giovedì 23 giugno 2016

Noam Chomsky e CJ Polychroniou :Costruire visioni di “pace perpetua” - Prima parte

 

Costruire visioni di “pace perpetua” - Prima parte Di Noam Chomsky e CJ Polychroniou 20 giugno 2016 CJ Polychroniou: Noam, il declino della democrazia co
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Costruire visioni di  “pace perpetua” – Prima parte
Di Noam Chomsky e CJ Polychroniou
20 giugno  2016
CJ Polychroniou: Noam, il declino della democrazia come riflesso di apatia politica è evidente sia negli Stati Uniti che in Europa, e la spiegazione fornita [nel suo libro] Who Rules the World (Chi governa il mondo?) è che il  fenomeno è collegato al fatto che la maggior parte delle persone in tutte le società occidentali sono “convinte che poche grandi imprese  controllano la politica.” Questo è chiaramente vero, ma non è stato sempre così? Cioè, le persone hanno sempre saputo che la politica  era nelle mani dell’élite, ma in passato questo non ha impedito loro di cercare di influenzare i risultati politici per mezzo delle elezioni e di altri mezzi. E così, quali fattori specifici potrebbero spiegare l’apatia nella nostra epoca?
Noam Chomsky: “Rassegnazione” potrebbe essere un termine migliore che “apatia,” e anche quello è esagerato.
Fin dai primi anni ’80, i sondaggi negli Stati Uniti hanno dimostrato che la maggior parte delle persone pensa che il governo sia gestito da poche grosse aziende che  si prendono cura  di se stesse…Non conosco sondaggi precedenti o sondaggi in altri paesi, ma non sarebbe una sorpresa se i risultati fossero simili. La domanda importante è: le persone sono motivate a fare qualcosa in proposito? Dipende da molti fattori che fondamentalmente comprendono i mezzi che esse percepiscono essere disponibili.  Duecentocinquanta anni fa, in una delle prime opere moderne di teoria politica, David Hume osservava che “il potere è nelle mani delle persone governate,” se soltanto scelgono di esercitarlo, e, sostanzialmente, è  “ con l’opinione soltanto”, cioè con la dottrina e la propaganda, che viene loro impedito di esercitare il potere. Questo si può superare, e spesso è accaduto.
Trentacinque anni fa, il politologo Walter Dean Burham, identificò come causa primaria dell’alto tasso di astensione alle elezioni negli Stati Uniti, “l’assenza totale di un partito di massa socialista o laburista come concorrente organizzato nel mercato elettorale”. Tradizionalmente, il movimento di lavoratori  e i partiti basati sul sindacato hanno svolto un ruolo principale nell’offerta di modi per “influenzare i risultati politici” all’interno del sistema elettorale e nelle strade e nei negozi. Questa capacità è diminuita in maniera significativa sotto l’assalto neoliberale, che ha aumentato l’aspra guerra fatta contro i sindacati dalle classi imprenditoriali in tutto il periodo post-bellico.
Nel 1978, prima dell’escalation dell’attacco di Reagan al sindacato, il presidente della United Auto Workers ( è il sindacato dei lavoratori dell’auto, n.d.t.), Doug Fraser, riconobbe che cosa stava accadendo – troppo tardi – e criticò i “leader della comunità imprenditoriale” per aver scelto di combattere una lotta di classe unilaterale in questo paese – una lotta contro la classe operaia, i disoccupati, le minoranze, i molto vecchi e i molto giovani e anche molti appartenenti alla classe media della nostra società,” e per avere “infranto e messo da parte il  fragile, tacito accordo  che esisteva in precedenza durante un periodo di crescita e di progresso.” La dirigenza del sindacato aveva posto la propria fiducia –in parte a suo proprio beneficio come burocrazia sindacale – in un  accordo  con proprietari e dirigenti durante la crescita post-bellica e il periodo di grossi profitti che sono terminati alla fine degli anni ’70. Per allora il potente attacco al sindacato aveva già avuto un costo importante,  e  da allora è diventato molto più radicale particolarmente fin dall’amministrazione Reagan estremamente contraria agli interessi dei lavoratori.
Nel frattempo i Democratici hanno praticamente  abbandonato la classe operaia. I partiti politici indipendenti sono stati molto marginali, e l’attivismo politico, mentre si diffondeva,  spesso ha spinto ai margini i problemi di classe e ha offerto poco alla classe operaia bianca che sta ora scivolando nelle mani del suo nemico di classe. In Europa, la democrazia funzionante è costantemente calata dato che le importanti decisioni politiche sono trasferite alla burocrazia di Bruxelles dell’UE, che opera all’ombra delle banche del Nord. Ci sono, però, molte reazioni popolari, alcune auto- distruttive, ( che danno il vantaggio  al nemico di classe) e altre molto promettenti e produttive, come vediamo nelle attuali campagne politiche negli Stati Uniti e in Europa.
Nel suo libro si riferisce alle “invisibili mani del potere.” Qual è l’esatto significato di questo, e a quali situazioni e circostanze può essere applicato allo scopo di comprenderne gli sviluppi politici interni e globali?
Stavo usando quella frase per riferirmi alle dottrine guida della formazione politica, talvolta espresse chiaramente nelle tracce documentarie, talvolta facilmente distinguibili negli eventi in corso. Ce ne sono molti esempi nelle faccende internazionali e nazionali. Talvolta le nubi vengono sollevate da rivelazioni di alto livello o da significativi avvenimenti storici. La vera natura della Guerra Fredda, per esempio, è stata notevolmente messa in luce  quando  crollò l’Unione Sovietica e non fu più possibile proclamare semplicemente: i russi stanno arrivando. Questo fornì un test interessante dei reali motivi della formazione politica, nascosti dai pretesti della Guerra Fredda che improvvisamente non ci furono più.
Apprendiamo dai documenti dell’ amministrazione di Bush I, per esempio, che
si devono mantenere le forze di intervento mirate al Medio Oriente dove le serie minacce ai nostri interessi “non si potrebbero deporre alla porta del Cremlino,”  al contrari a un lungo inganno. I problemi seri, invece, si rifanno al “nazionalismo radicale”, termine usato regolarmente per il nazionalismo indipendente che è sotto controllo. Questo è realmente un tema importante della Guerra Fredda, mascherato da atteggiamento a favore del Grande Nemico.
Anche il destino della NATO è rivelatore.  E’ stato costruito e mantenuto come presunta difesa conto le orde russe. Nel 1991, non c’erano più orde russe, né il Patto di Varsavia, e Mikhail Gorbaciov stava proponendo un vasto sistema di sicurezza senza alcun patto militare. Che cosa è successo alla NATO? Si è estesa verso est, violando gli impegni con Gorbaciov presi dal Presidente Bush I e dal Segretario di Stato James Baker che sembra siano stati consapevolmente destinati a ingannarlo
e ad ottenere il suo consenso a una Germania unificata, all’interno della NATO, come una  recente ricerca di archivio indica in maniera persuasiva.
Spostiamoci in un altro ambito; il capitalismo del libero mercato, glorificato nella dottrina,  è stato illustrato da uno studio condotto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulle maggiori banche, il quale ha dimostrato che i profitti di queste derivavano per lo più da un’implicita politica di assicurazione per il contribuente.
Gli esempi abbondano e sono molto istruttivi.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale, il capitalismo in tutto l’Occidente – e di fatto in tutto il globo – è riuscito a mantenere e ad espandere il suo dominio non semplicemente con mezzi politici e psicologici, ma anche con l’uso dell’apparato repressivo dello stato, compresi i militari. Può parlarci un poco di questo, in collegamento con il tema di “chi governa il mondo”?
Il “mailed fist” [la minaccia di forza armata o dispotica] non manca neanche all’interno delle società più libere. Negli Stati Uniti del dopo-guerra, l’esempio più straordinario il COINTELPRO, (COunter INTELligence PROgram) un programma gestito dalla polizia politica nazionale (FBI) per sradicare il dissenso e l’attivismo di vasta portata, arrivando fino all’assassinio politico [l’organizzatore delle Pantere Nere, Fred Hampton]. La massiccia carcerazione delle popolazioni [ritenute] sospette, per trarne profitto (in gran parte afro-americani, per ovvie ragioni storiche) è un ulteriore mezzo.
All’estero la minaccia viene costantemente esercitata, direttamente o attraverso dei clienti. Le guerre in Indocina sono il caso più estremo, il peggior crimine del 20°secolo, criticato  comunemente come un errore madornale,  come anche l’invasione dell’Iraq, il crimine peggiore del nuovo secolo. Un esempio molto significativo del dopoguerra è la piaga della repressione violenta che si diffuse in tutta l’America Latina, dopo che JFK aveva effettivamente spostato la missione delle forze armate latino-americane dalla “difesa dell’emisfero” alla “sicurezza interna,” un eufemismo usato al posto di: guerra contro la popolazione. Ci sono stato effetti terribili in tutto l’emisfero, che hanno raggiunto l’America Centrale con le guerre sanguinarie di Reagan che per lo più  facevano assegnamento sulle forze terroriste degli stati clienti.
Anche se sono ancora la potenza predominante del mondo, non c’è dubbio che gli Stati Uniti siano in declino. Quali ne sono le cause e le conseguenze?
Gli Stati Uniti hanno raggiunto l’apice, a un livello storico senza precedenti, alla fine della II Guerra mondiale, che però non si poteva verosimilmente mantenere. Cominciò a venire eroso molto presto, con quella che, curiosamente, si chiama “la perdita della Cina” [la trasformazione della Cina in nazione comunista nel 1949). Il processo continuò con la ricostruzione delle società industriali dopo la devastazione e le decolonizzazione del tempo di guerra. Un riflesso del declino, è il cambiamento di atteggiamenti verso l’ONU. Era stato molto ammirato quando era poco più che uno strumento del potere americano nei primi anni del dopoguerra, ma arrivò sempre più sotto attacco come “anti-americano” quando andò fuori controllo – così tanto che gli Stati Uniti hanno detenuto il record dei veti dopo il 1970, quando si unirono alla Gran Bretagna a sostegno del regime razzista della Rhodesia meridionale. Allora l’economia globale era oramai tripartita: Europa con la base in Germania, Asia Orientale con la base in Giappone, e gli Stati con la base in Nord America.
Riguardo alla dimensione militare, gli Stati Uniti sono rimasti supremi. Ci sono molte conseguenze. Una è il ricorso alle “coalizioni dei volenterosi” quando l’opinione pubblica internazionale  si oppone in stragrande maggioranza al ricorso  degli Stati
alla violenza anche tra gli alleati, come nel caso dell’invasione dell’Iraq. Un altro sono “i colpi di stato morbidi”, come accade proprio adesso in Brasile, invece che l’appoggio agli Stati di Sicurezza Nazionali neonazisti, come accadeva in un passato non lontano.
Se gli Stati Uniti sono ancora la prima superpotenza del mondo, quale paese o entità lei considera come seconda superpotenza?
Si parla molto della Cina come superpotenza emergente che, secondo molti analisti, è     in procinto di  superare gli Stati Uniti. Non c’è dubbio circa l’importanza emergente sulla scena mondiale  della  Cina che sta già sorpassando gli Stati Uniti in campo economico di alcune misure (anche se molto più  basso l’incremento pro capita).In campo militare la Cina è di gran lunga più debole; gli scontri avvengono nelle acque costiere vicino alla Cina, non nei Caraibi o al largo della costa della California. La Cina però deve affrontare problemi interni molto seri: repressione dei lavoratori e delle proteste, gravi minacce ecologiche, declino demografico della forza lavoro, e altri. E l’economia, mentre è in rapida crescita, dipende ancora molto dalle economie industriali più avanzate alla sua periferia e a Occidente, anche se questo sta cambiando, e in molti ambiti di alta tecnologia, come la progettazione e lo sviluppo dei pannelli solari, la Cina sembra essere al primo posto  nel mondo. Dato che la Cina a est è  limitata dal mare  sta trovando un compenso estendendosi a ovest, ricostruendo qualcosa di simile alle antiche vie della seta in un sistema euroasiatico in gran parte sotto l’influenza cinese, e che presto raggiungerà l’Europa.
Lei ha sostenuto per lungo tempo che le armi nucleari pongono una delle maggiori minacce per l’umanità. Perché le maggiori potenze sono così riluttanti ad abolire le armi nucleari? Proprio l’esistenza di queste armi non pone una minaccia all’esistenza degli stessi “padroni dell’universo”?
E’ piuttosto notevole vedere quanto poco interesse dimostrano i massimi programmatori per le prospettive della loro stessa distruzione – non è una novità negli eventi del mondo – (coloro che hanno iniziato delle guerre, spesso hanno finito con l’esserne devastati) ma ora su una scala enormemente diversa. Lo  abbiamo visto fin dai primi giorni dell’era atomica. All’inizio gli Stati Uniti erano praticamente invulnerabili, sebbene all’orizzonte ci fosse una grave minaccia: gli ICBM (i missili balistici intercontinentali]  sui quali poteva essere installate  una bomba all’idrogeno. Ricerche di archivio hanno ora confermato ciò che è stato  presunto  in precedenza: non c’era nessun piano, neanche l’idea di raggiungere un accordo basato su un trattato  che avrebbe proibito quelle armi, anche se c’è una buon motivo di credere che avrebbe potuto essere fattibile.
Gli stessi atteggiamenti prevalgono proprio ora, quando il vasto aumento  di forze armate proprio nella tradizionale strada delle invasioni in Russia, sta ponendo una seria minaccia di guerra nucleare.
I pianificatori spiegano molto lucidamente perché è così importante mantenere queste armi. Una delle spiegazioni più chiare c’è in un documento dell’epoca di Clinton, parzialmente desegretato, diffuso dal Commando strategico (STRATCOM) che è responsabile della politica e dell’uso delle armi nucleari. Il documento si chiama: Elementi essenziali della deterrenza del dopo-Guerra Fredda; il termine “deterrenza,” come “difesa,” è un vocabolo di uso comune  tipico di George Orwell che si riferisce alla coercizione e all’attacco. Il documento spiega che “le armi nucleari gettano sempre un’ombra su qualsiasi crisi o conflitto,” e devono perciò essere disponibili. Se l’avversario sa che le abbiamo e che potremmo usarle, può  ritirarsi – una normale caratteristica della diplomazia di Kissinger. In questo senso, le armi nucleari vengono usate costantemente, una cosa che Dan Ellsberg ha sempre considerato importante, proprio come quando si usa una pistola quando rubiamo in un negozio, ma non spariamo davvero. Una sezione del rapporto è intitolata: “Mantenere l’ambiguità.” Consiglia che i pianificatori non dovrebbero essere troppo razionali nel determinare… che cosa valuta di più l’oppositore,” che deve essere preso di mira.
“Che gli Stati Uniti possano diventare irrazionali e vendicativi se i loro interessi vitali vengono attaccati, dovrebbe essere parte della immagine pubblica nazionale che progettiamo,” [il rapporto aggiunge che è “vantaggioso” per la nostra posizione strategica se “alcuni elementi possono apparire ‘fuori controllo’.” La teoria del pazzo di Nixon, https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_pazzo, tranne il fatto che questa volta viene chiaramente espressa in un documento di pianificazione interna,  non è soltanto  un ricordo raccontato  da un consigliere (Haldeman, nel caso di Nixon).
Come altri primi documenti del dopo-guerra fredda, questo è stato praticamente ignorato. (Vi ho fatto riferimento molte volte, senza ottenerne alcuna attenzione, di cui sia a conoscenza). Il fatto che sia stato ignorato è piuttosto interessante. La semplice logica è sufficiente a dimostrare che la principale fonte documentaria  dopo che la presunta minaccia russa era sparita, sarebbe molto illuminante riguardo a che cosa stava realmente accadendo prima.
C.J Polychroniou è uno studioso di politica e di economia politica che insegnato e lavorato in università e centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti. I suoi principali interessi  nel campo della ricerca  sono: l’integrazione economica europea, la globalizzazione, l’economia politica degli Stati Uniti e la decostruzione del progetto politico-economico del neo-liberalismo. Collabora regolarmente con Truthout ed è anche membro del Truthout Public Intellectual Project. Ha pubblicato diversi libri e i suoi articoli sono apparsi su una serie di periodici, riviste, quotidiani e su famosi siti web di informazione.  Molte delle sue pubblicazioni sino state tradotte in molte lingue straniere tra le quali: croato, francese, greco, italiano, portoghese, spagnolo e turco.




Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/constructing-visions-of-perpetual-peace
Originale: Truthout
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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