Profughi: immagini e rispetto della dignità umana


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2  Francesco Martone


A costo di essere ripetitivo lo dico ancora. Non sopporto il fatto che qualcuno la mattina si alzi, accenda il suo computer, magari sorseggiando un caffé o cliccando a destra e manca, e decida o pensi che facendoci vedere i corpi di bambini annegati, o di persone ammassate in un cassone di un camion, faccia un buon servizio alla causa. Facile farlo con un taglia ed incolla. No. Io credo che non ci si possa arrogare il diritto di disporre del dolore degli altri, del loro ultimo istante che merita rispetto e silenzio. Di fronte alla morte. Credo invece che arrogarsi il diritto di disporre di quelle vite interrotte, attraverso le immagini, le renda meno degne di essere vissute. E tolga a quelle persone l'ultimo brandello di dignità, che gli è stato tolto da chi li ha spinti a fuggire e da chi non vuole o non è in grado di salvarli. E mi spaventa leggere parole anche morbose di coloro che cercano di immaginare quegli ultimi istanti di vita. O chi magari immagina che quello potrebbe essere un proprio figlio o parente. No non lo é, né nella realtà né nell'immaginazione. E chi lo fa continua solo a guardare dal suo punto di vista, non da quello dell'"altro". Non è possibile immaginare cosa significhi sentire l'ultimo respiro se non l'hai vissuto da vicino. E se ti è successo, sai cosa significhi rispettare quell'istante. Ad ogni costo. E se si crede profondamente nella dignità degli esseri umani e nei loro diritti, allora si deve rispettare anche il diritto che quelle persone non hanno avuto di scegliere, neanche se o meno volessero essere prese a "testimonianza" di un orrore che si ripete ogni giorno.

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