Gideon Levy: ma Israele vuole veramente la pace?

08- 06-25 Gideon Levy -Ma davvero Israele vuole la pace?

QUIET IS MUCK


(Ma Israele vuole davvero la pace?)

Una grande catastrofe si è improvvisamente abbattuta su Israele: il cessate il fuoco è entrato in vigore. Cessate il fuoco,

cessate i Qassam, cessate gli assassinii, almeno per ora. Queste buone e promettenti notizie sono state accolte in

Israele cupamente, con pessimismo, persino con ostilità. Al solito, i politici, gli alti comandi dell'esercito e gli esperti sono

andati di pari passo nel vendere il cessate il fuoco come uno sviluppo negativo, minaccioso e disastroso.

Persino dalle persone che hanno forgiato l'accordo – il primo ministro e il ministro della difesa – non si è udita una parola di

speranza; giusto per pararsi il sedere in caso di fallimento. Nessuno ha parlato di opportunità, tutti hanno parlato del

rischio, che sostanzialmente è infondato. Hamas si armerà? Perché di tutti i periodi durante il cessate il fuoco? Soltanto

Hamas si armerà? Noi no? Forse si armerà, e forse si accorgerà che non dovrebbe usare la forza delle armi a motivo dei

benefici della pace. E' difficile da credere: lo scoppio di una guerra viene accolto qui con molta più simpatia e comprensione, per non dire

entusiasmo, di un cessate il fuoco. Quando i guerrafondai danno il via, i nostri tam-tam unificati lanciano solo messaggi

incoraggianti; quando suona il cessato allarme, quando la gente a Sderot può dormire sonni tranquilli, anche solo per un breve periodo, siamo tutti

preoccupati. Questo dice qualcosa sul volto malato della collettività: la pace è robaccia, la guerra è la cosa più importante.

Ancor prima che il cessate il fuoco fosse raggiunto, tutti andavano delineando il più tetro degli scenari: l'accordo non sarà

mantenuto, sarà rotto immediatamente, Hamas si armerà, Israele ha ceduto.

Nessuna di queste ipotesi è necessariamente vera. Nessun profeta di sventura potrebbe suggerire una alternativa

migliore al cessate il fuoco, eccetto sempre maggiori spargimenti di sangue da entrambe le parti.

La tregua potrà esser mantenuta solo se rappresenta un preludio a ulteriori positivi sviluppi; più di ogni cosa, dunque, la

tregua abbisogna del vento favorevole della buona volontà e delle dichiarazioni costruttive, non di quelle distruttive. Se

continuiamo ad essere così cupi, il pessimismo si concretizzerà da solo. Molto dipende da noi.

Hamas vuole la tregua perché è funzionale ai suoi scopi. Questo non è necessariamente un male per Israele. Pochi

mesi di tregua e la revoca dell'orribile assedio di Gaza potrebbero creare una nuova realtà. La

protesta di Noam Shalit è comprensibile, ma la nuova atmosfera di calma è proprio il momento per assicurare finalmente

il rilascio di suo figlio Gilad e quello di centinaia di prigionieri palestinesi – due sviluppi positivi per entrambi i popoli.

Si, la partita a somma zero tra noi e loro è finita molto tempo fa. E' imbarazzante che siamo i soli a non averlo interiorizzato. E si, anche il rilascio di prigionieri palestinesi, un passo sempre presentato da parte nostra come un "prezzo", può rappresentare una conquista per Israele, non solo per i

Palestinesi. Una vita nuova e un po' migliore a Gaza potrà assicurare una nuova vita anche ad Israele. Non per nulla, i

giorni in cui è stata aperta una breccia nella barriera tra Gaza e l'Egitto sono stati i più tranquilli che il Negev abbia

conosciuto in due anni.


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http://www.retelilliput.org/reterr.it Sito nazionale della Rete Radie Resch Generata: 2 September, 2009, 10:16


A seguito del cessate il fuoco, può nascere un governo palestinese di unità nazionale che costituisca un partner reale e non

virtuale, espressione dell'intero popolo palestinese e non di metà di esso. Certo, Hamas non abbandonerà rapidamente le sue posizioni integraliste, ma sotto l'egida di un governo unitario puòsorprendere la gente, per lo meno in maniera passiva. Un accordo con un governo di tal genere non sarà un accordo dimarionette tra Ramallah e Gerusalemme, quello conosciuto come "shelf agreement". Se ottenuto, sarà un vero accordo. Il cessate il fuoco ha già dimostrato che non solo Israele vuole negoziare con Hamas, ma anche Hamas vuole negoziare

con Israele. Non è una buona notizia?

Se fossi primo ministro, del tipo che ritiene che senza una soluzione a due Stati Israele non può continuare ad esistere,

come Ehud Olmert ha dichiarato, farei di tutto per estendere immediatamente il cessate il fuoco alla Cisgiordania. Non è

affatto chiaro il motivo per cui il raggiungimento della tregua a Gaza, senza estenderla alla Cisgiordania, è considerato

un successo per Israele. Un successo? Un disastro. Fino a quando la tregua non sarà raggiunta anche in Cisgiordania, la

calma a Gaza resterà in bilico. A Gaza non saranno in grado di mantenere la calma per gli atti di violenza compiuti da

Israele in Cisgiordania. E' questa la ragione per cui Israele non vuole estendere il cessate il fuoco?

Quell'idea che ha attecchito tra noi, che la calma equivale alla resa, dovrebbe essere ripensata. La nostra forza risiede

solo negli assassinii? Siamo diretti solo verso un bagno di sangue? Il rifiuto di estendere il cessate il fuoco alla

Cisgiordania mostra anche, ancora una volta, che Israele comprende soltanto il linguaggio della forza: si accorderà per

una tregua in Cisgiordania solo quando anche da là verrano lanciati i Qassam. Tutto questo che messaggio manda ai

Palestinesi? Volete la pace in Cisgiordania? Per favore, lanciate i Qassam anche su Kfar Sava.

Dunque questo è qualcosa di molto più profondo di un semplice cessate il fuoco. Riguarda l'immagine di Israele. La

risposta negativa israeliana al cessate il fuoco ancora una volta solleva un grave sospetto: può darsi che Israele in realtà

non voglia la pace?



08- 06-25 Gideon Levy -Ma davvero Israele vuole la pace?

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