Henry Siegman :Il sionismo non è razzismo, ma i sionisti possono essere razzisti . La soluzione della destra israelianaa per la Palestina


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Nel 1975, una combinazione di governi ostili e mal guidati è riuscita a sancire in un’assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione diffamatoria che il sionismo sia razzismo.

Questa diffamazione è stata annullata dall'Assemblea Generale nel 1991, l'unica volta che una delle sue risoluzioni è stata revocata.

Nel 2012, dopo aver neutralizzato l'opposizione americana  -attraverso l'espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania  che impediranno l'emergere di  due stati e al tempo stesso negando la cittadinanza israeliana ai milioni di residenti palestinesi dei territori occupati, il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu è riuscito a far rivivere la calunnia che il sionismo è razzismo, qualcosa che gli antisemiti e i nemici di Israele non erano riusciti a fare.

I fondatori del sionismo sono stati tra i leader più illuminati e progressisti del mondo ebraico. Non erano razzisti, né lo erano i membri dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che hanno votato nel 1947 per creare uno Stato ebraico a fianco di uno Stato palestinese. Ma Netanyahu e il suo governo hanno dimostrato che, sebbene il sionismo non sia razzismo, i sionisti possono senz’altro essere razzisti. Nel 1980 molti nell’ establishment ebraico-americano (io compreso) hanno partecipato a manifestazioni contro il regime di apartheid del Sud Africa. La lotta contro l’apartheid era considerata dalla comunità ebraica (non solo dai liberal) una causa ebraica. Ma era il 1980, e l'apartheid era in Sud Africa. Oggi è in Israele - e non come una possibilità futura, come molti hanno cercato di metterci in guardia, ma una realtà attuale. Netanyahu e il suo governo hanno cercato di nascondere il loro regime di apartheid de facto, fingendo che lo status quo nella Cisgiordania occupata sia temporaneo, e che porterebbe a un accordo per i due stati se solo i palestinesi tornassero ai negoziati in un processo di pace che è stato una farsa: l’unico scopo a cui è servito è stato quello di mascherare l'ampliamento del progetto degli insediamenti che tanto per cominciare ha creato l'apartheid. Tuttavia, appena c'è anche la minima possibilità che i negoziati possano effettivamente riprendere, sulla base delle linee pre-1967, una linea che Netanyahu ha incessantemente cercato di cancellare dalla memoria del mondo, lui e il suo governo ritornano alla tesi che Israele non ha nessun partner per i colloqui di pace, e che quindi i negoziati devono aspettare per una o più generazioni, quando possa emergere una leadership palestinese più ragionevole. L’anno scorso, quando i palestinesi si sono rivolti alle Nazioni Unite per ribadire il loro diritto ad uno Stato, il Ministero degli Esteri di Netanyahu ha diffuso a vari governi un documento riservato che, tra molti altri crimini, accusa Mahmoud Abbas, capo dell'Autorità palestinese, di incoraggiare il terrorismo e la delegittimazione di Israele. Il documento conclude che "nessun accordo [con i palestinesi] sarà mai possibile finché Mahmoud Abbas dirige l'Autorità palestinese." Questo dell'uomo a cui i servizi di sicurezza israeliani e l’IDF hanno recentemente attribuito il merito di aver contribuito a porre fine al terrorismo in Cisgiordania.

Quando nel 1991 il primo ministro Yitzhak Shamir ha deciso di far entrare nel suo governo il del partito di destra Moledet, guidato da Rechav'am Ze'evy, Benny Begin, figlio dell'ex primo ministro Menachem Begin, ha preavvisato che poiché il Moledet sostiene il "transfer" (espulsione forzata) dei residenti arabi della West Bank, includerlo nel governo di Israele "conferma in effetti la risoluzione Onu per la quale il sionismo è razzismo".Oggi il partito al governo, il Likud, di cui Benny Begin è uno dei ministri più influenti, si oppone ad uno stato palestinese e al dare la cittadinanza israeliana ai residenti palestinesi della Cisgiordania, confinandoli in enclave dietro posti di blocco e recinzioni di filo spinato.

Mentre Netanyahu afferma di opporsi al transfer, i partiti che lo vogliono fanno parte del suo governo, e i palestinesi vengono sistematicamente espulsi dai territori dell’Area C (così designata dagli accordi di Oslo) che comprendono oltre il 60 per cento della Cisgiordania. Un recente rapporto della Commissione europea rileva che Israele ha messo sulla lista della demolizione centinaia di case palestinesi in quella zona.

Se il governo Shamir ha meritato di essere criticato da Begin in quanto confermava la risoluzione "sionismo è razzismo", cosa si può dire di un governo che attua nei fatti quanto Ze'evy e il suo partito Moledet hanno solo auspicato? L’ex primo ministro Ehud Olmert, Ehud Barak e altri ormai da anni mettono in guardia Israele che la mancanza di progressi verso una soluzione a due Stati rischia di portare a perdere la democrazia di Israele e ad uno stato di apartheid. Ma l'avviso di una minaccia futura, invece di sollevare un allarme su una realtà attuale che “sembra, cammina e fa qua-qua” ("looks, walks and quacks") come un regime di apartheid ha dato un vantaggio indebito al governo Netanyahu. Netanyahu ritiene che invocando l'Olocausto e accusando chi critica l’apartheid (di fatto) di Israele di essere antisemiti e di puntare continuamente il dito contro Israele, può continuare a intimidirli, screditarli, e farli tacere. Che né il governo degli Stati Uniti né l’establishment delle organizzazioni ebraiche-americane siano riusciti a dire la verità circa la realtà attuale di Israele è hanno avuto l’unico effetto di rassicurare Netanyahu che il suo regime di apartheid può essere permanentemente nascosto.


Tuttavia, Netanyahu non sta rischiando alcunché. Naftali Bennett, uno stretto collaboratore di Netanyahu che ha già guidato il suo Gabinetto di Primo Ministro (ed è anche un ex capo della Yesha, il Consiglio dei coloni di Giudea e Samaria), ha recentemente annunciato di aver presentato un piano per la "soluzione" del conflitto israelo-palestinese ai leader politici di Israele e ai suoi militari e funzionari della difesa, e che il piano ha ricevuto "elogi". Gli elementi chiave del piano di Bennett, che si potrebbe ragionevolmente considerare come il ballon d'essai di Netanyahu, sono:

 1) imporre unilateralmente piena sovranità israeliana nella zona C (che come prima indicato costituisce il 62 per cento della Cisgiordania, lasciando ai palestinesi meno del 9 per cento della Palestina pre-partizione)

.2) "garantirsi" tutta Gerusalemme,

3) un "ombrello di sicurezza" israeliano su tutta la Cisgiordania, compreso il territorio in cui in questo piano si prevedono enclave palestinesi geograficamente scollegate;

4) disconnettere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania e "assegnarla" all’Egitto,

5) rifiutare un diritto palestinese al ritorno per i profughi anche nelle enclave che costituirebbero un futuro Stato palestinese,

6) concedere la cittadinanza israeliana ai 50.000 palestinesi che, secondo il Bennett, ora risiedono nell’ Area C da annettere ad Israele. Questa mossa brillante, Bennett ha annunciato trionfale: "tirerà il tappeto da sotto a chiunque parli di apartheid." Va notato che, secondo la relazione della Commissione europea a cui si è fatto prima riferimento,in Area C abitano 150.000 palestinesi, che solleva la questione se un aspetto non dichiarato del piano di Bennett è il "transfer" di 100.000 palestinesi fuori da lì.

Finora non ci è stato nemmeno un sussurro di critica a questo tentativo terribile di rendere casher l’apartheid israeliana da parte della leadership delle organizzazioni ebraiche americane, che continuano a confondere il supporto per Netanyahu e il suo governo di cui fanno parte partiti razzisti duri e puri (tra cui un ministro dell’edilizia che ha pubblicamente incoraggiato l'esclusione arabi di Israele dai quartieri ebraici) con il sostegno per lo stato ebraico immaginato dai suoi fondatori sionisti.

Le politiche di Netanyahu hanno trasformato Israele in un’etnocrazia simile a quella di Stati come la Serbia di Milosevic e Mladic, il cui nazionalismo xenofobo, l’accaparramento di terre in Bosnia, la demonizzazione dei musulmani bosniaci, e i legami ad un Ortodossia serba ottenebrata che ha fornito sostegno religioso e incoraggiamento per gli atti predatori dei loro leader rispecchia la realtà presente di Israele. (Non dovrebbe sorprendere che Ariel Sharon fosse all’epoca l'unico leader nel mondo democratico a condannare i bombardamenti della NATO su Belgrado. Aveva preannunciato infatti che avrebbero potuto costituire un precedente per analoghe misure internazionali contro Israele.)

Netanyahu e i suoi sostenitori in Israele e nella diaspora non stanno solo distruggendo la democrazia di Israele, ma diffamando il sionismo e l’ebraismo che invocano in modo fuorviante per giustificare l'apartheid che si radica a Sion. Da questa Sion non usciranno né Torà, né la giustizia o la pace.


Henry Siegman, presidente dello US / Middle East Project in New York, è un ex direttore nazionale del American Jewish Congress e del consiglio del Synagogue Council of America. E’ professore di ricerca non residente presso il Sir Joseph Hotung Middle East Program, Scholl ofOriental and African Studies, Universty of London.Zionism is not racism, but Zionists can be racists by Henry Siegman ...

Annexing Israel
  Il rappresentante del Tea Party al Congresso, Joe Walsh, sostiene una soluzione a uno stato per la Palestina? 
dal Blog di Ali Abunimah 
Il deputato repubblicano dell’Illinois Joe Walsh ha proposto alla Camera dei Rappresentanti USA una risoluzione che sembra supportare ufficialmente l’apartheid israeliano. Oppure lo fa per sostenere di fatto una soluzione a uno stato con uguale diritto di voto per israeliani e palestinesi?

Walsh è stato eletto lo scorso anno nell’8° Distretto Congressuale (periferia nord e ovest di Chicago) con il forte sostegno del Tea Party. 
Walsh ha introdotto pure una legge per tagliare il finanziamento di 600 milioni di dollari che gli Stati Uniti mettono a disposizione dell’Autorità Palestinese. 
La Risoluzione della Camera 394 di Walsh prevede: 
di sostenere il diritto di Israele di annettere la Giudea e la Samaria nel caso in cui l’Autorità Palestinese continui a premere per il riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese alle Nazioni Unite. 
“Giudea e Samaria” sono i nomi che vangono dati da Israele alla West Bank occupata. 
Dopo un lungo preambolo che definisce i gli argomenti di dibattito della lobby israeliana, il progetto di legge afferma: 
di aver deliberato che la Camera dei Rappresentanti appoggia fermamente il diritto di Israele di annettere la Giudea e la Samaria nel caso in cui l’Autorità Palestinese continui a premere per il riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese alle Nazioni Unite.
 C’è solo un piccolo problema. Che cosa succederebbe ai quasi tre milioni di palestinesi che vivono nella West Bank occupata nel caso in cui questa venisse annessa da Israele? 
Ha poi Israele il “diritto” di espellerli? Vivrebbero in una condizione permanente di seconda classe, com’è successo agli afro-americani prima della legislazione statunitense per i diritti civili, o ai neri in Sudafrica sotto l’apartheid? 
O si dà il caso che Walsh stia proponendo una soluzione a uno stato in cui si prevede che i palestinesi possano votare alle elezioni israeliane? 
A proposito di questo punto fondamentale Walsh tace misteriosamente. Gli ho posto questa domanda via twitter (@RepJoeWalsh): 
Se Israele annettesse la West Bank, come proposto, i palestinesi dovrebbero vivervi con pari diritto di voto? Sì o no? 
Lui è un appassionato e attivo fruitore di Twitter perciò vediamo cosa risponde a questo semplice quesito. 
(tradotto da mariano mingarelli)
    Proposta di annessione della Samaria e della Giudea a Israele

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SHLOMO AVINERI: ANNESSIONE DELLA CISGIORDANIA E INGANNO DELLA DESTRA 

Sintesi personale
Alcune persone sono sorprese della recente disponibilità della destra a concedere la cittadinanza israeliana ai palestinesi che vivono nei territori .Sono sorpreso che siano sorpresi , perché questa è la posizione della destra dal 1967. Solo che non è stato facile sostenerla apertamente, molto più facile parlare del nostro diritto alla terra, del diritto degli ebrei di stabilirsi ovunque nella Terra di Israele, ignorando i milioni di palestinesi che vivono nella West Bank e Gaza. E' ormai chiaro che i negoziati con i palestinesi non presentano molte possibilità di successo,Cosa c'è di più facile che annunciare il fallimento della proposta di due Stati per due popoli e dichiarare apertamente le intenzioni annesionistiche, che da sempre sono state sostenute,nascondendo però la menzogna ?Cosa c'è di meglio che offrire alla popolazione palestinese la cittadinanza israeliana? Ma se si esaminano con attenzione le dichiarazioni dei portavoce della destra nei media, si scopre che nessuno sta parlando di concedere la cittadinanza automaticamente e il diritto di voto . Si parla di un "processo" che potrebbe realizzarsi solo dopo un'intera generazione.Cosa succederebbe nel frattempo è chiaro. Agli abitanti arabi potrebbe essere offerta la cittadinanza, ma a determinate condizioni. Essi sono tenuti a dichiarare fedeltà ad Israele come Stato Ebraico e democratico . Si può ipotizzare che sarebbero sottoposti ad un controllo di sicurezza, dovrebbero recidere tutti i legami, legali o meno, con i loro parenti in Giordania e in altri paesi. Si può inoltre supporre che coloro che sono profughi del 1948 ed i loro discendenti sarebbero tenuti a dichiarare la loro rinuncia al loro diritto al ritorno in Israele ed alla rivendicazioni delle loro proprietà.In breve, l'annessione dei territori avverrebe, , ma la pari cittadinanza non sarebbe realmente concessa, visto che nessuno ne parla. E' chiaro che Israele non può, eventualmente annettere Cisgiordania e Striscia di Gaza. E 'semplicemente impossibile dal punto di vista diplomatico,ma emerge, dal portavoce della destra, il sogno di uno stato dal Giordano al Mediterraneo. Le parole dolci non possono oscurare questa verità e le idee che la sottintendonoRight wing's idea of equality doesn't include PalestiniansUri Avnery: Rosemary's Baby 

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