Gli accademici sostengono il gruppo di donne israeliane“Civil Disobedience” che desidera infrangere le leggi di entrata in Israele

Circa 300 docenti delle scuole superiori in Israele hanno firmato un annuncio pubblico per sostenere le azioni di disobbedienza civile di un gruppo di donne che vogliono apertamente infrangere la legge per entrare in Israele.Gli accademici hanno messo i loro nomi in un annuncio che è stato pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz venerdì scorso, 17 giugno 2007, vicino ad un altro annuncio – il terzo negli ultimi mesi – pubblicato dal gruppo di donne chiamato “Civil Disobedience” (disobbedienza civile). Le donne, che sono state tutte controllate dalla polizia di Gerusalemme e che ora hanno la fedina penale sporca, hanno lanciato un appello a tutti gli israeliani affinchè si unissero nelle attività di protesta del gruppo che consisteva nel portare le donne e i bambini palestinesi in luoghi ricreativi e nelle spiagge israeliane. Queste azioni sono idea della scrittrice e traduttrice Ilana Hammerman, che ha iniziato a pubblicizzarle lo scorso anno.“Critichiamo la legalità e la moralità dei muri che sono stati eretti con forza tra noi ed i nostri vicini” ha dichiarato il gruppo nel suo annuncio.Accanto alla dichiarazione delle donne, gli accademici hanno scritto una lettera di sostegno: “Noi sottoscritti dichiariamo di essere desiderosi di collaborare con le attività delle donne di “Civil Disobedience” . In queste ore buie, siamo desiderosi di accompagnare i nostri ospiti, donne e bambini palestinesi, per sostenerli nella loro sfida, sia con le parole che con i fatti. L’attività di queste donne indica la giusta via da seguire per ogni cittadino israeliano che desideri il totale rispetto dei diritti umani. Nel caso in cui il sistema legale di Israele trovasse delle vie per perseguire penalmente e per punire queste donne, noi faremo di tutto per aiutarle e per essere giudicati assieme a loro.Gli accademici sostengono il gruppo di donne israeliane“Civil Disobedience” che desidera infrangere le leggi di entrata in Israele

Per maggiori informazioni sul gruppo Civil Disobedience sul sito http://www.lo-metsaytot.org/ (solo in lingua ebraica).

Tradotto in italiano dall’Alternative Information Centerhttp://www.alternativenews.org/italiano/

2   DODICI DONNE ISRAELIANE: NOI NON OBBEDIREMO   Lettera aperta pubblicata come annuncio a pagamento sul quotidiano israeliano "Haaretz" il 6 agosto 2010   Venerdi' 23 luglio 2010 abbiamo fatto un viaggio, una dozzina di donne ebree israeliane ed una dozzina di donne palestinesi della West Bank con quattro loro figli, fra cui un neonato. Abbiamo viaggiato in auto attraverso le colline interne del paese (“Shfela”) e fatto un giro turistico di Tel Aviv e Yaffa insieme. Abbiamo pranzato in un ristorante, preso il sole e passato veramente dei bei momenti sulla spiaggia. Siamo tornate attraverso Gerusalemme ed abbiamo guardato la citta' vecchia da lontano.La maggior parte delle nostre ospiti palestinesi non aveva mai visto il mare (che e' a meno di 60 km dalle loro case). La maggior parte di esse non ha mai avuto la possibilita' di pregare nei propri luoghi sacri a Gerusalemme - Al Quds, e li hanno osservati con desiderio da Monte Scopus.Nessuna delle nostre ospiti aveva un permesso di ingresso in Israele. Le abbiamo fatte passare attraverso i posti di blocco nelle nostre automobili, sapendo di violare la “Legge di ingresso in Israele”. Lo annunciamo qui apertamente.Questo viaggio comune e' stato organizzato quale risposta alla denuncia presentata dallo stato alla polizia contro una di noi, Ilana Hammerman, per un viaggio simile che lei ha fatto con tre giovani donne palestinesi. Abbiamo deciso di agire nello spirito di Martin Luther King e di mostrare simbolicamente che noi non riconosciamo leggi immorali e ingiuste.Non riconosciamo legalita' alla “Legge di ingresso in Israele”, una legge che permette ad ogni israeliano ed ogni ebreo di viaggiare liberamente in qualsiasi parte della terra fra il Mediterraneo ed il fiume Giordano, ma che nega lo stesso diritto ai palestinesi, nonostante questo sia anche il loro paese. Questa legge li spoglia del diritto di visitare citta' e villaggi lungo la “Linea Verde”: luoghi in cui essi hanno profonde radici familiari, di eredita' culturale e di legami nazionali.Percio', abbiamo obbedito alla voce della nostra coscienza e ci siamo prese la liberta' di condurre delle donne in alcuni di questi luoghi. Noi e loro ci siamo assunte il rischio insieme, con chiarezza di mente e forte convinzione.In tal modo, noi israeliane abbiamo guadagnato un altro grande privilegio, il fare esperienza nella nostra nazione, una nazione che vive sulla sua spada, di uno dei giorni piu' belli ed emozionanti della nostra vita: aver conosciuto coraggiose donne palestinesi, piene di gioia di vivere, l'aver passato del tempo assieme a loro ed essere state libere assieme a loro, anche se per un solo giorno.Non abbiamo portato in auto “terroriste” ne' “nemiche”, ma esseri umani, nostre simili. Le auto rita ' ci separano con barriere e posti di blocco, regole e regolamenti. Non per salvaguardare la nostra sicurezza, ma per santificare l'ostilita' e perpetuare il controllo di terra illegalmente sottratta ai legittimi proprietari. Questo ladrocinio di massa e' stato compiuto in violazione di tutte le leggi e convenzioni internazionali; viola i valori universali dei diritti umani, la giustizia e l'umanita'.Non siamo noi a violare la legge, lo stato di Israele e' stato il violatore in capo per decenni. Non siamo noi, donne con una consapevolezza civile e democratica, ad esserci spinte troppo in la'. E' lo stato di Israele che ha passato i limiti e che ci sta conducendo in un precipizio e forse persino all'autodistruzione.Chiamiamo i cittadini di Israele ad ascoltare le parole di Henry David Thoreau, un pensatore americano del XIX secolo, che nel suo famoso trattato sulla Disobbedienza civile scriveva: “Quando un sesto della popolazione di una nazione, che si suppone essere il rifugio della liberta', e' in schiavitu', ed un intero paese e' ingiustamente rovesciato e conquistato da un esercito straniero, e reso soggetto alla legge marziale, io penso che non sia mai troppo presto per gli uomini onesti ribellarsi e rivoluzionare la situazione. Cio' che rende questo dovere ancora piu' urgente e' il fatto che il paese cosi' conquistato non e' il nostro, e' nostro l'esercito invasore”.Ascoltate queste parole, guardate come si adattano bene alla situazione in cui la nostra nazione ha portato se stessa, e a quello che abbiamo fattoDodici donne israeliane: Noi non obbediremoIn the name of humanity 

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