IL MIO BISNONNO SALVO’ DEGLI EBREI DURANTE L’OLOCAUSTO. ORA IO SONO IN CARCERE PER AVER RIFIUTATO DI ARRUOLARMI NELL’IDF

Helman dice che la storia di resistenza ed oppressione della sua famiglia ha ispirato la sua decisione di rifiutare di arruolarsi nell’esercito israeliano.

Di Matan Helman
13 aprile 2018

Due refusers di leva israeliani sono stati mandati in carcere lo scorso martedì. Ayelet Brachfeld, 18 anni, di Tel Aviv, e Matan Helman, 20 anni, del Kibbutz HaOgen. Helman, che ha già scontato 90 giorni in una prigione militare, ha davanti un altro termine di 20 giorni di prigionia. Brachfeld, che ha già scontato 40 giorni in una prigione militare, passerà altri 30 giorni dietro le sbarre.

Prima della sua incarcerazione, Helman ha scritto una lettera sulla non comune storia della sua famiglia durante l’Olocausto. Il padre di Helman è israeliano, nato nel kibbutz. Sua madre è olandese. Si era trasferita in Israele per fare la volontaria nel kibbutz, attratta dagli ideali socialisti. Il nonno della madre di Helman, Richte – il suo bisnonno – si era rifiutato di arruolarsi nei campi di lavoro nazisti durante l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi. Richte fuggì e si unì alla resistenza clandestina.

Questa è la lettera che ha scritto Helman.

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Quando ero all’11° grado, ho viaggiato in Polonia con Hashomer Hatzair [un movimento giovanile sionista-socialista]. Per orientarmi in vista del viaggio, mia madre mi ha raccontato la storia della sua famiglia durante la II Guerra Mondiale per la prima volta. Il quarto giorno del viaggio in Polonia, ho letto la storia della mia famiglia ad una cerimonia commemorativa dei Giusti tra le Nazioni [non ebrei che salvarono ebrei durante la guerra ].

La famiglia di mio padre è ebrea, dell’Europa dell’Est. Mia madre è olandese. Quando i tedeschi invasero i Paesi Bassi nel 1940, il mio bisnonno Richte Taklenbroch aveva 28 anni, era sposato con tre bambini. I tedeschi conquistarono i Paesi Bassi in tre giorni e rapidamente obbligarono tutti i giovani uomini olandesi ad arruolarsi nei campi di lavoro per servire l’esercito tedesco.

Richte, il mio bisnonno, rifiutò di arruolarsi, e si unì alla resistenza clandestina. Si nascose nella casa di famiglia nel loro villaggio. Nello stesso tempo, tentò di unirsi alla resistenza, per cercare altre vie per combattere contro i tedeschi. Tramite la resistenza, incontrò un’anziana coppia ebrea e una donna ebrea. I tre trascorsero gli ultimi due anni di guerra nascondendosi nella casa di Richte. Si nascondevano in un grande guardaroba, insieme al mio bisnonno. Potevano lasciare la casa solo di notte per prendere aria fresca. La resistenza forniva razioni di cibo agli ospiti di Richte. Sua moglie acquistava il cibo in luoghi differenti della zona per evitare di suscitare qualsiasi sospetto.

Durante la guerra, la famiglia di Richte nascose altri ebrei che erano venuti alla casa per una o due notti. La figlia di Richte, che aveva allora 10 anni, era arrabbiata con i suoi genitori perché aveva paura della punizione che li aspettava se fossero stati scoperti a nascondere degli ebrei. Mia nonna era giovane allora e non capiva il pericolo.

Quando l’occupazione tedesca finì nel maggio 1945, l’anziana coppia ebrea ritornò alla città di Groningen. Rimasero in contatto con la famiglia finché morirono pochi anni dopo la fine della guerra. Ad oggi, la mia famiglia nei Paesi Bassi ha ancora un paesaggio disegnato dal vecchio uomo ebreo che si nascondeva nella casa; lo diede alla famiglia come segno di gratitudine.

Dopo che avevo deciso di rifiutare di arruolarmi nell’IDF, ho avuto ancora dubbi occasionali circa la mia decisione. Mi chiedevo cosa avrebbe fatto il mio bisnonno al mio posto. Cosa avrebbe fatto se gli fosse stato richiesto di servire in un esercito che occupa ed opprime un’altra nazione?

Non si sarebbe arruolato, la sua coscienza non glielo avrebbe permesso. Richte avrebbe resistito, avrebbe rifiutato di arruolarsi e avrebbe affrontato le conseguenze – del tempo in prigione.

La Shoah fu l’evento più delittuoso della storia. È Il solo. L’occupazione israeliana non si avvicina affatto a ciò che accadde durante l’Olocausto – non c’è paragone.

Comunque, l’oppressione è oppressione, è oppressione. Salvare degli ebrei e resistere al nazismo, e rifiutare di arruolarsi e resistere all’occupazione israeliana sono modi differenti di combattere la stessa battaglia: la lotta contro l’occupazione e il terrore, l’oppressione e la schiavitù. La lotta per un mondo di pace, giustizia ed uguaglianza per tutti.

La storia della mia famiglia ha avuto una grande impressione su di me. Mi ha ispirato. Richte mi ha insegnato che la maggioranza non ha necessariamente ragione, che la moralità e la coscienza sono più grandi della legge. Soprattutto, mi ha insegnato che la risposta all’ingiustizia è la resistenza. Il mio bisnonno è esemplare, e mi sento orgoglioso di seguire il suo esempio. Di fronte all’ingiustizia, l’obiezione di coscienza è un obbligo morale.

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Matan Helman, 20 anni, del Kibbutz HaOgen, è uno dei firmatari della lettera dei Refusers nel 2017. È attualmente in prigione per essersi rifiutato di arruolarsi nell’IDF.

My great-grandfather saved Jews during the Holocaust. Now I’m in jail for refusing to enlist in the IDF | +972 Magazine

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Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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My great-grandfather saved Jews during the Holocaust. Now I’m in jail for refusing to enlist in the IDF

Helman says his family’s history of resistance to oppression inspired his decision to refuse to enlist in the Israeli army.

By Matan Helman

Matan Helman and Ayelet Brachfeld. (Courtesy of Mesarvot)

Two Israeli draft refusers were sent to jail last Tuesday. Ayelet Brachfeld, 18, from Tel Aviv, and Matan Helman, 20, from Kibbutz HaOgen. Helman, who has already served 90 days in military prison, faces another 20-day prison term. Brachfeld, who has already served 40 days in military prison, will spend another 30 days behind bars.

Before his imprisonment, Helman wrote a letter about his family’s uncommon story during the Holocaust. Helman’s father is Israeli, born on the kibbutz. His mother is Dutch. She moved to Israel to volunteer on the kibbutz, attracted by its socialist ideals. Helman’s mother’s grandfather — his great-grandfather, Richte — refused to enlist in the Nazi work camps during the German occupation of the Netherlands. Richte escaped and joined the underground resistance.

This is the letter Helman wrote.

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When I was in grade 11, I traveled to Poland with Hashomer Hatzair [a socialist-Zionist youth movement]. Before the orientation before the trip, my mother told me her family’s story during World War II for the first time. On the fourth day of the trip to Poland, I read my family’s story at a ceremony commemorating the Righteous Among the Nations [non-Jews who saved Jews during the war].

My father’s family is Jewish, from Eastern Europe. My mother is Dutch. When the Germans invaded the Netherlands in 1940, my great-grandfather Richte Taklenbroch was 28, married with three children. The Germans conquered the Netherlands in three days and quickly forced all Dutch young men to enlist in work camps to serve the German army.

Richte, my great-grandfather, refused to enlist, and joined the underground resistance. He hid in the family’s house in their village. At the same time, he attempted to join the resistance, to look for other ways to fight back against the Germans. Through the resistance, he met an old, Jewish couple and a Jewish woman. The three spent the last two years of the war hiding in Richte’s house. They would hide in a large closet, along with my great-grandfather. They could only leave the house at night to get fresh air. The resistance provided food rations for Richte’s guests. His wife would purchase food at different places in the area to avoid arousing any suspicion.

During the war, Richte’s family hid other Jews who would come to the house for one or two nights. Richte’s daughter, who was 10 at the time, was angry at her parents because she feared the punishment that awaited them if they were discovered hiding Jews. My grandmother was young then and didn’t understand the danger.

When the German occupation ended in May 1945, the old Jewish couple returned to the city of Groningen. They stayed in touch with the family until they died a few years after the war’s end. To this day, my family in the Netherlands still has a landscape drawn by the old Jewish man who hid in their house; he gave it to the family as a token of gratitude.

After I decided to refuse to enlist in the IDF, I still had occasional doubts about my decision. I asked myself what my great-grandfather would have done in my place. What would he have done were he required to serve in an army that occupies and oppresses another nation?

He wouldn’t enlist, his consciousness wouldn’t allow it. Richte would resist, he would refuse to enlist and he would face the consequences — time in prison.

The Shoah was the most murderous event in history. It stands alone. The Israeli occupation does not at all come close to what happened during the Holocaust — there is no comparison.

However, oppression is oppression is oppression. Saving Jews and resisting Nazism and refusing to serve and resisting the Israeli occupation are different ways, in different times, of fighting the same struggle: the struggle against occupation and terror, against slavery, oppression and bondage. The struggle for a world of peace, justice, and equality for everyone.

My family’s story made a strong impression on me. It inspires me. Richte taught me a lot. He taught me that the majority is not necessarily right, that morality and conscience are greater than the law. Most of all, he taught me that the answer to injustice is resistance. My great-grandfather is an exemplar, and I feel proud to follow his example. In the face of injustice, conscientious objection is a moral obligation.

Matan Helman, 20, from Kibbutz HaOgen, is one of the signers of the 2017 Refusers Letter. He is currently in prison for refusing to enlish in the IDF. A version of this post first appeared in Hebrew at Local Call. Read it here

 

IL MIO BISNONNO SALVO’ DEGLI EBREI DURANTE L’OLOCAUSTO. ORA IO SONO IN CARCERE PER AVER RIFIUTATO DI ARRUOLARMI NELL’IDF

 

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