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sabato 22 novembre 2014

Gaza oggi: una donna, taniche di acqua, macerie


Read more: www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=741789

Ynet : Gerusalemme deve essere divisa, ora

Jerusalem must be divided, now
 Sintesi personale
E 'possibile che una delle conclusioni degli attacchi terroristici delle ultime settimane, per quanto difficile possa essere da digerire, è che la capacità di Israele di controllare gli eventi in Gerusalemme è limitata o addirittura molto limitata. C'è una guerra di religione e 47 anni dopo la decisione di unire la città, Gerusalemme non è unita :Non perché la risoluzione 748 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che Gerusalemme, capitale di Israele è una violazione del diritto internazionale e non perché la maggior parte della comunità internazionale include Gerusalemme tra tutti gli altri territori al di là della Linea Verde, ma soprattutto perché i palestinesi hanno messo in chiaro, più e più volte, che non riconosceranno l'unificazione della città e che qualsiasi costruzione ebraica in quartieri arabi della città si pone come ulteriore prova che Israele non è interessato a raggiungere un accordo permanente  visto che una delle condizioni si basa sulla divisione della città. Allora, cosa ci rimane? Una  Gerusalemme collegata ad affollati quartieri arabi poveri , che sono intenzionalmente o non intenzionalmente trascurati. Una incubatrice attiva di ostilità e di violenza che crea  uccisioni alimentate dal fanatismo religioso.
Riots in Shuafat. 'An active incubator of hostility and violence, which creates killing sprees fed by religious fanaticism' (Photo: Mohammed Shinawi)
Rivolte a Shuafat. '
 (Foto: Mohammed Shinawi)
Shuafat, Beit Hanina, Jabel Mukaber, Ras al-Amud, Kafr 'Aqab, Abu Tor, un Bab-Zahara, At-Tur, Silwan, Sheikh Jarrah, Wadi al-Joz, Sur Baher e Umm Tuba, Beit Safafa e Issawiya - questi sono tutti i quartieri che non solo il popolo di Israele tiene lontano da sè , ma anche il governo, a meno che non metta caschi e giubbotti antiproiettile e si armi  con proiettili di gomma, granate e  "Skunk". Niente di tutto questo mi ricorda una città unita, tranne forse per i pagamenti della assicurazione nazionale che ammontano a centinaia di milioni di shekel. Non possiamo cambiare il presidente palestinese Mahmoud Abbas, non possiamo costringerlo a essere ciò che non è . Non possiamo impedire al  fanatismo religioso di diffondersi e non si può fermare l'ispirazione allo Stato islamico, che si riflette nelle armi scelte per gli attacchi terroristici,  non possiamo prendere questi quartieri e  trasformarli nel  tessuto organico di questa città. Il fatto è che non lo  abbiamo fatto per circa 50 anni. Così che cosa è rimasto? Ammettiamo  che il sogno di una città unita ha prodotto frutti cattivi.Ammettiamo ciò e separiamoci . Un recinto alto è forse  l'unica soluzione. Il male minore. .Qualsiasi tentativo di forzare il controllo israeliano sulle parti della città che non ha familiarità con noi, costituisce  un disperato tentativo di imporre una realtà impossibile che pretende un prezzo insopportabile.Facciamolo ora , mentre è ancora possibile.

Perché domani o dopodomani aumenterà  l'ostilità, gli attacchi terroristici diventeranno più frequenti, ma la divisione della città non sarà più possibile con un Uri Ariel nel  quartiere di Silwan. Non è contro di loro. E 'per noi.

Adnan Abu Amer : Lo Stato islamico nel Sinai costituisce una minaccia per Hamas

 

Sintesi personale

I palestinesi nella Striscia di Gaza, come molte persone in tutto il mondo, hanno visto il 15 novembre il video dallo Stato Islamico (IS)  che  annuncia il nuovo nome di Ansar al-Bayt Maqdis: Wilayat Sinai, significa Stato di Sinai. Secondo il video il gruppo è alla periferia di Gaza che condivide 13 chilometri (8 miglia) di confine con l'Egitto,

Abu Khattab , un capo di Ansar al-Bayt Maqdis a Gaza, ha promesso fedeltà alla IS il 3 novembre, in risposta a una decisione del Consiglio della Shura del gruppo. Ha minacciato gli  avversari e   ha promesso  attacchi contro chi opera contro .
Ghazi Hamad, un leader di Hamas e sottosegretario del ministero degli Esteri a Gaza, ha negato l'esistenza di cellule  nella Striscia di Gaza in una conversazione con Al-Monitor: "Non ci sono militanti affiliati al gruppo nella Striscia. Eventuali accuse di questo genere sono bugie, come non abbiamo alcun membro estremista "
Al-Monitor ha anche incontrato Abu Mujahid, un sostenitore dell' IS a Gaza. Egli ha detto che Hamas non ha motivo di temere perchè non è un obettivo  del gruppo radicale,visto  che si sta confrontando con  l' esercito egiziano . Il wilaya proteggerebbe Gaza da eventuali attacchi del  presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ".
Nonostante il rifiuto di Hamas , Abu Mujahid sostiene che IS opera a Gaza. "IS è presente a Gaza ed opera in completa segretezza con armi molto avanzate. Funziona con le persone affiliate a gruppi militari di organizzazioni jihadiste salafite, alcuni dei quali sono tornati a Gaza dopo aver combattuto in Siria ", ha detto.
Il 12 novembre l'Egitto ha rivelato di aver arrestato sei membri di Hamas mentre fuggivano dal Sinai  attraverso i tunnel, portando pezzi di armi, dispositivi di comunicazione e un computer portatile su cui sono stati trovati messaggi di posta elettronica tra i membri di Hamas e IS.
Un funzionario di Hamas, parlando a condizione di anonimato, ha negato : " Stanno cercando di rovinare l'immagine di Hamas '. Stanno cercando di stringere ulteriormente la presa sulla Striscia accusandoci di avere cellule di una organizzazione  che tutto il mondo sta combattendo. Ciò è particolarmente offensivo visto che Hamas non  è in alcun modo legato alla IS. Le sue relazioni sono limitati alle fazioni in lotta in  Israele e non coinvolti in battaglie militari contro i regimi arabi ",
A Khaled Meshaal è stato chiesto quali sono le 'relazione con IS in un'intervista televisiva   Egli ha risposto : "Hamas non combatte al di fuori dei confini della sua terra e non abbiamo alcun rapporto con IS. Hamas non è un gruppo religioso che adotta la violenza; condanna tali atti ,come l'uccisione di civili e giornalisti. "
Al-Monitor ha ottenuto una copia del nuovo comunicato pubblicato questo mese dal Center for Future Research  che ha evidenziato  : "L' espansione  dell'IS rappresenta una minaccia per lo sviluppo del fenomeno islamico, ritarda il progetto islamico e aumenta gli ostacoli incontrati dagli islamisti. Il controllo del gruppo può essere in declino in alcune aree, ma si sta espandendo in altri. Il gruppo è in un processo di continua  crescita ".
Il 4 novembre, Abu Musab al-Maqdisi , un militante IS in Sinai, ha rilasciato una dichiarazione che invita IS membri a portare armi e missili provenienti dal Sinai a Gaza per le  fazioni palestinesi. Egli ha anche accusato Hamas di aver rubato armi destinate agli  jihadisti di Gaza  accusandolo di tradimento 
La leadership di Hamas non ha risposto alla comunicazione, ma le pagine dei social media di membri  affiliati ad  Hamas hanno discusso quanto vicino  l'  IS è a Gaza dopo l'annuncio di Wilayat Sinai. Una membro di Hamas ha postato su Facebook , "Se IS diventa potente in Sinai, poi combatterà   quelli che non seguono la religione a Gaza." Questo post ha suscitato un dibattito feroce tra sostenitori e oppositori di IS.
Al-Monitor ha rilevato che a causa delle battaglie che  il gruppo sta combattendo in Iraq e Siria, così come la sua guerra contro la coalizione internazionale, IS ha guadagnato  sostegno tra alcuni membri di Hamas   come appare evidente nelle discussioni su Facebook .
Un ex funzionario della Sicurezza palestinese a Gaza ha detto ad Al-Monitor in condizioni di anonimato, "Anche se Hamas ha negato l'esistenza di IS a Gaza, il gruppo è davvero presente. I suoi membri sono in aumento e si sta espandendo rapidamente,mentre Hamas si sta indebolendo .Il vuoto di potere  e di autorità rafforza  l'Is  e le misure di sicurezza imposte da Hamas si stanno deteriorando,nonostante l'impegno di Hamas di evitarlo ( Khalil al-Hayya) ".
Al-Monitor  ha appreso da un funzionario della sicurezza palestinese  al confine tra Gaza e l'Egitto, che ha preferito rimanere anonimo che "le forze di sicurezza sono mobilitate  al fine di controllare eventuali movimenti da Gaza al Sinai e viceversa, e impedire a chiunque la fuga dal valico di  Rafah  alla Striscia di Gaza "
In poche parole Hamas  sembra preoccupato per quanto riguarda il Sinai, in particolare dopo l'annuncio di  Wilayat Sinai  e sta osservando con attenzione le guerre che sta conducendo nei paesi vicini. Hamas ritiene che Gaza ha già abbastanza problemi e non vuole rendere la situazione peggiore trasformando la striscia in un nuovo punto focale  a causa dell' IS.
 

Allegati 

  Avi Issacharoff i gruppi radicali a Gaza una minaccia crescente per Hamas

L’ISIS e Israele alleati contro uno stato palestinese di Jonathan Cook

Hamas contro esercito islamico , il Califfato e Al Qaida

Hamas vuole mantenere la tregua ,i radicali si oppongono

Shlomi Eldar : Passi falsi di Netanyahu nel confrontare Hamas allo Stato islamico 

 Gaza: Egitto chiede ad Hamas estradizione salafiti

Marek Halter: Israele e Hamas nella trappola jihadista

 Hamas contro Al Qaida

 Gaza, la protesta salafita contro Hamas 

 Hamas contro esercito islamico e il Califfato

Hamas disperde manifestazione Salafiti pro Bin Laden

La tregua tra Israele e Hamas, all’ombra del califfato

Voci di una Terza Intifada di Ramzy Baroud –



Quando un giornalista prova a fare lo storico, il risultato può essere parecchio interessante. Usare la storia come una nota a margine in un breve articolo o una breve analisi politica spesso fa più male che bene. Ora immaginate se il giornalista, tanto per cominciare, non fosse attendibile, allora più ancora che essere “interessante” il risultato corre il rischio di diventare una presa in giro.
Considerate le selezionate idee storiche offerte dal giornalista del New York Times Thomas Friedman, smascherato nel libro ‘The Imperial Messenger’ [Il messaggero imperiale] di Belen Fernandez per le sue bravate pseudo-intellettuale, le sue contraddizioni e la sua costante promozione dello status quo.
In un articolo intitolato ‘The Third Intifada’ [La terza intifada], pubblicato lo scorso febbraio, Friedman tenta di spiegare due degli eventi di maggior rilievo della storia collettiva del popolo palestinese, se non dell’intera regione. “Da un po’ ormai mi sto chiedendo perché non c’è una terza intifada. Cioè, nessuna rivolta palestinese nella West Bank, la prima delle quali contribuì a spronare il processo di pace di Oslo e la seconda delle quali – con maggiori pallottole vere da parte israeliana e attentati suicidi da parte palestinese – condusse alla rottura di Oslo”.
Voilà, ecco che ci siamo: la storia palestinese per imbranati scritta da, sapete … Friedman. Cosa importa che le conseguenze che portarono alla prima rivolta nel 1987 comprendessero il fatto che i palestinesi si stavano ribellando contro quella stessa cultura elitaria molto distaccata che pretendeva di parlare per conto del popolo palestinese. Era una piccola cricca in seno alla dirigenza dell’OLP-Fatah che all’epoca non viveva in Palestina e che firmò un rovinoso accordo segreto a Oslo nel 1993. E, a spese delle giuste rivendicazioni della libertà del loro popolo,  l’accordo fruttò loro pochi vantaggi. La rivolta non contribuì a “spronare il processo di pace di Oslo”; il “processo” fu piuttosto introdotto, con il sostegno e il finanziamento degli Stati Uniti e di altri, per reprimere l’intifada, cosa che gli riuscì.
Anche se c’è della verità nel fatto che la seconda rivolta condusse alla rottura di Oslo, la logica di Friedman segnala un livello di incoerenza da parte del popolo palestinese e delle sue rivolte: che si ribellò per portare alla pace e poi si ribellò di nuovo per distruggerla. Naturalmente questa apparentemente innocua menzione dell’uso israeliano di pallottole vere nel corso della seconda rivolta (come se migliaia di palestinesi non fossero stati uccisi e feriti da pallottole vere nella prima), mente i palestinesi usavano attentati suicidi, per il lettore non informato è una giustificazione della scelta israeliana delle armi.
Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti B’Tselem, 1.489 palestinesi furono uccisi nel corso della prima intifada (1987-1993), compresi 304 bambini. Risulta che furono uccisi 185 israeliani, tra cui 91 soldati.
Nel corso della seconda intifada furono uccisi più di 4.000 palestinesi e più di 1.000 israeliani. Tuttavia, secondo B’Tselem, l’elevato prezzo in morti e feriti non cessò certo quando la seconda intifada si poté verosimilmente considerare terminata alla fine del 2005. Nei “dieci anni prima della seconda intifada”, riferisce l’organizzazione israeliana: “le forze di sicurezza israeliani uccisero 6.371 palestinesi, di cui 1.317 minori. Almeno 2.996 delle vittime non partecipavano alle ostilità quando furono uccise … Altri 248 furono poliziotti palestinesi uccisi a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso e 240 furono bersagli di assassinii”.
Sono possibili altre analisi di queste cifre, che sarebbero essenziali per comprendere la natura delle rivolte popolari palestinesi. Le vittime provengono da storie personali diverse: campi profughi, villaggi, cittadine e città. Fino alla devastante guerra israeliana contro Gaza (2008-09) le cifre è divise quasi in misura uguale tra Gaza e la West Bank. Alcune delle vittime furono palestinesi con cittadinanza israeliana. Le pallottole e le bombe israeliane presero di mira una vasta gamma di persone, a cominciare da passanti e fino a manifestanti disarmati, persone che tiravano sassi, combattenti armati, attivisti comunitari, leader politici, leader militanti, uomini, donne, bambini e via di seguito.
In modo tragico le reazioni israeliane alle rivolte palestinesi sono la miglior convalida della natura popolare dell’intifada, che si scontra contro ogni affermazione dei leader israeliani che affermano che le intifada sono inscenate e manipolate per specifici fini politici.
Per anni molti giornalisti sono stati occupati a porsi domande, o a tentare di rispondervi, riguardo alla prevista Terza Intifada. Alcuni l’hanno fatto onestamente, altri in modo fuorviante, come nel servizio di NBC News Palestinian Violence Targets Israelis: Has Third Intifada Begun? [Violenza palestinese contro gli israeliani: è iniziata la Terza Intifada?”. Pochi hanno fatto un tentativo di obiettività con risultati confusi, come nel servizio della CNN: “In Jerusalem the ‘auto intifada’ is far from an uprising”[A Gerusalemme l’’intifada contro le auto’ [israeliane] è lungi dall’essere una rivolta].
Ma la maggior parte di loro, usando un approccio altezzoso nell’interpretare il collettivo palestinese, non ha compreso, tanto per cominciare, che cos’è una rivolta.
Anche l’approccio per certi versi sensato che spiega un’intifada come indignazione popolare conseguente alla mancanza di orizzonte politico può, sebbene a volte involontariamente, apparire distorto.
E’ interessante che quasi nessuno abbia avuto la sagacia di prevedere le rivolte precedenti. Vero, la violenza può essere prevista entro certi limiti, ma il corso d’azione collettivo di un’intera nazione separata da divisioni geografiche, politiche, settarie e di altro genere impossibili non è facile da analizzare in sole poche frasi, per non parlare di prevederlo.
Ci sono stati numerosi incidenti in passato che non sono mai culminati in una “intifada”, anche se sembrano unire vari settori della società palestinese e in cui anche un certo grado di violenza è stato una caratteristica pronunciata. Sono falliti perché le intifada non sono una chiamata alla violenza concordata da un numero di persone che costituiscono una massa critica. Le intifada, anche se spesso articolare con un chiaro insieme di rivendicazioni, non sono nemmeno dirette da una chiara agenda politica.
I palestinesi condussero una rivolta nel 1936 contro il governo del mandato britannico in Palestina, quando quest’ultimo fece del suo meglio per dare ai sionisti il potere di creare uno “stato ebraico” e negò ai palestinesi ogni aspirazione politica all’indipendenza, contraddicendo così lo spirito stesso del mandato dell’ONU. La sollevazione si trasformò in una rivolta il cui risultato fu la crescita della coscienza politica in tutti i segmenti della società palestinese. Un’identità palestinese, che era esistita per generazioni, si cristallizzò in una coesione significativa e più forte che mai.
Se esaminata in rigidi termini di equazione politica, l’intifada del 1936-39 fallì, ma il suo successo fu l’unificazione di un’identità che era frammentata di proposito o contingentemente. Intifada successive ottennero risultati simili. L’intifada del 1987 recuperò la lotta palestinese di una generazione giovane e attiva basata nella stessa Palestina, unificando ancor più che la sola identità del popolo, anche la sua narrazione. L’intifada del 2000 contestò l’anomalia astorica di Oslo, che sembrò un fondamentale allontanamento dal corso della resistenza sostenuta da ogni generazione palestinese a partire dal 1936.
Anche se le intifada influenzano il corso della politica, difficilmente possono essere intese come dichiarazioni politiche di per sé. Non si interessano delle rappresentazioni riduttive della maggior parte dei politici e dei giornalisti. Sono un processo generale,  considerevole e senza compromessi che, indipendentemente dai suoi impatti sui discorsi politici, è inteso a “scuotere” e a contrastare con la ribellione tutti i fattori che contribuiscono all’oppressione di una nazione. Non si tratta di “violenza contro gli israeliani” o contro i loro collaboratori tra i palestinesi. E’ il risveglio di una società intera, unita da uno scrupoloso tentativo di ridisegnare tutte le priorità come passo in direzione della via della liberazione, sia in senso intellettuale sia in senso concreto.
E considerate le numerose variabili in gioco, solo il popolo palestinese può dirci quando sarà pronto per una intifada, perché essenzialmente questa  appartiene a esso, e solo a esso.
Ramzy Baroud è un giornalista indipendente internazionale, consulente mediatico, scrittore e fondatore di PalestineChronicle.com. Il suo ultimo libro è ‘My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story’  [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia non narrata di Gaza] (Pluto Press, London).
Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/talk-of-a-third-intifada/
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

Mohammed Othman :Nonostante l'isolamento, a Gaza il traffico di droga continua

 

 Sintesi personale
Rafah, striscia di Gaza - Le droghe continuano a pervenire nella Striscia di Gaza,  nonostante la chiusura della maggior parte dei tunnel di contrabbando lungo il confine con Gaza nel 2013. Wael Awaja, direttore della Drug Enforcement Administration (DEA)  ha affermato che l'esercito egiziano ha distrutto i tunnel che consentono di cibo e merci di raggiungere i residenti di Gaza,ma  ha mantenuto aperto il tunnel che permettono  alla droga di fluire nel territorio.
In un'intervista ad  Al-Monitor, Awaja ha  accusato le autorità egiziane di  inondare  Gaza con la droga,: "Le gallerie sono adiacenti al confine meridionale e il loro controllo è compito degli egiziani e degli  israeliani e non possono essere facilmente accessibili per noi. Sono un pericolo per il nostro personale di sicurezza, ma questo non significa che non vi è stato un notevole impegno per eliminare la droga dinuinuita, cmq, drasticamente.Abbiamo recentemente bloccato un gran numero di grandi commercianti in Rafah. La nostra lotta  è contro la droga e le pillole"della felicità" in particolare, è sempre un passo dietro rispetto ai contrabbandieri  che cambiano metodo e luogo per introdurre la merce"
Awaja ha spiegato che una legge è stata approvata nel 2013 rendendo l'abuso e il traffico di sostanze stupefacenti un reato. I trasgressori  rischiano sanzion severe  e i rivenditori potrebbero essere condannati a morte.Hassan, uno pseudonimo, è un tossicodipendente di 38 anni  .Ora non trova il tipo di droga che era solito prendere, conseguentmente  ricorre alle pillole. Dopo   la guerra israeliana  a  Gaza  le  pillole arrivano    via mare, a seguito dell'estensione della zona di pesca da parte di Israele. "Il prezzo di una scatola era di 130 shekel ($ 34), ma oggi è di 200 shekel ($ 52)," .
 La dipendenza di Ahmad ha portato alla separazione dalla moglie e dai sei figli 
Lo psicologo Ehab Moussa è  responsabile di una delle cliniche psichiatriche che a Gaza City si occupa di tossicodipendenti. Egli ha detto ad Al-Monitor: "Il problema è che la legge criminalizza i tossicodipendenti  che  non si fanno curare dal governo  e  nelle  cliniche private per paura di essere denunciati. Quando ho chiesto a uno dei giovani uomini che sto curando   come ottiene la la droga,mi ha risposto di avere fonti private e ,la sua fornitura non è mai venuta meno. I commercianti  hanno rifornimenti sufficienti per lunghi periodi"
 .





  • M.O./ Gaza, polizia di Hamas distrugge droga per 4 mln dollari


    Nehemia Shtrasler: Netanyahu contro Mohammed nell'unica democrazia del Medio Oriente


      Sintesi personale
    Sappiamo tutti che Israele è un modello di democrazia. Tratta tutti i suoi cittadini allo stesso modo e di conseguenza i suoi leader posssono dire a tutti che Israele è l'unica democrazia del Medio Oriente.
    Questa settimana le forze di sicurezza hanno distrutto la casa della famiglia di Abdel Rahman al-Shaludi nel quartiere di Silwan a Gerusalemme Est. Shaludi ha  perpetrato un attacco terroristico nella  stazione di metropolitana leggera a Gerusalemme. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato che la casa fosse  demolita  insieme alla casa  dei due terroristi che hanno assassinato i fedeli in una sinagoga a Gerusalemme, in zona Har Nof all'inizio di questa settimana.
    Ma che dire di Yosef Ben-David che, insieme a due minorenni  ha rapito l' adolescente Mohammed Abu Khdeir dal quartiere di Gerusalemme Est Shoafat,lo ha  legato, lo ha cosparso di benzina   e bruciato  vivo? Che dire della loro casa? Dopo tutto ci hanno insegnato che in una democrazia c'è una legge per tutti.
    Circa due mesi fa le Forze di Difesa Israeliane hanno raso al suolo la casa di Ziad Awad, accusato di aver ucciso il poliziotto Baruch Mizrahi. Non c'è stato  nemmeno un processo. Ma chi ha bisogno di una prova? Chi ha bisogno di un pubblico ministero e avvocato difensore? La  casa della sua famiglia è già demolita.
    In questa stessa democrazia un colono di Yitzhar investì due ragazze palestinesi circa un mese fa. Una di loro è morta. Il colono è  fuggito non ha nemmeno offerto aiuto,ma due giorni dopo la polizia ha emesso un comunicato stampa dicendo che questo è stato un incidente, non un attacco terroristico. Che  polizia efficiente! Non ha perso il suo tempo indagando. L'autista ha detto che ha perso il controllo della vettura, ma l'ha subito ripreso  dopo aver colpito le ragazze. Semplice e logico. Perché avrebbe dovuto mentire? Dopo tutto i residenti di Yitzhar sono noti amanti degli arabi.
    Nell'  unica democrazia del Medio Oriente  il ministro di pubblica sicurezza raccomanda l 'attacco aagli  arabi senza processo, anche nella schiena e, anche quando sono in fuga. In questa democrazia, il sindaco di Ashkelon ordina che gli arabi israeliani non siano più impiegati nella ristrutturazione degli asili , una brutta, decisione razzista e il ministro Uri Ariel condivide . Ariel prevede inoltre di trasferirsi a Gerusalemme Est, una città "che salda insieme" com un salame 
    La  politica di demolire case a Gerusalemme Est dimostra in realtà che Netanyahu e Ariel sono riusciti a dividere definitivamente la città. La metà orientale non è parte di Israele. Un'altra legge è in vigore lì, non solo per quanto riguarda le demolizioni di case, ma anche per quanto riguarda la mancata fornitura di  servizi igienici, acqua, fognature, trasporti . La polizia di Gerusalemme Est fa  pratica in Cisgiordania. Nessun Ebreo sano sarebbe andato a fare una passeggiata in Shoafat o Silwan. Ci sono un quarto di milione di persone là che non accetteranno mai  noi.
    Quasi dieci anni fa, l'allora capo di stato maggiore dell'IDF Moshe Ya'alon ha nominato una commissione per esaminare l'efficacia della demolizione delle  case dei terroristi. Il  Gen. Udi Shani ha raccomandato di  fermare le demolizioni che all'epoca erano prassi standard. Non c'è alcuna prova che fungessero da deterrente, ma potrebbero generare odio e inimicizia che portano a più atroci  assassini , ma è proprio per questo che Netanyahu vuole le demolizioni. Vuole alzare i muri di odio e di vendetta. Il suo piano (e quello di Habayit Hayehudi) è chiaro: far saltare ogni possibilità di negoziato,  chiudere gli occhi per gli  incendi dolosi di moschee,  sorridere con comprensione a tutti i pazzi che vogliono far saltare Al-Aqsa ,  favorire la costruzione degli  insediamenti  ,stabilirsi nel cuore dei quartieri arabi di Gerusalemme Est,  privare gli arabi del loro sostentamento per minare il nostro senso di sicurezza, per approfondire il ciclo di odio e di sangue, per denigrare e umiliare il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e per  spingere l'intero popolo palestinese in un angolo - fino a quando finalmente scoppierà  una guerra di Gog e Magog, una guerra di religione tra l'Islam e l'ebraismo, nella quale potremo buttare via tutti gli arabi e mandarli  all'inferno.
    L'unico difetto del piano è che i pazzi dall'altra parte sono altrettanto certi che in questa terribile guerra  vinceranno  sconfiggendo l'unica democrazia del Medio Oriente.

    Nehemia Shtrasler :Final round: Netanyahu vs. Mohammed

    Nehemia Shtrasler :Final round: Netanyahu vs. Mohammed



    We all know that Israel is a model democracy. It treats all its citizens equally, and therefore, its leaders can run around the world and tell everyone that Israel is the only democracy in the Middle East.
    This week, the security forces destroyed the family home of Abdel Rahman al-Shaludi in the East Jerusalem neighborhood of Silwan. Shaludi perpetrated a terror attack on a light rail station in Jerusalem. Prime Minister Benjamin Netanyahu ordered the house demolished, along with the homes of the two terrorists who murdered worshippers at a synagogue in Jerusalem’s Har Nof neighborhood earlier this week.
    But what about Yosef Ben-David who, along with two minors, kidnapped teenaged Mohammed Abu Khdeir from the East Jerusalem neighborhood of Shoafat, beat him over the head, tied him up, poured gasoline over him and burned him alive? What about their home? After all, we were taught that in a democracy, there’s one law for everyone.
    About two months ago, the Israel Defense Forces razed the home of Ziad Awad, who is accused of murdering police officer Baruch Mizrahi. There wasn’t even a trial. But who needs a trial? Who needs a prosecutor and defense attorney? His family’s home is already gone.
    In this very same democracy, a settler from Yitzhar ran over two Palestinian girls about a month ago. One of them died. The settler fled the scene; he didn’t even offer any help. But two days later, the police issued a press statement saying this was an accident, not a terror attack. What an efficient police force! It didn’t waste its time investigating. The driver said he lost control of the car, but regained it after hitting the girls. Simple and logical. Why would he lie? After all, Yitzhar residents are known Arab-lovers.
    In the only democracy in the Middle East, the public security minister recommends shooting Arabs without trial, even in the back, even when they’re running away. In this democracy, the mayor of Ashkelon orders that Israeli Arabs no longer be employed in renovating kindergartens, an ugly, racist decision, and Minister Uri Ariel immediately backs him. Ariel also plans to move to East Jerusalem, a city “that is bound firmly together,” as the psalmist put it.
    But the very policy of demolishing homes in East Jerusalem actually proves that Netanyahu and Ariel have succeeded in definitively dividing the city. The eastern half isn’t part of Israel. Another law is in force there, not only with regard to home demolitions, but also with regard to the non-supply of services such as sanitation, water, sewage, transportation and police. East Jerusalem belongs in practice to the West Bank. No sane Jew would go for a stroll in Shoafat or Silwan. There are a quarter of a million people there who will never accept us.
    Almost a decade ago, then-IDF Chief of Staff Moshe Ya’alon appointed a committee to examine the efficacy of demolishing terrorists’ houses. The panel, headed by Maj. Gen. Udi Shani, recommended halting the demolitions, which at the time were standard practice. There’s no proof that they act as a deterrent, the committee said, but there is proof that they generate hatred and enmity that lead to more murderous atrocities.
    Lest there be any doubt, I also oppose house demolitions, on both sides. As the prophet Jeremiah put it, “The fathers have eaten sour grapes, and the children’s teeth are set on edge?”
    But that’s precisely why Netanyahu wants the demolitions. He wants to raise the walls of hatred and revenge. His plan (and that of Habayit Hayehudi ministers Ariel and Naftali Bennett) is clear: to blow up any possibility of negotiations, to close his eyes to arson attacks on mosques, to smile understandingly at all the lunatics who want to blow up Al-Aqsa, to encourage construction in the settlements, to settle in the heart of Arab neighborhoods of East Jerusalem, to deprive Arabs of their livelihood, to undermine our sense of security, to deepen the cycle of hatred and bloodshed, to disparage and humiliate Palestinian Authority President Mahmoud Abbas and to push the entire Palestinian people into a corner – until finally, a war of Gog and Magog erupts, a religious war between Islam and Judaism, in which we’ll throw out all the Arabs, and they can go to hell.
    The only flaw in the plan is that the lunatics on the other side are equally certain that in this terrible war, they will be the victorious side, defeating the only democracy in the Middle East.

    Discorso di Nurit Peled – Elhanan al Parlamento Europeo


     immagine1


     Grazie, signora presidente e membri della commissione dei diritti umani, per avermi invitato oggi a questa sessione straordinaria su Gaza. Io sono molto triste perchè non vedo qui qualcuno della striscia di Gaza che potrebbe testimoniare a proposito dei pogroms che hanno vissuto. Sebbene io non sia della striscia di Gaza e sebbene non possa neanche entrarci, ho visto dei bambini di Gaza feriti che saranno sempre un ricordo indimenticabile delle atrocità inflitte dal mio governo e dall’esercito pagato con le mie tasse durante i due mesi trascorsi e i 14 anni precedenti. Credo che la scelta di tenere questa sessione nella data dell’11 settembre non sia per caso. Gli americani sono riusciti, con il loro talento per la messa in scena e la  propaganda  a fare di questa giornata il simbolo del male in tutto il mondo. Ma oggi, ricordiamoci che Gaza ha subito cinquantadue 11 settembre negli ultimi due mesi e molti altri prima- Qualcuno si ricorda del giorno in cui l’olocausto di Gaza ha cominciato? O ha raggiunto il suo apogeo? Ne dubito.

    I palestinesi non hanno i mezzi degli americani e degli israeliani per far conoscere e celebrare  le loro sofferenze, così come per fare dimenticare i loro crimini.

    E’ per questo che io sentivo di dover venire qui e dire quello che posso nel loro nome. Vorrei col suo permesso dedicare le mie parole alle nonne e ai nonni di Gaza che ho incontrato all’ospedale Makassed e all’ospedale Saint-Josef di Gerusalemme, durante il ricovero dei loro nipoti mutilati, feriti e paraplegici, che mi hanno sorpreso per il loro coraggio, dignità, perseveranza e il modo cortese con cui mi hanno ricevuta, io, la loro nemica.

     Io sono una linguista e dunque molto cosciente della potenza delle parole. So che ho appena detto olocausto. E questo lo è. Quello che c’è stato negli ultimi 12 anni a Gaza, e che ha raggiunto il suo apogeo durante il ramadam di questa estate, non è niente meno che un olocausto. Non un’operazione. Non una guerra ma una distruzione deliberata di una società vivente. Una guerra è tra due stati e due eserciti che si affrontano; ma qui c’è uno stato potente, la cui dottrina è di considerare come proprio nemico tutta una nazione, uno stato che manda il suo esercito ad operare con la sua strapotenza contro i civili di questa nazione, utilizzando una sorta di logica mafiosa; uno stato che sostiene che è lecito uccidere le donne e i bambini e le persone anziane per dare un avvertimento ai dirigenti di questa nazione nemica, e per ricordare loro chi è che comanda; uno stato che sostiene, con un messaggio ugualmente orribile, che la vita dei propri soldati vale più della vita dei bimbi del nemico- e questo con l’incoraggiamento dei capi spirituali, religiosi, politici; voi non credereste mai, signore e signori, quante auto in Israele avevano attaccato questo adesivo : “ la vita dei nostri soldati vale più della vita dei civili nemici”.

    Quando l’esercito applica tutti i mezzi possibili alla distruzione costante di tutto un paese e della sua popolazione, questa non è una guerra ma un olocausto definito nei dizionari come “una distruzione totale che comporta una perdita di vita attraverso il fuoco.” Io credo che i 13 membri di questo parlamento, che hanno visitato Gaza recentemente e ne sono ritornati con  la raccomandazione di rompere ogni relazione con Israele, abbiano avuto la stessa impressione. Nei nostri dizionari la parola olocausto è connessa con quello che è successo durante il nazismo. La verità è che oggi noi abbiamo troppe forme di olocausto nel mondo in cui degli stati forti con enormi eserciti assoggettano le persone più deboli a una vita di torture e di perdite senza fine .

     Nell’assalto a Gaza che si è appena compiuto, come nei precedenti, l’esercito israeliano mirava alla zona più popolata del mondo con le armi più feroci spesso illegali, che sterminano famiglie intere, causano un massimo di danni circoscritti, e non un minimo di danni collaterali come la propaganda israeliana sostiene , usando armi che tagliano i bambini in pezzi o li bruciano completamente,

    Il risultato dell’attacco è:

     più di 2.000 morti, di cui 600 sono persone anziane e bambini e 200 donne, più di 20.000 handicappati, ciechi, paraplegici, e molte più lesioni cerebrali o ustionati al 100%; sono stati assassinati operatori dei media, professori universitari, medici e infermieri delle autoambulanze; 50.000 case, 200 scuole, più di 200 moschee , 17 ospedali e centri di riabilitazione distrutti deliberatamente, lasciando più di 600.000 persone nella miseria, senza casa e senza i mezzi di sussistenza e 1.800.000 persone – la totalità della popolazione della striscia di Gaza- senza praticamente più strutture di elettricità,  acqua, fognature per non ricordare le forniture di medicinali di cibo o la  privazione di libertà:  tutto questo semplicemente perché appartengono a un gruppo razziale, religioso o culturale. Questa non è una guerra. È un sociocidio, la distruzione di tutta una società- è unetnocidio, la distruzione di un gruppo etnico intero- e per i palestinesi è un olocausto. Dunque, sino a che qualcuno non trova un termine migliore che si adatta a queste atrocità, questo è il termine che io suggerisco di utilizzare con tutte le sue connotazioni di razzismo, crudeltà e soprattutto con  l’indifferenza del mondo.

    Noi sappiamo che da anni la vita a Gaza è peggiore che nel peggior ghetto, e che il risanamento  e la ricostruzione è ostacolata. Gaza è senza un sistema di fognature o di elettricità o di acqua potabile da più di cinque anni, perche Israele ha distrutto le sue centrali elettriche e, a dispetto delle sue dichiarazioni, non le lascia ricostruire. Permettetemi di indirizzarvi a un eccellente sito israeliano, chiamato ACCESS che pubblica ogni settimana  i passaggi per entrare e uscire da Gaza, le restrizioni sui prodotti importati ed esportati, di contro alla disinformazione che voi ottenete dalla propaganda israeliana. Credo che abbiate visto tutti le foto dell’inverno scorso, quando gli abitanti di Gaza hanno dovuto navigare nelle loro strade che erano diventate dei ruscelli di acque nere, portando i loro bambini a scuola sulle spalle, costretti ad andare al lavoro e al mercato, sguazzando nelle acque sporche, contaminate, fangose che gli arrivavano fino alle ginocchia o alla vita; queste condizioni portano con sè ogni tipo di possibili malattie, epidemie e penurie.

    Durante il raid del 2008-09 e in questo ultimo  feroce e spietato attacco- che i medici palestinesi e internazionali hanno affermato essere  il più violento e terribile che avessero mai visto nella storia dell’aggressione israeliana contro la striscia di Gaza- sono state , proprio secondo il parere di medici ed esperti, utilizzate armi sconosciute sino ad oggi. I soldati che vengono da Gaza dicono che è un laboratorio per ogni tipo di armi mortali. Ho visto bambini e adulti pieni di buchi e ferite. Una famiglia intera senza gambe, neonati ustionati,  una ragazza senza occhi. Bambini e adulti che non sono più che pezzi di carne senza vita con spine dorsali spezzate e cervelli bruciati. Ho visto una donna la cui gamba era esplosa e un ragazzo  i cui organi interni erano lacerati. Prima di venire qui ho parlato con il dr. H. Al Hassan presidente del dipartimento di chirurgia generale all’ospedale Makassed, specialista di chirurgia vascolare, che si è offerto volontario per curare i pazienti della striscia di Gaza per una settimana; questo dottore, come il dr. Mads Gilbert e il dr. Erik Fosse hanno curato i feriti della striscia da Gaza durante il raid israeliano 2008-09 e anche questa volta, hanno supposto che le ferite non abituali siano state causate dal DIME, bombe che sono proibite nelle zone sovrappopolate. Tuttavia, ha detto le bombe e il loro contenuto saranno probabilmente scomparsi nella sabbia nel momento in cui la comunità internazionale otterrà il permesso di inviare le proprie commissioni e degli osservatori per fare un inchiesta e cercarle. Sfortunatamente le ferite non guariranno cosi presto. Molti sopravissuti , dicono i medici, possono difficilmente essere guariti a ragione delle molteplici infezioni causate dai batteri che sono resistenti agli antibiotici  e per la distruzione del loro sistema immunitario. L’ospedale Makassed che io ho visitato spende quasi un mezzo milioni di dollari in farmaci ogni mese nel tentativo di curare queste persone. Non c’è dubbio che sia un affare redditizio per alcuni.

     L’anno scorso ero qui per il venticinquesimo anniversario del premio  Sakharov, abbiamo avuto una settimana molto intensa durante la quale abbiamo ascoltato tutte le commissioni e sottocommissioni per i diritti umani e per i diritti dei bambini, esperti in diritto internazionale e giudici della corte internazionale di giustizia. Ma ogni volta che io ho ricordato Israele e la Palestina, la risposta è stata  : “questo è un caso particolare”. In effetti lo è, signori e signore, e la domanda è: perchè? Perchè  in altri casi i criminali di guerra devono essere trascinati davanti ai tribunali e le vittime sono invitate a testimoniare, mentre in questo caso le vittime sono costantemente biasimate per la loro miseria e gli autori dei crimini beneficiano di una totale impunità? Perché, invece di punire i criminali di guerra che regnano su Israele e sulla Palestina, come i gansters che sono, contravvenendo a tutte le leggi e convenzioni internazionali – radendo al suolo  dei quartieri interi, uccidendo le mogli e i figli dei capi dei loro nemici e infliggendo una punizione collettiva a milioni di persone per pura vendetta, perche gli stati dell’Unione europea fanno tutto quello che possono per impedire alle vittime di sporgere denuncia contro i carnefici? Perché, invece di domandarsi che genere di educazione al razzismo trasforma delle belle ragazze ebree e dei ragazzi ebrei in assassini in uniforme, senza scrupoli, il parlamento europeo revisiona, controlla e censura il sistema educativo delle vittime, senza neanche gettare un’ occhiata a quello degli aggressori?

    Permettetemi di dirvi, dato che questa è la sfera di mia competenza, che i bambini israeliani sono educati al razzismo più fondamentale e violento, i cui migliori allievi imperversano ora nelle nostre strade, moltiplicando i maltrattamenti e i colpi sino a bruciare vivo un ragazzo palestinese, incitati dai rabbini che li incoraggiano, dai ministri e dai membri del parlamento. Questo razzismo è il terreno sul quale i soldati e i piloti hanno sviluppato la convinzione che i bambini palestinesi non sono esseri umani come noi, ma un problema che deve essere eliminato. Ma questo non sembra interessare la comunità internazionale. Perché, invece di sostenere gli oppressi con mezzi di sussistenza e mezzi di protezione, invece di battersi per la loro libertà e i loro diritti fondamentali,  il mondo occidentale avanzato continua ad armare i loro occupanti, a prendere sempre più come partners i loro oppressori e dopo ogni massacro accentua la loro presenza nell’Unione europea, così che i loro rappresentanti entrano in commissioni come questa? –

     se questo non è cinismo, allora che cosa è???-

     Si dice sempre che il mondo, che significa l’Occidente, non  ha imparato la lezione dell’Olocausto e dell’ 11 settembre.. La lezione avrebbe dovuto esseremai  più, da nessuna parte, per nessuno. Ma mi pare che il mondo abbia imparato un’altra lezione importante.

    Ha imparato che si può commettere un genocidio e cavarsela mentre si assassina e si stermina quelli a cui il mondo non si interessa affatto. Quando le vittime sono dei palestinesi  gli autori se la cavano e il mondo resta in silenzio.

    La misera scusa utilizzata dall’Ovest e in particolare dall’Europa per non interferire, per non disciplinare l’espansione selvaggia di Israele, per non esigere la fine del suo sistema di apartheid e la sua mancanza di rispetto del diritto internazionale, è che gli europei non vogliono essere chiamati antisemiti. E’ una ben misera scusa, perché sappiamo tutti che ogni paese europeo trae profitto dall’occupazione israeliana della Palestina. Ognuno di loro. Ma non voglio parlare ai politici e agli uomini d’affari, essi non capiscono la mia lingua. Io vorrei convincere le persone di coscienza che credono veramente che la loro denuncia dei crimini israeliani contro  i palestinesi farà del male agli ebrei, ancora una volta. Dirò 2 cose a queste persone:

    • Prima di tutto, non c’è niente di ebraico nel comportamento razzista e crudele di Israele verso i palestinesi, e criticarlo non è antisemita, anzi. I pensatori ebrei più illustri denunciano o hanno denunciato la spietata dominazione israeliana della Palestina. Albert Einstein era uno di loro. Hanna Arendt anche. Stephan Hessel era un altro. E molti eminenti rabbini ed eruditi ebrei sono oggi in questo campo.

    • E poi, signore e signori, non potete più permettere di utilizzare questa scusa, quando dei bambini sono massacrati; non possiamo più permetterci di preoccuparci di come la gente ci chiama, quando un olocausto imperversa.

    Proprio come io non posso permettermi di aver paura delle persone che mi trattano da traditrice per aver difeso gli oppressi, anche se molti di più  sono quelli morti per essere stati chiamati traditori, che per essere stati chiamati antisemiti.

    In effetti nessuno è morto per essere stato chiamato antisemita o per esserlo stato, ma dei bambini e i loro genitori e nonni stanno morendo, mentre sto parlando, perché sono chiamati palestinesi, non per un’altra ragione, proprio come gli ebrei sono stati sterminati semplicemente perché erano chiamati Ebrei. E l’Europa, che aveva girato le spalle agli ebrei allora, oggi gira le spalle ai palestinesi.

    Signore e signori, voi mi avete dato il premio più prestigioso di questa istituzione, il premio Sakharov insieme al rimpianto scrittore palestinese, prof Izzat Gazzawi, il cui figlio è stato assassinato nella sua scuola da soldati israeliani, che ha passato anni nelle prigioni israeliane, senza sapere il perché, la cui voce e la cui vita sono state spente dalla brutalità dell’occupazione israeliana. Penso che sia mio dovere rendere giustizia al premio e onorare la sua memoria portando qui la mai protesta per quelli la cui voce è ridotta al silenzio o non conta né nei tribunali di Israele, né qui. In quanto insignita del premio Sakharov, il vostro, vi domando di essere coerenti con i  suoi princìpi, senza fare eccezioni.

    Non dimentichiamo che l’assedio di Gaza non è stato tolto, che Israele ha già violato il cessate il fuoco  bruciando dei pescherecci, uccidendo una bimba di 5 anni, con 3 ragazzi nella riva ovest; che la colonizzazione della Palestina aumenta a dei livelli senza precedenti; che dei bambini  di 5,6,7 anni sono prelevati dalle loro case ogni giorno e ogni notte, sono incarcerati, interrogati crudelmente senza poter vedere i genitori o un avvocato; in questo momento ci sono circa 200 bambini nelle prigioni israeliane, trattati come criminali.

    Quindi dovremmo tutti noi chiederci oggi in che genere di mondo vivremo dopo l’olocausto di gaza? Che genere di persone cresceranno sulle sue ceneri, che genere di persone ci risponderanno dall’altra parte del muro. E’ questo che noi vogliamo per questa bella e antica regione? Per la culla dellaciviltà?
    Lascio la responsabilità della risposta nelle vostre mani

    Permettetemi di finire questo discorso, parafrasando alcuni versi di una poesia di Victor Hugo che ricorda la notte del 4 agosto. Grazie

    Premiers ministres, présidents et généraux,

    Il leur convient d’avoir des chevaux des valets

    de l’argent pour le jeu, leur table et leur alcôve

    leurs chasses…….

    C’est pour cela qu’il faut que les vieilles grands-mères

    De leurs pauvres doigts gris que fait trembler le temps

    Cousent dans le linceul des enfants de sept ans.

    Discorso di Nurit Peled-Elhanan al Parlamento Europeo


    allegati

    Nurit Peled-Elhanan: " i testi scolastici israeliani contengono pregiudizi"

     

    Video: manifestazione israeliana contro l'occupazione e l'assedio di Gaza

    Nurit Peled (israeliana) :Porterò il lutto per la Nakba

    Tutta la mia solidarietà a Nurit Peled

    Nurit Peled El Hanan :Palestina/Israele, "praticando la disobbedienza civile"

    Nurit Peled :quando la libertà si impossessa dell’anima di una persona, neanche gli dei possono toccarla

    La Palestina nei libri di testo israeliani

    venerdì 21 novembre 2014

    Gaza: corre corre tra le macerie di Gaza sognando la libertà (video)

    Palestinian Olympic runner Nader Al-Masri

    Gideon Levy : in Israele solo il sangue ebraico suscita shock.







     Deir al-Asal near Hebron, March 19, 2014
    Giovani palestinesi si allontanano dalle  forze di sicurezza israeliane nel luogo dove yussef Shawamreh è stato ucciso dalle forze israeliane nei pressi del villaggio W. Bank of Deir al-Asal vicino a Hebron, Sintesi personale
    C'è stato un massacro a Gerusalemme e cinque israeliani sono stati uccisi. C'è stata  una guerra a Gaza durante l'estate dove 2.200 palestinesi sono stati uccisi, la maggior parte dei quali civili. Un massacro ci sciocca; una guerra meno. L'omicidio com le  asce è più spaventoso di un omicidio con il fucile e di gran lunga più terribile  che bombardare  persone indifese che cercano di porsi al riparo.Il terrore è sempre palestinese, anche se centinaia di civili palestinesi vengono uccisi. Il nome e il volto di Daniel Tragerman , il ragazzo israeliano ucciso da colpi di mortaio durante la guerra , erano noti in tutto il mondo, anche il presidente americano Barack Obama conosceva il suo nome. Qualcuno può nominare un bambino da Gaza tra tutti quelli uccisi?Poche ore dopo l'attacco a Gerusalemme la  giornalista Emily Amrousi ha detto in una discussione a Eilat che la vita di un singolo bambino ebreo era più importante per lei che la vita di migliaia di bambini palestinesi. La risposta del pubblico è stata chiaramente favorevole; Credo che ci sia stato anche qualche applauso.In seguito Amrousi ha cercato di spiegare che lei si riferiva al modo in cui i media israeliani dovrebbero coprire gli eventi, questo è solo leggermente meno grave. La frase è stata detta durante una discussione sulla questione ridicola: "I media israeliani  sono di sinistra?" Quasi nessuno ha protestato sulle osservazioni di  Amrousi e la trasmissione è  continuata come se nulla fosse accaduto. Le parole di Amrousi riflettono l'umore di Israele nel 2014: Solo il sangue ebraico suscita shock.Morti israeliani toccano il cuore di Israele più che la morte di altri. Questa è la solidarietà umana naturale. Le immagini cruenti  di Gerusalemme hanno stordito ogni israeliano, probabilmente ogni persona.Ma questa è una società che santifica la morte fino a  farne un culto sia che si tratti di un attacco in sinagoga o  di una valanga in Nepal. Si tratta di una società dove ci sono  commemorazioni infinite  ,monumenti, servizi e cerimonie di anniversari; una società che vuole  shock e condanne  dopo ogni attacco  e  accusa il mondo intero.Proprio da tale società si dovrebbe pretendere una certa attenzione al sangue palestinese, una certa comprensione del dolore dell'altro o anche un atto di empatia  che in Israele è considerato tradimento.Ma questo non accade. C'è apatia totale e ottusità spaventosa . Killings (non osiamo dire omicidi) da parte dei soldati e poliziotti non producono reazioni in  Israele. La macchina della propaganda  imbianca tutto  e i media ne sono i portavoce . Nessuno chiederà condanne. Nessuno potrà esprimere shock. Pochi consideranno  che il dolore è lo stesso dolore, che l'omicidio è un omicidio.
    Quante israeliani sono disposti a fare un pensiero per i genitori di Yousef Shawamreh, il ragazzo che è andato fuori a raccogliere verdure selvatiche ed è stato ucciso da un cecchino dell'esercito? Perchè,  se è  esagerato esserne sconvolti , non prestare   un po 'di attenzione  all' uccisione di Khalil Anati, un ragazzo di 10 anni, del campo profughi di Al-Fawar? Perché non possiamo identificarci con il dolore del padre in lutto Abd al-Wahab Hammad, il cui figlio è stato ucciso a Silwad o con la famiglia Al-Qatar del campo profughi di Al-Amari, due membri dei quali sono stati uccisi dai soldati in  un mese? Perché  riserviamo il nostro orrore per la sinagoga e non consideriamo questi omicidi inquietanti? L'argomento tipico israeliano è che i soldati, a differenza di terroristi, non hanno intenzione di uccidere. Se è così, allora che cosa è esattamente l'intento del cecchino che spara proiettili alla testa o al torace di un dimostrante a una distanza che non rappresenta una minaccia? O quando lui spara a un bambino  alla schiena ,mentre fugge per salvare la sua vita ? Non ha intenzione di uccidere ?L'attacco a Gerusalemme è stato un crimine orrendo; nulla può giustificarlo,ma  il sangue che scorreva lì non è l'unico sangue che viene versato  mortalmente.The degree to which it is forbidden to say that is incredible.

    Gideon Levy :In Israel, only Jewish blood shocks anyone

    Comunicato stampa dell'Icahd sugli ultimi avvenimenti in Palestina



    Comunicato stampa dell'Icahd sugli ultimi avvenimenti in Palestina

    Un Comunicato del Comitato Israeliano contro le Demolizioni di Case (ICAHD)
    La “risposta sionista” al ciclo devastante di inutile violenza nel quale si trova [immersa] Gerusalemme: le demolizioni di case, gli innumerevoli arresti , la revoca della residenza ai nati a Gerusalemme, la chiusura di quartieri palestinesi con sbarramenti , il permesso di armarsi ai vigilanti ebrei israeliani, i colpi bassi all'ultima persona che crede nella soluzione dei due Stati, [cioè] Abu Mazen. Tutto ciò [avviene], eccetto la fine dell'occupazione e una giusta soluzione politica. Questo succede quando un paese potente rinuncia a qualsia sforzo per venire incontro all'ingiustizia [subita] da una popolazione sotto il suo giogo e si abbassa a [compiere] un' oppressione brutale.
    Israele non è “ nella condizione di un assalto terroristico”come il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha affermato nella sua conferenza stampa di stasera [ieri martedì 18 n.d.t.];si trova invece in una condizione di inutile violenza generata dalla disperazione e dalla repressione. I palestinesi sono stati ridotti a ribellarsi, avendo perso la speranza che finisca l'occupazione e quella di ottenere un minuscolo proprio Stato, imprigionato in minuscole isole del loro paese, vittimizzati, impoveriti, mancandogli quel minimo di diritti individuali e collettivi, deportati, addirittura demolite le loro case, il solo luogo dove rifugiarsi, ( circa 48.000 case palestinesi sono state demolite dal 1967 nei Territori Occupati). Le minacce alla Moschea di Al Aqsa – e vi sono concrete minacce che provengono dalla destra israeliana che vuole la divisione del luogo sacro come ha fatto con la Moschea d'Abramo a Hebron – rendono pericoloso quello che finora è stato un conflitto politico risolvibile, in un altro che potrebbe trasformarsi in una guerra di religione non più controllabile.
    Israele, avendo messo da parte qualsiasi pretesa di cercare una giusta soluzione, ha risposto alla disperazione palestinese con una repressione atavica, assoluta. Ancora una volta l'analisi del Primo Ministro Netanyahu è profondamente sbagliata: “il centro della violenza”, come sostiene, non è il rifiuto dei palestinesi di riconoscere Israele come Stato ebraico ( hanno già riconosciuto lo Stato di Israele 26 anni fa sul 78% della Palestina storica), ma il gettare, come una commissione dell'esercito ha concluso nel 2005, benzina sul fuoco alimentando una devastante spirale di violenza senza fine. La scena politica israeliana è degenerata in una brutale vendetta – vendetta per entrambi i crimini e gli atti di resistenza che avrebbero potuto essere evitati da una genuina aspirazione a una giusta soluzione.
    Nel frattempo, la popolazione soffre e prevale l'odio, alimentato dall'unico partito forte abbastanza da farlo cessare, la potenza occupante, Israele.

    ICAHD, Comunicato stampa 18.11.14.
    (traduzione di Carlo Tagliacozzo)

    Gideon Levy :In Israel, only Jewish blood shocks anyone







     Deir al-Asal near Hebron, March 19, 2014
    Palestinian youths run from Israeli security forces at the site where Palestinian youth Yussef Shawamreh was shot by Israeli forces near the W. Bank village of Deir al-Asal near Hebron, 
    There was a massacre in Jerusalem on Tuesday in which five Israelis were killed. There was a war in Gaza over the summer in which 2,200 Palestinians were killed, most of them civilians. A massacre shocks us; a war, less so. Massacres have culprits; wars don’t. Murder by ax is more appalling than murder by rifle, and far more horrendous than bombing helpless people trying to take shelter.
    Terror is always Palestinian, even when hundreds of Palestinian civilians are killed. The name and face of Daniel Tragerman, the Israeli boy killed by mortar fire during Operation Protective Edge, were known throughout the world; even U.S. President Barack Obama knew his name. Can anyone name one child from Gaza among the hundreds killed?
    A few hours after the attack in Jerusalem, journalist Emily Amrousi said at a conference in Eilat that the life of a single Jewish child was more important to her than the lives of thousands of Palestinian children. The audience’s response was clearly favorable; I think there was even some applause.
    Afterward Amrousi tried to explain that she was referring to the way the Israeli media should cover events, which is only slightly less serious. This was during a discussion on the ridiculous question: “Is the Israeli media leftist?” Almost no one protested Amrousi’s remarks and the session continued as if nothing had happened. Amrousi’s words reflect Israel’s mood in 2014: Only Jewish blood elicits shock.
    Israeli deaths touch Israeli hearts more than the deaths of others. That’s natural human solidarity. The bloody images from Jerusalem stunned every Israeli, probably every person.
    But this is a society that sanctifies its dead to the point of death-worship, that wears thin the stories of the victims’ lives and deaths, whether it be in a synagogue attack or a Nepal avalanche. It’s a society preoccupied with endless commemorations in the land of monuments, services and anniversary ceremonies; a society that demands shock and condemnation after every attack, when it blames the entire world.
    Precisely from such a society is one permitted to demand some attention to the Palestinian blood that is also spilled in vain; some understanding of the other side’s pain, or even a measure of empathy, which in Israel is considered treason.

    But this doesn’t happen. Aside from exceptional murders and hate crimes by individuals, there is total apathy — and the obtuseness is frightening. Killings (we dare not say murders) by soldiers and policemen will never shock Israel. The propaganda machine will whitewash everything, and the media will be its mouthpiece. No one will demand condemnations. No one will express shock. Few will even consider that the pain is the same pain, that murder is murder.
    How many Israelis are willing to give a thought to the parents of Yousef Shawamreh, the boy who went out to pick wild greens and was killed by an army sniper? Why is it exaggerating to be upset by, or at least give some attention to, the killing of Khalil Anati, a 10-year-old boy from the Al-Fawar refugee camp?
    Why can’t we identify with the pain of bereaved father Abd al-Wahab Hammad, whose son was killed in Silwad, or with the Al-Qatari family from the Al-Amari refugee camp, two members of which were killed by soldiers within a month? Why do we reserve our horror for the synagogue and not consider these killings disturbing?
    Yes, there is the test of intent. The typical Israeli argument is that soldiers, unlike terrorists, do not intend to kill. If so, then what exactly is the intent of the sniper who fires live bullets at the head or chest of a demonstrator a distance away who poses no threat? Or when he shoots a child in the back as he’s running for his life? Didn’t he intend to kill him?
    The attack in Jerusalem was a horrendous crime; nothing can justify it. But the blood that flowed there is not the only blood being spilled here murderously. The degree to which it is forbidden to say that is incredible.