. La "rabbia" palestinese investe i Territori, quattro morti per mano dell'esercito israeliano


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Ieri centinaia i feriti, tra i quali anche un poliziotto israeliano accoltellato da un palestinese. Gli scontri più gravi a Gaza. La Turchia intanto preme per il riconoscimento dello Stato di Palestina
Il 18 enne Muhammad Amin Aqel al-Adam dopo essere stato colpito ieri dall'esercito israeliano a Ramallah (Foto: Ma'an News)
Il 18 enne Muhammad Amin Aqel al-Adam dopo essere stato colpito ieri dall’esercito israeliano a Ramallah (Foto: Ma’an News)
AGGIORNAMENTI
ore 18.15 – Cinque ricoverati a Gaza feriti dall’esercito, 20 intossicati dai gas
Secondo i dati forniti dal ministro della Salute di Gaza, Ashraf al-Qudra, oggi sono stati ricoverati in ospedale cinque manifestanti palestinesi feriti dal fuoco sparato dall’esercito israeliano durante proteste al confine. Altri 20, intossicati dai gas, sono stati trattati dalle ambulanze presenti.
ore 16 – Esercito attacca processione a Betlemme, Fatah chiama alla protesta a Gerusalemme contro Pence
Una processione, organizzata oggi dal Comitato di coordinamento delle fazioni palestinesi a Betlemme, cominciata di fronte alla Palestinian Women’s Union in Cinema Square, è stata attaccata dall’esercito israeliano che ha impedito ai giornalisti presenti di riprendere l’assalto. I soldati hanno lanciato granate e gas lacrimogeni contro la marcia, che voleva anche celebrare i 50 anni del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Pflp).
Intanto Fatah ha chiamato a manifestazioni la prossima settimana contro la visita del vice presidente statunitense Pence che andrà a Gerusalemme in “forma privata” e visiterà il Muro del Pianto, dopo aver cancellato la visita ufficiale prevista all’Anp e in Egitto per le proteste esplose contro Trump e dopo l’annuncio palestinese di non voler incontrare il suo vice. Fatah ha fatto appello alla piazza mercoledì prossimo, quando Pence sarà a Gerusalemme.
ore 15.45 – Migliaia di persone ai funerali dei palestinesi uccisi ieri
Sono migliaia i palestinesi che hanno preso parte oggi ai funerali dei quattro manifestanti uccisi ieri tra Cisgiordania e Gaza dall’esercito israeliano. A Gaza si sono tenuti le commemorazioni per il noto attivista Ibrahim Abu Thuraya, 39enne disabile a causa dell’attacco israeliano contro la Striscia nel 2008, l’operazione Piombo Fuso, colpito ieri alla testa da un proiettile durante una manifestazione al confine. Il leader di Hamas Haniyeh ha portato personalmente il feretro.
Nel villaggio di Anata, in Cisgiordania, si sono svolti i funerali del 24enne Basel Ibrahim, anche lui ucciso dalle pallottole dell’esercito israeliano. Ad Hebron è stato commemorato Mohammed Aqal, 29 anni, ucciso a Ramallah ieri (vedi foto di apertura).
ore 15.20 – Resta in coma il 14enne Hamed Omar al-Masri
E’ ancora in coma in ospedale Hamed Omar al-Masri, 14 anni, ferito al volto il 12 dicembre da una pallottola sparata dall’esercito israeliano, secondo quanto riportato dall’agenzia Imemc.
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Hamed Omar al-Masri
ore 14 – La polizia israeliana disperde un gruppo di donne che manifestavano alla Porta di Damasco. Il video di Amin Sian per Nena News

ore 13.30 – Domani riunione di emergenza dell’Olp a Ramallah
Tutte le fazioni dell’Olp terrano una riunione d’emergenza domani a Ramallah sulle mosse da compiere dopo la dichiarazione di Trump. Lo ha annunciato oggi Fatah.
ore 13.15 – Corteo a Salah Eddin Street a Gerusalemme est, arresti
Nella principale via di Gerusalemme est, Salah Eddin Street, è in corso un nuovo corteo palestinese. La polizia ha arrestato un membro di Fatah, Awad Salaima.
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Foto: Twitter
ore 13 – L’Egitto apre il valico di Rafah per quattro giorni
Oggi l’Egitto ha aperto il valico di Rafah con la Striscia di Gaza per quattro giorni per permettere l’uscita di feriti e di casi umanitari. Il ministero dell’Educazione di Gaza ha fatto appello agli studenti gazawi con borse di studio all’estero ad approfittare dell’apertura del confine per poter uscire. L’ultima volta il valico è stato aperto per tre giorni il 18 novembre nonostante l’impegno del Cairo a mantenerlo costantemente aperto dopo la riconciliazione tra Anp e Hamas.
ore 12.30 – Anp: “Non accetteremo cambiamenti dei confini del 1967″
Il portavoce del presidente dell’Anp Abu Mazen, Nabil Abu Rudeinah, ha detto oggi che i palestinesi “non accetteranno nessun cambiamento dei confini del 1967 a Gerusalemme est”. Il comunicato arriva dopo che funzionari della Casa Bianca avrebbero affermato che gli Stati Uniti considerano il Muro del Piano parte di Israele, quando ufficialmente si trova all’interno di Gerusalemme est.
ore 12.15 – Il multimilionario palestinese Sabih al-Masri arrestato in Arabia Saudita
Il multimilionario palestinese Sabih al-Masri, presidente dell’Arab Bank e proprietario della Paltel, compagnia di telecomunicazioni palestinese, è stato arrestato in Arabia Saudita per un interrogatorio in merito ad alcuni business nel paese. Lo fa sapere la sua famiglia, tra le più ricche della Palestina, con interessi nei settori delle telecomunicazioni, dell’immobiliare e dell’alberghiero.
ore 10.45 – Sette palestinesi arrestati a Gerusalemme nella notte
La scorsa notte la polizia di frontiera israeliana ha arrestato sette palestinesi nel quartiere di Issawiya, a Gerusalemme est. Secondo la polizia sono responsabili di lancio di pietre, fuochi di artificio e molotov contro le forze israeliane.
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di Michele Giorgio – Il Manifesto
Gerusalemme, 16 dicembre 2017, Nena News – Donald Trump ha calpestato il diritto internazionale e incendiato il Medio Oriente con il suo riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele. E dopo tutto questo il suo vice, Mike Pence, la prossima settimana andrà al Muro del Pianto nel settore est, arabo, occupato della città non in visita ufficiale bensì “in forma privata”. Scagliano la pietra e poi nascondono la mano.
I padroni del mondo non hanno un briciolo di coerenza. Pence lunedì aveva anche rinviato il suo arrivo a Gerusalemme a causa delle proteste scatenate dalla dichiarazione di Trump, dando come motivazione ufficiale il voto al Senato Usa sulla riforma fiscale.
L’incendio intanto si allarga. La “giornata della collera” proclamata dai palestinese nel venerdì delle preghiere islamiche si è conclusa con tre palestinesi uccisi dai militari israeliani, due a Gaza e uno in Cisgiordania. Morto anche un quarto palestinese, Mohammed Aql, ad al Baloua, alla periferia orientale di Ramallah. Dopo aver accoltellato e ferito a una spalla un ufficiale della guardia di frontiera israeliana, gli altri militari gli hanno sparato tre colpi a freddo, mentre si allontanava.
I palestinesi parlano di una esecuzione a sangue freddo e in rete è virale il video che mostra l’accaduto. Gli israeliani da parte loro denunciano che Aql indossava una cintura esplosiva (ben visibile nelle foto pubblicate da molti siti), tuttavia ieri sera non era ancora chiaro se fosse vera o finta.
Il tributo di sangue più alto l’ha pagato ancora una volta Gaza dove nei giorni scorsi erano già stati uccisi due palestinesi dal fuoco dei soldati, lungo le linee di demarcazione tra Israele e Gaza. Altri due palestinesi erano morti nei raid aerei compiuti dall’aviazione israeliana dopo il lancio di razzi palestinesi. Ieri sono stati colpiti alla testa ed uccisi, Ibrahim Abu Thuraya, 29 anni, e Yusef Sukkar, 32 anni, quando migliaia di manifestanti si sono avvicinati alle barriere di confine.
I feriti sono stati decine, 164 secondo i dati forniti dal ministero della sanità palestinese. Abu Thuraya era un disabile, ferito in un passato bombardamento israeliano aveva perduto le gambe ed era confinato su una sedia a rotelle. Violenti sono stati gli scontri in Cisgiordania dove Basel Ibrahim è stato colpito durante una manifestazione ad Anata da proiettili esplosi dai soldati.
Manifestazioni sono avvenute alla periferia di Nablus e in molti altri villaggi e cittadine cisgiordane, come non avveniva da anni, e questo – mentre tanti ripetono che non ci sarà una nuova Intifada palestinese – indica che la mossa unilaterale di Donald Trump su Gerusalemme ha messo in moto una reazione popolare largamente spontanea, con un coinvolgimento minimo dei partiti e dei movimenti politici tradizionali.
L’Autorità Nazionale del presidente Abu Mazen ha deciso di frenare solo in parte la rabbia popolare pur sapendo che questa rivolta a bassa intensità potrebbe trasformarsi da una palla di neve in una valanga capace di travolgerla. Spontanee e sempre più ampie sono pure le proteste a Gerusalemme Est.
Ieri la polizia israeliana non ha posto limiti all’ingresso dei palestinesi sulla Spianata della moschea di al Aqsa ma ha transennato e blindato tutta l’area della Porta di Damasco, l’ingresso principale della città vecchia. Poi, una volta terminata la preghiera di mezzogiorno, ha disperso spesso con brutalità e qualche pestaggio gruppetti di palestinesi che inneggiavano a “Gerusalemme araba” e premevano sugli sbarramenti.
I fatti più gravi nella città vecchia sono avvenuti, ancora una volta, davanti alla IV Stazione di via Dolorosa. Gli agenti, non appena il corteo uscito dalla Spianata ha cominciato a premere sullo schieramento di polizia, sono intervenuti con spintoni e colpi contro i dimostranti. E non si sono mostrati “ben disposti” neanche con i giornalisti presenti. Scene di violenza che si sono ripetute pochi minuti dopo alla Porta di Damasco, in seguito alla chiusura temporanea dell’uscita dalla città vecchia ordinata dalla polizia. Non si conosceva ieri sera il numero dei feriti palestinesi a Gerusalemme Est. Tra i contusi ci sono alcuni poliziotti.
Resta movimentata anche la scena diplomatica. La Turchia, tra i Paesi più critici della dichiarazione di Donald Trump, ha fatto sapere che chiederà alle Nazioni Unite di annullare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele annunciato dalla Casa Bianca. E in caso di fallimento, ha aggiunto, si rivolgerà direttamente all’Assemblea Generale. Il presidente turco Erdogan ha anche annunciato iniziative a favore del riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina. Ankara, come il Libano, ora sostiene di voler aprire un’ambasciata a Gerusalemme Est, capitale della Palestina.
Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2

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