giovedì 18 dicembre 2014

Siria : una tragedia senza fine

200.000 morti 1.000.000 feriti 8.000.000 sfollati questo è la Syria del 2014 ...
200,000 Dead 1,000,000 injured 8,000,000 Displaced this is Syria 2014...

Video: in Palestina la distruzione degli ulivi da parte dei settler nel 2014

08 dic 2014
Olive harvest season is over, and this year Palestinians have seen violence, uprooting and burning of olive trees, and restricted access to their lands.

I 2.137 palestinesi di don Emanuele Quel cimitero di carta sul sagrato

Davanti alla chiesa i nomi delle vittime di Gaza: ci sono anche quelli di civili israeliani

di Anna Gandolfi
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Il sagrato della chiesa di Ambivere (Bergamo) con i 2.137 fogli che ricordano le vittime di Gaza: bianchi per gli adulti, blu per i bambini

Il primo a comparire è stato quello di Rashad Yassin, 27 anni. La bomba scoppiata nel campo profughi di Nuseirat non gli ha lasciato scampo. Era l’8 luglio. Oggi i nomi sono 2.137. Appartengono a palestinesi, arabi e cristiani. Ma ci sono anche gli israeliani, quattro civili morti nelle recrudescenze di «Barriera protettiva», l’offensiva lanciata da Israele contro la striscia di Gaza. I nomi si allineano uno di fianco all’altro, i fogli plastificati sono stati incollati sul sagrato e formano una distesa che qualche parrocchiano si occupa diligentemente di spolverare e ripulire dai segni delle intemperie. Eccolo qui, il memoriale delle vittime di Gaza. Carta bianca e cartoncini blu: quest’ultimo colore è stato scelto quando i morti sono bambini.

La spianata è enorme, inizialmente ogni A4 accoglieva un nome, l’età della vittima. Poi l’elenco si è allungato talmente tanto che ogni foglio ha cominciato a ospitare cinque, dieci nomi. Famiglie intere. Questa lapide sui generis è stato composta davanti alla chiesa, ad Ambivere. Ci hanno lavorato i ragazzi dell’oratorio guidati dal parroco, don Emanuele Personeni. «Resterà fino alla giornata della Memoria», spiega.

Ora che all’Onu si torna a discutere di risoluzione sulla Palestina, questo cimitero di carta fa ancora più impressione. Il memoriale delle vittime delle violenze a Gaza si è composto in giorni, mesi, settimane. Nel paesino dell’Isola bergamasca, duemila anime, accoglie chi va e viene per la Messa e i (rari) passanti non residenti che si incuneano tra le vie del centro storico. Qualcuno si incuriosisce, altri (pochi, di nuovo) mugugnano perché «fa un po’ strano». Il paese sta con don Emanuele, sacerdote e guida di Terra Santa, attivissimo con l’associazione Iabbok che cura «progetti di sensibilizzazione e a sostegno della Palestina».

Il parroco del memoriale le cui foto hanno fatto il giro del web si ispira «al vangelo che dice di essere attenti agli ultimi, ai deboli e alle vittime» e anche «al diritto Internazionale». L’elenco delle vittime è tratto dall’aggiornamento continuo fatto dai siti nenanews e bocchescucite.org di Pax Christi. Ne è nata questa grande lapide a cielo aperto, carta e plastica che nei mesi resiste. Il colpo d’occhio è impressionante. «Ed è giusto così», ricordano in parrocchia. Se fa un po’ strano, pazienza.

I 2.137 palestinesi di don Emanuele Quel cimitero di carta sul sagrato

Rabbi Eric H. Yoffie :Naftali Bennett è l' anti-Messia per gli ebrei americani

Sintesi personale
Gli ebrei americani si chiedono: quanto pazzo  sia  il  ministro dell'economia israeliana e il  capo del partito Habayit Hayehudi, Naftali Bennett? E quanti danni farà a Israele  nel mondo? Mentre nessuno lo  sta dicendo così forte per il  momento, il timore è che lui sia davvero   in grado di infliggere enormi danni al buon nome di Israele. Con la campagna elettorale israeliana in corso, il partito di Bennett è ben polling . Se Benjamin Netanyahu fa prossimo governo israeliano, Bennett sarà il suo partner principale e  diventerà ministro della difesa probabilmente . E non solo: se Habayit Hayehudi vince lo stesso numero di seggi del Likud - un risultato non impossibile in un momento di incertezza elettorale - Bennett potrà ragionevolmente pretendere un accordo di rotazione con Netanyahu   nel  prossimo mandato.
Nel mese di novembre, Bennett ha pubblicato un articolo editoriale sul New York Times . La sua tesi è  di annettere la parte della Cisgiordania ora controllata da Israele (Area C) e lavorare con i palestinesi per raggiungere l'autonomia nelle aree A e B .  La premessa fondamentale di questa proposta è assurda ; non vi è alcuna possibilità che l'Autorità Palestinese collabori con Israele sulla  "autonomia", dopo l' annessione israeliana di una parte sostanziale della West Bank. Inoltre una politica di "occupazione perpetua " non può prevedere    una popolazione palestinese pacifica e passiva. E come Israele potrebbe spiegare l' abbandono dei principi democratici, risultato inevitabile della proposta Bennett? E come risponderebbero  gli alleati americani ed europei   a tale piano? E  come si concilia questa  proposta con l' affermazione di Netanyahu,che ha dichiarato il suo sostegno per una soluzione a due stati?
Al Forum Saban a Washington Bennett è stato contestato più volte ,ma  piuttosto che fornire risposte riflessivo, ha glissato sulle domande evidenziando un  miscuglio di disprezzo per il suo pubblico e per i suoi avversari.
Bennett è stato pressato su come Israele avrebbe potuto evitare le sanzioni europee e delle Nazioni Unite;  su come Israele avrebbe potuto continuare ad essere uno stato democratico se ai  palestinesi dovessero essere negati i diritti umani fondamentali; come poteva aspettarsi  la cooperazione palestinese considerando i leader palestinesi terroristi; come avrebbe potuto mantenere l'alleanza americana -israeliano mentre costantemente attacca le politiche e leader americani; come avrebbe  affrontato il problema demografico  e così via e così via. Bennett ha risposto solo con  luoghi comuni e  con  banalità,eludendo ogni domanda importante e  magicamente  "cambiando la visione globale di ciò che sta accadendo "in Medio Oriente.
Leader  ebrei americani erano scioccati.La posizione di Israele nel mondo è erosa e cosa accadrà se quest'uomo, così sprezzante delle preoccupazioni americane e dei valori democratici, diventerà  una  voce importante del nuovo governo di Israele?
Nahum Barnea  su Yediot Aharonot ha citato due fonti di Washington anonime  che speravano in una vittoria   di Bennett alle elezioni, perché il suo radicalismo   renderebbe molto più facile per gli europei  imporre sanzioni contro  gli insediamenti . In altre parole elementi sia della destra israeliana e sia del front anti-Israele di America ed Europa fanno il tifo per una vittoria Bennett. E 'giusto dire che gli ebrei americani   tradizionali sperano in un risultato diverso.
Rabbi Eric H. Yoffie è stato presidente della Union for Reform Judaism dal 1996 al 2012. Ora è uno scrittore e docente vive a Westfield, New Jersey.

Rabbi Eric H. Yoffie :Naftali Bennett is the anti-Messiah of American Jewry

Rabbi Eric H. Yoffie :Naftali Bennett is the anti-Messiah of American Jewry



American Jews are wondering: Just how crazy is Israel’s economy minister and head of the Habayit Hayehudi party, Naftali Bennett? And how much damage will he do to Israel’s wellbeing and standing in the world? While no one is saying so out loud at the moment, the fear is that he is indeed crazy – in the sense that he is profoundly out of touch with political realities and is capable of inflicting tremendous harm to Israel’s good name.

With Israel’s election campaign underway, Bennett’s party is polling well. If Benjamin Netanyahu forms Israel’s next government, Bennett will be his primary partner and likely defense minister. And not only that: If Habayit Hayehudi wins the same number of seats as Likud – a not impossible outcome at a time of electoral uncertainty – Bennett could reasonably demand a rotation agreement with Netanyahu that would make him prime minister for half of the coming term.
Not surprisingly, therefore, American Jews are curious about where Bennett stands on the major issues confronting Israel's next government. Until very recently, he has not been well known in America’s Jewish community, despite the fact that he has been a senior minister for almost two years, speaks fluent English, and is also the Diaspora affairs minister. But he is getting everyone’s attention now.
In November, Bennett published an op-ed article in the New York Times, laying out his opposition to a two-state solution. His argument was that two states threatened Israel’s security, but he failed to offer any solution to the multiplicity of problems that would arise from the plan that he proposed. The heart of the proposal is a call for annexing the part of the West Bank now controlled by Israel (Area C) and working with Palestinians to upgrade autonomy in those areas where the Palestinian Authority has civil control (Areas A and B). But the fundamental premise of this proposal is absurd; there is no chance that the Palestinian Authority would cooperate with Israel on “autonomy” after an Israeli annexation of a substantial part of the West Bank. Furthermore, a policy of “occupation forever” will not leave Israel presiding over a peaceful and passive Palestinian population. Instead, she will rule over an angry and restive one. And how would Israel explain her abandonment of democratic principles, which is the inevitable outcome of the Bennett proposal? And how would Israel’s American and European allies respond to such a plan? And, for that matter, where does this leave Mr. Netanyahu, who has declared his support for a two-state solution?
At the Saban Forum in Washington this month, the annual gathering on Israeli-American relations sponsored by the Brookings Institution, Bennett had an opportunity to answer these questions. In a session on December 6, Bennett was challenged repeatedly on how what he was proposing was actually supposed to work. But rather than providing thoughtful responses, Bennett brushed the objections aside, displaying in the process a rather remarkable mixture of disdain for his audience and contempt for his opponents.
Bennett was pressed on how Israel would avoid European and UN sanctions; how Israel could be a democratic state if the Palestinians were to be denied basic human rights; how he could expect Palestinian cooperation while condemning Palestinian leaders as terrorists; how he could maintain the American-Israeli alliance while consistently attacking American policies and leaders; how he would deal with the demographic problem; and so on and so forth. But again and again, Bennett could offer only clichés and platitudes. He would “speak frankly” to the Americans, he assured his listeners – even as he evaded every important question in this address to an American audience –and somehow, magically, he would be able to “change the global view of what is going on” in the Middle East.
American-Jewish leaders in the room were shocked. Israel’s standing in the world is at a low point, and they know how much hard work is required, even in America, to make Israel’s case. How will that case be made, they wondered, if this man, so dismissive of American concerns and of democratic values, is a major voice of Israel’s new government? Even those who care little for Bibi Netanyahu know that Netanyahu-the-rightwing-politician can also be Netanyahu-the-polished-and-effective-diplomat, an articulate defender of Israel’s needs. But how could Bennett ever offer such a defense?
The political profession is not necessarily a noble one, and it is fair to ask whether Bennett really believes every word of what he is saying, or whether he is putting on a carefully choreographed election performance from which he will begin to retreat the day after the March 17 vote. I am betting on the former; the sincerity that Bennett proclaims and sees as a source of his electoral strength seems to be real. And there is nothing in his public record or the record of his party to suggest that his positions are put forward out of convenience rather than conviction. 
Nahum Barnea in this week’s Shabbat supplement of Yediot Aharonot quoted two unnamed Washington sources as saying that they hoped for a Bennett victory in the elections because his radical voice and presence in the coalition would make it far easier for the Europeans to impose sanctions on Israel for the settlement activity that Bennett so resolutely advocates. In other words, elements of both the Israeli right and the anti-Israel camp of America and Europe are rooting for a Bennett victory. It is safe to say that mainstream American Jews are hoping for a different outcome.
Rabbi Eric H. Yoffie served as president of the Union for Reform Judaism from 1996 to 2012. He is now a writer and lecturer living in Westfield, New Jersey.
 

Video : i Dieci Comandamenti di Benigni


Parlamento europeo: ilvoto italiano per il riconoscimento dello Stato palestinese

Name
Group
Member State
Vote
Loyal / Rebel to political group
Isabella ADINOLFIEFDDItaly Rebel
Marco AFFRONTEEFDDItaly Rebel
Laura AGEAEFDDItaly Rebel
Daniela AIUTOEFDDItaly Rebel
Tiziana BEGHINEFDDItaly Rebel
Brando BENIFEIS&DItaly Loyal
Goffredo Maria BETTINIS&DItaly Loyal
Mara BIZZOTTONIItaly Independent
Simona BONAFÈS&DItaly Loyal
Mario BORGHEZIONIItaly Independent
David BORRELLIEFDDItaly Didn't vote
Mercedes BRESSOS&DItaly Loyal
Renata BRIANOS&DItaly Loyal
Gianluca BUONANNONIItaly Independent
Nicola CAPUTOS&DItaly Loyal
Fabio Massimo CASTALDOEFDDItaly Rebel
Lorenzo CESAEPPItaly Loyal
Caterina CHINNICIS&DItaly Loyal
Salvatore CICUEPPItaly Didn't vote
Alberto CIRIOEPPItaly Rebel
Sergio Gaetano COFFERATIS&DItaly Didn't vote
Lara COMIEPPItaly Didn't vote
Ignazio CORRAOEFDDItaly Rebel
Silvia COSTAS&DItaly Loyal
Andrea COZZOLINOS&DItaly Didn't vote
Rosa D'AMATOEFDDItaly Rebel
Nicola DANTIS&DItaly Loyal
Paolo DE CASTROS&DItaly Loyal
Isabella DE MONTES&DItaly Loyal
Herbert DORFMANNEPPItaly Loyal
Eleonora EVIEFDDItaly Rebel
Laura FERRARAEFDDItaly Rebel
Raffaele FITTOEPPItaly Rebel
Lorenzo FONTANANIItaly Independent
Eleonora FORENZAGUE-NGLItaly Loyal
Elisabetta GARDINIEPPItaly Didn't vote
Enrico GASBARRAS&DItaly Loyal
Elena GENTILES&DItaly Loyal
Michela GIUFFRIDAS&DItaly Loyal
Roberto GUALTIERIS&DItaly Loyal
Kashetu KYENGES&DItaly Loyal
Giovanni LA VIAEPPItaly Loyal
Curzio MALTESEGUE-NGLItaly Loyal
Fulvio MARTUSCIELLOEPPItaly Rebel
Barbara MATERAEPPItaly Didn't vote
Giulia MOIEFDDItaly Rebel
Alessandra MORETTIS&DItaly Loyal
Luigi MORGANOS&DItaly Loyal
Alessia Maria MOSCAS&DItaly Loyal
Alessandra MUSSOLINIEPPItaly


Rebel http://www.votewatch.eu/…/term8-recognition-of-palestine-st…