Israele, abusi sui detenuti quasi sempre senza colpevoli


di Roberto Prinzi

Roma, 30 settembre 2013, Nena News - Due soldati israeliani del battaglione 51 della Brigata Golani sono stati accusati, la scorsa settimana, di avere picchiato un palestinese ammanettato e bendato. Altri due israeliani, ora non più nell'Esercito, sono stati denunciati come civili per avere preso parte all'aggressione e sono in attesa di udienza.

I fatti risalgono al maggio 2012, ma sono stati scoperti solo recentemente, quando la polizia militare ha trovato un filmato che mostra le violenze sul telefonino di uno dei due soldati. Secondo l'atto di accusa, il palestinese, arrestato per essere entrato in Israele dalla Striscia di Gaza, sarebbe stato condotto in una "stanza chiusa" del campo Yiftah, vicino al confine con la Striscia. Qui sarebbe stato picchiato ripetutamente da quattro soldati, nonostante uno dei presenti avesse invitato i suoi colleghi a smettere. Un altro soldato avrebbe fatto da sentinella sulla soglia della porta, mentre un altro avrebbe filmato la scena stando attento a non riprendere i volti dei suoi colleghi aggressori. Secondo l'accusa, le violenze sarebbero state "premeditate e documentate". I soldati, fermati lo scorso lunedì, sono accusati di "abusi e violenze gravi".

Il difensore di uno dei soldati, l'avvocato Konzitz, ha dichiarato che il suo "assistito nega assolutamente di aver preso parte all'accaduto, dichiarando di non essere stato in quella stanza. Si tratta di un soldato normale che non ha mai avuto problemi nel passato". Non è ancora chiaro se la vittima palestinese, le cui generalità sono definite "sconosciute" nell'atto di accusa, sarà chiamata a testimoniare.

Negli ultimi anni sono stati registrati diversi casi in cui soldati israeliani hanno picchiato o umiliato detenuti palestinesi. Tra i più recenti vi è quello della soldatessa Eden Aberjil che scelse di documentare quello che definì "il periodo più bello della sua vita", facendosi fotografare accanto a palestinesi ammanettati e bendati. La soldatessa del Magav Shani Sivilya, invece, preferì farsi ritrarre accanto a un detenuto diciassettenne mentre gli puntava una pistola alla tempia.

Tutti casi di maltrattamento e umiliazione che difficilmente portano l'aggressore a scontare pene. Complice l'atteggiamento riluttante della polizia israeliana. "In una serie di casi documentati", ha scritto Yossy Gurvtitz dell'associazione israeliana di diritti umani Yesh Din, "la polizia ha rifiutato di indagare le denunce dei palestinesi. Il 94 per cento dei casi seguiti da Yesh Din si è concluso senza rinvii a giudizio, perchè di solito il colpevole non è stato individuato o non c'erano prove sufficienti". Inoltre scrive Gurvitz, "la polizia è colpevole anche di non informare chi sporge denuncia sui risultati delle inchieste: circa il 70 per cento delle denunce registrate prima del report di Yesh Din non ha ricevuto alcuna risposta. Tutte erano sporte da palestinesi". Nena News

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