giovedì 12 gennaio 2017

Akiva Eldar: perchè Netanyahu si è precipitato ad accusare lo Stato Islamico per l'attentato di Gerusalemme



 
 Sintesi personale

Pochi istanti dopo l' attacco terroristico a Gerusalemme, il primo ministro Benjamin Netanyahu era già in grado di affermare categoricamente, "Noi conosciamo l'identità dell'attaccante  : un sostenitore di Stato Islamico [IS]." Il  sangue dei quattro morti e dei 17 feriti, non si era nemmeno asciugato quando ha dichiarato questo  con certezza :"E' lo stesso modello ispirato dallo Stato islamico che abbiamo visto prima in Francia, poi in Germania e ora a Gerusalemme. "

Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha aggiunto : : "Quello che abbiamo davanti a noi è un attacco terroristico su istigazione dell' IS. ... L'abbiamo visto in Francia, l'abbiamo visto a Berlino e purtroppo l' abbiamo visto oggi a Gerusalemme . E 'chiaro che c'è una sola ragione per questo attacco terroristico crudele  : siamo ebrei e viviamo qui nello Stato di Israele ".
Il ministro della difesa sapeva già con certezza che tali attacchi non sono in alcun modo collegati  alla mancanza di negoziati diplomatici tra Israele e i palestinesi.  Netanyahu e Lieberman puntavano a recidere qualsiasi legame tra il terrorismo palestinese ,  l' occupazione di Israele e gli insediamenti e incidere nella coscienza di Israele  la interpretazione del terrorismo  come "calamità naturale" globale estranea  alla politica  di Israele .
Il capo della polizia Roni Alsheich ha sostenuto la versione dei due politici di alto livello. Nella sua diagnosi ha dichiarato , "E 'lecito ritenere che ondate di terrorismo islamico internazionale stanno continuando. Ancora una volta l'incitamento è ovunque, soprattutto nei media palestinesi."
L'assassino potrebbe essere stato ispirato dall'Isis seguendo il modello europeo , potrebbe essere stato alimentato dall'  incitamento nei media palestinesi, ma anche così, non si può  ignorare la ragionevole ipotesi che l'assassino abbia avuto un ulteriore motivo.
  Qanbar ha vissuto tutta la sua vita sotto l'occupazione israeliana, senza speranza di vivere in uno stato  suo. Il suo villaggio, Jabel Mukabber, è stata unilateralmente annesso  a Gerusalemme  nel 1967 in violazione del diritto internazionale e  delle  risoluzioni delle Nazioni Unite. Un insediamento ebraico è stato stabilito nel cuore del suo villaggio fatiscente. Il suo nome, Nof Zion (Paesaggio di Sion), riflette la sensibilità dei suoi fondatori per i sentimenti dei loro vicini palestinesi.
Qanbar certamente ha  appreso che gli occupanti israeliani considerano la vita e la libertà come sacrosanta - vale a dire, fino a quando si tratta della vita ebraica
. La corte marziale del soldato israeliano Elor Azaria, giudicato  colpevole il 4 gennaio di omicidio colposo per aver ucciso un aggressore palestinese ferito, è l'eccezione che conferma la regola. Per quanto si sa   nessuna indagine è stata condotta , dall'inizio della cosiddetta intifada iniziata nel settembre 2015, sull'uccisione di altri palestinesi durante accoltellamenti tentati  o sospetti . La regola dimostra che se l'uccisione di Azaria non fosse stata catturata  in video da un volontario del gruppo dei  diritti umani israeliani  B'Tselem, Sharif  sarebbe stato   inserito nella lista dei palestinesi morti  in circostanze oscure.
Tra aprile 2011 e la fine del 2015, B'Tselem ha registrato 106 incidenti in Cisgiordania che coinvolgono  121 civili palestinesi disarmati e uccisi  30 casi non sono stati oggetto  di un'indagine. Quattordici casi sono stati respinti. Solo un caso ha portato a una condanna  e solo uno a una  incriminazione .Questo in flagrante contraddizione con la politica  ufficiale delle  Forze di Difesa Israeliane :  ogni evento militare non operativo  che termina con la morte di un civile palestinese in Cisgiordania deve essere indagato.
Nel 2016, B'Tselem ha denunciato  gli attacchi delle forze di sicurezza israeliane contro i palestinesi. L'organizzazione ha detto di aver concluso che era "  inutile perseguire la giustizia e la difesa dei diritti umani lavorando con un sistema la cui funzione reale consiste nel  continuare a coprire quanto accade ."
Liberman ha dichiarato :  "Le persone che combattono il terrorismo e  i terroristi giorno dopo giorno, per mesi, non possono andare in missione con un avvocato al loro fianco". In riferimento a questo commento, un attivista per i diritti umani ha detto ad Al-Monitor questa settimana che i soldati nei territori occupati non hanno bisogno di un avvocato. Essi sono dotati di maschere che permettono loro completa libertà di movimento e li proteggono dall'identificazione, da ogni indagine , dal rendere conto  delle loro azioni.
Accusare automaticamente  per l'uccisione dei quattro allievi ufficiali l' IS è un cinico tentativo da parte della leadership ebraica di sfuggire alla responsabilità  derivanti  dalle proprie politiche. Anche se si scopre che Qanbar era un seguace dell'  IS, egli è vittima di un sanguinoso conflitto tra la sua nazione e la nazione delle sue vittime. Il governo Netanyahu non è disposto a pagare il prezzo per la risoluzione di questo conflitto. Invece, cerca di gestire l'occupazione con la propaganda e la paura, la demagogia e  l' auto-vittimizzazione.
Terrorismo veicolare, attentati suicidi, accoltellamenti e sparatorie si sono verificati al culmine dei negoziati tra Israele e i palestinesi. Si può supporre che se le parti  tornassero al tavolo dei negoziati, fanatici assetati di sangue  potrebbero di nuovo scatenarsi . Il primo ministro Yitzhak Rabin  intraprese negoziati di pace nonostante il terrorismo . Netanyahu  usa il terrore per spegnere le braci morenti di speranza per la pace.
 
 
 
Why Netanyahu rushed to link Jerusalem attack to I
Just moments after the Jan. 8 terror attack in Jerusalem, Prime Minister Benjamin Netanyahu was already able to state categorically, “We know the identity of the attacker, and according to all the signs he is a supporter of Islamic State [IS].” The blood of the four dead and 17 wounded had not even dried when he declared with certitude, “This is part of the same pattern inspired by Islamic State, by ISIS, that we saw first in France, then in Germany and now in Jerusalem.”
SummaryPrint Prime Minister Benjamin Netanyahu was quick to blame the Islamic State for the terror attack in Jerusalem, ignoring that Palestinian assailants are motivated first and foremost by the Israeli occupation.
Author
TranslatorRuti Sinai
Defense Minister Avigdor Liberman also knew right away, stating, “What we have before us is a terror attack purely at the instigation of IS. … We saw it in France, we saw it in Berlin and unfortunately we saw it today in Jerusalem.” The defense minister asserted with total confidence, “It’s clear that there was only one reason for this cruel terror attack — because we are Jews and we’re living here in the State of Israel.”
With a barely disguised dig at Israel’s political left wing — where would we be without them? — Liberman said there is no point in seeking the motive of the truck driver, Fadi al-Qanbar, in 50 years of Israeli occupation or, as he put it, “in the settlement of Jews.” The defense minister knew already with certainty that such attacks are in no way linked to an absence of diplomatic negotiations between Israel and the Palestinians. That is exactly the point of instantly attributing the terror attack to IS: Liberman and Netanyahu wish to sever any link between Palestinian terrorism and Israel’s occupation and settlements and instead plant terrorism in the Israeli consciousness as a type of global “natural disaster” unrelated to Israeli policy.
Police Chief Roni Alsheich backed up the two senior politicians. In his diagnosis, he offered, “It’s safe to assume that waves of international Islamist terrorism are continuing.” The commissioner, tasked with solving crime, not with geopolitical analysis, nonetheless appeared to have noticed that the prime minister had skipped an important part of his instinctive Pavlovian reaction to terror attacks and was quick to fill in the blanks, stating, “Once again, incitement is everywhere, especially in the Palestinian media.”
The murderer could well have been inspired by IS and by truck-driving terrorists in Europe. He may have been weaned on incitement in the Palestinian media, but even so, these are not reasons to ignore the reasonable assumption that the killer had an additional motive. Qanbar lived his entire life under Israeli occupation, without hope of ever living in a state of his own. His village, Jabel Mukabber, was unilaterally annexed to Jerusalem and to the Jewish state in 1967 in violation of international law and defiance of UN resolutions. A glorious Jewish settlement has been established in the heart of his rundown village. Its name, Nof Zion (Landscape of Zion), reflects its founders’ sensitivity to the feelings of their Palestinian neighbors.
Qanbar certainly learned that the Israeli occupiers consider life and liberty as sacrosanct — that is, as long as it’s Jewish life. The court martial of the Israeli soldier Elor Azaria, found guilty Jan. 4 of manslaughter for killing a wounded Palestinian attacker on March 24, is the exception that proves the rule. As far as anyone knows, other than investigating Azaria’s killing of Abdel Fattah al-Sharif, no investigations have been conducted since the start of the so-called stabbing intifada in September 2015 into the killings of other Palestinians during attempted, suspected or actual knifings. The rule proves that had the killing by Azaria not been captured on video by a volunteer of the Israeli human rights group B’Tselem, Sharif would have joined the growing list of Palestinians who died under murky circumstances.
Between April 2011 and the end of 2015, B’Tselem recorded 106 incidents in the West Bank involving 121 unarmed Palestinian civilians being killed. In 30 of the cases, no grounds were found for an investigation. Fourteen of the cases were dismissed. Only one case ended in a conviction, and only one with a decision to indict. This situation stands in flagrant contradiction to official Israel Defense Forces policy, by which every non-operational military event ending in the death of a Palestinian civilian in the West Bank must be investigated.
In 2016, B’Tselem stopped referring complaints to military law enforcement regarding attacks by Israeli security forces against Palestinians. The organization said it had concluded that there was “no longer any point in pursuing justice and defending human rights by working with a system whose real function is measured by its ability to continue to cover up.”
Liberman has said, “People who fight terror and terrorists day in, day out, for months, cannot go on missions with a lawyer at their side.” In referring to this comment, a human rights activist told Al-Monitor this week that soldiers deployed in the occupied territories don’t need a lawyer. They are equipped with masks that allow them complete freedom of movement and protect them against identification, investigation, prosecution and accountability for their actions.
Automatically blaming the killing of the four officer cadets at Jerusalem’s Armon Hanatziv Promenade on IS is a cynical attempt by the Jewish leadership to escape responsibility for the results of its own policies. Even if it turns out that Qanbar was a blind follower of IS, he is the victim of a bloody conflict between his nation and the nation of his victims. The Netanyahu government is unwilling to pay the price for resolving this conflict. Instead, it seeks to manage the occupation by propaganda and fear mongering, demagoguery and self-victimization.
Vehicular terrorism, suicide bombings, stabbings and shootings occurred at the height of past negotiations between Israel and the Palestinians. One can assume that if the sides returned to the negotiating table, bloodthirsty zealots would keep sowing fear and death on the streets. Late Prime Minister Yitzhak Rabin pledged to fight terrorism regardless of peace negotiations and to conduct negotiations regardless of terrorism. Netanyahu, the cigar aficionado, uses terror to snuff out the dying embers of hope for peace.

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