Mahmud Darwish :fa paura di Hamas la mancanza di cultura


L'avvento di Hamas a Gaza «non mi fa paura da un punto di vista politico. Mi fa paura invece da un punto di vista culturale. La loro tendenza è di imporre i propri principi su tutti. Credono in una democrazia "buona per una volta soltanto", per giungere alle urne e al potere. Pertanto sono un disastro per la democrazia. (La loro) è una democrazia antidemocratica»: lo afferma il poeta nazionale palestinese Mahmud Darwish in una lunga intervista al quotidiano Haaretz di Tel Aviv. L'incontro con la giornalista israeliana, che lo ha visitato a Ramallah (Cisgiordania), ha preceduto di pochi giorni la prima apparizione negli ultimi anni in Israele di Darwish, che è nato in un villaggio della Galilea e che si è autoesiliato nel 1970. Domenica Darwish sarà a Haifa per leggere una ventina di poesie, accompagnato dal musicista Samir Jubran (liuto) e dalla cantante Amal Murcus. I biglietti, nota il giornale, sono andati a ruba. Darwish ritiene che per i palestinesi «la situazione attuale è la peggiore che si potrebbe immaginare». «I palestinesi a suo parere - sono l'unico popolo al mondo che avverte con certezza che l'oggi è meglio di quanto lo aspetta domani». Il poeta afferma di non avere avuto personalmente illusioni sugli accordi di Oslo del 1993 (fra Israele e Olp) ma di essere stato allora disposto a rispettare le speranze altrui. «Quelle speranze dice a Haaretz sono state ingannevoli. La situazione è adesso ancora peggiore. Prima di Oslo non c'erano posti di blocco (in Cisgiordania), le colonie non si espandevano così tanto, i palestinesi trovavano lavoro in Israele». Darwish che in questi anni ha pure mantenuto contatti con alcuni esponenti della intellighenzia israeliana, fra cui il poeta Yitzhak Laor ritiene che Israele abbia notevole parte di responsabilità non avendo saputo rispondere alla iniziativa di pace saudita che offre allo stato ebraico la normalizzazione delle relazioni con i Paesi arabi, in cambio di un ritiro da tutti i Territori occupati nel 1967, Gerusalemme inclusa, e della soluzione della questione dei profughi. «Israele deve aprire i cancelli della propria fortezza per fare la pace... i suoi dirigenti devono attraversare una rivoluzione culturale», osserva Darwish. Il senso di sconforto diffusosi fra le nuove generazioni israeliane, aggiunge, può essere diretto in quella direzione e utilizzato per esercitare pressione sui governanti di Gerusalemme.

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