Dice Mahvash Kohan che ora va meglio. Che ora, addirittura, «nessuno se ne vuole andare da qui». «Non come negli anni Ottanta, quando avevamo paura ed eravamo sotto pressione – racconta –. Oggi non siamo più preoccupati. Ci sentiamo al sicuro e gustiamo la libertà». Kohan è una donna iraniana ed ebrea. Vive a Shiraz, 940 chilometri a sud di Teheran. Qualche giorno fa è stata a Yazd per un pellegrinaggio alla tomba di Harav Oursharga. Ed è lì, in quella città che ha tenuto ancora molto dell’antica Persia, che ha raccontato all’ Associated Press la nuova vita di chi come lei, vive sì nello Stato islamico, ma che da decenni si sente minoranza minacciata per via della religione. Il fatto è che in Iran gli ebrei ci vivono da più di tremila anni. E quella iraniana rappresenta la comunità ebraica più numero del Medio Oriente. Israele esclusa, ovvio. I numeri si sono ridotti e di molto, soprattutto dopo la Rivoluzione khomeinista del 1979: migliaia di persone hanno lasci...
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