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mercoledì 26 novembre 2014

Testimonianze della staffetta veneziana a Suruc: (video)


Testimonianze della staffetta veneziana a Suruc
25 / 11 / 2014
E' così che ha chiuso l'intervento Salma Irmak, copresidente della società democratica curda, rivolgendosi a tutte le donne del mondo. Ed è anche così che si è caratterizzato il corteo: caotico, gioioso, festoso, ma allo stesso tempo determinato e resistente.  Questo è l'elemento che ci è rimasto più impresso di questo 25 novembre al confine con la Siria. Non era scontato, infatti dall'inizio del 2014 in Turchia sono state uccise purtroppo già 250 donne. Non era scontato, perché molte mamme oggi in corteo hanno i loro figli e figlie in prima linea nei combattimenti a Kobane. Alcune ci hanno mostrato le cicatrici, segni delle percosse subite dalla polizia turca in questi anni di resistenza kurda.
Eppure non abbiamo facce sofferenti, ma orgogliose e degne.
La giornata è iniziata a Mehser alle 10 di mattina con l'abituale catena umana di fronte alle case. Solo che quest'oggi era lunga centinaia di metri. Ci siamo spostati in corteo fino al villaggio vicino di Dewesshen. Qui abbiamo aspettato l'arrivo delle persone da varie città del Kurdistan e della Turchia con mezzi di tutti i tipi: pullman, furgoni, moto, pick-up. Il ritrovo della manifestazione si è riempito principalmente di donne, uomini, ragazze e bambini. Erano presenti poi anche collettivi di femministe turche, alcune anche da Istanbul.
La manifestazione è partita in ritardo a causa di alcuni posti di blocco dell'esercito turco, che fermavano i pullman in arrivo da Sanliurfa e Diyabakir. Ma con l'apparizione del pullman scoperto con gli autoparlanti, seguito da una lunga colonna di pulmini, il corteo ha avuto inizio. Più di 5000 persone si sono messe in marcia, non c'era una testa ben definita, c'era chi sfilava nella stradina di asfalto, chi nei campi adiacenti, chi in moto.
Il percorso non è stato molto lungo. Si è ritornati a Mehser e la piazza di fronte alla piccola moschea si è presto riempita. Canti popolari e di lotta si sono intervallati da numerosi interventi al microfono di donne che sottolineavano l'importanza dell'esperienza del Rojava. L'alto volume degli autoparlanti era un modo per fare arrivare le voci della piazza fino all'altra parte del confine ai e alle combattenti/e di Ypg e Ypj, arrivat* oggi al 72esimo giorno di resistenza.
Enea, Jacopo, Marko, Teo, Centri Sociali del Nordest

martedì 25 novembre 2014

Gideon Levy : “Non siamo alla terza Intifada, ma è solo questione di tempo”



Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz. Molti opinionisti in Israele, e non solo, cominciano ad utilizzare questo termine: è iniziata una terza Intifada?
“Non ancora, ma potrebbe essere imminente. Dico di no, per adesso, perché dietro i recenti attacchi palestinesi a militari e civili israeliani non c’è un’organizzazione, ma si tratta di atti singoli, di cani sciolti. L’Intifada, come la storia ci insegna, è una rivolta civile ma organizzata: dietro ai combattenti della prima Intifada c’era Yasser Arafat e anche il gruppo di Hamas. Oggi, invece, questa organizzazione non c’è”.
Il governo israeliano sostiene, però, che dietro ai recenti attacchi ci sia la mano di Hamas.
“È propaganda politica. Da una parte c’è Israele che ha bisogno di ricreare nella popolazione l’immagine del nemico che mette a rischio l’incolumità della popolazione. Dall’altra c’è un partito, Al Fatah, completamente allo sbando, che continua a perdere consensi sia a causa del tentativo fallito di creare un tavolo con Israele e Hamas, sia a causa della sua volontà di intavolare un dialogo con una controparte, il governo Netanyahu, che non ha la minima intenzione di scendere a patti con la Palestina: adesso cerca di sfruttare le provocazioni israeliane e incolpare Hamas per l’ultima esplosione di violenza così da ergersi a unico soggetto ‘ragionevole’ tra tutti quelli in gioco, ma non credo che questo gli restituirà consensi”.

Perché Netanyahu ha deciso di annunciare 1.060 nuovi insediamenti in West Bank proprio durante i colloqui di pace?
Henry Kissinger diceva che non esiste politica estera, ma solo politica interna. A Israele non interessa la pace, bensì mantenere lo status quo: tensione con la Palestina e continua conquista di territori in Cisgiordania. Questa è sempre stata la loro politica e non hanno intenzione di cambiarla. È anche l’unica politica che gli porta il consenso della popolazione e non li costringe a concessioni: dopo aver accettato il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la popolarità di Netanyahu ha raggiunto uno dei minimi storici perché usciva da sconfitto, senza aver eliminato il nemico Hamas. Tornando a mostrare i muscoli e ad appropriarsi di terreno, il premier dà il via nuovamente alla politica che gli ha portato tanto successo”.
Allo stesso modo, però, c’è da chiedersi perché i palestinesi hanno deciso di sferrare una serie di attacchi proprio adesso. La politica di Israele sui nuovi insediamenti è la stessa da anni.
“E’ la regola della goccia che fa traboccare il vaso. Dopo anni di provocazioni, di conflitti e false pacificazioni, la popolazione si è stancata. Non c’è, però, niente di organizzato, nemmeno piccoli gruppi autonomi, niente. Quando queste formazioni nasceranno, allora potremo parlare di Intifada”.
Parliamo dell’attentato al rabbino Yehuda Glick, sostenitore degli ideali di estrema destra. Quante persone in Israele appoggiano la sua causa?
“Veramente poche. Agli israeliani non interessa molto della questione sulla Moschea di Al Aqsa. Ma la politica di Glick accorpa ideali che, invece, stanno riscuotendo sempre maggiore appoggio da parte della popolazione. L’opinione pubblica si sta spostando sempre più verso posizioni di estrema destra. Questo per vari motivi: perché in appoggio alle provocazioni di Glick sono arrivate anche quelle del Likud e del governo (queste più importanti rispetto a quelle dell’attivista), perché la gente non crede più nella pace, perché non esiste una sinistra israeliana forte in grado di offrire un’alternativa valida”.
Questi attacchi influenzeranno il processo di pace?

“Non c’è nessun processo di pace. Israele non vuole la pace, non gli conviene, non rispetta le aspettative della popolazione e nemmeno gli ideali del governo”.
Usa e Paesi dell’Ue hanno più volte condannato la politica israeliana sugli insediamenti. Come viene vissuta questa situazione in Israele?
“Al governo Netanyahu non interessa se Usa o Ue condannano la sua politica. E’ vero, sono alleati strategici e storici, soprattutto gli Stati Uniti, ma una condanna non cambia lo stato delle cose. Se questi paesi decidessero, invece, di agire concretamente, allora la cosa cambierebbe. Se così non è, allora Netanyahu non se ne fa di niente del supporto dell’Occidente, possono fare anche da soli”.
Quali saranno le prossime scelte del Governo d’Israele e della Palestina?
“La situazione è destinata a peggiorare. Israele estremizzerà il suo atteggiamento, promuoverà leggi ancora più restrittive e le condizioni della popolazione palestinese a Gerusalemme peggioreranno. Di conseguenza, il malessere della controparte aumenterà, si assisterà a una radicalizzazione degli scontri e gli attacchi saranno sempre più frequenti. Nuovo conflitto? Quello è il timore. Se i palestinesi si organizzeranno, sarà la terza Intifada”.
Twitter: @GianniRosini

Meretz :Voi che volete questa legge siete i veri antisionisti


 
 
deputati di Meretz oggi alla Kenesset:
Voi che volete questa legge siete i veri antisionisti, voi siete coloro che per interesse e miopia mettete in pericolo l'esistenza di Israele, voi siete coloro che intendono trasformare il nostro stato in uno stato antidemocratico e totalitario, siete voi che irresponsabilmente state fomentando una guerra civile, siete voi che ci costringerete a scendere in piazza per difendere quella Israele che abbiamo protetto e amato per piu' di sessanta anni.

video.  http://youtu.be/yEkXcWfNMQw


The New York Times : il disegno di legge sull' stato nazione del popolo ebraico deve essere sconfitto:


Israel Narrows Its Democracy

 Sintesi personale
Dalla sua fondazione nel 1948 l'esistenza stessa di Israele è stata  accolta dagli Stati Uniti e  dalle nazioni ,in quanto basata su  ideali di democrazia per tutto il suo popolo.
La Dichiarazione di Indipendenza, che fornisce i principi guida per lo stato, chiarisce che il paese è stato istituito come patria per gli ebrei e garantisce "completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso."
Questo è il motivo per cui è straziante vedere il governo israeliano  approvare un disegno di legge controverso che definisce  Israele come stato nazionale del popolo ebraico, riservandosi "diritti nazionali" solo per gli ebrei.
Questo non è per noi solo una preoccupazione teorica. La negazione sistematica dei pieni diritti alle minoranze ,principalmente afro-americani ,ha causato gravi danni al nostro paese,e costituisce un problema non ancora completamente risolto ed è una macchia della democrazia americana.
Il disegno di legge israeliano  rischia di essere ammorbidito  prima del voto al  Parlamento. In qualsiasi forma, deve essere sconfitto. Nella migliore delle ipotesi la legge non avrebbe alcun effetto utile; nella peggiore delle ipotesi radicalizzeerebbe lo scontro   con la minoranza araba già ribollente minando la posizione di Israele tra le nazioni democratiche.
Tribunali e le leggi di Israele hanno sempre definito Israele come "ebraico e democratico", dando uguale peso a entrambe le definizioni  e sulla carta, almeno, gli israeliani arabi che costituiscono circa un quinto della popolazione, ha pieni diritti. Sottolineare nazionalità e religione nella definizione del paese, inoltre, è in contrasto con le  democrazie liberali  che puntano a una visione più inclusiva di uno stato.
Un disegno di legge sulla nazionalità è un obiettivo a lungo cercato  dalla  destra di Israele  che ha declassato l'arabo  da lingua ufficiale a  "status speciale.",ma  in questo periodo di forti tensioni e violenze tra ebrei e arabi, alimentato dalle rivendicazioni dei luoghi sacri a  Gerusalemme, qualsiasi misura che rivendica uno status preminente per  gli  ebrei può solo aggiungere benzina sul fuoco.
Netanyahu afferma che il disegno di legge nazionalità è necessario per   vincere le sfide  per l'esistenza di Israele.,ma  è difficile capire come una legge possa porre fine a questo. C'è anche la speculazione sulla stampa israeliana che il premier abbia spinto il disegno di legge   per accontentare i membri di destra della sua coalizione litigiosa ,ma nessun argomento giustifica un cambiamento fondamentale della legge israeliana e dei principi guida.
Dopo aver sperimentato le conseguenze gravi  causate dalle limitazioni dei diritti , sappiamo che questo non è il percorso che Israele dovrebbe prendere.

lunedì 24 novembre 2014

La sinistra israeliana in esilio nel proprio paese.un popolo senza terra per una terra senza speranza.

Prime Minister Benjamin Netanyahu

  Sintesi personale

Cittadini israeliani considerano il primo ministro Benjamin Netanyahu il Messia. Il capo del servizio di sicurezza Shin Bet può dire più e più volte che salendo al Monte del Tempio mette in pericolo gli interessi israeliani, ma  la gente  si schiera  con Netanyahu. Guai al paese dove  un uomo di sinistra è uno che si schiera con il capo dello Shin Bet.
Con la fine della sanguinosa estate e in autunno, dove  la follia è evidente, la regalità di Netanyahu è un fatto compiuto. Il capo dello Shin Bet, che non è un'organizzazione di beneficenza, è il nemico del popolo perché ha insultato sia il capo del personale   sia  Netanyahu- E in un luogo dove  il fascismo alza la testa, non c'è altro dio che il primo ministro. Egli è tutto nel corpo, nel   nome, nello  spirito. Non c'è nessuno  alro oltre  lui. Il suo regno è ormai quasi mistico
Benjamin Netanyahu è attualmente re d'Israele, perché le persone che non si vedono come i cittadini  di uno stato democratico, ma piuttosto come "ebrei" e, soprattutto, come ebrei perseguitati, pensano che Netanyahu  sia  l'entità mistica che incarna "Israele,".
 Nonostante la quantità di sostegno che si riceve al di fuori di Israele, non vi rendete conto dove si vive. Non ci sarà nessun governo di sinistra in una  Israele  messianica
La logica è fallita  : non vi è  nessun individuo o  opinione minoritaria.  La  Sinistra di Israele è frammentata e conflittuale   e  sta diventando sempre più una comunità senza terra. Sta diventando una comunità in esilio i cui membri scrivono , dipingono , insegnano , studiano e vivono scollegati dalla terra.
Essi non possono realizzare il sogno sionista perché la terra qui è diventata sacra e  coloro che non hanno "sangue ebraico" non possiedono pari diritti   . Il  ministro Rabbi Shay Piron  con  l'aiuto di  un bilancio pari a 12,5 milioni di shekel  sta distruggendo l'educazione in Israele mentre Netanyahu, re d'Israele, si strofina le mani dalla gioia.
Una combinazione sorprendente e desolante di una personalità glaciale mixata con zelo religioso e nazionalista sta rendendo Netanyahu invincibile. Gli esponenti della sinistra in Israele devono sapere: la sinistra è un popolo senza terra per una terra senza speranza.

1  anno 2007

 Tal Niv :Israel's leftists: Exiled in their own country

Peter Beinar :prima di chiedere ad Abbas di riconoscere lo Stato ebraico, Israele lo definisca a sè
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Un disegno di legge rafforza il concetto di Stato ebraico e mina quello di Stato democratico
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Akiva Eldar : Netanyahu ipotizza lo stato nazione del popolo ebraico per annettere i territori

Tal Niv :Israel's leftists: Exiled in their own country

Israel's leftists: Exiled in their own country

In a place where fascism rears its head, there is no deity but the prime minister. He is all. In his body, in his name, in his spirit. There is none but him.






Prime Minister Benjamin Netanyahu
Israel’s citizens consider Prime Minister Benjamin Netanyahu the Messiah. The head of the Shin Bet security service can say over and over, until he is blue in the face, that ascending to the Temple Mount endangers Israeli interests, but the public has taken sides with Netanyahu. After all, what does the head of the Shin Bet know? Woe to the country where a leftist is one who takes sides with the Shin Bet chief.
With the end of the bloody summer and this fall, in which the madness is self-evident, Netanyahu’s kingship is an accomplished fact. The head of the Shin Bet, which is no charitable organization, is the enemy of the people as well, because he insulted both the chief of staff and even Netanyahu by contradicting him. And in a place where fascism rears its head, there is no deity but the prime minister. He is all. In his body, in his name, in his spirit. There is none but him.
His kingdom is no longer a prosaic function of political conjunctures. It is not coincidental. His kingship is now almost mystical. It is not just the calculated act of his advisers – after all, one cannot attribute the Third Israelite Kingdom to David Shimron or Nir Hefetz. One can hardly credit them with concealing Sara Netanyahu’s caprices and exploitative wastefulness.
Benjamin Netanyahu is currently king of Israel because people who do not see themselves as citizens in a democratic state, but rather as “Jews” and mainly as persecuted Jews, think that Netanyahu, the mystical entity who embodies “Israel,” knows better than anyone what is “good” and what is “bad.” There is a good reason that the most popular children’s program for 8-to-12-year-olds is about a royal family – a scion of the Davidic line, no less – played not funnily by Rami Vered and Orna Banai.
So now we must tell the Israeli left wing – enlightened, sane, moderate and connected to reality as it is: Despite the great amount of support that you receive outside Israel, you do not realize where you are living. There will be no left-wing government in Israel because messianism has become the province of total secularists. Ofer Winter, the Givati Brigade’s 44-year-old commanding officer and happy grandfather of a granddaughter, is the ideal of the Third Israelite Kingdom. But if he should get into trouble and disagree with Netanyahu, his fate will be similar to that of the Shin Bet chief.
Logic has gone bankrupt. There is no murder anymore, there is only “Jewish blood.” There is no individual or minority opinion any longer – there are the last flickers of wisdom in the Supreme Court at a time when a generation of judges who will no longer disqualify or appeal laws such as the “Prevention of Infiltration Law,” which goes against the Basic Law: Human Dignity and Liberty, is growing stronger in the district courts. Israel’s left wing, fragmented and conflict-ridden as it is, exists – but it is increasingly becoming a community with no land. It is becoming a community in exile whose members write, paint, teach, study and live disconnected from the land.
They cannot fulfill the Zionist dream because the land here has become sacred. On the other side, the praying society, in which those who have no “Jewish blood” do not possess equal rights according to its views and its laws, teaches the main principles of its faith in schools, and Minister Rabbi Shay Piron is its emissary. With the help of budgets amounting to 12.5 million shekels, which are found ex nihilo for every passing program, Piron is destroying education in Israel as Netanyahu, king of Israel, rubs his hands with glee.
An amazing and bleak combination of a glacial personality with religious and nationalist zeal is making Netanyahu invincible. The leftists in Israel need to know: Leftism is a people without a land for a land with no hope.
  http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.628090

Gaza sotto la pioggia: una tragedia nella tragedia ,una vergogna per la nostra tacita complicità







Pubblicazione di ‎B'Tselem בצלם‎. (VIDEO)

B'Tselem בצלם
Organizzazione Non Governativa (ONG) · Piace a 50.939 persone
· 6 h ·
Operation Protective Edge ended in late August 2014, but most residents of the Gaza Strip are still suffering its consequences: destroyed homes, loss of family members, and lack of rehabilitation. In the coming weeks, we will post personal accounts of life in Gaza today.
The video shows the apartment of the Sukar family in a-Shuja’iyeh neighborhood in Gaza City, which was heavily shelled in the recent operation. The parents and their five children now live in an apartment that does not provide them shelter from the cold and rain: “This apartment had been hit by shells and parts of it were destroyed. Whenever it rains, the house is flooded. There are holes all about and some of the windows are gone. We have no protection from the cold and rain. The children get sick with colds. I hope we’ll be able to go back to our apartment, to the way it used to be, with all our belongings and furniture, especially the washing machine… This war set us forty years back…" For Fatmeh Sukar’s full testimony, see: http://www.btselem.org/testimoni…/20141117_gaza_fatmeh_sukar
Help us bring testimonies from Gaza and investigate the last operation's Human Rights violations. Please consider making a $20 donation to B'Tselem today: https://www.btselem.org/about_btselem/donate


se si facesse una mostra in Italia  utilizzando le foto dei quotidiani israeliani la destra pro settler e pro Samaria e Giudea  ne chiederebbe la chiusura
Ynetnews ha aggiunto 7 nuove foto.
Gaza residents face bleak winter in bombed-out homes
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4595491,00.html

ex procuratore generale israeliano esorta l'UE a riconoscere la Palestina

 


L'ex procuratore generale israeliano Michael Ben-Yair ha chiesto al parlamento dell'Unione europea di  riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina.
Ben-Yair, in un  articolo pubblicato Venerdì nella EUobserver ,ha affermato che Israele ha imposto un "regime di apartheid"  ai  palestinesi in Cisgiordania e ha affermato che "il popolo palestinese ha diritto a uno stato.
"Il sionismo politico ha cercato di trovare una soluzione per la persecuzione del popolo ebraico attraverso la definizione di uno stato ... non però  a scapito di un'altra nazione," 
Il Parlamento europeo è convocato   Giovedi  per votare  su un disegno di legge che riconosca uno stato palestinese. Anche se la formulazione del progetto di legge deve ancora essere finalizzato, si ritiene che probabilmente riconoscerà uno stato palestinese lungo i confini del 1967 con Gerusalemme come sua capitale.
Oltre 700 israeliani artisti, celebrità e professionisti - tra cui ex ufficiali militari, ambasciatori e membri della Knesset - hanno firmato una petizione invitando i parlamentari dell'Unione europea a sostenere il disegno di legge..
L'ex procuratore generale  ha anche detto che il sionismo politico non "si è sforzato di stabilire uno stato entro i confini della biblica 'terra promessa'", né ha cercato di controllare i luoghi sacri, tra cui la Tomba dei Patriarchi, una struttura venerata nella città cisgiordana di Hebron 
La tomba è sacra sia per l'ebraismo e l'islam ed è un punto di infiammabilità per la violenza. Ben-Yair aderì a una petizione  diretta al primo ministro Yitzhak Rabin nel 1994 per sfrattare tutti coloni ebrei che vivevano a Hebron, dopo che  un estremista ebreo nato in America, Baruch Goldstein, uccisi 29 fedeli palestinesi all'interno del Santuario e ne  ferì altri 125.  Ben-Yair ha affermato, inoltre, che, con il pretesto della sicurezza, Israele ha trasformato la Cisgiordania in uno "stato coloniale," e ha aggiunto che la resistenza palestinese è una lotta per la "liberazione nazionale" che in ultima analisi  deve essere realizzata.
"L'unica domanda che rimane è questa: quale è il prezzo sanguinosa che entrambe le nazioni pagheranno fino alla liberazione del popolo palestinese?  Con l'occupazione prolungata non stiamo solo perdendo  Israele come società libera e giusta, ma stiamo minando notevolmente l'esistenza sostenibile dello Stato", ha scritto Ben-Yair . Ha elogiato il  Regno Unito , la Svezia , l'Irlanda  e Spagna per l'adozione di misure volte a riconoscere uno Stato palestinese: "Questo passo non è solo giusto, ma protegge anche gli interessi di sicurezza nazionali di entrambe le nazioni."
Nell' aprile del  2013 su   Ynet  l'ex procuratore generale aveva definito sulla sua pagina Facebook gli  insediamenti ebraici in Cisgiordania "gli atti più malvagi e folli dalla seconda guerra mondiale."
Alla domanda se pensava  che gli insediamenti della Cisgiordania fossero in realtà peggiori  del regime di Pol Pot in Cambogia  o  di Stalin in Unione Sovietica o del genocidio del Darfur, Ben-Yair  ha ribadito la sua dichiarazione, aggiungendo che "il movimento dei coloni è un atto politico  e rappresenta uno stato contro un altro popolo e come tale è atto più malvagio e immorale dalla fine della seconda guerra mondiale ".

Meretz contro la definizione di Stato ebraico. Scontro nel Parlamento israeliano video

Meretz: I diritti democratici sono solo per gli ebrei israeliani?
Meretz 


2   Fascisti, traditori, neonazisti, razzisti, mentitori, farabutti, criminali. Questo e' il clima odierno alla Kenesset (video di Walla).
מהומה במליאה: זחאלקה כינה את פייגלין "פאשיסט" - והורד מהדוכן - וואלה! חדשות
חבר הכנסת מבל"ד נאם במהלך דיון על הצעות אי אמון בממשלה. בשלב מסוים...
news.walla.co.il http://news.walla.co.il/item/2804747

domenica 23 novembre 2014

lo stato nazionale ebraico :Netanyahu, le sue bugie e la sua visione della democrazia.



Netanyahu slams Livni's 'weak' stance on nation-state bill during cabinet debate; tough bills expected to be combined with PM's softer version later.
haaretz.com

1  La settimana scorsa il primo ministro israeliano, Bibi Netanyahu, ha affermato che la criminalizzazione di un'intera minoranza, come quella degli arabi-israeliani, va condannata e non deve giustificare misure discriminatorie e contrarie alla giustizia".
Questa dichiarazione è una bugia, perché il primo ministro sta lavorando ad una legge che sancisca in senso ancora più restrittivo, il carattere ebraico dello stato, discriminando ancora di più la minoranza arabo- israeliana.
Israele è già stato ebraico, come sancito da due leggi fondamentali:
" La legge fondamentale del diritto" del 1980, che stabilisce che quando un tribunale deve risolvere una questione giuridica, che non trova riposta nella legge, in precedenti o secondo analogia, deciderà in base ai principi di libertà , giustizia equità e pace della eredità di Israele".
" Le due leggi del 1992 sulla " dignità umana e libertà" e alla libertà di occupazione, che consolidano i valori di Israele inteso come stato ebraico e democratico".
Non sono stati mai codificati in nessuna legge i diritti delle minoranze; anzi a partire da gennaio 2011 sono state emanate diverse leggi che minacciano i diritti dei cittadini arabi e mettono in pericolo i loro interessi legittimi in base alla loro appartenenza nazionale. Le leggi che riguardano una vasta gamma di diritti, compreso il diritto alla terra, il diritto alla cittadinanza, il diritto alla partecipazione politica, la libertà di espressione e la libertà di associazione, il diritto a un processo equo e il diritto alla libertà dalla tortura.
Tutto questo non è sufficiente per l' attuale premier, che con una nuova legge vuole rafforzare il carattere ebraico dello stato a discapito di quello democratico, sancendo, tra l'altro, per legge, fatto gravissimo, che l' identità ebraica deve prevalere su quella democratica e dovrà servire come fonte di interpretazione della legge.
Se questa legge passasse sarebbe un atto di una gravità inaudita.
Faccio mie le parole di Yair Baumel: " è necessario modificare o cancellare tutte le norme implicite ed esplicite che attualmente producono la discriminazione, l'oppressione e l'umiliazione di cittadini arabi, tranne che per la Legge del Ritorno, che è sufficiente per mantenere il carattere ebraico e nello stesso tempo democratico dello stato di Israele; è' necessario produrre una situazione in cui i cittadini arabi godano del 100% dei diritti civili e del 100% della libertà professionale, politica ed economica."

Diego Nobili.


Fonti:
http://news.walla.co.il/item/2803917
http://www.hahem.co.il/friendsofgeorge/?p=4163
http://meretz.org.il/0011166/

2Yehuda Weinstein, il consigliere legale del governo Netanyahu: "La proposta di legge modifica in maniera radicale i principi alla base del sistema legale di Israele come sono enunciati nella carta d'indipendenza dello Stato e nella costituzione della Kenesset. L'immagine democratica dello Stato ne viene danneggiata irreparabilmente"

3
Queste sono le Osservazioni Conclusive dello Human Rights Committee dell'ONU sulla Relazione Ufficiale che il Governo di Israele ha presentato il mese scorso, così come obbligato a fare dall'appartenenza al Trattato Internazionale sui Diritti Civili e Politici (CCPR):  
http://www.ccprcentre.org/doc/2014/10/CCPR_C_ISR_CO_41.doc

Notare il seguente paragrafo: "The Committee reiterates its previous recommendation (CCPR/C/ISR/CO/3, para. 6) that the State party should amend its Basic Law: Human Dignity and Liberty 5752-1992 to explicitly incorporate the principle of equality and non-discrimination. It should ensure equal treatment for all persons within its territory and subject to its jurisdiction regardless of their national or ethnic origin and in particular pursue the review of all laws discriminating against Palestinian citizens of Israel as well as ensure that any future legislation is fully compatible with the principle of equality and non-discrimination.".


La proposta di Netanyahu, che intenderebbe presentarsi come una variante moderata di quella apertamente discriminatoria presentata dal deputato del Likud Elkin e dall'estrema destra della Kenesset, e' volta a privilegiare il carattere ebraico dello Stato di Israele a scapito di quello democratico, presentato in via subordinata e facoltativa. I diritti degli arabi israeliani sarebbero salvaguardati soltanto sul piano personale e non come minoranza. L'avvocato di stato Yehuda Weinstein ha espresso la sua netta opposizione alla proposta, considerandola antidemocratica e lesiva dei diritti della minoranza arabo-israeliana. In tutti i quotidiani israeliani si assiste a una generale levata di scudi contro la proposta. Perfino Israel Hayom, il giornale di Netanyahu, per bocca di Dan Margalit, il piu' autorevole opinionista della testata, esprime la sua contrarieta', considerando la proposta in contraddizione con le basi ideologiche fissate come imprescindibili a suo tempo da Ben Gurion e dai fondatori dello Stato.

5   Israele non ha ancora una costituzione che dichiara
che tutti i cittadini godono degli stessi diritti: solo una serie di leggi fondamentali che sanciscono il carattere ebraico dello stato!
Il fondo nazionale ebraico,JNF,che possiede circa il 13% delle terre
stato, proibisce l'acquisto o l'affitto di terreni dello stato a chi non è ebreo, compromettendo lo sviluppo edilizio ed economico- industriale della minoranza arabo-israeliana.
Ai giovani arabi-israeliani che non hanno prestato servizio militare non vengono concessi una serie di benefici ( accesso universitario facilitato, agevolazioni per l'acquisto della casa, agevolazioni fiscali. ecc.ecc.) che sono concessi ai giovani israeliani.
Un arabo israeliano non può sposare un palestinese e vivere in Israele: una legge lo vieta
Sui beduini del Negev sono in atto una serie di discriminazioni a tutti i livelli, perfino sanitario.
Un elenco completo è qui:
http://adalah.org/eng/Israeli-Discriminatory-Law-Database


6

Netanyahu does not know how to solve the paradox between the terrifying reality he has created and the idea of a Jewish state he worships.
haaretz.com
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haaretz.com
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frammentivocalimo.blogspot.com
9   Nitzan Horowitz (Meretz): Ci sono autorita' politiche in Israele che stanno approfittando della situazione, attentati terroristici, paure legittime e giustificate, oltre alla pressione organizzata della piazza monopolizzata degli estremisti esaltati e aggressivi, per realizzare i propri sogni razzisti e per discriminare gli arabi israeliani e danneggiarli con provvedimenti intollerabili e iniqui. Diciamo chiaramente a questi politici che stanno scherzando con il fuoco e mettendo in pericolo i delicati equilibri interni dello Stato di Israele, minacciando la sua stessa esistenza. Leviamo insieme alta la voce contro il razzismo, l'odio e la violenza.

Palestina. Tra olive e resistenza





Raccogliere olive, accompagnare la popolazione locale sulle proprie terre, ma soprattutto “far sentire ai palestinesi che non sono soli”: è stato questo il lavoro dei ragazzi che hanno preso parte al progetto “Interventi Civili di Pace (ICP)” in Palestina tra settembre e ottobre scorso.
Un progetto giunto ormai al suo quinto anno, che si ripete grazie all’impegno e alla volontà di un gruppo di associazioni italiane e palestinesi (PSCC, Servizio Civile Internazionale, Un ponte per..., Assopace Palestina, IPRI-Rete CCP e Centro Studi Sereno Regis). 
Un mese nei Territori occupati, tra i villaggi dove i Comitati popolari di resistenza nonviolenta resistono e manifestano ogni venerdì; tra le comunità, vicino alle persone, per accompagnare i contadini nella raccolta delle olive, tentando di mitigare con la presenza internazionale la violenza indiscriminata di militari israeliani e coloni durante il lavoro agricolo.
“Soprattutto per noi era importante che non si sentissero soli”, raccontano i ragazzi, che durante il loro soggiorno in Palestina si sono ribattezzati "Zeituna Resistente", l'oliva che resiste.
Appena rientrati in Italia sono un po’ spaesati, come capita al ritorno da un viaggio che è stato soprattutto esperienza diretta, conoscenza, relazioni umane.
“Non conta la quantità di olive che hai raccolto, ma i rapporti personali che si sono intrecciati, il legame con le famiglie e con gli attivisti, la possibilità di raccontare e farsi raccontare, far sentire la propria solidarietà mettendo in campo corpi ed energie”, spiegano i ragazzi.
E la possibilità, anche, di fare “da cassa di risonanza” per una realtà che scompare tra le pieghe di una cronaca parziale.
“Attraverso il blog che abbiamo aggiornato giorno dopo giorno”, spiegano, “abbiamo avuto la possibilità di raccontare, anche in modo molto semplice e diretto, una realtà che vivevamo ogni giorno. Far conoscere a qualcuno che magari non è esperto la realtà palestinese, quello che accade ogni giorno”.
Un lavoro quotidiano coordinato dal Popular Struggle Coordination Committee (PSCC), parte di questo progetto, gruppo che dal 2009 orchestra il lavoro e la resistenza dei Comitati popolari nei diversi villaggi, e supporta i volontari quando arrivano in Palestina.
Un impegno che a volte può sembrare solo una goccia nell’oceano: “I problemi sono talmente tanti, e talmente grandi, che a volte il senso di impotenza ti coglie. Ma i legami che abbiamo stretto e la continuità che si sta dando a questo progetto ci permettono comunque di tenere un riflettore sempre accesso sulla Palestina, e impedire un piano israeliano fin troppo chiaro: normalizzare la situazione in un paese che normale non è, perché si possa continuare a fare quello che si sta facendo”.
Al Massara, Kufr Qaddum, Ramallah, Nablus: hanno attraversato i Territori mentre lì si ripercuotevano le conseguenze di quanto da poco accaduto a Gaza, con l’ultima offensiva israeliana dell’estate scorsa; mentre gli shabab manifestavano, come accade in queste ore, e a reprimerli arrivava anche la polizia palestinese.
Un fatto “sconcertante” secondo i ragazzi, che parlano di una “silent intifada” che sembra prendere piede per le strade della Palestina occupata. 
“Eppure sembra che dietro ci sia una precisa strategia israeliana: quella di alzare e abbassare continuamente il livello della tensione e la militarizzazione nei Territori, un tira e molla fatto ad arte per sfiancare la popolazione”. Nelle ore in cui veniva bombardata Gaza ancora una volta i volontari non erano in Palestina, ma in autunno se ne parlava ancora.
“Tra i palestinesi c’è sempre una solidarietà altissima, purtroppo però si tratta di due realtà completamente separate: una scelta funzionale agli interessi di Israele”, commentano. “E la divisione di Hamas e Fatah, e dei quadri politici in generale, certo non aiuta. C’è uno scollamento sempre più forte con la popolazione, una lotta interna tra volontà popolare e autorità politica”.
E’ quella volontà popolare che i Comitati di resistenza nonviolenta cercano di intercettare. E di veicolare, a volte purtroppo con scarsi risultati.
Forse anche perché “la popolazione è sfinita, il ricordo della seconda Intifada è ancora molto forte, e la gente in fondo vorrebbe solo una vita normale”, raccontano. “Se si considera poi che l’economia palestinese è ormai completamente dipendente da quella israeliana, e che tante famiglie sopravvivono grazie al lavoro dentro le colonie, la situazione si complica ulteriormente”.
Nonostante le difficoltà, però, i volontari sono convinti che la loro esperienza, per quanto limitata, abbia avuto un significato importante.
“Per tutto quello che abbiamo imparato, e per quello che potremo raccontare. Se riusciamo ad avvicinare anche solo qualche amico o parente alla questione, sarà già un buon risultato”.
Restano convinti, ora più che mai, che la Palestina sia “un paradigma di molte altre lotte nel mondo in cui in una situazione di conflitto i rapporti di forza sono asimmetrici. Basti pensare al fenomeno globale del land grabbing: ci sono migliaia di contadini in tutto il mondo che lottano per difendere la propria terra, e la Palestina in qualche modo li unisce”.
La speranza che dai fatti di sangue degli ultimi giorni si possa uscire, e costruire qualcosa di positivo per il futuro non li abbandona.
Magari un maggiore sostegno ai movimenti di resistenza. Perché, come ricordano, “la gente è stanca di lottare. Ma anche di vivere sotto occupazione militare”.

19 Novembre 2014
di: 
Cecilia Dalla Negra
Area Geografica: 

Exclusive: Cornered but unbound by nuclear pact, Israel reconsiders military action against Iran

Israeli official cites
jpost.com 
Israeli official cites "sunset clause" in proposed comprehensive deal, which guarantees Iran a path into the nuclear club and may corner Israel into war.