Amira Hass: Israele e Apartheid


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Famiglie diviseMolti abitanti di Tulkarem e Qalanswa appartengono agli stessi clan e tradizionalmente si sposano tra loroInternazionale 671, 7 dicembre 2006Il messaggio nella segreteria telefonica sembrava urgente: una voce femminile mi implorava di richiamare e spiegava brevemente il problema.

Quando le ho telefonato, la donna non ha perso tempo in formalità: "Sono appena tornata dall'ospedale, dove sono stata operata. Lì ho incontrato una giovane di Qalanswa, un villaggio palestinese d'Israele, sposata a un uomo di Tulkarem (città palestinese occupata)".Molti abitanti di Tulkarem e Qalanswa appartengono agli stessi clan e tradizionalmente si sposano tra loro. Da una zona all'altra ci vogliono otto minuti in macchina: questo, perlomeno, prima che fosse costruito il muro di separazione.Dal 1991 i palestinesi non possono entrare in Israele senza un permesso individuale, e dallo scoppio dell'attuale intifada un decreto militare vieta agli israeliani (compresi gli arabi israeliani) di entrare nelle città palestinesi. Molti hanno violato questa norma, che comunque nell'ultimo anno non è stata applicata rigidamente. "La donna di Qalanswa dovrebbe sottoporsi a inseminazione artificiale, e per questo ha bisogno del marito (al quale una legge israeliana vieta di vivere con lei in Israele). Lei non vuole fare l'inseminazione in un ospedale dei Territori occupati, perché teme che un eventuale figlio perderebbe ogni diritto in Israele. Per favore, dicci come ottenere un permesso d'ingresso in Israele per suo marito".A forza di scrivere sul sistema israeliano dei permessi sono diventata un'esperta della burocrazia dell'occupazione, e la persona al telefono lo sapeva. Innanzitutto l'ho rassicurata che – almeno finora, per quanto ne so – il luogo in cui si trova l'ospedale non può determinare i diritti del nascituro.In secondo luogo abbiamo concordato che la giovane di Qalanswa dovesse prima riprendersi e poi contattare una qualche ong israeliana per avere un parere. Infine ho detto anche a lei di cercare di ristabilirsi. Ma la donna al telefono aveva una gran voglia di condividere le sue emozioni: "Il mio letto era accanto al suo. Sono originaria dell'Iraq e parlo l'arabo. Era stupita di avere vicino un'ebrea così cordiale con lei.Le ho detto che non tutti gli israeliani sono uguali, che ce ne sono migliaia come me, che non approvano le politiche ufficiali". Più di ogni altra cosa, la donna era amareggiata per le leggi, i regolamenti e i muri israeliani che separano le famiglie. È dovuta finire in ospedale per capire di persona quello che prima aveva solo letto.
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Apartheid
Il nuovo divieto militare mi colpisce di persona. Vivo in Cisgiordania e spesso do un passaggio a dei palestinesiInternazionale 669, 23 novembre 2006Lunedì scorso sono stata presa da una sensazione di sconforto.

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