L'Iran tra Cina e Bahrein di Marta Ghezzi


L'Iran deve vendere greggio. La Cina ne ha bisogno, ma ne approfitta per conquistare altri mercati. Intanto Teheran sembra l'unico paese disposto a sostenere la 'primavera' del Bahrein. Ne parliamo con Antonello Sacchetti.   di Marta Ghezzi
 Recentemente si è avuta notizia della firma dell’accordo tra Teheran e Pechino per l’ingresso di manodopera non specializzata in Iran. Come è possibile che in un momento di crisi economica mondiale, e con una disoccupazione galoppante nel paese, l’Iran abbia bisogno di lavoratori stranieri?
L’apertura di Teheran ai lavoratori cinesi stupisce ma fino a un certo punto. Il rapporti economici tra Iran e Cina si sono rafforzati con i due mandati di Ahmadinejad.
Pechino è divenuto un acquirente privilegiato del petrolio persiano, necessario per continuare il percorso di crescita che la Cina ha iniziato nel decennio scorso.
Il complicarsi – per motivi politici - dei rapporti di Teheran con i paesi occidentali ed europei, ha spianato la strada ai cinesi che hanno potuto comprare a prezzi vantaggiosi il greggio iraniano. È una questione politica, indubbiamente.
Ma c’è anche un dettaglio tecnico: il petrolio iraniano è poco raffinato e va benissimo per il mercato cinese, dove ancora non si bada all’impatto ambientale.
Questo legame politico ed economico tra Teheran e Pechino ha fatto sì che negli ultimi anni l’Iran sia stato inondato di prodotti cinesi a basso costo. I poteri forti del bazar si sono lamentati parecchio di questo.
Adesso il possibile ingresso di manodopera cinese suona come una beffa ulteriore. Sicuramente gli iraniani non la prenderanno bene.

Spostandoci dall’altra parte del Golfo, in Bahrein domenica sono state confermate le condanne a 15 anni di carcere a sei attivisti politici d’opposizione, accusati di pianificare attentati contro obiettivi sensibili nel paese, in combutta con agenti iraniani. Teheran, pur appoggiando ‘moralmente’ la rivoluzione bahreinita, ha sempre negato qualunque coinvolgimento diretto nella lotta contro la corona.
Il Bahrein è un paese a maggioranza sciita, governato e oppresso da una minoranza sunnita. L’Iran sostiene da sempre la causa della popolazione sciita, più per motivi geopolitici che religiosi.
Un Bahrein ”libero” e con un governo sciita sarebbe sicuramente un ostacolo al grande nemico regionale dell’Iran, l’Arabia Saudita.
È curioso vedere come funzioni il bilancino del governo di Teheran per le rivolte arabe: nei paesi alleati (Siria) sono complotti orditi dall’occidente, in altri (Egitto, Bahrein, ecc) sono rivoluzioni spontanee. Così purtroppo va il mondo, non solo in Medio Oriente.

8 giugno 2012

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