Loading...

giovedì 23 ottobre 2014

Gideon Levy : Jerusalem, the capital of apartheid, awaits the uprising

Policemen detain a Palestinian protestor during clashes at the Temple Mount compound.

Mass arrests, violent settlers, expulsion, and dispossession: With that as the lot of Jerusalem's Palestinians, no one should have been surprised with Wednesday's terror attack.


Policemen detain a Palestinian protestor during clashes at the Temple Mount compound, Jerusalem, October 16, 2014. / Photo by Reuters

By Gideon Levy
Published 12:01 23.10.14

The terror attack in Jerusalem on Wednesday night should not have surprised anyone. After all, two nations live in the Pretoria of the State of Israel. Unlike the other occupied areas, there is supposed to be a certain equality between the two peoples: blue ID cards available for everybody, freedom of movement, property tax payable to the municipality, national insurance — Israelis all. But Jerusalem is engulfed by lies. It has become the Israeli capital of apartheid.
With the exception of Hebron, no place has such a blatant and brazen separation regime. And now the Israeli boot is coming down even harder in the capital, so the resistance in the ghetto-in-the-making is intensifying: battered and oppressed, neglected and poor, filled with feelings of hatred and an appetite for revenge.
The uprising is on the way. When the next wave of terror emerges from the alleys of East Jerusalem, Israelis will pretend to be astonished and furious. But the truth must be told: Despite Wednesday's shocking incident, the Palestinians are turning out to be one of the most tolerant nations in history. Mass arrests, violent settlers, deprivation, expulsion, neglect, dispossession — and they remain silent, except for the recent protest of the stones.
There is no self-deception from which the city doesn’t suffer. The capital is a capital only in its own eyes; the united city is one of the most divided in the universe. The alleged equality is a joke and justice is trampled on. Free access to the holy sites is for Jews only (and yes, for elderly Muslims). And the right of return is reserved for Jews.
A Palestinian resident of Jerusalem is now in far greater danger of being lynched than a Jew in Paris. But here there’s nobody to raise hell. Unlike the Parisian Jew, the Palestinian can be expelled from Jerusalem. He can also be arrested with terrifying ease. After 16-year-old Mohammed Abu Khdeir was burned to death, sparking a wave of protest, Israel arrested 760 Palestinians in the city, 260 of them children.
As always, the answer to every problem is a heavier hand. The prime minister has already ordered security forces to be bolstered, using the only language the people in his government know. And when the resistance, naturally, becomes more violent, they throw up their hands and say: “Look how they’re destroying the light rail system that we built for them.”
Jerusalem could have been different. Had Israel exercised justice and equality there, it could have become a model city; the people who annexed it should have strived for that. In the worst days of the intifada, relatively little terror originated in the city, even though its residents could travel freely.
The Palestinians are the same Palestinians, but the closure, the curfew and the siege are different. The result is that there was less terror in Jerusalem, disproving the theory that a siege prevents terror. Why? Because many residents of the capital actually long to become Israelis, but Israel is preventing them from doing so. United, united — but without Arabs.
The mass arrests in Jerusalem that aroused no interest in Israel, the settlers’ invasion of Arab neighborhoods with the support of the government and courts, the criminal neglect for which the city is responsible — all this will have a price.
How long will they see their children afraid to leave their homes for fear of being attacked by hooligans in the street? How long will they see their children arrested for every flying stone? How long will they watch the neglect in their neighborhoods?
How long will they consent to their tacit expulsion from the city? Between 1967 and 2013, Israel revoked the residency status of 14,309 Palestinians in Jerusalem, with strange claims that don’t apply to any of its Jewish residents. Isn’t that apartheid?
And then terror will erupt. In response, drones will ply the skies of the Shoafat refugee camp, there will be killings in the streets of Azariyeh and targeted assassinations in Beit Hanina, and another separation barrier will be built between the two parts of the city, just to be on the safe side. With a nationalist mayor, a violent police force and a government headed by Benjamin Netanyahu, nothing is more certain.http://www.haaretz.com/mobile/.premium-1.622206?v=F844E0548AD077916948CCE82E824B3A

Gideon Levy : Gerusalemme la capitale dell'apartheid e la rivolta che esploderà



 Sintesi personale

L'attacco terroristico a Gerusalemme nella notte di mercoledì non dovrebbe avere sorpreso nessuno.. A differenza delle altre aree occupate ci dovrebbe essere una certa parità tra i due popoli: carte d'identità blu a disposizione di tutti, libertà di circolazione, tassa di proprietà a favore del comune, l'assicurazione nazionale: tutti israeliani ,ma Gerusalemme è inghiottita dalle menzogne.
E 'diventata la capitale israeliana dell' apartheid.
Con l'eccezione di Hebron, nessun posto ha un tale regime di separazione così  palese e sfacciato. E ora lo stivale israeliano è ancora più opprimente  , in modo che la resistenza si sta intensificando nel ghetto in costruzione: malconcio e oppresso, trascurato e povero, pieno di sentimenti di odio e  di vendetta.

La rivolta è sulla strada. Quando la prossima ondata di terrore emergerà dai vicoli di Gerusalemme Est, gli israeliani fingeranno di essere stupiti e furiosi,ma  la verità va detta: nonostante l'incidente scioccante di mercoledì:  i palestinesi si stanno rivelando una delle nazioni più tolleranti della storia. Arresti di massa, coloni violenti, privazione, allontanamento, abbandono, esproprio  e rimangono in silenzio, fatta eccezione per la recente protesta delle pietre.
Non c'è auto-inganno di cui la città non soffre. La capitale è una capitale solo ai propri occhi; la città unita è una delle più divise nell'universo. La presunta uguaglianza è uno scherzo e la giustizia viene calpestata. Il libero accesso ai luoghi santi è solo per gli ebrei (e sì, per i musulmani anziani). E il diritto al ritorno è riservato agli ebrei.
Un residente palestinese di Gerusalemme è ora in un pericolo molto più grande dell' essere linciato di  un Ebreo a Parigi.,ma  qui non c'è nessuno a scatenare l'inferno. Diversamente dall'Ebreo parigino, il palestinese può essere espulso da Gerusalemme. Egli può anche essere arrestato con facilità terrificante. Dopo che il sedicenne Mohammed Abu Khdeir è stato bruciato a morte, scatenando un'ondata di protesta, Israele ha arrestato 760 palestinesi nella città, 260 dei quali bambini.
Come sempre la risposta ad ogni problema è una mano più pesante.
Il primo ministro ha già ordinato il rafforzamento delle forze di sicurezza con l'unica lingua che la gente del suo governo conosce. E quando la resistenza, naturalmente, diventerà più violenta, alzeranno le mani e diranno : " Guardate come stanno distruggendo il sistema della metropolitana leggera che abbiamo costruito per loro"
Gerusalemme avrebbe potuto essere diversa. Se Israele avesse esercitato la giustizia e l'uguaglianza lì,sarebbe potuta diventare un modello di città; le persone che l'hanno annessa avrebbero dovuto cercare questo. Nei giorni peggiori della intifada relativamente poco terrorismo è nato in città
I palestinesi sono gli stessi palestinesi, ma la chiusura, il coprifuoco e l'assedio sono diversi. Il risultato è che c'era meno terrorismo a Gerusalemme, smentendo la teoria che un assedio impedisce il terrorismo. Perché? Perché molti residenti della capitale effettivamente hanno molta voglia di diventare israeliani, ma Israele impedisce loro di farlo. Uniti, uniti , ma senza gli arabi.
Gli arresti di massa a Gerusalemme non hanno suscitato alcun interesse in Israele, l'invasione dei quartieri arabi, con il sostegno del governo e dei  tribunali da parte dei coloni, la negligenza criminale di cui a città è responsabile , tutto questo avrà un prezzo.
Fino a quando vedranno i loro figli con la paura di lasciare le loro case per timore di essere attaccati da teppisti in strada? Fino a quando vedranno i loro figli arrestati per ogni pietra che vola? Fino a quando guarderanno la trascuratezza nei loro quartieri?
Fino a quando consentiranno alla loro espulsione tacita dalla città? Tra il 1967 e il 2013, Israele ha revocato lo status di residenza a 14.309 palestinesi di Gerusalemme, con decisioni strane che non si applicano agli  abitanti ebrei. Non è forse l'apartheid?
E poi il terrorismo erutterà. In risposta  i droni potranno solcare i cieli del campo profughi di Shoafat, ci saranno omicidi nelle strade di Azariyeh e assassini mirati a Beit Hanina e un altro muro di separazione sarà costruito tra le due parti della città.Con un sindaco nazionalista, una forza di polizia violenta e un governo guidato da Benjamin Netanyahu, nulla è più certo.

Gideon Levy : Jerusalem, the capital of apartheid, awaits the uprising


2
Gush Shalom ha aggiunto una nuova foto all'album 241014en.
3 h · foto di Gush Shalom.

Yael Dayan, scrittrice israeliana, chiede al Parlamento italiano di riconoscere la Palestina



“Al Parlamento italiano mi sento di rivolgere lo stesso appello che abbiamo lanciato, con esito positivo, alla Camera dei Comuni britannica: riconoscere lo Stato di Palestina. Lo chiedo da cittadina israeliana, che ama il proprio Paese e che ha combattuto per difenderlo. Riconoscere ai palestinesi il loro diritto a vivere in uno Stato indipendente, a fianco d’Israele, non è solo un atto di giustizia ma significa essere davvero amici d’Israele, perché il nostro diritto alla sicurezza non è altra cosa dal loro diritto all’autodeterminazione”. A parlare è una delle figure più rappresentative del mondo politico e culturale israeliano: Yael Dayan, scrittrice, più volte parlamentare laburista, figlia di uno dei miti dello Stato ebraico: l’eroe della Guerra dei Sei giorni, il generale Moshe Dayan.
Yael Dayan è una delle 363 personalità israeliane che hanno firmato l’appello rivolto al Parlamento britannico per il riconoscimento dello Stato di Palestina. “Riconoscere uno Stato palestinese sulla base dei confini del 1967 – dice Dayan in questa intervista esclusiva all’Huffington Post – è essenziale per l’esistenza d’ Israele. Questa è l’unica politica che lascia nelle mani di Israele il suo destino e la sua sicurezza. Ogni altra politica contraddice gli ideali del sionismo e il futuro del popolo di Israele”.
Il voto del Parlamento britannico per il riconoscimento dello Stato di Palestina non è vincolante per il Governo di David Cameron, tuttavia quel voto ha scatenato l’ira del Governo israeliano. Perché?
”Vede, per una terra, quella in cui vivo, che si nutre di simboli, quel voto ha uno straordinario valore simbolico: perché segnala l’insofferenza non solo inglese verso la politica dell’eterno rinvio e dei fatti compiuti portata avanti dal Governo guidato da Benjamin Netanyahu”.
A cosa si riferisce in particolare?
”Allo sviluppo degli insediamenti nei Territori occupati. Occorre dire con chiarezza che pace e colonizzazione sono tra loro inconciliabili. E che la costruzione di nuovi insediamenti o l’estensione di quelli già esistenti non hanno nulla a che vedere con la sicurezza d’Israele ma sono la concretizzazione di una idea di grandezza propria dell’ideologia nazionalista propria destra oggi al potere in Israele. Questa idea di grandezza, questa visione messianica del ruolo d’Israele e del popolo ebraico, confligge con la ricerca di quei compromessi necessari per realizzare una pace giusta, durevole. Una pace tra pari”.
Una pace va negoziata. Ma Netanyahu ritiene la controparte palestinese, il presidente dell’Anp Abu Mazen, inaffidabile dopo la sua apertura ad Hamas.
"Se c’è un dirigente palestinese che ha dato prova di essere pronto al compromesso, questo è proprio Abu Mazen. Ma i falchi al Governo hanno fatto di tutto per indebolirlo, anche se questo ha significato rafforzare Hamas. Ma cosa si vuole: che i giovani palestinesi innalzino a “nuovo Saladino” il capo dell’Isis? (Abu Bakr al-Baghdadi, “califfo” dell’autoproclamato Stato Islamico, ndr). Una cosa è certa: il tempo non lavora per la pace. Così come la storia insegna che quando la diplomazia abbassa la guardia, a riempire il vuoto sono le armi, sono la rabbia, la frustrazione su cui gli estremisti fanno leva per rafforzare le proprie fila. Per questo sono importanti segnali come quello lanciato da Londra. E sarebbe incoraggiante se lo stesso avvenisse a Roma, Parigi, Berlino, perché vorrebbe dire che l’Europa intende avere voce in capitolo nel negoziato israelo-palestinese, senza forzature unilaterali ma neanche avallando scelte, come quelle compiute dal Governo Netanyahu sugli insediamenti, che di fatto pregiudicando la soluzione “a due Stati”.
Uno dei più autorevoli storici israeliani, Zeev Sternhell, ha lanciato un grido d’allarme che ha suscitato dibattito e polemiche dentro e fuori Israele: con l’occupazione dei Territori, Israele sta marciando sulla strada dell’apartheid.
”Apartheid è una parola pesante, che porta con sé discriminazione razziale, cittadinanza di serie A e serie B. Resta il fatto che l’oppressione esercitata contro un altro popolo finisce per minare i principi stessi di democrazia che sono a fondamento del pionierismo sionista. Per questo ho sempre ritenuto che riconoscere il diritto dei palestinesi a uno Stato, i cui confini andranno negoziati al tavolo delle trattative, non è una concessione fatta al “Nemico”, bensì un regalo che Israele fa a se stesso. Perché solo così potremmo sperare in un futuro normale, da Paese che rivendica con orgoglio la sua natura democratica. Perché il rispetto di diritti universali non può valere a Tel Aviv ed essere negato a Ramallah o a Gaza”.
Ma se il voto del Parlamento britannico facesse scuola, e altri Parlamenti si muovessero nella stessa direzione, e quelle indicazioni fossero fatte proprie dai rispettivi Governi, questo non finirebbe per irrigidire ulteriormente la posizione d’Israele?
”Esercitare una pressione politica non significa sfidare Israele ma mettere il Governo in carica di fronte alle proprie responsabilità”.
Israele è reduce dalla terza guerra di Gaza. Basta il cessate-il-fuoco raggiunto con Hamas per dire che si è voltato pagina?
”Assolutamente no. Il cessate-il-fuoco è un primo passo ma sarà solo una parentesi tra una guerra e l’altra se non si avrà il coraggio di porre fine all’embargo imposto a Gaza: una punizione collettiva che non ha indebolito Hamas ma semmai ha rafforzato la sua presa sulla società palestinese. Quale visione di Israele può avere un ragazzo che cresce in una prigione a cielo aperto, isolata dal mondo, come è oggi la Striscia di Gaza? In lui crescerà solo odio e desiderio di vendetta. A questi giovani dobbiamo offrire una speranza. La fine dell’embargo dovrebbe essere accompagnata da garanzie di sicurezza per gli abitanti delle città israeliane a ridosso della Striscia e fatte oggetto dei razzi palestinesi. Per questo sarebbe importante la messa in campo di una forza d’interposizione a Gaza sul modello di quella che agisce nel Sud del Libano (Unifil). L’Italia ha avuto un ruolo di primo piano in quella occasione. Potrebbe rigiocarlo anche nella Striscia”.

Meretz a Silwan contro il trasferimento di famiglie ebraiche


terror
Dopo  due giorni che nove famiglie ebraiche si sono trasferiti  nel quartiere di Silwan a Gerusalemme est, oltre una dozzina di Meretz Knesset e membri del consiglio cittadino hanno  visitato l'area per  denunciare quanto accaduto Secondo il Dr. Laura Wharton (Meretz)il  trasferimento degli ebrei nel quartiere ha il fine di "portare " il maggior numero di Israeliani   e rendere  più difficile un accordo di pace modificando lo status quo  e  creando fatti sul terreno. IL governo sta sostenendo e incoraggiando lo sforzo dei coloni  , infatti , destina  parte del suo bilancio per le  spese di sicurezza per i coloni . Ciò  comprende non solo le guardie personali e il trasporto in veicoli blindati per i bambini quando vanno a scuola, ma anche telecamere di sorveglianza 24 ore ealtri strumenti di controllo  , pagati dai contribuenti israeliani . . Inoltre il governo continua a sfidare il diritto internazionale. A me non importa  che i coloni [] siano ebrei. Secondo il diritto internazionale è illegale per una potenza conquistatrice   stabilire i suoi cittadini in un  territorio conquistato. Quindi il problema non è che siano ebrei, buddisti o qualsiasi altra cosa, ma che siano cittadini israeliani e nessun altro paese, tranne Israele, riconosce la legalità di ciò." Wharton ha anche criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu e il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat che denunciano la rivolta araba cronica nella capitale, ma generano una maggiore tensione tra ebrei e palestinesi sostenendo tali mosse controverse. "Il governo israeliano e il sindaco  esprimono preoccupazione e addirittura panico per le esplosioni di violenza a Gerusalemme est, ma nello stesso tempo incoraggiano queste azioni illegali da parte dei coloni ..
Essi mostrano  una profonda mancanza di comprensione della situazione. Portano avanti  azioni aggressive a Silwan e poi sono sorpresi che ci sia una risposta violenta. Io, naturalmente, condanno ogni violenza, ma penso che sia  importante riconoscere la responsabilità del governo in ciò. "

http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Meretz-council-members-tour-Silwan-to-denounce-Israeli-settlement-growth-379562?fb_action_ids=952192008155660&fb_action_types=og.shares
  
ALLEGATI

Akiva Eldar e Richard Silvestrein: gli ultimi acquisti di terreno a Gerusalemme e la discirminazione tra compratori ebrei e arabi

Sacrificare alleanze e il futuro israeliano per l'Altare di Elad

Peace Now: cattive politiche a Gerusalemme est :coloni a Silwan per cambiare lo status quo

 
 Articolo in lingua originale
 
Judaizing East Jerusalem could eventually torpedo a future peace deal with the Palestinians.
haaretz.com

 Less than two days after nine Jewish families moved into the mostly Arab east Jerusalem neighborhood of Silwan, over a dozen Meretz Knesset and city council members toured the area Wednesday to denounce what they believe is a flagrant landgrab by the government.

According to Dr. Laura Wharton (Meretz), who participated in the morning tour, the Monday relocation of Jews into the disputed neighborhood is to “bring as much of an Israeli population as possible there, to make a peace settlement more difficult than it already is.”

While Wharton conceded that the total number of Jews living in Silwan is dwarfed by the 50,000 Arab residents, she said the government has been complicit in backing Jewish attempts there to change facts on the ground.

“The best evidence that the government is supporting and encouraging the effort is to look at its budget, which includes between NIS 60 million and NIS 80m. a year on security expenses for the settlers – which includes not only personal guards and transportation in armored vehicles for children when they go to school but also 24-hour surveillance cameras and the like, paid for by Israeli taxpayers via the Housing Ministry.”

Wharton continued: “A really scandalous proposal recently passed, including the allocation of NIS 300m. to east Jerusalem, which included NIS 100m. for settler security.”

Moreover, the councilwoman said she took issue with the government, which she said continues to defy international law.

“The point I want to make is that it doesn’t matter to me that the [settlers] are Jewish, it’s that they are Israelis, and according to international law it is illegal for a conquering power to settle its citizens in conquered territory,” she said. “So the problem is not that they’re Jewish, Buddhist or whatever – it’s that they’re Israeli, and no other country except Israel recognizes these neighborhoods as legal to settle citizens in.”

Wharton also criticized Prime Minister Benjamin Netanyahu and Jerusalem Mayor Nir Barkat for decrying chronic Arab rioting in the capital while engendering greater tension between Jews and Palestinians by supporting such contentious moves.

“The Israeli government and mayor have now been expressing concern and even panic about outbursts of violence in east Jerusalem, but at the same time they are encouraging these illegal actions by the settlers, and I don’t think that you can separate the two,” she said.

“It shows a deep lack of understanding of the situation, to engage in aggressive action in Silwan and then be surprised that there is a violent response. I, of course, condemn all violence, but I think that in order to control it, it is important to recognize the government’s responsibility in its outbreak.”

Barkat has long contended that it is Israel’s right to build and expand in the capital, for which he said he refuses to apologize, despite international condemnation, including from the United States.

“I say this firmly and clearly: Building in Jerusalem is not poisonous and harmful – rather, it is essential, important and will continue with full force,” he said earlier this month after 2,610 housing units were approved in Givat Hamatos, beyond the Green Line.

“I will not freeze construction for anyone in Israel’s capital. Discrimination based on religion, race or gender is illegal in the United States and in any other civilized country,” he said.

Carlo Strenger: la destra di Israele vive nella negazione

Foreign Minister Avigdor Lieberman at a cabinet meeting on July 31, 2014.
Sintesi personale

La classe politica di Israele ha ampiamente scelto di ignorare il ronzio determinato dall' approvazione del parlamento britannico a riconoscere la Palestina come stato .
  La  reazione di Israele è un notevole esempio di uno dei meccanismi di difesa più primitivi del genere umano: la negazione per spegnere la consapevolezza di ogni fatto spiacevole  nell  tacita convenzione che  sparirà da solo .La politico di Israele è stato molto abile nel fare uso di ciò .
La sua reazione alla crescente determinazione dell'Unione europea a non accettare più l' annessione israeliana della Cisgiordania, ha mostrato diversi livelli di immaturità che vanno dal lieve al veramente patologico. Lieberman ha reagito alle critiche dell'UE  dicendogli di risolvere i propri problemi prima di dare lezioni a Israele, un capolavoro di finezza diplomatica  se mai ce ne fu uno.
Naftali Bennett è stato ancora più notevole. Quando l'UE ha approvato una legge che non permette la cooperazione con organizzazioni israeliane nei territori occupati, ha invitato alla rottura dei legami con essa . Questa reazione  del ministro dell'economia israeliano  è  una splendida dimostrazione di immaturità politica e psicologica, dato che l'UE rappresenta circa la metà del commercio estero con Israele.
Lieberman, ovviamente, guarda con nostalgia al suo idolo politico, Vladimir Putin, e lo invidia per aver spazzato via   l'annessione della Crimea. E Bennett sembra contento di vedere se stesso come Bar Kochba, dimenticando che ha portato solo distruzione al  popolo di Israele- il dato di fatto è che  Lieberman non è Putin, Bennett non è Bar Kochba  e Israele non è la Russia  come un milione di immigrati russi in Israele può  confermare .
Quindi  mi permetto di precisare : per quanto riguarda l'UE, la Cisgiordania non appartiene a Israele. La Knesset  non ha, quindi, alcun mandato sul fatto di annettere la Cisgiordania  o di "dare" ai palestinesi uno stato.
  Israele in generale si lamenta,scalciando e urlando, che una tale posizione nega a Israele il diritto di esistere. Ignora che la posizione dell'UE è esattamente la stessa per quanto riguarda la Russia e l'Ucraina Nessuno nega il diritto della Russia di esistere, ma l'Unione europea ha imposto sanzioni sempre più forti sulla Russia a causa del suo coinvolgimento militare in Ucraina. Il fatto che l'Ucraina sia  già uno stato sovrano, mentre la Palestina non lo è, questa differenza la destra la ignora
  La decisione della Svezia e della Gran Bretagna a riconoscere uno Stato palestinese riflette l'opinione pubblica dei loro paesi.Questo  punto di vista non rispecchia affatto valori anomali nella UE ,pertanto  altri importanti paesi loro potrebbero fare la stessa scelta . L' Unione europea non usa il linguaggio incivile di Lieberman o di Bennett  e  continuerà ad agire secondo i propri valori. Se questo richiede sanzioni, questi saranno  decise gradualmente  non perché l'UE odia Israele e gli israeliani, ma perché l'occupazione è illegale. Purtroppo  gli israeliani  dovranno pagare il prezzo per la follia politica di Israele.

Carlo Strenger : Israel's right-wingers are living in denial

mercoledì 22 ottobre 2014

Carlo Strenger : Israel's right-wingers are living in denial

 Foreign Minister Avigdor Lieberman at a cabinet meeting on July 31, 2014.


Israel’s political class has largely chosen to ignore the U.K. parliament’s ringing endorsement to recognize Palestine as a state last week. It seems Israel’s leaders hope the rising wave of European determination to stop Israel’s creeping annexation of the West Bank will simply go away.
Doing so is a remarkable instance of one of humankind’s most primitive defense mechanisms: denial. In denial we simply screen off awareness of any unpleasant fact, with the tacit belief that it will go away. Israel’s political right has been quite adept in making use of this.
Its reaction to the European Union’s growing determination to no longer accept Israel’s annexation of the West Bank has shown various levels of immaturity, ranging from the mild to the truly pathological. Lieberman has reacted to EU criticism by telling it to solve its own problems before lecturing Israel – a masterpiece of diplomatic finesse, if there ever was one.
Naftali Bennett has been even more remarkable: When the EU passed a law that doesn’t allow cooperation with Israeli organizations in the occupied territories, he called for the severing of ties with the body. This is a truly fitting reaction from Israel’s economy minister, and a stunning exhibition of political and psychological immaturity, given that the EU accounts for about half of Israel’s foreign trade.
Lieberman, of course, looks longingly to his political idol, Vladimir Putin, and envies him for getting away with annexing Crimea. And Bennett seems content to see himself as a latter-day Bar Kochba – forgetting that he only brought destruction on the people of Israel. But Lieberman isn’t Putin, Bennett isn’t Bar Kochba, and Israel isn’t Russia – which is quite fortunate, as one million Russian immigrants in Israel can attest.
So let me spell out the reality in very simple terms. As far as the EU is concerned, the West Bank does not belong to Israel. The Knesset has, therefore, no mandate about whether to annex the West Bank, or to “give” the Palestinians a state, any more than it can make decisions about southern Italy.
Israel’s political right generally complains that such a position denies Israel’s right to exist. This kicking and screaming simply disregards the fact that the EU’s position is exactly the same with respect to Russia and Ukraine: Russia has no legal say over Ukraine, period. Nobody denies Russia’s right to exist, but the EU has been imposing ever-stronger sanctions on Russia because of its military involvement in Ukraine. So Israel is not even being singled out unfairly. The fact that Ukraine is already a sovereign state, whereas Palestine isn’t, makes less of a difference to Europe than Israel’s rightists would like to believe.
Sweden and Britain’s decisions to recognize a Palestinian state reflect public opinion in their countries. They are by no means outliers in the EU, and other major countries might follow them soon.
While the EU does not use language as uncivilized as Lieberman’s or Bennett’s, it will continue acting according to its values. If this requires sanctions, these will be cranked up gradually – not because the EU hates Israel or Israelis, but because the occupation is illegal. Unfortunately, ordinary Israelis will have to pay the price for the near-insanity of Israel’s political right.

Rasha Abou Jalal: a Gaza si avvicina l'inverno

 

 Sintesi personale

GAZA CITY, Striscia di Gaza - Ogni giorno, Mohammed Maqadima, 14  anni , deve portare l'acqua da un serbatoio distante 500 metri (546 metri) alla sua abitazxione nel Sha'af quartiere est di Gaza City.Così  sua madre può fare i lavori domestici. Passa ore a raccogliere  legna da ardere per il riscaldamento:, l'inverno si avvicina.
Mohammed ha detto ad Al-Monitor, "Devo percorrere questa distanza tre volte al giorno per portare l'acqua a casa. Dopo   la distruzione  , non è possibile avere un  servizio di  acqua per  tutti. "Se il serbatoio è vuoto, i residenti devono aspettare l'arrivo dei camion di acqua che lo riempiranno  di  nuovo.
Ampie parti della Striscia di Gaza, in particolare quelli intensamente bombardate  durante il recente conflitto,  stanno vivendo crisi complesse: il sistema idrico e le le lineee elettriche sono state distrutte . Questo ha costretto la gente a cercare alternative per il riscaldamento e l'illuminazione in modo da  proteggersi dal freddo e dalla pioggia all'interno delle case danneggiate   .Il  direttore generale del Dipartimento di Igiene del  comune di Gaza, Saad Eddine Alatbash, ha detto che il suo comune non ha finito di riparare le infrastrutture, in particolare le condotture per l'acqua e i  sistemi igienico-sanitari. Egli ha osservato che  grandi aree non stanno ancora ricevendo servizi idrici, compresi i quartieri di Shajaiya , Sha'af e Toufah, così come gran parte del quartiere di Sheikh Radwan.
Con l'arrivo dell'inverno la crisi potrebbe aggravarsi : l'acqua piovana penentrando nel terreno , insieme con le perdite nel sistema idrico, invaderà le strade e le case.
1
Un uomo versa acqua in un barile a Gaza. (Foto di Yasser Qudiah)
"Attrezzature e  macchinari sono stati danneggiati dalla guerra. Ci manca anche la manodopera  e da quattro mesi  i dipendenti non hanno ricevuto gli stipendi, ".
Gaza non è riuscito a resistere lo scorso anno alla  tempesta invernale Alexa e questo ha aumentato i timori di una grave catastrofe se un'altra tempesta minaccerà Gaza questo inverno.
Il direttore generale dei Comuni costieri Utility Acqua, Munther Shiblak, ha dichiarato che la guerra israeliana ha esacerbato la crisi idrica . "Le perdite ammontano a 34 milioni dollari nel settore idrico e nei servizi igienico-sanitari . Inoltre Israele ha mirato a un serbatoio di acqua, a 26 pozzi, a tre impianti di desalinizzazione e a decine di fogne sanitarie  ".
Un rapporto pubblicato 29 settembre dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), che fa parte delle Nazioni Unite, riporta : "Dopo essere stato colpita più volte, la Gaza Power Plant (GPP) è stato chiusa il 29 luglio.  Anche in zone dove il servizio ha ripreso, interruzioni superiori a 18 ore al giorno  interrompono la fornitura dei servizi di base  in tutta Gaza. "
Tutto ciò ha spinto le famiglia a raccogliere legna da ardere per il riscaldamento e l'illuminazione 
Jamal al-Dardasawi, direttore delle pubbliche relazioni per l'energia elettrica di Gaza Distribution Co., ha riferito : "Una nuova catastrofe umanitaria attende Gaza se l'inverno inizia e la rete di distribuzione di alimenti non funzionerà ." In una intervista radiofonica : "In inverno il carico della distribuzione di energia elettrica  aumenta ,ma  [oggi] porterebbe ad un collasso della rete nelle aree in cui il servizio è ripreso."
.Fayez al-Banna sta aiutando i suoi figli   a riempire le crepe  per evitare che  l' acqua piovana   entri in casa.: "Anche se la casa non è stato distrutta  durante la guerra, ci sono crepe  nei muri e nei  soffitti. Sto usando questo vecchio modo per riempire le crepe. Non so se funzionerà, ma non fa male provare. "
  Fatima al-Kayed ha utilizzato  tessuto e nastri per impedire il flusso di aria fredda dalle pareti :"Negli anni precedenti  abbiamo utilizzato una stufa elettrica per il riscaldamento,ma  oggi, non c'è elettricità per tutti ed è per questo che stiamo cercando alternative per far fronte al freddo. Se  non  ci riusciamo  sarà inevitabile  prendere un raffreddore  durante l'inverno. "
Le candele sono un sostituto fondamentale per alcune famiglie di Gaza.Esse sono utilizzate per l'illuminazione durante le interruzioni di corrente. Tuttavia, i residenti di Gaza ricordano ancora quando due ragazze, Malak e Gana Sheikhel Eid, sono state uccise  e altri membri della famiglia gravemente ustionati in marzo: una candela usata per illuminare la loro casa durante una interruzione di corrente ha causato un incendiodevastante 

L'internazionale conferenza dei donatori, che si è tenuto al Cairo il 12 ottobre, è riuscita a raccogliere 5,4 miliardi dollari dai paesi donatori per aiutare i palestinesi. Metà della somma è stato destinata per la ricostruzione della Striscia di Gaza. La ricostruzione non è ancora iniziata.

Gazans at risk as winter looms




Africa: un video di animazione che sfata i falsi miti sull'Ebola

United Methodist Communications, Chocolate Moose Media e iheed hanno collaborato alla produzione di un video di animazione da diffondere in Africa occidentale, che vuole aiutare a sfatare i falsi miti riguardanti la diffusione dell'Ebola e promuovere la prevenzione della malattia. La United Methodist Communications ha fornito parte dei fondi alla Chocolate Moose Media per creare il video, prodotto in varie lingue tra cui inglese e francese con voci dell'Africa occidentale e altre lingue africane occidentali. Si tratta di una co-produzione internazionale, la cui produzione coinvolge dieci paesi: Canada, Guinea, India, Costa D'Avorio, Liberia, Nigeria, Sudafrica, Sierra Leone, Svizzera e Stati Uniti.#‎Africa‬: un video di animazione che sfata i falsi miti sull' ‪#‎Ebola‬

martedì 21 ottobre 2014

Hebron : l'IDF arresta adolescente palestinese handicappato (video)


Human rights watchdog publishes video of incident, which followed a rock attack in Hebron
timesofisrael.com


Hebron ieri. Soldati israeliani arrestano un adolescente palestinese di 11 anni, handicappato, sordomuto e minorato mentale, accusandolo di far parte di un gruppo di giovani che lanciava pietre. All'arresto del ragazzino cerebroleso i coloni,  uomini, donne e bambini, hanno applaudito con entusiasmo . Il video di B'Tselem ha costretto l'IDF ad aprire l'ennesima inchiesta (The Times of Israel).


The daily reality of the occupation: Soldiers detain developmentally-disabled child in Hebron, 19 Oct. 2014

Yesterday, soldiers briefly detained a developmentally disabled Palestinian boy, who is under the age of criminal responsibility, on suspicion that he had thrown stones. The boy, A. a-Rajbi, (full name withheld in interest of privacy) who will be 12 in a month, was detained after Palestinian children threw stones at soldiers on the main road of the Jabel Johar neighborhood in Hebron, close to the settlement of Kiryat Arba. A-Rajbi was handcuffed, blindfolded, and held on the floor of an army jeep for some 15 minutes until his father arrived and convinced the soldiers to release his son, who is mentally disabled and cannot speak.

In the video footage, filmed by B’Tselem volunteer Samih Da’na from his window, soldiers are seen holding the boy, handcuffing him, blindfolding him and closing him in the jeep, despite cries by Palestinian residents that the boy is mentally disabled. The footage also shows settlers from Kiryat Arba, watching the incident from behind the settlement’s fence. Some are seen calling out encouragement to the soldiers, including several racist remarks.


VIDEO

domenica 19 ottobre 2014

Amira Hass: Diversamente Occupati / Il comandamento di espellere i Palestinesi

sintesi personale

Verso i discendenti di un popolo, che fu bandito nel corso della storia dalle sue case e da  diverse patrie,  noi israeliani abbiamo sviluppato le nostre capacità di espulsione per non mettere in imbarazzo i re, i  nobili e i funzionari del goyim.
Dopo la grande espulsione  tra 700.000 e 800.000 palestinesi nel 1948, abbiamo fatto espulsioni più piccole camuffate  sotto varie definizioni giuridiche o variabile teorie circostanziali .Avigdor Lieberman, Naftali Bennett, Rehavam Ze'evi e Yosef Weitz stanno  guardando dall'alto.
Ecco un inventario dei metodi di espulsione :
1.
"Stop residenti." Il controllo di Israele del Registro  della popolazione palestinese ha permesso di espellere circa 250.000 palestinesi dalla Cisgiordania e  dalla Striscia di Gaza tra il 1967 e il 1994, revocando il  loro status di residenti (perché sono rimasti all'estero per oltre sette anni). Questi dati sono stati forniti dal Ministero della Difesa  ad HaMoked: nel 2011 e 2012 . Dobbiamo  aggiungere circa 100.000 palestinesi (almeno) a questo numero  fuggiti oespulsi dalla Cisgiordania e da  Gaza durante la guerra del giugno 1967  e  che non erano presenti durante il censimento condotto quell'estate. Essi non sono stati autorizzati a ritornare alle loro case. Gli israeliani emigrati a Los Angeles  continuano ad essere israeliani.
2.
"Inganno." Gli Accordi di Oslo parlano di un meccanismo per il graduale ritorno alla Cisgiordania e Gaza di coloro che hanno "perso" le loro carte di identità nel 1967 Più tardi rappresentanti israeliani nei negoziati hanno affermato che ciò si riferiva a  chi aveva fisicamente perso le carte d'identità, non allo status di residenza per sé.  Prova evidente   che Israele non sta rispettando il contratto , mentre chiede ai palestinesi di seguire i loro impegni in pieno.
3.
Il controllo continuo della popolazione nel Registro palestinese in Cisgiordania e  a Gaza, 20 anni dopo la creazione dell'Autorità Palestinese, permette a Israele di continuare  a proibire a centinaia di migliaia   di palestinesi di tornare alle loro case e  alle loro famiglie. Solo a poche decine di migliaia è stato concesso con un   gesto di buona volontà il "ricongiungimento familiare".
4.
Definire i palestinesi nati a Gerusalemme Est come "residenti permanenti". Ciò è visto come  un  favore, ma  è un favore condizionato Chi vive all'estero per sette anni vedrà questo favore revocato  Il suo status di residente permanente sarà revocato,ma i palestinesi nati a Gerusalemme non hanno scelto di vivere sotto il governo israeliano; è Israele che ha scelto di occupare loro  decidendo che chi vive e lavora all'estero (anche in Cisgiordania, un chilometro a nord delle loro case) perderà il suo status di residente permanente. In  sintesi  non sarà  loro consentito di tornare. Dal 1967 fino alla fine del 2013, Israele ha espulso 14.309 palestinesi nati a  Gerusalemme (in base alle informazioni che il Ministero dell'Interno ha dato a HaMoked). Non sono tanti? Pensate alle 7.000 "vittime", ossia ai coloni espulsi dalla Striscia di Gaza e al rumore che stanno ancora facendo perché il loro progetto di furto di terra e di rapina dell'  acqua  si è concluso nel 2005, La spada dell' espulsione è tranquillamente in bilico sopra le teste di tutti i palestinesi di Gerusalemme, nascosta sotto la copertura delle leggi di Israele e della sua gloria.
5.
Beduini. Chi li conta? Sono sempre espulsi.dalle loro  fonti d'acqua, dai  pascoli  a causa dei poligoni di tiro militari o  a causa delle riserve naturali. Nel 1990 sono stati banditi  dalla  discarica di Abu Dis per fare spazio a un altro quartiere di Ma'aleh Adumim. Ora ci sono piani per espellere altri gruppi di beduini per una città che sarà costruita a nord di Gerico.
6.
Beduini ,Chi li (II) conta?Nel silenzio dei media, poche decine di beduini della tribù Kaabneh,  residenti   a Gerusalemme Est dal 1950, sono stati espulsi in Cisgiordania.
7.
"Area C" Anche prima di essere definita come tale, l'IDF   e l' 'Amministrazione Civile  hanno attuato norme draconiane (solo per i palestinesi) per l'edilizia abitativa, per edilizia in generale e per l' agricoltura.  I residenti dei villaggi "non riconosciuti" sono tenuti a trasferirsi nelle enclavi di aree A e B.
8.
Nel 2002, Israele ha espulso i  26  assediati nella Chiesa della Natività a Betlemme a Gaza ,promettendo loro che potevano tornare dopo due anni.  Da allora  essi, le loro mogli e i loro figli vivono a Gaza  in esilio, a 70 chilometri dalle  case dove sono nati. Gli ebrei sono un popolo misericordioso : due o tre volte hanno permesso ai genitori anziani di visitare i loro figli.
9.
Rendere la vita nelle enclavi insopportabile  Le probabilità di un giovane palestinese di trovare lavoro sono in calo, soprattutto a causa del controllo israeliano su gran parte del territorio della Cisgiordania  e  per le  limitazioni di movimento imposte Il venti per cento dei residenti della Cisgiordania e il 40 per cento dei residenti nella Striscia di Gaza, dicono che vorrebbero emigrare. E non dimentichiamo i giovani di Gerusalemme Est  spesso in  una trappola per gli attacchi razzisti. E 'possibile che gli esperti demografici israeliani non siano consapevoli del legame esistente  tra difficoltà economiche, mancanza di un orizzonte politico e professionale  e gli attacchi razzisti e il desiderio di andarsene?

Amira Hass: Otherwise Occupied / The commandment to expel

As the descendants of a people which was banished throughout history from its homes and various homelands, we Israelis have developed our own expulsion skills – skills that would not embarrass the kings, nobles and officials of the goyim. Our contribution to the family of banishing nations is great, especially considering our short existence as a sovereign entity.
After the big expulsion of between 700,000 and 800,000 Palestinians in 1948, we have made do with smaller expulsions, and excel in camouflaging them under various legal definitions or varying circumstantial theories. The Israeli civil-military bureaucracy does not attempt to bathe its acts in any single guiding ideology. But the spirit of Avigdor Lieberman, Naftali Bennett, Rehavam Ze’evi and Yosef Weitz is watching from above.
Here is an inventory of the methods of expulsion in their various concealments:
1.
“Stop being a resident.” Israel’s control of the Palestinian Population Registry allowed it to expel some 250,000 Palestinians from the West Bank and Gaza Strip between 1967 and 1994 by revoking their status as residents (because they remained overseas for over seven years). These figures were provided by the Defense Ministry to HaMoked: Center for the Defence of the Individual, in 2011 and 2012. We must add about 100,000 Palestinians (at least) to this number, who fled or were expelled from the West Bank and Gaza during the June 1967 war and were not present during the census conducted that summer. They have not been allowed back to their homes. The Israelis who have emigrated to Los Angeles, it should be noted, continue to be Israelis.
2.
“Trickery.” The Oslo Accords speak of a mechanism for the gradual return to the West Bank and Gaza of those who “lost” their identity cards in 1967. Later, Israeli representatives in the negotiations claimed that the intention was for those who had physically lost their ID cards, not residency status itself. In the meantime, here we have another section of the agreement that Israel is not carrying out, while demanding the Palestinians follow their commitments in full.
3.
The continued control of the Palestinian Population Registry in the West Bank and Gaza, 20 years after the establishment of the Palestinian Authority, allows Israel to continue and prevent hundreds of thousands from returning to their homes and families. Also, to approve only a few tens of thousands to return through the goodwill gesture of “family reunification.”
4.
Defining the Palestinians born in East Jerusalem as “permanent residents” whose status is a sort of favor the country grants – like the favor it grants to a priest from the Philippines, for example, who wants to live in the Holy Land under Israeli rule. However, this is a favor with a condition: Whoever lives abroad for seven years will see this favor revoked. His status as a permanent resident will be revoked. But the Palestinians born in Jerusalem are what they are: Born there. In Palestinian Jerusalem. They did not choose to live under Israeli rule; it is Israel that chose to occupy them. And it is the one which decided that whoever lives and works abroad (even in the West Bank, a kilometer north of their homes) will lose his/her status as a permanent resident. In other, simpler, words to understand: They will not be allowed to return. Since 1967 through the end of 2013, Israel expelled 14,309 Jerusalem-born Palestinians that way (according to information that the Interior Ministry gave to HaMoked). Not so many? Think about the 7,000 “victimized” settlers from the Gaza Strip and the noise they are still making because their project of land theft and water robbery came to an end in 2005. The sword of expulsion is quietly hovering over the heads of all Jerusalem Palestinians, concealed under the cover of the laws of Israel and its glory.
5.
Bedouin. Who counts them? They are always being expelled. From water sources, pasture lands, because of military firing ranges. Because of nature reserves. In the 1990s they were banished to the garbage dump of Abu Dis to make room for another neighborhood of Ma’aleh Adumim. Now there are plans to expel other groups of Bedouin to a town to be built north of Jericho.
6.
Bedouin. Who counts them (II)? Under media silence, a few dozen Bedouin from the Kaabneh tribe, who had lived in East Jerusalem since the 1950s, were expelled to the West Bank.
7.
“Area C.” Even before being defined as such, the Israel Defense Forces and Civil Administration implemented draconian rules (for Palestinians only) on housing, construction and agriculture. This is the reason that only some 300,000 Palestinians – 12% of the residents – live on some 60 percent of the area of the West Bank. Residents of “unrecognized” villages are required to move to the enclaves of Areas A and B.
8.
In 2002, Israel expelled 26 of the Palestinians who were besieged in the Church of the Nativity in Bethlehem, to Gaza. They were promised they could return after two years. So they were promised. Since then, they, their wives and children are living in Gaza, in exile, 70 kilometers from the homes where they were born. The Jews are a merciful people – two or three times they allowed the aging parents to visit their sons.
9.
Making life in the enclaves insufferable. The chances of a young Palestinian finding work are shrinking, mostly because of Israeli control over most of the territory of the West Bank, and because of the limitations on movement it imposes. Twenty percent of the residents of the West Bank, and 40 percent of the residents in the Gaza Strip, say they would like to emigrate. And let us not forget the young people of East Jerusalem, whose odd jobs with the Jewish masters are often a trap for racist attacks. Is it possible that Israeli demographic experts are not aware of the link between economic hardship, a lack of a political and professional horizon, and military and racist attacks, and the desire to leave?

Peace Now: cattive politiche a Gerusalemme est :coloni a Silwan per cambiare lo status quo

Bad Policies in East Jerusalem: Anat Ben Nun

Please LIKE our Facebook page - it makes us stronger  

At Tuwani: COMUNICATO STAMPA ‪-OperazioneColomba‬

Arresti e violenza in risposta alla resistenza palestinese contro l'espansione delle colonie, colline a sud di Hebron
L'esercito israeliano arresta due palestinesi e quattro attivisti israeliani vicino all'avamposto di Mitzpe Yair

19 ottobre 2014
At Tuwani - Sabato 18 ottobre, il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron ha organizzato due azioni nonviolente per rivendicare il diritto dei palestinesi ad accedere alle proprie terre. La prima nell'area di Umm Al Arayes, vicino l'avamposto israeliano di Mitzpe Yair; la seconda nell'area del villaggio di Susiya adiacente alla colonia israeliana di Suseya. Entrambe le terre di proprietà palestinese sono sotto minaccia di esproprio a causa dall'espansione illegale delle colonie.
Ad Umm Al Arayes, alle 9 del mattino, i proprietari palestinesi, insieme ad attivisti israeliani e volontari internazionali, si sono riuniti per reclamare il diritto di accesso alla loro terra. L'esercito israeliano, già presente sul posto, ha immediatamente fermato i partecipanti dichiarando "area militare chiusa", impedendo a chiunque di accedere al terreno. La polizia israeliana ha arrestato due palestinesi e quattro attivisti israeliani con l'accusa di essere all'interno dell'area interdetta. Sabato scorso, durante un'azione nonviolenta analoga, gli attivisti israeliani sono stati brutalmente attaccati dai coloni di Mitzpe Yair (video dell'incidente: http://goo.gl/qFE3fX).
Dal 2001 i palestinesi hanno affrontato le limitazioni nell'accesso a questi terreni. Nelle scorse settimane, in risposta ad una petizione presentata dall'avvocato dei palestinesi, la corte israeliana ha obbligato i coloni a smantellare diverse serre che avevano costruito illegalmente sugli stessi terreni.
A Susiya, alle 10 del mattino i proprietari palestinesi, accompagnati degli attivisti israeliani e da volontari internazionali, hanno marciato sulla loro terra per fare pressione contro l'espansione illegale della colonia. Per il terzo sabato di fila, i palestinesi hanno smantellato la tenda costruita illegalmente dai coloni ed utilizzata ogni pomeriggio impedendo ai proprietari del terreno di pascolare nell'area ed usare il pozzo. Alle 11:10 l'esercito israeliano ha dichiarato "area militare chiusa" ed ha iniziato a scacciare con violenza i palestinesi ed gli attivisti che stavano resistendo pacificamente allo sgombero, mentre alcuni coloni israeliani sono rimasti nell'area in questione.
Durante le due azioni, le forze israeliane hanno impedito ai proprietari palestinesi di accedere alla loro terra, permettendo invece ai coloni israeliani di appropriarsene e costruirci illegalmente strutture.
Ciononostante i palestinesi delle colline a sud di Hebron continuano a lottare in modo nonviolento per reclamare giustizia e fermare la continua confisca illegale di terra palestinese.
Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.
Foto delle azioni: http://goo.gl/dPcT2u
Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773
[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]
----------------------
PRESS RELEASE
Arrests and violence against Palestinians resisting settlers' expansion in the South Hebron Hills
Israeli forces arrest two Palestinians and four Israeli activists near Mitzpe Yair illegal outpost
October 19, 2014
At Tuwani - Saturday October 18, two nonviolent actions organized by the South Hebron Hills Popular Committee took place in the South Hebron Hills area, claiming the right of Palestinians to access their own lands. The first in the area of Umm Al Arayes, located near the Israeli outpost of Mitzpe Yair; the second in the area of the Palestinian village of Susiya, located close to the Israeli settlement of Suseya. Both Palestinian-owned lands are under threat of dispossession because of the illegal settlements' expansion.
In Umm Al Arayes, at 9 a.m. Palestinian owners of the land accompanied by Israeli activists and international volunteers gathered to claim the right to access their land. The Israeli forces already present on the place immediately stopped the participants and declared the area as "military closed", preventing anyone to access it. Israeli police arrested two Palestinians and four Israeli activists with the charge to have been in the forbidden area. Last Saturday, during a similar nonviolent action, Israeli activists were brutally attacked by settlers from Mitzpe Yair (video of the incident: http://goo.gl/qFE3fX).
Since 2001 the Palestinians have faced restricted access to these lands. In the past weeks, in response to a legal petition filed by Palestinians' lawyer, the Israeli Court forced the settlers to dismantle several greenhouses they illegally built on that same land.
In Susiya, at 10 a.m. Palestinian owners, accompanied by Israeli activists and international volunteers, marched on their land to make pressure against the settlement's illegal expansion. For the third saturday in a row Palestinians dismantled the tent built illegally by the settlers where they used to gather every afternoon preventing the owners to graze on the land and use the well. At 11:10 a.m. Israeli army declared the area as "military closed" and started to violently push away Palestinians and activists, as they were peacefully resisting the evacuation of the area while Israeli settlers were standing there.
In both nonviolent actions Israeli forces prevented the Palestinian owners to access their lands allowing Israeli settlers to grab those lands and illegally build structures on them.
Nevertheless, Palestinians from the South Hebron Hills keep struggling in a nonviolent way to claim justice and to stop the ongoing appropriation of Palestinian land.
Operation Dove has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.
Pictures of the actions: http://goo.gl/dPcT2u
For further information:
Operation Dove, 054 99 25 773
[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma'on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]
--
Operation Dove - Nonviolent Peace Corps
Palestine/Israel
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII
Email: tuwani@operationdove.org
Web: www.operationdove.org

Gaza Youth Breaks Out (GYBO) : opera d'arte a Gaza

Art work in Gaza!
Opera d'arte a Gaza!