Incontro Berlusconi-Netanyahu


PER FORTUNA CHE C'E'...LUI... «Grazie primo ministro Berlusconi, Silvio, per la tua amicizia, la tua leadership, per esserti schierato per la verità anche in momenti di venti contrari". Tra Berlusconi e Netanyahu c'è un feeling speciale perché il primo ministro italiano continua, ormai da un decennio, a proporre un «Piano Marshall» per Cisgiordania e Gaza, perfettamente in linea con le idee di Netanyahu di sviluppo economico per i palestinesi. Obiettivo dichiarato è gettare fumo negli occhi al mondo intero così da far finta che l'occupazione militare semplicemente non esista...e ogni negoziato sull' indipendenza e la fine dell'occupazione sia rimandato all'infinito. Per questo brinda Netanyahu davanti al cilindro del nostro Berlusconi tira f2uori dal cilindro un'idea-bomba risolutiva del conflitto: un «Piano Marshall» per la Palestina che faccia fiorire il business e "tramontare l'estremismo". «Una grandissima speranza per il futuro», l'ha definita Netanyahu. BoccheScucite Newsletter BoccheScucite n.80 allegato: Bocche scucite


2 Il ruolo che l'Italia ha fin qui svolto e puo' svolgere e' molto chiaro. Siamo sempre stati vicini al popolo di Israele. Siamo convinti della sua assoluta buona causa". Un assoluto che cestina centinaia di Risoluzioni Onu e finge di aver seppellito nell'oblio, oltre alle migliaia di morti, anche le decine di anni di storia di ingiustizie realizzate nel sistema di occupazione israeliano. Ma non è finita. Altro che legalità internazionale e diritti umani! Il premier ricorda il piano Marshall per dare alla Cisgiordania un forte "stimolo economico, perchè tutti sanno che solo con il benessere c'e' la possibilita' di una pace duratura". I have a dream...
«Ho un sogno: che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea». Era iniziata così la visita-record di Silvio Berlusconi (mai visti tanti ministri, per un totale di cento persone). «Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea. Per questo sogno che Israele possa entrare nell'Europa» ha detto a fianco dell' "amico Benjamin". «Credo di essere l'italiano vivente che ha messo a dimora più alberi. Sono l'unico italiano a fare collezione di ulivi antichi, in Sardegna ho almeno 20 ulivi che hanno più di mille anni, con la certificazione dell'Università di Gerusalemme, che ne ha duemila. Io, scherzando, dico qualche volta ai miei ospiti che quest'ultimo viene direttamente dall'orto del Getsemani e che il segno visibile sul tronco è un segno lasciato dal ginocchio di Gesù». Dimostrando la sua competenza, ha piantato un albero, ampliando la buca, spostando le rocce e annaffiandolo bene. Dopo aver terminato un lungo discorso il 74enne Presidente del Consiglio, ha promesso che ritornerà a vedere l'albero tra 47 anni, quando lui ne avrà 120. "Non ci sia un'altra Gaza!"
Sì, anche queste sono parole di berlusca, ma leggete la frase intera per non pensare che abbia fatto riferimento al massacro di civili o all'embargo:
"Mi impegno a fermare l'arrivo di armi attraverso il Libano, portando anche lì le vostre preoccupazioni, per bloccare queste armi, razzi e missili pericolosissimi, perché non vogliamo una seconda Gaza con partenza dei razzi dal Libano".
E per un commento "appropriato", non si può dare torto alla colona israeliana e parlamentare italiana Nirenstein, che sintetizza l'impunità mondiale di cui gode da sempre (e per sempre?) Israele, nell'abbandono totale del popolo palestinese:
"Con la visita di Berlusconi ho finalmente la sensazione che il lavoro di accumulare un chicco di sabbia sopra l'altro, un cucchiaino d'acqua del mare insieme all'altro, alla fine sia un lavoro con un significato: Esiste un mondo che ha di Israele una visione realistica, non vista attraverso la lente deformante dell'odio arabo e palestinese che ne fa una grottesca caricatura di uno stato razzista, indegno di vivere, ma un meraviglioso simbolo dell'irrinunciabile amore della cultura ebraica per la democrazia e di resistenza di fronte al costante pericolo di vita".
(Fiamma Nirenstein)
3  Don Nandino Capovilla Liquidazione totale
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attuato ieri una liquidazione totale delle speranze di pace in Terra Santa. Una pesantissima banalizzazione del processo di pace e un'irrisione delle Nazioni Unite che rischiano di trascinare l'Italia fuori dal consesso dei Paesi e delle Istituzioni internazionali che tessono da anni il faticoso cammino della pace.Affermando che è stato giusto il massacro su Gaza, ha liquidato il lavoro prezioso e oggettivo svolto dalle Nazioni Unite nel monitorare un inaudito massacro di civili, la distruzione di migliaia di case, scuole, ospedali attraverso l'uso di armi illegali. Possiamo ancora ritenerci parte degli organismi internazionali, in primis dell'Onu?Asserendo di 'non aver visto' il Muro dell'apartheid che circonda Betlemme, ha vergognosamente liquidato il pronunciamento fatto nel 2004 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ne ha condannato la costruzione evidenziandone le terribili conseguenze umanitarie. Può il Presidente del Consiglio arrivare a un livello così insopportabile di irresponsabilità?Definendo più volte Israele come “Stato ebraico, libero e democratico”, ha liquidato quel milione e duecentomila cittadini dello Stato d'Israele, che ebrei non sono, e che vedono ogni giorno calpestati i loro diritti. Come proclamarsi insistentemente “amici di Israele” quando non lo si esorta ad essere veramente uno stato democratico?Identificando come antisemita chiunque si opponga alla politica di occupazione, di umiliazione e di disprezzo di qualsiasi Risoluzione Onu da parte dello Stato d'Israele, ha liquidato e denigrato le sofferenze patite da migliaia e migliaia di palestinesi, in spregio a quanti, israeliani, palestinesi, uomini e donne di ogni Paese, si battono insieme alla ricerca di una pace giusta, fondata sul rispetto delle leggi internazionali.Davvero non ci possono essere i saldi della paceNon si può raggiungere la meta della totalericonciliazione tra i popoli svendendo sul mercato una “pace economica”, la “pace del benessere Coordinatore Nazionale di Pax Christi Liquidazione Berlusconi in IsraeleBocche scucite : aggiornamento 

4  Raniero La Valle I NEMICI DI ISRAELE e se Berlusconi non vede il Muro  1Ha detto il primo ministro Netanyau che «Israele non ha un amico più grande di Berlusconi nella comunità internazionale». Se così fosse, davvero la fine di Israele sarebbe vicina. In realtà Israele ha altri amici; ma Berlusconi lo è? Un amico, che fosse sensibile al crimine, richiamerebbe l'amico alla legalità e alla giustizia, non gli offrirebbe omertà, come ha fatto Berlusconi ieri alla Knesset giustificando i massacri di Gaza, documentati dal rapporto Goldstone, e mettendo Israele contro l'Onu e l'intera comunità internazionale.Un amico, andando nei Territori occupati, avrebbe visto il muro che sfregia e dilania la Palestina, e non avrebbe detto: «Non me ne sono accorto, stavo riordinando le idee»; un amico non avrebbe esternato il suo «sogno» di far entrare Israele nell'Unione Europea, che è un sogno contro di esso. Vuol dire infatti togliere idealmente lo Stato ebraico dal Medio Oriente, sottrarlo, ben più che con il Muro, al rapporto con i popoli vicini, illuderlo che non ci sia più da risolvere la questione palestinese, indurlo a nascondere la sua debolezza nella fortezza europea, e a credere che sia una fortezza. Gli amici sanno che il destino di Israele, non solo geografico, militare e politico, ma spirituale, è la Palestina, e che solo quando Israele risolverà il problema di essere uno Stato ebraico in Palestina non in virtù della guerra ma della pace e dell'accoglienza reciproca con i palestinesi, con l'Egitto, con la Siria, con «il regno di Mezzo», con la Persia e con ogni altro vicino o erede dell'antica terra di Canaan, avrà definitiva dimora in quella terra; e solo allora le sue speranze temporali ed insieme religiose - cioè il sionismo - potranno dirsi adempiute. Perché rispetto a quelle speranze il modo attuale di stare a Gerusalemme, ad Hebron, a Gerico, a Gaza, sul Golan, nella valle del Giordano è per Israele la più cocente e suicida sconfitta, e per lo stesso sionismo significa un abbandono del significato redentivo del ritorno alla terra e una ricaduta nella legge della violenza. Allora l'Europa non c'entra? Sì, ma non così. Il 3 maggio 1988 la Camera dei deputati italiana approvava quasi all'unanimità una risoluzione La Valle, Piccoli, Boniver, Napolitano, Rodotà, Masina, Capanna ed altri in cui si impegnava il governo a promuovere con i partners dell'Europa dei Dodici l'ingresso dei due Stati, di Israele e della Palestina, nella Comunità Europea, dopo un convegno internazionale a Montecitorio dove l'ipotesi era stata sviscerata nei suoi aspetti, giuridici e politici, con rappresentanti di Israele, dell'Olp e alla presenza di osservatori europei, sovietici e americani. Ciò supponeva ovviamente la nascita consensuale dello Stato palestinese nel suo territorio e con la sua sovranità, essendo appunto l'Europa una comunità di Stati indipendenti e sovrani. E si trattava di passare dall'idea di una mera spartizione del territorio, all'idea di una condivisione di esso da parte di due popoli e due Stati non confusi ma non divisi. L'iniziativa risale al tempo in cui si faceva politica, era un progetto politico, non un sogno; e oggi si direbbe che era frutto di «consociativismo». Ma l'idea era appunto di formulare proposte concordi, e di consociare due popoli, in duello mortale tra loro, in una comunità europea estesa oltre i suoi limiti mediterranei, in cui non ci fosse bisogno di difendere alcuna frontiera, perché oltre le frontiere gli Stati si riconoscevano in un unico ordinamento e un unico destino. Il ministro degli esteri Andreotti portò la proposta in Europa, il suo collega francese mostrò di non gradirla; poi è cambiato tutto e ormai di consociare uomini, partiti e popoli non se ne parla nemmeno. E l'italiano che ora va lì promette ai palestinesi non la libertà, ma aiuti economici per un impossibile «benessere». Provateci ora a risolvere il problema con la prepotenza, con la negazione dei diritti altrui, con la guerra tra popoli e Stati di opposte radici. L'ingresso di Israele, da solo, in Europa, per rendere più plastica e perfezionare la contrapposizione tra «giudeo-cristiani» e arabo-islamici non è un sogno, è un incubo.Un amico, andando nei Territori occupati, avrebbe visto il muro che sfregia e dilania la Palestina, e non avrebbe detto: «Non me ne sono accorto, stavo riordinando le idee»; un amico non avrebbe esternato il suo «sogno» di far entrare Israele nell'Unione Europea, che è un sogno contro di esso. Vuol dire infatti togliere idealmente lo Stato ebraico dal Medio Oriente, sottrarlo, ben più che con il Muro, al rapporto con i popoli vicini, illuderlo che non ci sia più da risolvere la questione palestinese, indurlo a nascondere la sua debolezza nella fortezza europea, e a credere che sia una fortezza. Gli amici sanno che il destino di Israele, non solo geografico, militare e politico, ma spirituale, è la Palestina, e che solo quando Israele risolverà il problema di essere uno Stato ebraico in Palestina non in virtù della guerra ma della pace e dell'accoglienza reciproca con i palestinesi, con l'Egitto, con la Siria, con «il regno di Mezzo», con la Persia e con ogni altro vicino o erede dell'antica terra di Canaan, avrà definitiva dimora in quella terra; e solo allora le sue speranze temporali ed insieme religiose - cioè il sionismo - potranno dirsi adempiute. Perché rispetto a quelle speranze il modo attuale di stare a Gerusalemme, ad Hebron, a Gerico, a Gaza, sul Golan, nella valle del Giordano è per Israele la più cocente e suicida sconfitta, e per lo stesso sionismo significa un abbandono del significato redentivo del ritorno alla terra e una ricaduta nella legge della violenza. Allora l'Europa non c'entra? Sì, ma non così. Il 3 maggio 1988 la Camera dei deputati italiana approvava quasi all'unanimità una risoluzione La Valle, Piccoli, Boniver, Napolitano, Rodotà, Masina, Capanna ed altri in cui si impegnava il governo a promuovere con i partners dell'Europa dei Dodici l'ingresso dei due Stati, di Israele e della Palestina, nella Comunità Europea, dopo un convegno internazionale a Montecitorio dove l'ipotesi era stata sviscerata nei suoi aspetti, giuridici e politici, con rappresentanti di Israele, dell'Olp e alla presenza di osservatori europei, sovietici e americani. Ciò supponeva ovviamente la nascita consensuale dello Stato palestinese nel suo territorio e con la sua sovranità, essendo appunto l'Europa una comunità di Stati indipendenti e sovrani. E si trattava di passare dall'idea di una mera spartizione del territorio, all'idea di una condivisione di esso da parte di due popoli e due Stati non confusi ma non divisi. L'iniziativa risale al tempo in cui si faceva politica, era un progetto politico, non un sogno; e oggi si direbbe che era frutto di «consociativismo». Ma l'idea era appunto di formulare proposte concordi, e di consociare due popoli, in duello mortale tra loro, in una comunità europea estesa oltre i suoi limiti mediterranei, in cui non ci fosse bisogno di difendere alcuna frontiera, perché oltre le frontiere gli Stati si riconoscevano in un unico ordinamento e un unico destino. Il ministro degli esteri Andreotti portò la proposta in Europa, il suo collega francese mostrò di non gradirla; poi è cambiato tutto e ormai di consociare uomini, partiti e popoli non se ne parla nemmeno. E l'italiano che ora va lì promette ai palestinesi non la libertà, ma aiuti economici per un impossibile «benessere». Provateci ora a risolvere il problema con la prepotenza, con la negazione dei diritti altrui, con la guerra tra popoli e Stati di opposte radici. L'ingresso di Israele, da solo, in Europa, per rendere più plastica e perfezionare la contrapposizione tra «giudeo-cristiani» e arabo-islamici non è un sogno, è un incubo.http://rete-eco.it/it/approfondimenti/italia/11463-i-nemici-di-israele.htmldello stesso autore Se Berlusconi non vede il Muro tra Israele e Palestina


5 Con mezzo governo Berlusconi è andato in Israele per fare affari e per promettere che non ne farà più col nemico iraniano. Diligentemente è andato a visitare il museo della Shoà, scrivendo un’apposita frase che attesta il suo orrore per quella ignominia. Poi dall’hotel King David dove con il suo seguito occupava una “suite regale” con altre 170 stanze e vestiva un accappatoio bianco con su scritto a lettere d’oro “Silvio Berlusconi”, si è spostato alla Knesset per dire che Israele è la migliore democrazia del mondo e che bene ha fatto a punire i palestinesi con l’operazione “Piombo fuso” e con il massacro di Gaza, nonostante la condanna ufficiale dell’ONU da cui l’Italia del resto già si era dissociata votando contro di essa. Tutto questo il nostro presidente del Consiglio ha fatto nel giorno in cui a Roma alla Camera faceva votare dai suoi devoti la legge-beffa che, unica nelle democrazie dell’Occidente, sancisce la legittima latitanza sua e dei suoi ministri dalle aule giudiziarie nelle quali fossero processati anche per i più gravi reati; una legge così ingegnosa (si raffina con il ripetuto esercizio l’arte di Ghedini) che questa latitanza non ha nemmeno bisogno di essere consumata all’estero, come almeno fece Craxi, ma può essere meramente figurativa e vissuta allegramente in Italia.Nello stesso giorno Berlusconi si trasferiva nei Territori occupati per una doverosa visita all’infelice Abu Mazen. Per passare da Israele nei Territori bisogna imbattersi nel Muro che sigilla i palestinesi nel loro “apartheid” e sfregia la Terra santa e la stessa Gerusalemme. Ma ai giornalisti che gliene chiedevano le impressioni lo statista ha detto di non averlo veduto, occupato com’era a riordinare le idee per l’incontro con l’Autorità palestinese. Ma non si può avere alcuna idea da scambiare con i palestinesi, se non si vede il Muro, che è come la trave ficcata nel loro occhio. Non vedere il Muro che è la più imponente opera edilizia della regione, è come andare in Egitto e non vedere le piramidi, è come essere andati nella Germania divisa e non aver visto il Muro di Berlino, è come essere andati ad Auschwitz senza aver visto il cancello con la scritta sul “lavoro che libera”.Non vedere il Muro che uccide la Palestina e ghettizza Israele è come non vedere gli operai licenziati di Termini Imerese che salgono sui tetti, o quelli dell’Alcoa, o i disoccupati e i cassintegrati che assediano palazzo Chigi, per proteggere il quale il centro di Roma si è trasformato in un bivacco della polizia.Non vedere il muro che da Nazaret impedisce di andare a Betlemme, e da Gerusalemme blocca la strada per Emmaus, è come non vedere che c’è la crisi economica che si abbatte su milioni di famiglie, e dire che tutto va bene, basta dare qualche condono ai ricchi che evadendo le tasse hanno messo le mani in tasca agli italiani poveri.Non vedere il Muro che modernizza la Terra promessa è come non vedere altri monumenti della modernità: lo Stato di Diritto, il Cesare Beccaria dei delitti e delle pene, la divisione dei poteri, la funzione della magistratura, l’universalità della legge penale, l’eguaglianza di tutti davanti alla legge.Non vedere il Muro oltre il quale è ricacciato l’intero mondo arabo e islamico vuol dire rovesciare la politica estera italiana che ha intessuto legami e gettato ponti in tutto il Medio Oriente; significa distruggere l’immagine dell’Italia che per decenni ha compiuto il miracolo di praticare l’amicizia con Israele senza rompere la solidarietà con i palestinesi; significa ignorare che il Parlamento italiano votò a suo tempo per l’ingresso non del solo Israele, come oggi vorrebbe Berlusconi, ma dei due Stati della Palestina e di Israele nella Comunità europea, intesa non come una fortezza per lo scontro con gli arabi, ma come uno spazio in cui le frontiere si abbassano e Israele e Palestina potessero vivere insieme come Stati indipendenti e sovrani, non confusi ma non divisi nel godimento dello stesso territorio.Non vedere il Muro che umilia i palestinesi vuol dire andare da loro a promettere non la libertà, ma un po’ di soldi di un ipotetico “piano Marshall” per un impossibile “benessere”.Il primo ministro Netanyau ha detto che Israele non ha un altro amico pari a Berlusconi in tutta la comunità internazionale. Povero Israele. Se amico di Israele è chi non vede il Muro, allora vuol dire che Israele vive nella irrealtà, in un mondo che non è quello vero, in un mondo dove non c’è nessun altro che lui, un mondo che esiste solo nel sogno di chi è senza ragione. Questo sogno è molto pericoloso. Se ne può morire. E quello di far entrare il solo Israele nella Unione europea, per meglio combattere tutti insieme l’Islam, non è un sogno, è un incubo.allegatiChe ci fa Berluscono in Israele?...

6   Bene: secondo il Jerusalem Post (fortunatamente in inglese) Roma calcherebbe la terrasanta con l’intenzione di dar man forte ad un progetto Italo-Iraniano. Che? La Carlo Gavazzi Space, casa nel milanese, sarebbe partner di Teheran per la costruzione di satelliti ad uso, parrebbe, civile. Già lanciato il Mesbah 2, l’azienda italiana avrebbe fornito – secondo alcuni – il know how spaziale italiano al fine di garantire ai tecnici iraniani le conoscenze e i supporti utili alla riproduzione di macchinari simili.E quindi? Gli Stati Uniti avrebbero già annusato la cosa da tempo, e la Farnesina, da altrettanto tempo, insieme alla ditta lombarda si produce nel mantra del “Non è vero, il satellite è qui da noi”. Sta di fatto che la Gavazzi sembri collabori davvero con Teheran, che per lo scambio di merci e prodotti servirebbe un permesso d’esportazione che parrebbe non esserci, che la stampa israeliana, a ben donde o no, guardi malevola alla tre giorni del premier italiano sul suolo d’Israele (l’articolo suBerlusconi è sotto la tag Iranian Threat), temendo che dietro l’intento diplomatico (piuttosto inusuale per il personaggio) si nasconda una spintarella al progetto colla Repubblica Islamica(volgiamo un pensiero a Bossi. Fatto?). 
L'89Tra Israele e IranIran aid to be raised with BerlusconiPM: 
Swap deal still possible Zvi Schuldiner : Berlusconi to Haaretz: Israel's settlement policy is unwiseHeed a friend's wordsY

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