Ben Caspit Ex funzionari della sicurezza israeliana chiedono a Netanyahu di dialogare con gli Stati Uniti sull'accordo con l'Iran

TRADUZIONE SINTESI 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha  sottolineato che “ Israele non ripone le sue speranze in un accordo con un regime estremista come [l'Iran]. Abbiamo già visto quanto valgono questi accordi ... con la Corea del Nord ".

Tuttavia  centinaia di ex generali, spie ed esperti della difesa del paese lo esortano  a sostenere l'approccio adottato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Il gruppo, noto come Commanders for Israel's Security , ha invitato Netanyahu a sostenere l'approccio di Biden per il ritorno all'accordo nucleare con l'Iran, ma a condizione che l'Iran riprenda tutti i suoi impegni nell'ambito dell' accordo del 2015 con le potenze mondiali.

Questa lettera crea un dubbio preoccupante a Netanyahu, in quanto  basata  su  conclusioni di un team di esperti con credenziali impeccabili ,guidati dall'ex direttore del Mossad Tamir Pardo. Tra i suoi altri membri ci sono :  Eli Levite, l'ex vicedirettore generale della Commissione israeliana per l'energia atomica, Magg. Gen. (Res.) Nitzan Alon, che ha servito come persona di riferimento del governo sulla minaccia nucleare iraniana e il professor Uzi Arad, ex funzionario del Mossad e consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu. La lettera del gruppo ha gettato un secchio di acqua ghiacciata sui recenti tentativi di Netanyahu di  accendere un incendio lungo l'asse Washington-Gerusalemme-Teheran.

Netanyahu ha chiarito la sua ferma opposizione a qualsiasi ritorno all'accordo del 2015. Chiede un nuovo accordo che colmi le lacune nell'accordo originale :

 estensione della  la clausola Sunset  - il conto alla rovescia per la scadenza dell'accordo 

un freno al programma missilistico balistico iraniano e alla sponsorizzazione statale del terrorismo 

il rafforzamento delle ispezioni internazionali 

.Netanyahu sa che gli americani rifiuteranno sicuramente le sue condizioni senza compromessi. I suoi partner di governo - il ministro della Difesa Benny Gantz e il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi - ritengono che Israele debba impegnarsi in un dialogo immediato e positivo con gli americani al fine di trovare un terreno comune con la nuova amministrazione democratica ,piuttosto che sfidarla con dichiarazioni conflittuali. Netanyahu non sembra  muoversi nella stessa direzione

Mentre Gantz è in contatto con il suo omologo del Pentagono, il Segretario alla Difesa Lloyd Austin, e Ashkenazi con il suo omologo Segretario di Stato Antony Blinken , Netanyahu è in contatto principalmente con se stesso e con alcuni stretti collaboratori. Le quattro settimane di attesa per la prima telefonata di Biden non hanno alleviato il suo stato d'animo e ora, per finire, deve occuparsi della lettera dei generali.

La lettera dei comandanti per la sicurezza israeliana, un gruppo con spiccate inclinazioni di centro-sinistra, è stata firmata da un ex membro del governo Netanyahu, suo ex inviato in Cina ed ex vice capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, il Mag. Gen. . (Ris.) Matan Vilnai. "Penso che il governo capisca la nostra lettera e penso che nessuno dubiti che il presidente Biden sia impegnato nella prevenzione della capacità nucleare iraniana e non abbia intenzione di deviare da questo principio, che ha sposato per molti anni", ha detto Vilnai ad Al-Monitor . “Vorrei ricordare  che quando l'accordo, tra le potenze mondiali e l'Iran è stato firmato nel 2015, le valutazioni dell'intelligence mondiale hanno evidenziato che all' Iran mancavano  tre mesi da avere  una bomba nucleare.  Quando gli Stati Uniti si sono ritirati [nel 2018], gli iraniani hanno iniziato a violare l'accordo .Questo è il motivo per cui sosteniamo il ritorno all'accordo originale"

Vilnai ha aggiunto: “Non dobbiamo giocare su tutto il campo. Dobbiamo fare tutto il possibile per impedire un Iran con capacità nucleare,. Questo dovrebbe essere l'obiettivo. Dobbiamo assicurarci che gli iraniani non violino l'accordo e migliorare ciò che deve essere migliorato. Solo un accordo migliore di questo tipo può portare a termine il compito di privare l'Iran della capacità nucleare ".

In altre parole, un team di esperti ha concluso che ,contrariamente alla posizione della maggior parte dei membri di spicco del governo Netanyahu-Gantz, l'accordo con l'Iran non dovrebbe includere il programma missilistico di Teheran o le sue attività regionali, che Vilnai definisce " intero campo. " Questo approccio attribuisce un'importanza fondamentale alla minaccia esistenziale per Israele rappresentata dalle ambizioni nucleari degli ayatollah.  Il focalizzare  altre questioni è uno spreco di energia.

“Israele sarà in grado di trattare con l'Iran su questioni convenzionali. È già minacciato dai missili  degli Hezbollah . L'unico punto di svolta è la minaccia nucleare ed è qui che dovrebbe essere diretta tutta l'attenzione ”, ha detto ad Al-Monitor un membro del team di esperti a condizione di anonimato.

Nel frattempo, il leader supremo dell'Iran Ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato questa settimana che il suo paese potrebbe arricchire l'uranio fino al 60% se necessario e non cederebbe mai alla pressione degli Stati Uniti. “Il livello di arricchimento dell'uranio dell'Iran non sarà limitato al 20%. Lo aumenteremo in base alle esigenze del Paese   ... Nessuno può fermare l'Iran ".

“Il nostro problema principale”, ha detto ad Al-Monitor un ex alto funzionario militare in condizioni di anonimato, “è che gli iraniani sono molto più abili in questo tipo di negoziati rispetto agli americani. Abbiamo a che fare con una nazione di commercianti abituati a negoziati contorti e subdoli, mentre gli Stati Uniti sono una potenza mondiale abituata al fatto che  tutti si piegano alla  sua volontà. Questo non è neanche lontanamente una parità di condizioni ".

Una fonte diplomatica israeliana ha  aggiunto  in condizione di anonimato: “Ogni settimana che passa senza l'inizio  di un dialogo israelo-americano ,è un'orribile perdita di tempo. Il tempo sta finendo. Invece di metterci a lavorare con gli americani, stiamo perdendo tempo in discussioni politiche e discussioni tra Netanyahu e Gantz . Israele  deve fare uno sforzo concertato per impegnarsi con l'amministrazione e cercare di chiarire la nostra posizione ragionata". Tuttavia, questa tensione  potrebbe esplodere in un grande incendio se e quando si scopre che l'amministrazione è già sulla buona strada per tornare all'accordo con l'Iran , mentre Israele continua a discutere con se stesso su come procedere al meglio.



Former Israeli security officials call on Netanyahu to dialogue with US on Iran deal



Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu said today that Israel will not rely on efforts to return to a nuclear deal with Iran, stating “Israel isn’t pinning its hopes on an agreement with an extremist regime like [Iran]. We already saw what these agreements are worth … with North Korea.”

Still, as Netanyahu was busy formulating the Israeli strategy on the expected resumption of Iran-US negotiations, hundreds of the country’s former generals, spies and defense experts were urging him to back the approach adopted by US President Joe Biden.

The group, known as Commanders for Israel’s Security, called on Netanyahu to support Biden’s approach for returning to the nuclear deal with Iran — but on condition that Iran resumes all its commitments under its 2015 agreement with world powers.

The letter’s loaded message was undoubtedly troubling for Netanyahu, based as it was on the conclusions of a team of experts with impeccable credentials led by former Mossad Director Tamir Pardo. Among its other members were Eli Levite, the former deputy director general of the Israeli Atomic Energy Commission; Maj. Gen. (Res.) Nitzan Alon, who served as the government’s point person on the Iran nuclear threat; and professor Uzi Arad, former Mossad official and Netanyahu national security adviser. The group’s letter dumped a bucket of ice water on Netanyahu's recent attempts to ignite a fire along the Washington-Jerusalem-Tehran axis.

Netanyahu has made clear his adamant opposition to any return to the 2015 agreement. He demands a new deal that would plug the loopholes in the original deal, including the Sunset clause — the countdown for the expiration of the agreement — by extending its expiration date, curbing Iran’s ballistic missile program and state sponsorship of terrorism, and tightening international nuclear inspections.

Netanyahu knows the Americans are certain to reject his uncompromising conditions. His government partners — Defense Minister Benny Gantz and Foreign Minister Gabi Ashkenazi — believe Israel must engage in an immediate, positive dialogue with the Americans in order to find common ground with the new Democratic administration rather than challenging it with confrontational declarations. Netanyahu does not seem to be on the same page.

While Gantz is in touch with his Pentagon counterpart Defense Secretary Lloyd Austin, and Ashkenazi with his counterpart Secretary of State Antony Blinken, Netanyahu is in touch mostly with himself and a few close aides. The tense four-week wait for Biden’s first phone call did not ease his state of mind and now, to top it all off, he must deal with the generals’ letter.

The letter by Commanders for Israel’s Security, a group with distinct center-left leanings, was signed by a past member of the Netanyahu government, its one-time envoy to China and former Deputy Chief of Staff of the Israel Defense Forces, Maj. Gen. (Res.) Matan Vilnai. “I think the government understands our letter and I think no one doubts that President Biden is committed to the prevention of Iran’s nuclear capacity and does not intend to deviate from this principle, which he has espoused for many years,” Vilnai told Al-Monitor. “I’d like to remind you that when the agreement between world powers and Iran was signed in 2015, worldwide intelligence assessments put Iran only three months away from a nuclear bomb. That was the basic figure.”

He explained the point that the letter sought to make. “The 2015 agreement — which had many flaws — pushed and rolled Iran back to a position of being within one year away from a bomb. When the United States pulled out [in 2018], the Iranians started violating the agreement and were again just three months away. That is why we support a return to the original agreement, implementation of all the lessons learned since it was signed and a focus only on the nuclear issue,” he said.

Vilnai added, “We must not play across the entire field. We must do everything possible to prevent a nuclear-capable Iran, period. That should be the focus. We must make sure the Iranians are not violating the agreement and improve what needs improvement. Only an improved agreement of this kind can accomplish the task of depriving Iran of nuclear capacity."

In other words, a team of particularly senior experts has concluded that contrary to the position of most top members of the Netanyahu-Gantz government, the agreement with Iran should not include Tehran’s missile program or its regional activities, which Vilnai dubs “playing across the entire field.” That approach places paramount importance on the existential threat to Israel posed by the ayatollahs’ nuclear ambitions. Diverging to additional issues is a waste of energy.

“Israel will be able to deal with Iran on conventional issues. It is already under missile and rocket threat today by Hezbollah and others. The only game changer is the nuclear threat and that is where all the attention should be directed,” a member of the team of experts told Al-Monitor on condition of anonymity.

Meanwhile, Iran’s Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei said this week that his country could enrich uranium to 60% purity if needed and would never yield to US pressure. “Iran’s uranium enrichment level will not be limited to 20%. We will increase it to whatever level the country needs. … No one can stop Iran,” he said.

“Our main problem,” a former senior military official told Al-Monitor on condition of anonymity, “is that the Iranians are far more adept at these types of negotiations than the Americans are. We are dealing with a nation of traders used to convoluted and devious negotiations, while the United States is a world power accustomed to everyone bending to its will. This is nowhere near a level playing field.”

An Israeli diplomatic source told Al-Monitor on condition of anonymity, “Every week that goes by without the start of the Israeli-American dialogue is a horrible waste of time. Time is running out. Instead of getting down to work with the Americans, we are wasting time on policy discussions and tiffs between Netanyahu and Gantz.”

The source added that Israel must “make a concerted effort to engage with the administration, to hand over all our quality intelligence and try to clarify our reasoned position.” Although the sides are in touch, the contacts are on a back burner. However, that low flame could erupt into a major fire if and when it turns out that the administration is already well on its way back into the agreement with Iran, while Israel continues to debate with itself how best to proceed.


 

Commenti

Post popolari in questo blog

Richard Silverstein :Il sionismo liberale e l'illusione dei due Stati

Yehudit Karp :È giunto il momento di ammettere: Israele è un regime di apartheid

Gideon Levy : | Un'immagine, 2 milioni di persone private della loro dignità. Gaza

Offer Aderet Gli ARCHIVI DELLA GUERRA DEL KIPPUR RIVELANO LA SPIA EGIZIANA CHE HA SALVATO ISRAELE E LA PAURA DELL'UNIONE SOVIETICA DI GOLDA MEIR