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lunedì 22 settembre 2014

Giovanni De Mauro : Tregua tra Israele e Gaza ecco quanto realmente avvenuto

Tutto quello che non stiamo facendo contro l'ebola


Il 26 agosto Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, dopo 51 giorni di conflitto in cui sono morti 2.150 palestinesi e 73 israeliani. Sulla London Review of Books, il regista Omar Robert Hamilton spiega e documenta che nel frattempo Israele ha:
1. annesso altri 600 ettari di terra in Cisgiordania;

2. trattenuto 56 milioni di dollari di tasse dovute all’Autorità Nazionale Palestinese;

3. proseguito il blocco economico, a differenza di quanto previsto dal cessate il fuoco;

4. rotto la tregua sparando a dei pescatori in quattro diverse occasioni e arrestandone sei;

5. ucciso un ragazzo di 22 anni, Issa al Qatri;

6. ucciso un ragazzo di 16 anni, Mohamed Sunuqrut, sparandogli un proiettile di gomma in testa;

7. torturato un detenuto palestinese;

8. negato l’ingresso a Gaza a 13 parlamentari europei;

9. arrestato almeno 127 persone in Cisgiordania;

10. continuato a tenere in prigione 33 parlamentari palestinesi;

11. continuato a tenere in detenzione amministrativa, senza accuse né processo, circa 500 prigionieri;

12. distrutto le abitazioni di una comunità beduina a Khan al Ahmar, lasciando 14 persone senza tetto;

13. distrutto un caseificio a Hebron i cui ricavi andavano a due orfanotrofi e sette scuole;

14. distrutto l’abitazione di una famiglia a Silwan, a Gerusalemme Est;

15. distrutto un edificio a Gerusalemme Est dove erano raccolti aiuti destinati a Gaza;

16. distrutto un pozzo e un uliveto vicino a Hebron;

17. ordinato un’incursione in un centro sanitario per bambini e in un asilo a Nablus, provocando danni;

18. distrutto un terreno coltivato a Rafah;

19. ordinato la rimozione a Gerusalemme Est di un piccolo monumento a Mohamed Abu Khdeir, picchiato e poi bruciato vivo a luglio da estremisti israeliani;

20. continuato a costruire una vasta rete di tunnel sotto Gerusalemme;

21. permesso l’assalto di una ventina di coloni di estrema destra al complesso della moschea Al Aqsa;

22. agevolato centinaia di coloni nell’assalto alla tomba di Giuseppe a Nablus;

23. impedito agli studenti di entrare nell’Università Al Quds, lanciando granate stordenti e proiettili di gomma;

24. guadagnato un numero imprecisato di milioni di dollari con la vendita di materiali per la ricostruzione di Gaza, dove almeno centomila persone hanno bisogno di case nuove per un costo totale stimato di circa 7,8 miliardi di dollari.

Anna Foa : la Manifestazione a Milano delle Comunità islamiche italiane

 
moked/מוקד il portale dell'ebraismo italiano 22/09/2014 - 27 אלול 5774
 
Moked · lunedì, 22 settembre 2014, 2:25 pm
http://moked.it/blog/2014/09/22/battaglie/battaglie
La marcia delle Comunità islamiche italiane contro il terrorismo dell’Isis, che si è tenuta ieri a Milano e che segue l’analoga iniziativa tenutasi venerdì scorso nelle moschee tedesche, è un passo importante per isolare e condannare il terrorismo dell’Isis. Un altro passo importante è il fatto che sia in Italia che in Gran Bretagna, le organizzazioni islamiche abbiano nei giorni scorsi chiesto senza tentennamenti la liberazione degli ostaggi in mano ai terroristi. È una battaglia che possiamo combattere solo insieme ai musulmani, non contro di loro e facendo di tutt’erba un fascio. Solo con l’adesione della maggioranza dei musulmani, solo con il loro rifiuto sempre più aperto dell’uso blasfemo della violenza in nome di Dio, possiamo evitare che il terrorismo guadagni ulteriori proseliti e che tanti giovani fra i musulmani d’Europa siano conquistati dalla sua violenza e vi si uniscano. È una battaglia di importanza decisiva perché il terrorismo minaccia tutti noi, cristiani, ebrei, musulmani. Ed è importante che a muoversi siano i musulmani, perché per loro, possiamo immaginarcelo, questa sfida è più difficile e più pericolosa.
Anna Foa, storica

Giovani musulmani Italiani: lettera scritta per la manifestazione di Milano contro l'Isis

Buona sera a tutti.
Noi giovani MUSULMANI siamo qui per dirvi solennemente, di fronte a questa tragedia che il mondo vive, di fronte a questo odio religioso che dilaga, di fronte a questo immane dolore di donne violentate, di madri e padri uccisi: noi , noi musulmani, sì anche noi, noi musulmani d'Italia noi sconfiggeremo l'Isis, noi combatteremo e sconfiggeremo il terrorismo. Sappiatelo: noi sentiamo il dovere di combattere anzitutto proprio quello che viene chiamato terrorismo islamico. Non consentiremo a nessuno e per nessun motivo di usurpare questa parola! Non esiste ossimoro più stridente dell'espressione terrorismo islamico; per questo vi dico che noi vi libereremo dal terrorismo perchè esso ci è completamente estraneo e antagonista, noi lo sappiamo che siamo noi il loro vero nemico! Noi lo sappiamo che dopo aver ucciso cristiani e minoranze religiose passeranno a noi! Perché noi non siamo come loro! Non lo saremo mai! Come può appartenere all'Islam l'idea di suscitare terrore nelle persone quando non è consentito farlo neppure su ogni altra creatura vivente?
Non sappiamo chi e cosa ci sia dietro l'Isis, non sappiamo se sono musulmani o meno. Noi non lo sappiamo chi sono queste belve. Ma una cosa sappiamo: sono nostri nemici!! Non permetteremo a nessuno di associarci a loro. No. Se una mucca pazza dichiara di essere un coccodrillo, andremo forse dai coccodrilli a pretendere la spiegazione delle malefatte delle mucche? Quello che posso dirvi di certo è che le azioni dell'Isis non sono islamiche così come una mucca non è un rettile, ed è a quelle azioni che noi dichiariamo guerra. Come musulmani non vi è rischio che diventiamo terroristi così come non vi è rischio che i rami stiano nel terreno e le radici per aria, disse il profeta Muhammad: “Il meglio nelle cose sta nel giusto mezzo” e perciò ci opponiamo all'estremismo, lotteremo contro l'ingiustizia di chi perseguita per motivo religiso, li contrasteremo con la nostra cultura, i nostri principi, le nostre professioni e tutti i nostri mezzi. Noi saremo lo scudo DEMOCRATICO contro le atrocità di chi dice per mimetizzarsi che è simile a noi. No! Voi siete all'opposto di noi! , È un crimine uccidere gli innocenti, ovunque e per qualunque motivo , è e sarà sempre un crimine! In nome della costituzione italiana, in nome dei superiori principi dell'umanità, in nome dei nostri sacri principi di fede NOI VI SCONFIGGEREMO!
Concludo citando una frase di un intellettuale musulmano contemporaneo e connazionale, il caro fratello e maestro Hamza Piccardo: "La forza giusta non prevarica, non opprime,
è quella che è portata dal sorriso, che spacca le montagne.
E’ la misericordia umana che Allah ama, protegge e accetta".

Sumaya Abdel Qader


Con profondo dolore e molta delusione leggo i commenti delle persone agli articoli di giornale che riprendono la fiaccolata per la vita di ieri.
C'è chi dice che è una copertura, chi si attacca alla bandiera bruciata dicendo che no si fa, chi dice che lo facciamo per poi avere la moschea, chi dice che è una strategia, chi continua ad i sultarci vedendo nei musulmani ogni male...
Beh a questi rispondo:
Molti di voi sono solo sordi e ciechi. Siamo in piazza da anni contro le violenze. Voi dove siete stati ivece? Più di 300 mila morti in siria e migliaia di morti innocenti in Iraq, Gaza, Sudan, Eritrea, Cina e la lista è maledettamente lunga!!! Ci vedete quando fa comodo. I media parlano di noi quando fa comodo o quando qualche politico dà il consenso. Troppo facile. Non è così che si superano i problemi. Bisogna avere e dare fiducia. Bisogna essere insieme per fronteggiare ogni male, violenza e ingiustizia. La diffidenza, la paura, la disinformazione e la diffamazione alimentano l'odio e Dio ci scampi da quale altro tragico risvolto. Avete bisogno di prpve più forti? No non avrete nulla se non la nostra leale civiltà. Avrete il nostro lavoro quotidiano, anche silenzioso di un vissuto umano. Avrete la nostra forza d'animo la nostra voglia di stare al mondo, la nostra giovane e forte comunità che produce. Siamo pieni di speranza nonostante tutto. Perché conosciamo bene il valore della vita, perché conosciamo bene il valore della pazienza, perché co osciamo bene il valore del rispetto, perché conosciamo bene il dolore.
Abbiate e date fiducia.
E...studiare bene la storia e leggete bene le dinamiche di potere che in essa si ripetono, fatevi domande e cercate le risposte incrociando i dati. Avrete ancora più paura di ciò che troverete e capirete quanto marcio torto avevate

Gad Lerner : La coraggiosa sfida degli islamici milanesi ai tagliagole dell’Is




Provo sincera ammirazione per il coraggio dimostrato dai giovani musulmani milanesi che hanno sfidato i terroristi dell’Is, profanatori della loro fede, simulando l’orrore di una decapitazione e poi bruciando la bandiera nera dei tagliagole. Mi piacerebbe sapere quanti fra coloro che si esibiscono in commenti islamofobi e razzisti dietro rigorosa copertura dell’anonimato, avrebbero avuto il coraggio di metterci la faccia e il corpo e l’anima come hanno fatto in centinaia, giovani e meno giovani, i musulmani italiani che vedono nell’Is e nel suo falso califfo al-Baghdadi un’offesa alla loro fede oltre che alla civiltà e alla democrazia.

Nelle settimane scorse avevo più volte auspicato una netta presa di posizione pubblica delle organizzazioni islamiche d’Italia, sottolineando i pericoli della reticenza e di una malintesa fratellanza con i jihadisti sanguinari. Proprio per questo stasera ho voluto anch’io condividere questa iniziativa coraggiosa, intitolata “Ammazzateci tutti”. Sono lieto di aver acceso anch’io la mia torcia in una “fiaccolata per la vita”, contro il terrorismo, contro l’Is, contro l’islamofobia e l’antisemitismo -come hanno detto gli organizzatori di radio Zerodiritto- per affermare i valori costituzionali e la scelta della nonviolenza. Ho trovato in piazza Affari vecchie conoscenze come il primo presidente dell’Ucoii, il medico siriano Nour Dachan giunto appositamente da Ancona; e naturalmente Roberto Hamza Piccardo, il convertito con cui da quasi vent’anni ho il piacere di confrontarmi. Ma la presenza più significativa era quella dei giovani musulmani, di ragazze e donne protagoniste coraggiose. Cui si sono uniti l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino e altri esponenti del Pd lombardo.
La manifestazione degli islamici d’Italia contro il terrorismo che abusa della loro fede getta un seme e nutre la nostra speranza. Essi assumono un ruolo decisivo sul piano culturale in questa sfida all’oscurantismo che pochi finora hanno avuto il coraggio di intraprendere in prima persona.

domenica 21 settembre 2014

Asmaa al-Ghoul: cresce a Gaza il sostegno per il boicottaggio delle merci israeliane





 Sintesi personale

In un negozio di frutta a Gaza City  non è sempre facile distinguere tra i frutti provenienti da Israele e quelli provenienti da Gaza,ma  la differenza è evidente.I manghi di Gaza ,per esempio, sono grandi e verdi, quelli di Israele  piccoli e dorati .
Le persone spontaneamente boicottano i prodotti israeliani e non solo le elite che volutamente hanno  smesso  di acquistarli.
Anwar Abu al-Kass, proprietario di un supermercato popolare a Gaza, ha detto ad Al-Monitor: "Durante la guerra abbiamo notato che i clienti stavano boicottando i prodotti israeliani .Un  certo numero di attivisti sono entrati e hanno attaccato adesivi con la scritta boicottaggio sui prodotti . Abbiamo bloccato la vendita di prodotti israeliani come cioccolatini e detergenti e li abbiamo sostituiti con prodotti europei e turchi . Ci sono ancora alcuni beni indispensabili per gli abitanti di Gaza, come i prodotti lattiero-caseari di proenienza israeliana "sottolineando che, dopo la fine della guerra, la gente del posto a poco a poco ha iniziato a comprare prodotti israeliani.
Il gestore di un centro commerciale a Gaza, noto come Abu Yazin, ha  dichiarato  , "In poche parole, non riesco a boicottare i prodotti israeliani . I clienti sono quelli che dovrebbero boicottare, non noi ".
Durante la guerra, molti gruppi di giovani hanno chiesto il boicottaggio dei prodotti israeliani e adesivi di boicottaggio sono stati distribuiti nei negozi e nelle aziende di importazione.
Blogger Farah Baker : : "Ho spiegato che l'occupazione ci sta dando veleno per il pane e sangue per l'acqua  e i soldi pagati per il cibo e l'acqua sono utilizzati per comprare armi..Per la prima volta ho mai sentito dire nei negozi  : 'È questo un prodotto israeliano? Voglio un sostituto locale, non voglio yogurt israeliano. "Raed Fattouh, coordinatore di forniture per Gaza, ha detto ad Al-Monitor, "Circa 30-50 camion carichi di frutta e verdura ogni giorno entrano a Gaza. Altri prodotti israeliani rappresentano il 50-60% delle importazioni di Gaza ".
Fattouh ha spiegato che durante la guerra, 100-200 camion   sono entrati a Gaza ogni giorno, carichi di beni di prima necessità :frutta e prodotti lattiero-caseari, oltre agli aiuti donati alla Striscia di Gaza . Egli ha anche notato che  gli incroci commerciali sono stati aperti durante la guerra eccetto  per due giorni.
Un residente locale : "Mia moglie non ha nulla a che fare con la politica, ma ora insiste sul boicottaggio dei prodotti israeliani a causa della guerra. Abbiamo smesso di preparare  e comprare le pizze che amiamo perché il formaggio utilizzato  è israeliano ".
L'accordo di Parigi del 1994 stabilisce che, prodotti industriali e alimentari agricoli israeliani sono liberi di entrare nelle terre palestinesi, mentre ci sono restrizioni per l'ingresso di merci palestinesi in Israele.
Una fonte ufficiale del Ministero dell'Economia Nazionale,che ha rifiutato di dare il suo nome, ha spiegato Al-Monitor gli ostacoli che impediscono ai palestinesi di aderire ufficialmente  a un boicottaggio. "E 'difficile per qualsiasi governo palestinese prendere la decisione di impedire l'importazione di prodotti israeliani a causa degli interessi dei mercanti locali. Prodotti lattiero-caseari non hanno alcun sostituto qui, poiché le quantità prodotta in Cisgiordania non copre le esigenze della Striscia di Gaza. I  bombardamenti hanno causato la distruzione di fabbriche e terreni agricoli , inondando il mercato di   prodotti israeliani "
La fonte ha sottolineato che l'unica soluzione sarebbe quella di incoraggiare altre importazioni dirette, invece di fare affidamento sulle importazioni israeliane."Tuttavia i negozianti troveranno ciò  rischioso ,dovranno sopportare costi elevati e gli Israeliani di proposito cercheranno di impedire tali importazioni."
Durante un'intervista con Al-Monitor, Amjad al-Shawa, il capodi un'organizzazione non governativa e membro del Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni Movement (BDS), ha dichiarato: "La nostra visione del boicottaggio è completa. Quando la striscia di Gaza stava ricevendo aiuti  durante la guerra, abbiamo annunciato che nessun prodotto doveva essere israeliano e le nostre richieste sono state soddisfatte. "
Shawa ha sottolineato che il boicottaggio non è solo una questione di comportamento, ma una questione di principio, sottolineandone  l'importanza strategica : l'occupazione mira a rendere i suoi prodotti parte della cultura della società a Gaza.
"Durante la guerra, l'occupazione ha bombardato circa 500 fabbriche allo scopo di avere solo i propri prodotti sul mercato senza concorrenza. Naturalmente alcuni prodotti israeliani sono indispensabili poiché non ci sono sostituti per loro, come ad esempio la valuta shekel  in assenza di una qualsiasi moneta nazionale . Il ruolo della autorità nazionale dovrebbe essere quello di migliorare la qualità dei prodotti nazionali, togliere completamente l'assedio della Striscia di Gaza  aprendola ai   mercati arabi e internazionali, sviluppare la comunicazione tra Gaza e la Cisgiordania; e, infine, mai sottovalutare il ruolo del cittadino nella boicottaggio ".
Nel corso di un seminario organizzato dall'Istituto palestinese per la Comunicazione e lo Sviluppo, il 15 settembre, con la partecipazione di Al-Monitor, Haidar Eid, un funzionario della campagna nazionale di boicottaggio, ha detto, "Durante la guerra, molti successi per il boicottaggio accademico e culturale ,iniziato nel 2004, sono stati raggiunti. Per la prima volta stiamo assistendo ad un numero significativo di  attori  di Hollywood che simpatizzano con i palestinesi e accusano Israele di commettere un genocidio a Gaza.  Questo è il nostro momento sudafricano, come il mio buon amico Omar al-Barghouti, capo della campagna nazionale di boicottaggio, lo chiama."Senza  alternative ai  prodotti israeliani, la campagna di boicottaggio potrebbe trovare difficoltà  a Gaza nonostante il sostegno locale.

Operazione Colomba: Coloni israeliani entrano nel villaggio di At Tuwani scortati dall'esercito

di Operazione Colomba


Il 17 Settembre, alle ore 5:30, tre macchine con quattordici coloni Israeliani sono arrivate nel villaggio Palestinese di At Tuwani, scortate da due jeep dell'esercito.

I coloni sono entrati nel sito archeologico situato tra le case di alcuni palestinesi, nel centro del villaggio, uno di questi era armato. Gli abitanti di At Tuwani si sono riuniti presso la casa palestinese più vicina e il proprietario della casa ha chiesto spiegazioni all'esercito Israeliano riguardo a quello che stava accadendo. Dopo la pressione nonviolenta esercitata dagli abitanti del villaggio sull'esercito e sui coloni, questi se ne sono andati alle 6:15. Questa è l'ennesima delle continue provocazioni compiute dall'esercito e dai coloni israeliani, alla quale le comunità Palestinesi delle colline a sud di Hebron continuano a reagire in maniera nonviolenta.

Nel 2011 ad At Tuwani sono stati condotti scavi da parte di archeologi israeliani scortati dall'esercito. Molti degli archeologi che hanno visitato il villaggio affermano che i ritrovamenti risalgono all'epoca Bizantina. Eppure nel Dicembre 2011, durante una conferenza sull'archeologia avvenuta nell'insediamento Israeliano di Suseya (nell'area delle colline a sud di Hebron), è stato dichiarato che le rovine sono appartenenti ad una antica sinagoga. Nella conferenza è stato anche indicato come raggiungere il sito archeologico. Il ritrovamento di antiche rovine ebraiche negli anno '80 è stato il pretesto formale per l'evacuazione forzata della popolazione palestinese dal villaggio di Susiya.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.
Foto dell'incidente: http://goo.gl/mJicAx

UPDATE: Israeli settlers entered into At Tuwani village escorted by army, South Hebron Hills area
Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

Coloni israeliani attaccano internazionali ed un pastore palestinese
di Operazione Colomba

In conseguenza dell'attacco un pastore ed un internazionale sono stati detenuti dalla Polizia israeliana
Il 14 settembre due coloni israeliani hanno attaccato un pastore palestinese e due internazionali vicino all'avamposto di Mitzpe Yair, nell'area a Sud delle colline di Hebron. Durante l'aggressione i coloni hanno rubato le videocamere degli internazionali ed hanno rotto il telefono di uno di loro. La polizia israeliana ha detenuto il pastore palestinese ed uno degli internazionali per 6 ore. Non ci sono state conseguenze per i coloni.
Alle 9:00 di mattina circa quattro pastori palestinesi del villaggio di Qawawis, situato nelle colline a sud di Hebron, stavano pascolando le loro greggi accompagnati da due internazionali su terra di proprietà palestinese nelle vicinanze dell'avamposto israeliano. I due coloni di Mitzpe Yair hanno attraversato una zona chiusa (dove l'accesso è vietato a chiunque) per attaccare un pastore, iniziando con lo scacciare il suo gregge; nel frattempo i due internazionali stavano filmando la scena. Successivamente i coloni hanno assalito i volontari internazionali: prima hanno preso per il collo uno di loro e lo hanno buttato per terra, gli hanno strappato di mano la videocamera e hanno rotto il suo telefono; successivamente i coloni hanno attaccato l'altra internazionale e torcendole il braccio si sono impadroniti anche della sua videocamera. Dopo che i coloni tornati all'avamposto con le videocamere rubate, il palestinese e gli internazionali sono andati al villaggio di Qawawis.
La Polizia israeliana è arrivata nel villaggio palestinese ed ha chiesto al pastore ed all'internazionale che era stato attaccato di seguirli alla stazione di polizia israeliana della colonia di Kiryat Arba, poiché accusati da uno dei coloni di avergli tirato contro delle pietre. Gli agenti di polizia hanno detenuto entrambi per sei ore e li hanno interrogati a proposito dell'incidente. La polizia israeliana li ha rilasciati alle 17:00, senza conseguenze.
L'area delle colline a Sud di Hebron ha sofferto la presenza di coloni israeliani sin dagli anni '70. Otto insediamenti ed avamposti israeliani (tra i quali Mitzpe Yair) hanno quasi totalmente isolato 16 villaggi palestinesi dal resto della Cisgiordania. La violenza dei coloni include anche aggressioni fisiche sui palestinesi e i loro animali; danneggiamenti alle proprietà private e limitazioni alla libertà di movimento, con ripercussioni sulla loro vita quotidiana. Dall'inizio del 2014 Operazione Colomba ha registrato l'arresto di 15 palestinesi, compresi minorenni, perché nelle vicinanze degli insediamenti. Nello stesso periodo non ci sono state conseguenze per i coloni israeliani coinvolti negli incidenti avvenuti in quest'area.
Nonostante la violenza subita dai palestinesi delle colline a Sud di Hebron, essi continuano pascolare e coltivare sulle loro terre, resistendo in modo nonviolento all'occupazione israeliana.
Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell'incidente: http://goo.gl/oLGr8A
Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

sabato 20 settembre 2014

Richard Falk : Due tipi di antisemitismo

 antisemitism

http://zcomm.org/znetarticle/two-types-of-anti-semitism/

Contrariamente a gran parte del pensiero convenzionale che tratta l’’antisemitismo’ esclusivamente come forma di odio etnico, c’è un secondo tipo di atteggiamento che è accusato di essere ‘antisemitismo’ perché è critico, spesso legittimamente, del sionismo e delle politiche e pratiche di Israele. Questo secondo tipo di presunto antisemitismo è una tattica impiegata per screditare i critici di Israele insistendo che non andrebbero distinti la critica di Israele e l’odio del popolo ebraico. Questi due tipi distinti di antisemitismo operano in disaccordo tra loro e anche se possono esistere situazioni in cui si sovrappongono è pericoloso farne una cosa sola.

E’ piuttosto insolito anche per i critici più aspri del comportamento del governo USA essere censurati come antiamericani, salvo a volte nel mezzo di crisi internazionali della sicurezza, ma anche allora tali accuse solitamente riflettono l’atteggiamento di patrioti ignoranti o di estremisti che si identificano con la destra della politica statunitense. Inoltre tali accuse, anche se sgradevoli, mancano dello stigma dell’antisemitismo, che porta con sé un’implicita accusa secondaria di indifferenza all’Olocausto, al genocidio nazista e alla lunga storia di persecuzioni dirette contro gli ebrei. A mio parere questa etichettatura dei critici di Israele come ‘antisemiti’ è una forma miope di disdicevole propaganda statale, generalmente messa in atto all’estero da gruppi sionisti fanatici e in parte responsabile di una reazione emergente che si esprime nell’odio e nell’ostilità contro gli ebrei. Questa è una materia estremamente delicata che quasi certamente è trattata emotivamente in un modo plasmato da forti allineamenti ideologici a favore o contro il modo in cui Israele si è comportato dalla sua discussa creazione nel 1948 e in rapporto agli atteggiamenti nei confronti di stretti collegamenti tra il movimento sionista e il popolo ebreo.

L’antisemitismo di tipo I è una forma di razzismo virulento, caratterizzata da odio e invidia e che conduce a forme molteplici di ostilità nei confronti degli ebrei. E’ stato spesso accompagnato da un forte sostegno governativo e sociale a una reazione punitiva nei confronti degli ebrei per salvaguardare la religione e l’etnia dominanti e per affermare i valori e le tradizioni della comunità politica non ebrea, supposta sotto minaccia in conseguenza delle attività ebree; storicamente l’antisemitismo di tipo I fa risalire le sue radici storiche alle origini e all’ascesa della cristianità, rafforzato in secoli successivi da restrizioni europee alla proprietà ebrea di terre e di habitat concessi che indussero gli ebrei a concentrarsi su denaro e attività bancaria, creando una stretta relazione tra ebrei e ascesa del capitalismo, specialmente del capitale finanziario.

Casi estremi di antisemitismo di tipo I comportano la presa del potere statale da parte di un atteggiamento antisemita, come esemplificato dalla Germania di Hitler. Ha anche rilievo osservare che l’antisemitismo era relativamente raro nel mondo islamico, che sosteneva la libertà di culto delle minoranze religiose, pur affermando un ruolo egemone dell’Islam, specialmente nell’era del califfato ottomano. Fino ai problemi generati dal sionismo l’antisemitismo non era un problema serio nel Medio Oriente dove gli ebrei nella maggior parte dei paesi arabi erano trattati come una religione autentica e una minoranza rispettata. In tutta la storia moderna gli ebrei hanno sofferto prevalentemente a causa dell’antisemitismo europeo, con la Russia considerata come parte dell’Europa.

In Germania la presa nazista del potere statale e l’abuso di esso hanno condotto per grati ai campi della morte, al genocidio su vasta scala, cui è stato attribuito il suo status storico distintivo con divenir noto come Olocausto. Quest’attuazione genocida dell’antisemitismo era stata preparata dall’ideologia nazista e dalle sue feroci e dichiarate pratiche discriminatorie, che demonizzavano gli ebrei assieme al popolo Rom e ad altri considerati inadatti a propagare gli ariani, proposti come razza padrona. L’antisemitismo di tipo I nelle società cristiane dopo il nazismo è generalmente scomparso dietro una spessa nuvola di senso di colpa e di negazione legata al passato, anche se persistono tenui modelli di pregiudizio sociale. Questi modelli implicano una varietà di esclusioni e discriminazioni, che vanno da modi informali e inespressi di discriminazione nel lavoro e nella vita sociale alla profilazione etnica che richiama l’attenzione pubblica su aspetti sfavorevoli dell’aspetto fisico o del comportamento attribuiti agli ebrei e comprende battute che perpetuano visioni stereotipe dell’”ebreo”. Tali atteggiamenti sociali sono in una certa misura compensati da un vasto riconoscimento dei risultati e dell’influenza degli ebrei, sproporzionati rispetto al loro piccolo numero e dalla considerevole resistenza del popolo ebreo nei secoli, pur avendo affrontato molte sfide spaventose.

Il Sionismo Cristiano, cosiddetto, è meglio considerabile come un avallo indiretto all’antisemitismo di tipo I che si cela sotto il velo di un ardente sostegno a Israele come stato e al sionismo come movimento. La sua animosità antisemita è diretta contro gli ebrei della diaspora, derivando da una lettura del Libro delle Rivelazioni che prevede che la Seconda Venuta di Gesù avrà luogo soltanto quando tutti gli ebrei saranno tornati nello stato ebraico di Israele. Per promuovere quest’affermazione profetica il sionista cristiano favorisce intraprendere passi per incoraggiare gli ebrei a emigrare in Israele e da questo punto di vista è in accordo con la tendenza più influente del pensiero sionista. L’ulteriore carattere antisemita del Sionismo Cristiano è diretto a una fase successiva del Giudizio Universale, un tempo di resa dei conti in cui tutti quelli che non avranno abbracciato la fede cristiana saranno consegnati alla dannazione permanente. Nonostante questo fulcro antisemita Israele si è legato ufficialmente ed esistenzialmente al Sionismo Cristiano, dando alla sua organizzazione uno status diplomatico e apprezzandone il sostegno incondizionato all’interno della scena politica statunitense. Questo collegamento tra Israele e il Sionismo Cristiano costituisce un patto faustiano e opera per spostare l’equilibrio politico negli Stati Uniti in una direzione israeliana ancor più di quanto sarebbe stato normale.

L’antisemitismo di tipo II si presenta in due varianti diverse. La prima variante è quella che potremmo chiamare “una marca araba di antisemitismo”, che assume la forma di condanna degli ebrei e del popolo ebraico per aver impiantato uno stato ebraico in Israele. La rabbia è diretta contro Israele anche perché assicura un diritto di ritorno a tutti gli ebrei di tutto il mondo negando contemporaneamente qualsiasi diritto al ritorno a ogni palestinese, negando tale diritto persino a quei palestinesi e loro discendenti che o fuggirono o furono espulsi dalle loro case nel 1948. Questo tipo di fusione di un progetto statale con l’etnia del popolo coinvolto è inaccettabile ed è una forma di propaganda antistatale che assume una forma odiosa prendendo di mira un’etnia sommata a un’entità politica. La maggior parte degli arabi che non sottoscrive tale orientamento è attenta a tracciare la distinzione tra Israele come fenomeno politico illegittimo e gli ebrei come etnia distinta e geograficamente dispersa. E’ importante, anche, non qualificare gli arabi come ‘antisemiti’ perché alcuni in effetti superano il confine di questo odio etnico.

La seconda espressione dell’antisemitismo di tipo II, abbastanza stranamente, sottoscrive indirettamente l’antisemitismo arabo affermando che l’ostilità allo stato di Israele non può essere distinta dall’ostilità al popolo ebraico. La disputa centrale è che una forte critica di Israele come stato ebraico o diretta contro il progetto sionista o esprimente una forte disapprovazione per le politiche e pratiche di Israele sono espressioni appena mascherate di odio nei confronti degli ebrei come popolo e del giudaismo come religione. I promotori di quella che potrebbe essere chiamata la “marca sionista dell’antisemitismo” fanno del loro meglio per far credere alla gente che i due tipi di preoccupazione non sono appropriatamente distinguibili. In questo modo i critici di Israele sono denigrati come “antisemiti” nel senso autentico dell’odio contro gli ebrei. Se gli stessi ebrei diventano fortemente e visibilmente critici di Israele sono marchiati da “ebrei che odiano sé stessi” o semplicemente messi assieme agli antisemiti di tipo I. Con questo non si vuole negare che alcuni ebrei, per un profondo atteggiamento psicologico, possano effettivamente odiare la loro identità ebraica e cercare con forza di sottrarsi a essa, ma criticare Israele e rifiutare il sionismo non dovrebbero essere usati come prova di odio di sé. In realtà alcuni antisionisti basano le loro idee su forti convinzioni che il sionismo sia un tradimento dei valori e della tradizione ebraica e mostrano grande orgoglio per la loro eredità ebrea.

Ricordo un incontro a Cipro più di un decennio fa con lo specialista dell’hasbara [propaganda filo-israeliana – n.d.t.] professor Gerald Steinberg dell’Osservatorio ONU [ONG filosionista; vedere anche oltre – n.d.t.]  e l’ambasciatore israeliano nella Cipro greca in una riunione dell’Inter-Action Council dedicata alla risoluzione dei conflitti in Medio Oriente. L’Inter-Action Council è formato da ex capi di stato e io ero stato invitato come “risorsa”. Quella sessione era sul conflitto israelo-palestinese ed era presieduta da Helmut Schmidt, l’ex cancelliere tedesco. Nella discussione i partecipanti israeliani avevano sostenuto con forza che Israele, il sionismo e l’identità ebraica erano un’unità e che qualsiasi critica diretta a una delle tre prospettive era un attacco alle altre due. Io sono intervenuto per dire che dissentivo vigorosamente da una simile idea e che mi sentivo un ebreo con un atteggiamento critico nei confronti sia del comportamento di Israele sia delle pretese sioniste. Successivamente diversi partecipanti, tra cui il signor Schmidt, mi hanno ringraziato per aver detto quello che loro credevano ma mi hanno detto che non potevano dire perché temevano che sarebbe stato trattato come prova del loro antisemitismo. Per contro Steinberg è stato molto ostile dopo la riunione, informandomi in modo perentorio che i miei commenti erano stati “assolutamente di nessun aiuto”.

Secondo me è estremamente infelice considerare le critiche a Israele, anche se formulate in termini forti, salvo che si tratti di incitamento all’odio, come antisemitismo. L’antisemitismo di tipo II ha diverse gravi conseguenze indesiderabili: fa una cosa sola di un valido rifiuto dell’odio etnico e di tentativi illegittimi di etnicizzare o screditare le critiche a Israele e al sionismo; fa credere a molti non ebrei che se sono critici di Israele saranno ingiustamente screditati come antisemiti e gli ebrei sono indotti a temere che saranno considerati odiatori di sé, in tal modo inibendo le critiche a Israele e al sionismo. Per questo motivo consente a Israele di nascondere le sue politiche e pratiche criminali nei confronti del popolo palestinese invocando la memoria dell’Olocausto e la lunga storia di persecuzioni degli ebrei e in tal modo inibendo le critiche. Inoltre induce molti a credere che non ci sia differenza tra l’identità ebraica e la solidarietà sionista. Ciò promuove una tendenza di alcuni non ebrei a considerare gli ebrei una categoria etnico-politico-religiosa anche se non hanno alcun rapporto con lo stato di Israele e dunque responsabili come popolo della persecuzione del popolo palestinese. Questo insistere che l’antisemitismo di tipo II è una forma reale di antisemitismo incoraggia il comportamento antisemitico di tipo I. Quando i giovani arabi delle banlieux di Parigi tirano sassi a ogni ebreo che riescono a trovare nelle strade della città l’atto di odio è basato nella maggior parte dei casi sulla loro estrema ostilità nei confronti di Israele. E’ chiaro in tale comportamento che esiste un rapporto simbiotico tra i tentativi, ugualmente illegittimi, arabi e israeliani di collegare Israele/sionismo all’odio degli ebrei.

La cultura popolare statunitense incorpora questa confusione. Ad esempio in uno dei primi episodi della serie televisiva House of Cards un senatore statunitense è totalmente screditato come candidato potenziale a una carica elettiva perché i suoi oppositori hanno scoperto che da universitario era stato autore, su un giornale studentesco, di un editoriale non firmato che criticava la costruzione di insediamenti nella West Bank. Una volta che ne è stato reso noto l’autore è stato dato per scontato che la sua carriera politica era finita, senza alcuna considerazione per la sua età, per la ragionevolezza di ciò che aveva scritto e per la presunta apertura, in una democrazia costituzionale, a idee diverse. Nel corso dei recenti attacchi israeliani contro Gaza questa stessa atmosfera a Washington ha prodotto una risoluzione con il cento per cento di sostegno che ha espresso appoggio senza riserve al diritto di Israele di difendersi. Negli Stati Uniti polarizzati riscontrare una simile unanimità conferma soprattutto l’innegabile successo delle forze filoisraeliane nel trattare l’antisemitismo di tipo II come sinonimo di odio nei confronti degli ebrei. Come hanno sostenuto in modo convincente, con ampia documentazione,  John Mearsheimer e Stephen Walt questa distorsione dell’atmosfera politica ha interferito con il perseguimento razionale degli interessi nazionali statunitensi in Medio Oriente.

Un esempio recente di queste manipolazioni di tali accuse di antisemitismo è stato sollevato dal caso di Steven Salaita cui è stata recentemente negata la nomina a una cattedra all’Università dell’Illinois perché aveva trasmesso numerosi tweet “incivili” durante i massacri militari di luglio/agosto a Gaza. Il rettore dell’università, Phyllis Wise, ha trattato erroneamente questi tweet come prova di antisemitismo del tipo I, anche se ha scaltramente affermato di aver agito per proteggere un’atmosfera di educazione nel campus e non perché Salaita ha mostrato idee anti-israeliane. Il rettore Wise ha utilizzato questa (mis)percezione fortemente incoraggiata da pressioni sioniste esterne al campus e minacce riguardo ai finanziamenti, per giustificare la negazione a Salaita di una nomina accademica che egli aveva accettato e su cui aveva fatto conto in buona fede. Egli aveva affittato una casa nelle vicinanze di quello che ragionevolmente riteneva sarebbe stato il suo nuovo campus a Urbana-Champlain e si era già dimesso dalla sua posizione presso la Virginia Tech University. Salaita aveva eccezionali valutazioni presso la Virginia Tech, compresi apprezzamenti di studenti di un ambiente che apprezzava tutti i punti di vista. La sua erudizione in Studi Indiani Statunitensi era stata vagliata approfonditamente in una lunga procedura di assunzione presso la Illinois. La giustificazione zoppa data dal rettore Wise e dai suoi sostenitori è che i tweet di Salaita erano prova di una mancanza di civiltà in rapporto a temi delicati che potevano mettere a disagio o inibire i suoi studenti ebrei. Le prove suggeriscono, al contrario, che Steven Salaita ha personalmente respinto e intensamente disapprovato l’antisemitismo di tipo I, anche se, da palestinese-statunitense, è rimasto comprensibilmente molto turbato dal comportamento di Israele nei confronti del popolo palestinese e ha reagito emotivamente nel mezzo della crisi.

Non mi fingo neutrale su questi temi. Nel corso degli ultimi sei anni, da Speciale Relatore dell’ONU sulla Palestina Occupata per conto del Comitato per i Diritti Umani sono stato continuamente bersaglio di una sostenuta campagna diffamatoria capeggiata da una ONG di orientamento sionista, l’Osservatorio ONU, con sede a Ginevra. Sono stato ripetutamente accusato di antisemitismo e le mie idee su altri temi sono state analogamente distorte per creare l’impressione di un giudizio bizzarro. Sono stato definito sostenitore del terrorismo, teorico di una cospirazione dell’11 settembre, e cose simili. Il Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles mi ha elencato nel 2013 come terzo antisemita più pericoloso del mondo, appena dopo il Leader Supremo dell’Iran e il primo ministro turco. Nella lista dei primi dieci c’erano anche autori illustri come Max Blumenthal e Alice Walker. In modo interessante il [Centro] Wiesenthal non ha fatto alcun tentativo di distinguere la critica di Israele dall’odio contro gli ebrei, intitolando la sua lista “Offese antisemite, anti-israeliane”, che nella lista fa tutt’uno dei due tipi di orientamento.

A causa dell’atmosfera in Nord America in cui dimostrare un sostegno del cento per cento, e oltre, a Israele è divenuto un ingrediente indispensabile della credibilità politica, questi attacchi diffamatori sono stati accettati come validi da numerosi dirigenti pubblici che non si sono mai presi il disturbo di controllare con me o di esaminare le mie reali idee su tali temi controversi. In conseguenza sono stato attaccato da luminari quali il Segretario Generale dell’ONU, due ambasciatori USA presso l’ONU (Susan Rice e Samantha Powers), dal ministro degli esteri del Canada, tra gli altri, e sono stato un bersaglio favorito di Fox TV e dell’impero mediatico di Murdoch. In aggiunta sono stati compiuti tentativi di far cancellare le mie conferenze presso università di vari paesi di tutto il mondo (comprese McGill e McMaster in Canada, AUB a Beirut, ANU Melbourne e Sidney in Australia, Norfolk nel Regno Unito e Princeton, University of Texas, University of Iowa e altre negli USA). Tali università sono state avvertite che a meno che la mia apparizione nel campus non fosse stata cancellata ne avrebbero sofferto i finanziamenti. Almeno in una occasione sono stato informato che una precedente offerta di nomina a docente ospite in un’università all’estero, il Kings College di Londra, era stata ridotta di anno in anno a un anno solo a causa del mio presunto antisemitismo. Persino mia moglie è stata diffamata da simili fanatici sionisti che hanno cercato di sconfiggere la sua candidatura al Comitato per i Diritti Umani dell’ONU nel 2014 quale Speciale Relatore sul Diritto al Cibo. E’ stata accusata di aver scritto testi istigatori anti-israeliani in collaborazione con me, un’assoluta menzogna poiché non abbiamo mai collaborato su questa materia, ed è stato anche denunciato che lei condivideva le mie idee antisemite, il che è una menzogna doppia.

Questo uso dell’antisemitismo come arma ideologica, quello che è chiamato antisemitismo di tipo II, sta avendo effetti paradossali, contribuendo tra l’altro a nuovi scoppi di antisemitismo di tipo I, quello vero. La logica di questo sviluppo è la seguente: se gli ebrei devono appoggiare ciò che Israele fa ai palestinesi per evitare di essere etichettati da antisemiti, allora diviene ragionevole ritenere che gli ebrei, e non solo il governo di Israele, siano responsabili dei crimini perpetrati contro il popolo palestinese. Se agli oppositori dell’antisemitismo non è consentito di essere critici di Israele, nonostante le sue drastiche deviazioni dalla morale e dalla legge, allora è creata una profonda confusione tra il rifiuto dell’odio e degli stereotipi etnici che sono assolutamente sbagliati e il ripudio del comportamento immorale e illegale di un governo soggetto a contestazione riguardo ai fatti e alla sua interpretazione della legge e della morale. Più evidentemente, se Israele invoca l’Olocausto che legittimare le proprie affermazioni storiche di essere una vittima e poi fa dietrofront e rende vittima in forma estrema un altro popolo, prima espellendo la maggior parte dei suoi membri dalla loro patria e poi occupando con la forza la terra che resta in mani palestinesi e gradualmente confiscando il residuo territorio, non sembra implicare il popolo e lo stato se l’opposizione è messa a tacere o emarginata. Passar sopra i crimini contro l’umanità e il comportamento genocida di Israele o altrimenti essere accusati di essere antisemiti aggrava la confusione. Essa è ulteriormente aggravata dall’estremismo arabo e islamico che insiste che le malefatte di Israele sono una conseguenza diretta della sua affermazione di essere uno stato ebraico e non uno stato normale.

In conclusione io ritengo sia nell’interesse sia degli ebrei sia dei palestinesi che l’antisemitismo di tipo II sia smascherato come strumento tossico di propaganda che dev’essere ripudiato dalle persone di buona volontà indipendentemente dalla loro etnia e dalle loro convinzioni politiche. Parlando per esperienza, è personalmente doloroso e genera rabbia in tutti quelli che insistono che le critiche a Israele per il trattamento del popolo palestinese devono essere contrastate in modo vigoroso. Israele da tempo ha dedicato fondi importanti e grandi sforzi a deviare la colpa per le proprie politiche e pratiche sollevando la bandiera nera dell’antisemitismo per screditare critiche responsabili e meritate. Col crescere in tutto il mondo del movimento di solidarietà nei confronti dei palestinesi è evidente che questo genere di hasbara sta fallendo.




traduzione di Giuseppe Volpe per ZNET Italia  http://znetitaly.altervista.org/art/15779

Zeev Sternhell: gli Europei odiano il colonialismo israeliano , non gli ebrei


Sintesi personale
La maggior parte degli israeliani, in particolare quelli di destra e di centro, trovano conveniente  credere che l'ostilità nei confronti di Israele sia ancorato all' antisemitismo. Anche se l'antisemitismo non è scomparsa nel 1945 - tendenze nazionaliste , estremismo razzista in Europa non sono stati sradicate,  è bene ricordare che  fino al 1970, nessun paese è stato oggetto di stima o ammirazione come  Israele.I  palestinesi erano considerati  i responsabili del proprio destino.
La critica è iniziata quando è diventato chiaro che Israele non aveva intenzione di ritirarsi dalla Cisgiordania. Più  l'occupazione cresceva, più   Israele si sviluppava come  un regime coloniale  nei territori, più  l'opposizione  diventava ostile e, in  seguito alle operazioni distruttive nella Striscia di Gaza,  si è trasformata in  odio  . A ciò va aggiunto il fatto che la popolazione musulmana è in crescita nell' Europa occidentale  diventando gradualmente più centrale nella società, nella politica e nelle università .
Non vi è dubbio che le tendenze antisemite alimentano il sentimento anti-israeliano,ma  ugualmente  le politiche oppressive di Israele alimentano  l'antisemitismo e l'antipatia verso gli ebrei. Chiunque voglia coltivare le comunità ebraiche come un gruppo di pressione pro-Israele deve capire che questo ha un prezzo. Nella maggior parte dei casi l'ostilità non è diretta a Israele come stato degli ebrei, ma piuttosto come l'ultimo stato colonialista in Occidente.
La maggior parte degli europei non contesta il diritto degli ebrei ad uno Stato indipendente, ma contesta con veemenza  una realtà   dove stiamo mantenendo masse di popolo sotto occupazione e consapevolmente calpestando i loro diritti fondamentali.
La destra sta collocando gli ebrei in Cisgiordania in virtù di una pretesa storica la cui origine è in una promessa divina: qualcuno ancora può prendere sul serio l'argomento che una promessa fatta ai nostri antenati giustifichi  la negazione dei diritti umani dei palestinesi? Ogni persona razionale vede queste affermazioni come una copertura cinica del desiderio di annettere la maggior parte dei territori, se non tutta la terra .
Per quanto riguarda la Striscia di Gaza  essa  è percepita come una grande prigione.  La distruzione e la rovina hanno sradicato dalla coscienza del pubblico il fatto che l'  operazione militare  è scaturita da  una risposta giustificata contro i razzi palestinesi..Con il prolungarsi dell'offensiva militare, con il modifcarsi degli obiettivi, con l'accrescersi del numero delle vittime e con  l'evidente  incapacità di Hamas 'di rispondere efficacemente alle potenza di fuoco israeliano , la questione se gli attacchi di Israele rispettavano  i criteri del diritto internazionale ha cessato di  destare interesse : molte  persone hanno visto gli attacchi come una violenta  manifestazione di un terribile disprezzo per la vita umana.
Nel corso del tempo c'è stato un crescente odio per il rifiuto di Israele di riconoscere il  diritto dei palestinesi a uno stato di loro:  il fallimento dei colloqui di pace del Segretario di Stato americano John Kerry sono stati interpretati così : la  destra israeliana considera gli ebrei come i soli padroni della terra. Questo uso della forza nuda sta suscitando il disgusto nel mondo occidentale. L'idea che l'intera terra appartenga agli ebrei e , quindi,sia permesso loro di rubare le terre dei palestinesi e di annettere Gerusalemme Est, insieme ad altre vaste aree della Cisgiordania,nel nostro tempo è assolutamente inaccettabile.
L' Élite politica dell'Occidente non parla apertamente contro il colonialismo israeliano per timore di incoraggiare l'antisemitismo ma ,nelle università e nelle scuole, nei media e sui social network, si sta già dicendo esplicitamente: è insostenibile che il passato ebraico serva come giustificazione per la crudeltà attuale verso i palestinese.

Zeev Sternhell : It’s the colonialism they hate, not Jews

Zeev Sternhell : It’s the colonialism they hate, not Jews


Most Europeans do not doubt the Jews’ right to an independent state, but they vehemently object to a reality in which we are keeping masses of people under occupation and consciously trampling their basic rights.
haaretz.com

Most Israelis, especially those on the right and center, find it convenient to believe that the current hostility toward Israel is anchored in anti-Semitism. Although anti-Semitism did not disappear in 1945 – just as racist and extreme nationalist tendencies in Europe were not eradicated – the fact is that, until the 1970s, no country was held in higher esteem or more admired as a model than Israel. Even the Palestinians were considered refugees who bore sole responsibility for their own fate.
The criticism began when it became clear that Israel was not intending to withdraw from the West Bank. As the occupation grew deeper, and as a colonial regime developed in the territories, the opposition grew and turned into hostility – until, in the wake of the destructive operations in the Gaza Strip, it became hatred that has penetrated wide circles within Europe. To this must be added the fact that the Muslim population is growing in Western Europe and gradually becoming more central in society, politics and the universities there.
There is no doubt that anti-Semitic tendencies feed into the anti-Israel sentiment. But equally, hostility toward Israel’s oppressive policies feeds into the anti-Semitism and antipathy toward Jews. Anyone who wants to nurture the Jewish communities as a pro-Israeli pressure group must understand that this comes at a price. In most cases the hostility is not directed at Israel as the state of the Jews, but rather as the last colonialist state in the West.
Most Europeans do not doubt the Jews’ right to an independent state, but they vehemently object to a reality in which we are keeping masses of people under occupation and consciously trampling their basic rights.
The right wing is settling Jews in the West Bank by virtue of an historical claim whose source is in a divine promise: Does anyone still take seriously the argument that a promise given to our ancestors justifies the denial of the Palestinians’ human rights? Every rational person sees these claims as no more than cynical cover for the desire to annex most of the territories, if not all of them.
As for the Gaza Strip, which is perceived as one big prison, there is nothing left to say. The destruction and ruin have eradicated from the public’s consciousness the fact that, at the start of Operation Protective Edge in July, it was a justified response to indiscriminate Palestinian rocket-firing. As the operation grew longer and its aims changed, and as the bodies piled up and Hamas’ inability to respond effectively to Israeli firepower became more and more apparent, the question of whether Israel’s attacks complied with the criteria of international law ceased to be of interest: Many people saw the attacks as a violent manifestation of an appalling disregard for human life.
Over time, there has been increasing hatred of Israel’s refusal to recognize the Palestinians’ equal right to a state of their own. This is how the failure of U.S. Secretary of State John Kerry’s peace talks are being understood. The Israeli right sees the Jews as the sole masters of the land. However, this use of naked force is arousing disgust in the Western world. The notion that the entire land belongs to the Jews and they are, therefore, allowed to steal the Palestinians’ lands and annex East Jerusalem, along with other large swaths of the West Bank, is indicative of the behavior of a nation of masters – and in our time this is totally unacceptable.
The West’s political elite is not speaking out openly against Israeli colonialism, for fear of encouraging the anti-Semitic monster. But at the universities and in the schools, in the media and on social networks, they are already saying this explicitly: It is untenable that the Jewish past serve as a justification for cruelty in the Palestinian present.

Gaza : Due palestinesi uccisi dalle bombe israeliane inesplose a Gaza


Foto: GAZA E' PIENA DI BOMBE INESPLOSE. OGGI ALTRI DUE RAGAZZI PALESTINESI SONO MORTI NELLO SCOPPIO DI UNO DI QUESTI ORDIGNI. E LA MENTE TORNA A SIMONE....  

Due uccisi dalle bombe israeliane inesplose a Gaza

Le squadre della polizia  per gli esplosivi che lavorano per individuare e distruggere gli ordigni inesplosi sono ostacolati dalla mancanza di risorse e attrezzature.

By Jack Khoury | Settembre 19, 2014 | 16:56 |

Due palestinesi sono stati uccisi e tre feriti venerdì, quando ordigni inesplosi dal recente conflitto di Gaza sono saltati nel quartiere orientale Shujaiya di Gaza City, le autorità mediche palestinesi hanno detto.

Testimoni hanno detto che una forte esplosione è stata sentita nella zona di Shujaiya e le ambulanze si sono precipitate nella zona immediatamente.

Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero palestinese della Sanità a Gaza, ha identificato le due vittime come Ayman Ziad Abu jibba, 23 anni, e Jibril Abdullah Abu Aser, 23, e ha detto che i loro corpi sono stati portati all' ospedale al-Shifa a Gaza City .

A metà agosto, sei persone sono state uccise in una esplosione simile. Gruppi di soccorso hanno avvertito che gli ordigni sono una particolare minaccia per i bambini, che spesso pensano che le bombe sono giocattoli.

La Striscia di Gaza è attualmente piena di un gran numero di ordigni inesplosi lasciati  dal conflitto con Israele di 51 giorni,  che ha lasciato più di 2.150 palestinesi morti, 11.200 feriti, e più di 110.000 senzatetto.

Sebbene le squadre della polizia di Gaza per gli esplosivi hanno lavorato sul territorio per distruggere gli ordigni inesplosi e prevenire le minacce alla sicurezza alla gente del posto, la mancanza di attrezzatura adeguata a causa dell'assedio israeliano di sette anni, nonché la mancanza di risorse più in generale, hanno ostacolato gli sforzi.

Anche prima del combattimento più recente, gli ordigni inesplosi dalle offensive 2008-20099 e 2012 erano una grave minaccia per gli abitanti di Gaza.

Una relazione del 2012 pubblicata dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha detto che 111 civili, 64 dei quali erano bambini, erano vittime di ordigni inesplosi tra il 2009 e il 2012, raggiungendo una media di quattro ogni mese nel 2012.

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.616736
Jack Khoury | Settembre 19, 2014 | 16:56 |
Sintesi personale
Due palestinesi sono stati uccisi e tre feriti  quando ordigni inesplosi dal recente conflitto di Gaza, sono esplose nel quartiere orientale Shujaiya di Gaza City. Le vittime sono : Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero palestinese della Sanità a Gaza, ha identificato le due vittime come Ayman Ziad Abu jibba, 23 anni, e Jibril Abdullah Abu Aser, 23
A metà agosto,sei persone sono state uccise in una esplosione simile. Gruppi di soccorso hanno avvertito che gli ordigni sono una particolare minaccia per i bambini, che spesso pensano che le bombe siano giocattoli. La Striscia di Gaza è attualmente piena di un gran numero di ordigni inesplosi in seguito al conflitto con Israele di 51 giorni( più di 2.150 palestinesi sono morti, 11.200 feriti, e più di 110.000 i  senzatetto). Sebbene le squadre della polizia di Gaza   abbiano lavorato sul territorio per distruggere gli ordigni inesplosi e prevenire le minacce alla sicurezza alla gente del posto, la mancanza di attrezzatura adeguate  a a causa dell'assedio israeliano di sette anni, nonché la mancanza di risorse più in generale, hanno ostacolato gli sforzi.
Anche prima del combattimento più recente gli ordigni inesplosi dalle offensive 2008-2099 e 2012 erano una grave minaccia per gli abitanti di Gaza.
Una relazione del 2012 pubblicata dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiaato che 111 civili, 64 dei quali erano bambini, sono state vittime di ordigni inesplosi tra il 2009 e il 2012, raggiungendo una media di quattro ogni mese nel 2012.
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.61673


2 In un comunicato stampa riassuntivo, Al-Khodari ha detto che oltre il 90 per cento dei palestinesi a Gaza vive  sotto la soglia di povertà a causa del forte aumento dei tassi di disoccupazione:"Il reddito individuale è diventato meno di 2 dollari al giorno,il 95 per cento dell'acqua di Gaza è imbevibile e l'acqua del mare è inquinata perché 40 milioni di litri di acque reflue non trattate vi si riversano ogni giorno. Questo ha effetti catastrofici sulla salute pubblica e anche sull'industria della pesca" ha detto.Per quanto riguarda le infrastrutture, Al-Khodari sottolineato, erano già disastrate prima dell'ultima guerra israeliana a causa dell'assedio , e gli attacchi aerei durante la guerra hanno aggravato i problemi.. "Il suolo agricolo è stato inquinato dai materiali velenosi dei razzi israeliani che hanno colpito le aziende"
Al-Khodari ha chiesto che tutti gli organismi mondiali e le organizzazioni arabe offrano con urgenza soluzioni rapide per salvare la vita dei residenti di Gaza.
https://www.middleeastmonitor.com/news/middle-east/14198-90-of-gazans-live-below-poverty-line-95-of-water-undrinkable
 

Israele: la Corte Suprema di Israele avvalla la legge discriminatoria dei Comitati di Ammissione .Il caso Ka'adan

 Foto: UN NUOVO COLPO AI DIRITTI DEI PALESTINESI: LA CORTE SUPREMA ISRAELIANA AVALLA  UNA LEGGE CHE CONSENTE AI CITTADINI EBREI RIUNITI IN COMITATI  DI DECIDERE CHI PUO' O NON PUO' ABITARE SU UNA TERRA. LE CONSEGUENZE SONO FACILMENTE IMMAGINABILI. 

Contraddicendo la propria sentenza, la Corte Suprema di Israele legalizza la segregazione delle comunità 

La Corte Suprema israeliana ha respinto mercoledì varie petizioni contro la Legge dei Comitati di Ammissione , che permette ai comitati di ammissione in centinaia di comunità in Israele di respingere l'alloggio dei richiedenti asilo in base alla loro "idoneità sociale."

Con Amjad Iraqi
18 settembre 2014

L'8 marzo 2000 aveva segnato un momento unico nella storia di Israele. In una decisione importante, la Corte Suprema di Israele aveva stabilito che la città di Katzir, che era stata istituita sul territorio demaniale dall'Agenzia Ebraica, non poteva negare il diritto della  famiglia araba Ka'adan a vivere in città semplicemente sulla base del fatto che non erano ebrei . Questa era la prima volta che i cittadini palestinesi di Israele avevano sfidato con successo la legalità delle comunità di "soli ebrei" nello stato, generando un cauto ottimismo che poteva costituire un precedente importante per i diritti dei palestinesi su terreni e abitazioni.

Quindici anni più tardi, il 17 settembre 2014, queste speranze sono venute a una brusca fine. In una sentenza di 4-5 pagine, la Corte Suprema ha respinto varie petizioni presentate dai gruppi per i diritti umani contro la Legge dei Comitati di Ammissione , emanata dalla Knesset nel 2011.  La legge consente ai comitati di ammissione  in 434 comunità del Negev e della Galilea (circa il 43 per cento di tutte le città in Israele) di respingere l'alloggio dei richiedenti asilo in base alla loro "idoneità sociale" e al '"tessuto sociale e culturale" delle comunità. In effetti, questi comitati sono ora autorizzati legalmente a rifiutare la residenza sulla base di ogni identità "indesiderata", tra cui palestinesi, sefarditi, africani, gay, religiosi, laici e altri.

La Legge dei Comitati di   ammissione  è la risposta della destra israeliana alla sentenza della Corte Suprema nel caso Ka'adan. Rendendosi conto che i gruppi emarginati avevano sempre più difficoltà sulle pratiche discriminatorie dello Stato , la Knesset sotto il governo 2009-12 di Netanyahu ha cercato di trasformare le politiche storiche di Israele contro questi gruppi in diritto . Molti membri della Knesset hanno apertamente dichiarato che lo scopo di queste leggi era quello di sottomettere le "minacce" poste dai cittadini palestinesi al carattere ebraico dello stato. Gli autori della Legge dei Comitati di ammissione ha anche dichiarato che, anche se volutamente scritto in un linguaggio neutro, il suo scopo principale era quello di impedire che i cittadini arabi  vivessero con gli ebrei .

Questo obiettivo di segregazione non è un fenomeno nuovo in Israele, ed è stata infatti una pratica centrale in corso dal momento della costituzione dello Stato nel 1948. La legislazione va dalla Legge sulla Proprietà degli Assenti (1950) alla legge sugli Insediamenti Individuali del Negev (2011) , insieme con le politiche del Fondo nazionale ebraico, dell' Autorità del Territorio di Israele e del governo stesso, operando con l'obiettivo esplicito di assicurare il massimo e privilegiato controllo di terreni per i cittadini ebrei di Israele  -  un processo noto come " giudaizzazione". Questo funziona congiuntamente con l'obiettivo dello Stato di ridurre al minimo e di concentrare le comunità non ebraiche in Israele, con la conseguente confisca di massa di terra palestinese e il contenimento delle città palestinesi attraverso la pianificazione discriminatoria, le demolizioni di case e diseguale allocazione delle risorse .

Tuttavia, ciò che rende significativo il caso dei comitati di ammissione  è che la Corte Suprema - il bastione della presunta democrazia israeliana - ha sostenuto questa legge chiaramente discriminatoria, sostenendo che essa non poteva determinare ancora se la legge violava i diritti costituzionali . Numerose petizioni hanno condannato la legge da più angolazioni, compresa  nazionalità, razza, religione e orientamento sessuale, ma il giudice le ha spazzate via. Ancora più importante, il giudice ha minato direttamente la propria sentenza storica nel caso Ka'adan, ignorando una delle poche decisioni legali che stabiliscono un precedente per i diritti delle minoranze in Israele nella lotta contro la discriminazione sanzionata dallo stato.

L'ultima sentenza illustra invece un progressivo degrado dei cittadini palestinesi di Israele per mano di un governo sempre più di destra e di alta corte. Piuttosto che introdurre leggi che garantiscano la parità di diritti per tutti i cittadini di Israele, la Knesset ha lavorato per approfondire la disuguaglianza razziale e consolidare la propria visione discriminatoria dello stato. Nel frattempo, la magistratura ha permesso al governo di realizzare questo programma, scegliendo di non impostare precedenti su casi critici che riguardano i diritti dei palestinesi. Con l'introduzione di più leggi  discriminatorie - tra cui il Piano Prawer , la legge sui Contribuenti al bilancio dello Stato , e la legge sull'ebraico Stato-Nazione  - i cittadini palestinesi e gli altri vengono lasciati a temere che, nonostante i loro migliori sforzi per rovesciarla, la  corsa continuerà ad essere il determinante principale dei loro diritti.

Spetta quindi al pubblico, agli attori non governativi e alla comunità internazionale prendere una posizione di principio contro questa legge ingiusta.  La separazione razziale, soprattutto se progettata da uno stato, deve suscitare la stessa condanna come in altri casi  prima. Secondo le leggi di segregazione del Jim Crow South, la gentrificazione e la ghettizzazione sono state deliberatamente usate contro i neri americani al fine di mantenere i quartieri bianchi economicamente superiori e razzialmente omogenei, i cui effetti restano dannosi ancora in questo giorno. Un confronto più infame è il Group Areas Act dell' apartheid in Sud Africa, che ha legalizzato la politica dello Stato di designare terreni per gare distinte . Come alcuni fautori della legge israeliana di oggi, i leader del Sud Africa hanno tentato di zuccherare le loro intenzioni descrivendo la separazione razziale come una politica di "buon vicinato". Tuttavia, tali affermazioni non possono nascondere il fatto che l'approvazione della Suprema Corte israeliana della Legge dei comitati di ammissione  ha concesso copertura legale al principio di segregazione e, nel peggiore dei casi, ha consentito un sistema abitativo che assomiglia inquietantemente all'apartheid.

http://972mag.com/contradicting-its-own-ruling-israels-supreme-court-legalizes-segregated-communities/96817/

sintesi personale

Con Amjad Iraqi
18 settembre 2014

L'8 marzo 2000 aveva segnato un momento unico nella storia di Israele. In una decisione importante, la Corte Suprema di Israele aveva stabilito che la città di Katzir,  istituita sul territorio demaniale dall'Agenzia Ebraica, non poteva negare il diritto della famiglia araba Ka'adan a vivere in città semplicemente sulla base del fatto che non erano ebrei . Questa era la prima volta che i cittadini palestinesi di Israele avevano sfidato con successo la legalità delle comunità di "soli ebrei" nello stato, generando un cauto ottimismo che poteva costituire un precedente importante per i diritti dei palestinesi su terreni e abitazioni.

Quindici anni più tardi, il 17 settembre 2014  la Corte Suprema ha respinto varie petizioni presentate dai gruppi per i diritti umani contro la Legge dei Comitati di Ammissione , emanata dalla Knesset nel 2011. La legge consente ai comitati di ammissione in 434 comunità del Negev e della Galilea (circa il 43 per cento di tutte le città in Israele) di respingere l'alloggio dei richiedenti asilo in base alla loro "idoneità sociale" e al '"tessuto sociale e culturale" delle comunità. In effetti questi comitati sono ora autorizzati legalmente a rifiutare la residenza sulla base di identità "indesiderata"  ai palestinesi,  ai sefarditi, agli  africani, ai  gay, ai  religiosi, ai  laici e ad  altri.

La Legge dei Comitati di ammissione è la risposta della destra israeliana alla sentenza della Corte Suprema sul caso Ka'adan. Rendendosi conto che i gruppi emarginati avevano sempre più difficoltà a far sentire la propria voce sulle pratiche discriminatorie dello Stato , la Knesset sotto il governo 2009-12 di Netanyahu aveva cercato di trasformare le politiche storiche di Israele contro questi gruppi in diritto . Molti membri della Knesset hanno apertamente dichiarato che lo scopo di queste leggi era quello di sottomettere le "minacce" poste dai cittadini palestinesi al carattere ebraico dello stato. Gli autori della Legge dei Comitati di ammissione hanno  anche dichiarato che, anche se volutamente scritto in un linguaggio neutro, il suo scopo principale era quello di impedire che i cittadini arabi possano vivere con gli ebrei .

Questo obiettivo di segregazione non è un fenomeno nuovo in Israele  avvallata sin  dalla costituzione dello Stato nel 1948 . La  Legge sulla Proprietà degli Assenti (1950) ,legge sugli  Insediamenti Individuali del Negev (2011) , insieme con le politiche del Fondo nazionale ebraico, dell' Autorità del Territorio di Israele e del governo stesso   hanno come'obiettivo esplicito di assicurare il massimo e privilegiato controllo dei terreni per i cittadini ebrei di Israele - un processo noto come " giudaizzazione". Questo funziona congiuntamente con l'obiettivo dello Stato di ridurre al minimo e di concentrare le comunità non ebraiche in Israele, con la conseguente confisca di massa di terra palestinese e il contenimento delle città palestinesi attraverso la pianificazione discriminatoria, le demolizioni di case e la diseguale allocazione delle risorse .
Numerose petizioni avevano condannato la legge da più angolazioni in quanto discrimina sulla base della nazionalità, della  razza,  della religione e dell'  orientamento sessuale, ma il giudice le ha spazzate via. Ancora più importante, il giudice ha minato direttamente la propria sentenza storica nel caso Ka'adan, ignorando una delle poche decisioni legali che stabilivano un precedente per i diritti delle minoranze in Israele nella lotta contro la discriminazione sanzionata dallo stato.

L'ultima sentenza illustra invece un progressivo degrado dei cittadini palestinesi di Israele per mano di un governo sempre più di destra . Piuttosto che introdurre leggi che garantiscano la parità di diritti per tutti i cittadini di Israele, la Knesset ha lavorato per approfondire la disuguaglianza razziale e consolidare la propria visione discriminatoria dello stato. Nel frattempo, la magistratura ha permesso al governo di realizzare questo programma, scegliendo di non impostare precedenti su casi critici che riguardano i diritti dei palestinesi. L' introduzione di più leggi discriminatorie - tra cui il Piano Prawer , la legge sui Contribuenti al bilancio dello Stato ,  la legge sull'ebraico Stato-Nazione  vanno in questa direzione

Spetta quindi al pubblico, alle associazioni non governative e alla comunità internazionale prendere una posizione di principio contro questa legge ingiusta. La separazione razziale, soprattutto se progettata da uno stato, deve suscitare la stessa condanna come in altri casi prima. Secondo le leggi  sulla segregazione di Jim Crow South,  la ghettizzazione è stata deliberatamente usata  contro i neri americani al fine di mantenere i quartieri bianchi economicamente superiori e razzialmente omogenei  . Il confronto più infame è il Group Areas Act  in Sud Africa, che ha legalizzato la politica dello Stato di designare terreni a seconda l'etnia  . Come alcuni fautori della legge israeliana di oggi, i leader del Sud Africa hanno tentato di mascherare le loro intenzioni descrivendo la separazione razziale come una politica di "buon vicinato"
Tuttavia tali affermazioni non possono nascondere il fatto che l'approvazione della Suprema Corte israeliana della Legge dei comitati di ammissione ha concesso copertura legale al principio di segregazione e, nel peggiore dei casi, ha consentito un sistema abitativo che assomiglia inquietantemente all'apartheid http://972mag.com/contradicting-its-own-ruling-israels-supreme-court-legalizes-segregated-communities/96817/

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