistenza. Un venditore di alcolici cristiano mi aveva raccontato che aveva paura di aprire il suo negozio durante il Ramadan, anche se Ramallah è una città storicamente cristiana.Ora non più. Poliziotti e paramilitari addestrati da statunitensi ed europei sono diventati il segno distintivo dell’attuale regime di Ramallah: l’ordine è tornato, le armi illegali non circolano più, i piccoli e i grandi criminali sono scomparsi, la polizia esegue controlli sulle auto rubate. Tutti sembrano rivendicare il merito di quest’apparente sicurezza e prosperità economica: il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, il primo ministro ed ex funzionario della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale Salam Fayyad e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.Alla gente piace la libertà di scelta durante il Ramadan (come in passato). Ma per favore non fate l’errore che tanto amano i giornali israeliani (e alcuni diplomatici stranieri): birra e agenti delle forze dell’ordine vestiti come i militari israeliani non significano che l’occupazione sia finita o sia stata dimenticata.

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