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Israele, diritti negati per i detenuti palestinesi

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A lla maggior parte dei palestinesi arrestati dallo Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano, viene sistematicamente negato l’accesso ai legali durante gli interrogatori, per periodi che possono arrivare fino a tre mesi.A denunciarlo è il  rapporto  del  Public Cometee Against Torture in Israel  (Pcati), ong con sede a Tel Aviv.Secondo il documento di 69 pagine, intitolato “Quando l’eccezione diventa la regola”, tra il 70 e il 90 per cento dei circa 12 mila palestinesi arrestati tra il 2000 e il 2007 non ha avuto accesso a un avvocato per diverse settimane. Nel periodo di violazione, i fermati sono stati inoltre sottoposti a forme di interrogatorio vietate sia dal diritto internazionale che da quello israeliano. E la situazione denunciata dal Pcati, a detta della stessa ong, non è mutata nell’ultimo triennio, quando la privazione di assistenza legale è divenuta la regola piuttosto che l'eccezione.Le conclusioni del rapporto sono state immediatamente respinte dallo Shi

Manifesto dei Giovani di Gaza per il cambiamento. Il 15 Marzo

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Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo UN. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell'occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell'indifferenza della comunità internazionale! Vogliamo urlare per rompere il muro di silenzio, ingiustizia e indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; vogliamo urlare con tutto il potere delle nostre anime per sfogare l'immensa frustrazione che ci consuma per la situazione del cazzo in cui viviamo; siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c'è spazio né per la speranza né per la libertà. Ci siamo rotti i coglioni di rimanere imbrigliati in questa guerra politica; ci siamo rotti i coglioni delle notti nere come il carbone con gli aerei che sorvolano le nostre case; siamo stomacati dall'uccisione di contadini innocenti nella zona franca, colpevoli solo di stare lavorando le lo

operazione Colomba: coloni incendiano una tenda-abitazione in un villaggio palestinese

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Susiya – Nella notte di martedì 28 dicembre 2010, coloni israeliani hanno attaccato il villaggio palestinese di Susiya, incendiando una tenda usata come abitazione.  Intorno alle 3.00 del mattino, gli abitanti sono stati svegliati dalle fiamme appiccate da bottiglie incendiarie lanciate da tre uomini, visti poi scappare a bordo di un'auto. S i tratta dell'ennesimo atto di violenza perpetrato dai coloni israeliani dell'area ai danni delle comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron. “Lanciare una bottiglia incendiaria dando fuoco a una tenda significa voler uccidere...Vogliamo che la polizia investighi seriamente e arresti i colpevoli.”,   ha dichiarato un abitante del villaggio. I proprietari della tenda incendiata hanno sporto denuncia presso la stazione di polizia di Kyriat Arba. Secondo Yesh Din, organizzazione israeliana per i diritti umani, il 92% delle denunce presentate dai palestinesi contro i coloni si conclude con un fallimento: le denunce vengono

Israele:Appello alle ragazze ebree Non devono frequentare arabi

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 TEL AVIV - Un accorato appello alle ragazze ebree affinchè non allaccino alcun contatto con non-ebrei, e in particolare con gli arabi israeliani, è stato sottoscritto da trenta mogli di rabbini della corrente nazionalista, vicina al movimento dei coloni. Lo riferisce la stampa israeliana odierna, all'indomani della pubblicazione di un sondaggio di opinione da cui è emerso che il 44% degli ebrei israeliani approva l'appello diffuso in precedenza da un gruppo di rabbini contrari a vendere o affittare case ad arabi. Tra le firmatarie spiccano i nomi delle mogli di personaggi influenti, fra cui i rabbini Dov Lior, Eliezer Melamed e Yaakov Yosef. Costoro si dicono angosciate nel constatare che ragazze ebree si trovino spesso costrette a lavorare spalla a spalla con arabi i quali - avvertono - non esitano a dissimulare la propria identita'. ''Yussef si fa chiamare Yossi, Samir diventa Sami, Abed si trasforma in Ami'' sostengono le signore, secondo cui la situ

Siria, niene nozze per una donna siriana, Israele blocca il passaggio nel Golan

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Niente matrimonio per  Samar Salman Khayal , giovane  sposa  siriana   che doveva convolare a nozze con il  fidanzato residente nel Golan occupato da Israele. Lo Stato ebraico ha negato alla donna il rilascio del nulla osta necessario per oltrepassare la frontiera e raggiungere il futuro sposo, Nabih Farhat, che l'attendeva nel villaggio nelle alture sotto il controllo israeliano dal 1967.Secondo quanto riporta il sito di notizie siriano 'Cham Press',   non è la prima volta  che la donna si vede negare l'ingresso da parte di Israele. Samar, proveniente da Hadar, nella provincia meridionale di Quneitra, avrebbe infatti dovuto sposare Nabih già quattro anni fa e da allora è vittima delle "lungaggini senza senso" delle autorità israeliane, si legge sul sito siriano. Ma anche questa volta, mentre dava l'addio ai parenti per oltrepassare il confine, la Croce Rossa le comunica che dalle forze israeliane non era giunto nessun via libera al passaggio. Ennesima de

BRASILE: UN VOLTO NUOVO IN MEDIO ORIENTE

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     di  Nima Khorrami Assl Nonostante la crisi economica mondiale, la performance economica del Brasile è la più forte degli ultimi anni. L’inflazione è duramente combattuta, e le riserve internazionali ammontano a circa 240 miliardi di dollari. Ciò, a sua volta, ha dato spazio all’attività diplomatica brasiliana, che si spinge molto più lontano di quanto non accadeva passato. Il partenariato con il Sudafrica e l’India attraverso il forum di dialogo dell’IBSA , una crescente presenza in Africa e in Medio Oriente, e la partnership strategica con la Cina e l’UE sono tutti esempi dell’ascesa del Brasile sulla scena internazionale. Il viaggio di cinque giorni in Israele, Palestina e Giordania compiuto dal presidente Lula da Silva lo scorso marzo, la partecipazione del Brasile alla disputa nucleare iraniana e la sua recente decisione di  riconoscere uno Stato palestinese  entro i confini del 1967, hanno evidenziato la nuova strategia brasiliana volta a far apparire il Brasile come un att