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«Solidali con Theophilos III e le Chiese di Terra Santa»

Giro d'Italia: un appello contro la partenza da Israele 23 novembre 2017 Restauro in vista per le Piscine di Salomone 21 novembre 2017 Libano, lo show di Hariri 23 novembre 2017 «Solidali con Theophilos III e le Chiese di Terra Santa»  Anche il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) – organismo, con sede a Ginevra, al quale aderiscono 348 Chiese ortodosse, evangeliche e luterane di tutto il mondo – esprime vicinanza alle Chiese di Terra Santa in una fase delicata della loro vita. Riunito ad Amman (Giordania) dal 17 al 23 novembre, il Comitato esecutivo del Cec ha espresso preoccupazione «per i modi in cui le istituzioni e proprietà ecclesiastiche a Gerusalemme sono minacciate da un concorrere di cause : contratti controversi sotto il profilo legale, azioni di gruppi di coloni estremisti e politiche del Governo di Israele». Tra i principali motivi di apprensione il Cec menziona le iniziative legislative attualmente in cor

Fulvio Scaglione : Libano, lo show di Hariri

Libano, lo show di Hariri Che copione sta andando in scena in questi giorni in Libano? Difficile saperlo veramente. Resta il fatto che il premier ha rovesciato il banco e torna la paura per il futuro. Una cosa - l’unica, peraltro - è certa. Saad al-Hariri, il primo ministro del Libano, ha montato uno show d’eccezione. È scappato in Arabia Saudita, da lì ha dato le dimissioni dicendo di sentirsi in pericolo di vita, ha fatto un giro del Mediterraneo ed è, infine, tornato in patria, giusto in tempo per sfilare con le massime autorità e tra due ali di folla nella Festa dell’Indipendenza, facendo capire che a questo punto le dimissioni potrebbero benissimo essere ritirate. Il senso profondo di tutto questo, con ogni probabilità, è noto solo a lui e a pochi altri privilegiati. Per esempio, a Mohammad bin Salman (MbS), giovane figlio di re Salman dell’Arabia Saudita, erede al trono e vero uomo forte del regno. Vista da fuori, la sceneggiata offre una conferma:

Yehoshua: L'estremismo religioso pietra d'inciampo di Matteo Cionti

Yehoshua: L'estremismo religioso pietra d'inciampo Per lo scrittore israeliano A. B. Yehoshua il dialogo tra israeliani e palestinesi è sempre più difficile e la soluzione dei due Stati per due popoli in Terra Santa «è ormai morta da tempo». «L’estremismo religioso sia tra gli israeliani sia tra i palestinesi sta diventando un ostacolo a qualsiasi prospettiva di dialogo». Ad affermarlo, in una conversazione con Terrasanta.net è Abraham B. Yehoshua, uno dei massimi rappresentanti della letteratura contemporanea ebraica. Lo scrittore ribadisce che ormai, a suo avviso, l’idea di una soluzione a due Stati - uno israeliano e uno palestinese, è «morta da tempo». «L’unica possibilità – ci spiega – è quella di uno Stato unico binazionale «dove sia garantita piena uguaglianza ai palestinesi e si eviti qualsiasi apartheid ». Yehoshua è però ben consapevole delle difficoltà che si frappongono, tra cui «il nazionalismo ebraico che pervade anche il governo isr

Giorgio Bernardelli : Ben Tzion, un ingenuo a Medina

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  Ben Tzion, un ingenuo a Medina Un giovane ebreo israeliano è riuscito a recarsi pellegrino a Medina, in Arabia Saudita, dove abitualmente sono ammessi solo i musulmani. Il suo voleva essere un gesto di pace, ma... terrasanta.net Un giovane ebreo israeliano è riuscito a recarsi pellegrino a Medina, in Arabia Saudita, dove abitualmente sono ammessi solo i musulmani. Il suo voleva essere un gesto di pace, ma... Si può davvero costruire la pace con un selfie ? Sui social network in Israele e nei Paesi arabi la notizia del giorno è l’«impresa» di Ben Tzion, un giovane israeliano che ha postato un’immagine che lo ritrae con l’abito tradizionale saudita nella moschea del Profeta a Medina, il secondo in assoluto tra i luoghi santi dell’islam. La notizia ha avuto una grande eco anche per il modo in cui il quotidiano The Times of Israel l’ha rilanciata: Ben Tzion, che è un ebreo di origini russe, non è nuovo a questo genere di iniziative

Alberto Negri - Perché Al Sisi e l'Islam egiziano non possono perdere il Sinai

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http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/…/…/edicola24web.html… N on è una moschea qualunque quella scelta dai jihadisti per compiere uno degli attentati più sanguinari nella storia dell’Egitto. La moschea di Rawdah, nel nord del Sinai egiziano, è considerata una “zawia”, un luogo di riferimento per i fedeli sufi, il ramo più spirituale dell’islam, ritenuto eretico dagli estremisti. Dopo le forze di sicurezza, i turisti e i cristiani copti, ora il terrorismo colpisce i mistici sufi. Ma il bersaglio non sono soltanto i miti seguaci di uno dei molteplici volti dell’Islam, minacciati da ondate di violenza non solo in Egitto ma anche in Libia, Tunisia, Mali e nel Sahel. N el mirino è lo stesso presidente, Abdel Fattah Al Sisi che forse non a caso ha ordinato l’immediata costruzione di un mausoleo sul luogo della strage. Il generale il primo gennaio 2015 lanciò un appello, in un discorso a Al Azhar, simbolo del mondo sunnita, per una “rivoluzione religiosa” che rendesse

Amos Harel : _ l'attacco al Sinai e il fallimento egiziano preoccupano Israele

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Sintesi personale   Amos Harel Sinai Attack: Astonishing Egyptian Failure Has Israel Worried il più mortale attacco terroristico jihadista mai avvenuto in Egitto , è il secondo fallimento delle forze di sicurezza egiziane in poco più di un mese. Nell'incidente precedente, nel distretto di Giza ad ovest del Cairo, più di 50 poliziotti egiziani sono stati uccisi in un raid  contro il nascondiglio dei militanti della Fratellanza Musulmana . Dopo il primo incidente, il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sissi ha licenziato il suo capo di stato maggiore , ora semplicemente un consigliere presidenziale Dal punto di vista israeliano, i due fallimenti egiziani sono sorprendenti. Soprattutto nel Sinai, è difficile capire come, dopo aver costantemente combattuto la filiale dello Stato islamico nel  Sinai negli ultimi anni, gli egiziani abbiano lasciato che meno di 1.000 agenti effettuassero tali attacchi omicidi. L'inefficacia delle forze di sicurezza egizian