Kerry: "La soluzione a due Stati è in pericolo: quella a uno Stato porta all'occupazione perpetua"
Il capo della
diplomazia Usa difende la decisione di astenersi dal voto durante il
Consiglio di sicurezza Onu sulla condanna a nuovi insediamenti a
Gerusalemme est. "Non abbiamo messo a punto la bozza originale della
risoluzione. Le accuse sono solo un diversivo". Benjamin Netanyahu:
"Discorso deludente, impaziente di lavorare con Trump". Il neopresidente
degli Stati Uniti: "Basta trattare Israele con disprezzo, resti forte,
il 20 gennaio si avvicina rapidamente"
Kerry è inoltre tornato sull'astensione degli Stati Uniti sul voto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla risoluzione di condanna a Israele per nuovi insediamenti, respingendo le critiche di Israele e difendendo la decisione americana: "L'amicizia non significa che gli Stati Uniti devono accettare ogni politica. Gli amici si dicono la dura verità e si rispettano. Gli Stati Uniti hanno votato in linea con i loro valori": la posizione assunta all'Onu è in linea con una soluzione di due Stati per la pace. "Le decisioni sugli insediamenti da parte di Israele sono guidate dall'ideologia e non sono correlati alla sicurezza del Paese" ha proseguito Kerry. L'espansione degli insediamenti non ha nulla a che fare con la sicurezza di Israele. I leader del movimento dei coloni sono motivati da imperativi ideologici che ignorano completamente le legittime aspirazioni palestinesi". Gli Stati Uniti hanno consigliato ripetutamente al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di interrompere la via dell'ulteriore espansione degli insediamenti, pena, poi puntualmente arrivata, la risposta delle Nazioni Unite.
Ha inoltre respinto le accuse su un possibile complotto dell'amministrazione Obama ai danni di Israele: "Non abbiamo messo a punto la bozza originale della risoluzione. Le accuse di Israele sono solo un diversivo", riferendosi a quanto rivelato da un sito egiziano, secondo cui dieci giorni prima del voto all'Onu, Kerry e Susan Rice, consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, anticiparono a una delegazione palestinese che non avrebbero posto il veto sulla scelta ritenuta anti-israeliana. Secondo il documento pubblicato da "Al-Youm al-Sabea", Kerry e la Rice incontrarono all'inizio di dicembre il segretario generale del Comitato esecutivo dell'Olp, Saeb Erekat, e Majed Faraj, capo del servizio di intelligence dell'Autorità Palestinese, e si accordarono per collaborare.
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito "deludente" il discorso di Kerry. "Kerry ha fatto un discorso deludente e prevenuto verso Israele" ha detto Netanyahu. "Per più di un'ora è stato ossessionato dalla vicenda delle colonie e non ha toccato il problema reale: la resistenza palestinese ad uno Stato ebraico in qualsiasi forma". Il premier si è detto "impaziente di lavorare con Trump". Il magnate oggi aveva twittato: "Basta trattare Israele con disprezzo, aveva negli Usa un amico, ora non più", così ha twittato. E ha aggiunto, sui delicati temi di politica estera: "L'inizio della fine è stato l'orribile accordo con l'Iran, e ora con l'Onu" aggiunge, invitando Israele a "restare forte, il 20 gennaio si sta avvicinando rapidamente".
We cannot continue to let Israel be treated with such total disdain and disrespect. They used to have a great friend in the U.S., but.......— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) December 28, 2016
Finora gli Usa avevano posto il veto in Consiglio di sicurezza altre 40 volte su risoluzioni critiche verso Israele e nel 2011 l'amministrazione Obama era invece ricorsa al veto contro il riconoscimento dello Stato palestinese in sede Onu: "Non spetta a noi decidere, ma al negoziato".
Sullo sfondo, il gelo sull'Onu espresso da Donald Trump dopo il "non veto" alla risoluzione contro gli insediamenti. "Le Nazioni Unite hanno un potenziale così grande, ma al momento sono solo un club dove le persone si riuniscono, chiacchierano e si divertono. È così triste", aveva twittato una settimana fa dalla sua villa di Mar-a-Lago, e ha aggiunto: "Per quanto riguarda l'Onu, le cose saranno differenti dopo il 20 gennaio", giorno del suo insediamento alla Casa Bianca.
We cannot continue to let Israel be treated with such total disdain and disrespect. They used to have a great friend in the U.S., but.......— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 28 dicembre 2016
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