lunedì 7 marzo 2016

Uri Savir : Che cosa intende Israele per pace economica con i Palestinesi?

 

 
 
 
 
The "economic peace" proposed by Israel to the Palestinians resembles more economic colonialism than economic ties between equal partners.
al-monitor.com

 

 

 

sintesi personale

Gen. Gadi Eizenkot,  capo militare israeliano,nel briefing di sicurezza periodica con il governo   ha espresso preoccupazione per la situazione politica  di deterioramento all'interno dell'Autorità palestinese (AP) e per gli attacchi terroristici   da parte di singoli palestinesi. Ha raccomandato al Consiglio dei Ministri  di migliorare la situazione economica e  di  permettere a un maggior numero di palestinesi di lavorare in Israele.
Contemporaneamente il  ministro delle Finanze Moshe Kahlon  ha incontrato nelle ultime settimane il ministro palestinese delle Finanze e della Pianificazione Shukri Bishara e ha accettato di trasferir mezzo miliardo di shekel (127 milioni di dollari) di tasse trattenute al  PA al fine di alleviare il loro deficit di bilancio . Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu   sostiene tali mosse e  ha  promesso al governo degli Stati Uniti di adottare misure economiche in tale direzione. L' economia palestinese  soffre anche  a causa delle misure adottate dall' 'esercito israeliano  per limitare la libertà di movimento.  per motivi di sicurezza . A ciò si aggiunge  il problema della  riluttanza da parte della comunità internazionale dei donatori a mantenere il trasferimento di denaro al PA. Il tasso di disoccupazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza ha raggiunto il 27,5% ed è oltre il 35% tra i giovani palestinesi, secondo Trading Economics   Nello stesso tempo i prezzi dei prodotti alimentari di base continuano  a salire con un aumento  del 2,7% nel 2015. Il deficit commerciale è drammatico  335 milioni di $ nel 2015, aggravato dalla  cattiva gestione economica e dalla corruzione del governo. Tuttavia   la leadership palestinese di Ramallah respinge  qualsiasi discorso israeliano di pace economica o qualsiasi tipo di assistenza economica   come sostituzione  a una soluzione a due stati immediata.
Un membro anziano dirigente di Fatah con stretti legami con il presidente Mahmoud Abbas ha parlato di Al-Monitor a condizione di anonimato sulle misure economiche israeliane. "Israele non è la soluzione al nostro disagio economico, ma la causa di questo disagio per cominciare. Inoltre, non c'è una vera assistenza economica da parte di Israele . Sta  semplicemente dando indietro i nostri soldi provenienti  dalle imposte doganali in base agli accordi economici esistenti. E una maggiore libertà di movimento è ben lontana da ciò che i nostri accordi bilaterali prevedono. La PA non può sviluppare un unico progetto economica nei settori di propria competenza senza l'approvazione israeliana e il consenso burocratico. Per non parlare dello sviluppo economico palestinese nel 60% del West Bank [Area C, sotto il controllo israeliano]. I controlli di sicurezza per l'import export rendono impossibile il commercio e il possesso continuo di Israele sui materiali delle infrastrutture e   sull'  acqua, elettricità, strade rendono impossibile la vita quotidiana . C'è solo una soluzione per evitare il progressivo collasso dell'economia palestinese: uno stato palestinese sulle linee del 1967 e la fine dell'occupazione. Questo solo potrà determinare la  sicurezza di Israele, non certo  le misure economiche proposte  ", ha detto con rabbia visibile.
Il   progetto di pace economica del governo israeliano  deriva dal suo rifiuto ad una soluzione a due stati. Un alto funzionario del ministero degli Esteri ha riferito ad Al-Monitor, a condizione di anonimato,  che una soluzione a due stati è attualmente fuori discussione, accusando Abbas di  incitamento alla violenza . L'alto funzionario ha detto che, data questa situazione, la politica di Israele verso la PA si basa sul favorire l'economia  della Cisgiordania al fine di evitare lo smantellamento della PA.,  stabilizzare la crisi interna palestinese garantendo così la sicurezza .
Questo è diametralmente opposto alla percezione palestinese. Il punto di vista palestinese di pace economica vuol dire  cooperazione economica tra i due stati confinanti in condizioni di uguaglianza.
Il governo israeliano soffre di una percezione sbagliata grave per quanto riguarda il suo rapporto economico con la PA. Israele aspira ad aumentare  la dipendenza palestinese  in Cisgiordania. Quello che i palestinesi vogliono è l'indipendenza politica ed economica. Sono pronti, a differenza di molti altri paesi arabi, per la cooperazione economica con Israele.
I fondi  palestinesi appartengono a loro, in primo luogo in base alla convenzione di Parigi del 1994 tra Israele e l'OLP ,inoltre, la concessione di permessi di lavoro  visto il basso costo del lavoro palestinese vuol dire basare tali relazioni economiche sulla dominanza di Israele, invece che sull'  uguaglianza. Un rapporto più costruttivo richiederebbe investimenti di Israele nel settore palestinese ad alta tecnologia, zone economiche comuni,  cooperazione turistica e una quota più equa delle risorse idriche per i palestinesi. Soprattutto,questo richiede una diversa visione israeliana , ossia  la  condivisione della terra tra due stati. Ciò che viene proposto oggi conduce ad una forma di colonialismo economico.


Uri Savir
Contributor, Israele Pulse

What's behind Israel's call for 'economic peace'?

Gen. Gadi Eizenkot, the Israeli military chief of staff, gave the Israeli Cabinet a periodic security briefing Feb. 21. According to press reports, Eizenkot expressed concern over the deteriorating political situation within the Palestinian Authority (PA) and the continuation, for six months by now, of almost daily terror attacks by individual Palestinians. He recommended to the Cabinet that the economic situation in the West Bank be ameliorated, primarily by allowing a greater number of Palestinians to work in Israel.
SummaryPrint The "economic peace" proposed by Israel to the Palestinians resembles more economic colonialism than economic ties between equal partners.
Author Uri Savir Posted March 6, 2016
Simultaneously, Israeli Finance Minister Moshe Kahlon met in recent weeks with Palestinian Minister of Finance and Planning Shukri Bishara and agreed to transfer half a billion Israeli shekels ($127 million) of withheld customs tax to the PA in order to alleviate their enormous budget deficit. Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu, while reluctant to be personally identified with these policies, supports such moves, as he has already promised the US administration to take economic measures in that direction.
The Palestinians are in dire need of assistance. Their economy suffers as a result of the current security situation, with measures taken by the Israeli army curtailing freedom of movement. There is also the issue of fatigue and reluctance by the international donor community to keep transferring money to the PA. The unemployment rate in the West Bank and the Gaza Strip has reached 27.5% and is over 35% for Palestinian youths, according to Trading Economics, which bases its figures on data from January by the Palestinian Central Bureau of Statistics. At the same time, the price of basic food products keeps rising and increased by 2.7% in 2015. The trade deficit is dramatic: $335 million in 2015, which is exacerbated by claims of economic mismanagement and government corruption. Nevertheless, despite the dire need for Israeli economic assistance, the Palestinian leadership in Ramallah rejects out of hand any Israeli talk of economic peace or any economic assistance replacing an immediate two-state solution.
A senior Fatah executive member with close ties to President Mahmoud Abbas spoke to Al-Monitor on condition of anonymity about the Israeli economic measures. “Israel is not the solution to our economic hardship, but the cause of this hardship to begin with. Also, there is no real Israeli economic assistance — they are simply giving back our money from customs taxation according to existing economic agreements. And greater freedom of movement is a far cry from what our bilateral agreements stipulate. The PA cannot develop a single economic project in areas of its jurisdiction without Israeli military and bureaucratic consent. Not to speak of the prevention of Palestinian economic development in 60% of the West Bank [Area C, under Israeli control]. The security checks for imports and exports make trade impossible and Israel’s continuous hold on infrastructure materials and plans [water, electricity, roads] make daily life impossible. There is only one solution to prevent the gradual collapse of the Palestinian economy: Palestinian statehood on the 1967 lines and an end to the occupation. That is also the solution to Israel’s security predicament. We will not be bought by self-serving Israeli economic measures,” he said with visible anger.
The Israeli government’s view of economic peace derives from its rejection of a two-state solution. A senior Foreign Ministry official dealing with the Palestinian issue told Al-Monitor on condition of anonymity that a two-state solution is currently out of the question, blaming Abbas for incitement of violence. The senior official said that given this situation, Israel’s policy toward the PA must be based on aiding the West Bank economy in order to prevent the dismantling of the PA. He claimed that the Foreign Ministry and the Israel Defense Forces see eye to eye on this and expressed confidence that the transfer of funds by the minister of finance and the increase of Palestinian work permits to Israel would stabilize the internal Palestinian crisis and also the security situation.
This is diametrically opposed to the Palestinian perception. The Palestinian view of economic peace is that of economic cooperation between two neighboring states under conditions of equality.
The Israeli government suffers from a serious misperception in regard to its economic relationship with the PA. Israel aspires to increase and abuse the Palestinian dependence on its economic clout in the West Bank. What the Palestinians want is political and economic independence. They are ready, unlike most other Arab countries, for economic cooperation with Israel.
Returning funds to the Palestinians — funds that belong to them in the first place according to the Paris agreement of 1994 between Israel and the PLO — and granting work permits for cheap Palestinian labor signify basing such economic relations on Israeli dominance, instead of equality. A more constructive relationship will require Israeli investment in the Palestinian high-tech sector, joint economic zones, tourism cooperation and a more equal share of water resources for the Palestinians. Above all, this necessitates a different Israeli worldview leading to the sharing of the land between two states. What is proposed today leads up to a form of economic colonialism.



Uri Savir has spent his professional life working on the strategies of peacemaking in Israel. In 1996, he established the Peres Center for Peace and is currently the center's honorary president. In 2011, Savir founded the YaLa Young Leaders online peace movement.





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