martedì 9 maggio 2017

Media israeliani ‘incastrano’ Barghouti, mangia di nascosto. Palestinesi denunciano: ‘guerra psicologica e mediatica’



Secondo il Comitato nazionale per lo Sciopero della libertà e dignità i video sono falsi o vecchi. Sul video non c’è marcatura temporale. La moglie di Barghouti denuncia: “guerra psicologica”. Preoccupazioni per la salute di Barghouti, dal 17 aprile in isolamento. I video vengono pubblicati il giorno stesso in cui i detenuti chiedono l’intervento della comunità internazionale contro il nutrimento forzato, da medici considerato forma di tortura.
Ramallah (AsiaNews/Agenzie) – I media israeliani hanno pubblicato delle registrazioni che mostrerebbero il leader palestinese Marwan Barghouti mangiare di nascosto, interrompendo lo sciopero della fame di cui è alla guida. Tuttavia, se Tel Aviv sperava in una perdita di credibilità di Barghouti agli occhi dei suoi seguaci, le sue aspettative sono state disilluse: i palestinesi hanno respinto il video, per loro “fasullo”.
Le immagini sono state rilasciate dai media israeliani la sera del 7 maggio, e contengono due video che, secondo i media e alcuni rappresentati politici israeliani, mostrerebbero Barghouti mangiare dei dolciumi il 27 aprile e il 5 maggio.
Fonti di Haaretz sostengono che Barghouti è stato incastrato dalle autorità carceriere, che avrebbero messo il dolce per testare la sua resistenza. Tuttavia, il Comitato nazionale per lo Sciopero della libertà e dignità denuncia la credibilità del video, che potrebbe risalire addirittura al 2004. Secondo il Comitato, Barghouti ha un’attaccatura dei capelli più arretrata rispetto all’uomo immortalato. Inoltre, aggiunge, gli uomini dei due video sembrano avere stature diverse.
Le due registrazioni non mostrano con chiarezza il viso dell’uomo, e non c’è marcatura oraria.
Il capo della Commissione per gli affari dei prigionieri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Issa Qaraqe, il 5 maggio aveva espresso i suoi timori per la salute di Barghouti, in isolamento dall’inizio dello sciopero. A quanto da lui affermato, Barghouti è trattenuto in una “piccola cella che sembra una tomba” di appena tre mq, senza finestra: “Gli è stata vietata l’ora d’aria, il che significa che non ha visto il sole dall’inizio dello sciopero”. Secondo la stessa fonte Barghouti ha perso 10 kg e soffre di pressione bassa, mancanza di zuccheri ed è divenuto molto debole.
Fadwa Barghouti, moglie del leader imprigionato, ha dichiarato in una conferenza stampa dell’altro ieri che “il video fabbricato mostra la sconfitta dell’occupazione, più che della determinazione dei prigionieri”, e di non essere sorpresa: “Non ci aspettavamo altro che guerra psicologica”.
Di simile avviso il suo avvocato Elias Sabbagh, che afferma che il rilascio dei video era prevedibile nella “guerra psicologica e mediatica” contro i detenuti. Sabbagh ha anche aggiunto che non intende esprimersi sul contenuto degli stessi prima di aver parlato con il suo cliente.
Il Comitato ha definito le immagini come una “pericolosa guerra di bugie e inganni,” chiedendo ai media palestinesi di mostrare “sensibilità patriottica” e non mandarli in onda. La richiesta è stata accolta dalla maggior parte dei più diffusi media palestinesi.
Tuttavia, anche coloro hanno visionato le immagini le hanno giudicate più un segnale del nervosismo israeliano che di un doppio gioco da parte di Barghouti. Tra i vari commenti nel web, uno ricorda un resoconto di Barghouti stesso, in cui denunciava una simile accusa durante uno sciopero della fame nel 2004. In quel caso le foto sarebbero state scattate prima dell’inizio dello sciopero.
Generale in pensione ed ex-capo dell’intelligente palestinese, Tawfiq Tirawi ha espresso il sentire comune scrivendo sul proprio profilo Facebook: “Il governo occupante, l’autorità carceraria e i media israeliani stanno conducendo una campagna per spezzare la volontà dei prigionieri. […] Noi siamo insieme fino alla nostra vittoria”.
Le immagini sono state diffuse lo stesso giorno della richiesta dei prigionieri – il cui numero varia fra 1200 e 1600 a seconda delle fonti –alla comunità internazionale, e in particolare all’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), di intervenire per impedire alle autorità israeliane di sottoporli a nutrimento forzato.
Le autorità israeliane avevano, difatti, minacciato di ricorrere a medici stranieri per attuare la controversa pratica. I medici israeliani si erano rifiutati di attuarla, allineandosi alle linee internazionali di etica medica che la considerano una forma di tortura.
Leader palestinesi avevano minacciato una “Settimana dell’ira” qualora Israele avesse deciso di chiamare medici dall’estero per sostituirsi a quelli israeliani.
Oggi è al suo 23mo giorno, lo sciopero iniziato il 17 aprile, “Giorno del prigioniero palestinese”, per chiedere migliori condizioni di vita nelle carceri israeliane e in particolare la fine delle torture, più visite familiari e assistenza sanitaria.


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Le caramelle di Barghouti: la "notizia" che sdogana la censura

Le caramelle di Barghouti: la notizia che sdogana la censura

Dopo settimane di silenzio mediatico su uno sciopero della fame unico al mondo per numero dei detenuti e, per ciò stesso, “notiziabile” come direbbe il  pessimo gergo giornalistico, finalmente arriva la notizia che sdogana la censura.



Se di questo sciopero e delle sue degnissime motivazioni finora si è saputo  qualcosa è stato solo grazie ai social e ai pochi giornali liberi  - ma purtroppo di nicchia - che facendo un tam tam sui digiuni simbolici e altre manifestazioni di solidarietà, alla fine hanno costretto i media main stream a darne, sebbene senza troppi approfondimenti, notizia.

Ma non è questo che sdogana la censura, bensì un video fatto girare da Israele. Un video che prima di tutto dimostra, anzi dimostrerebbe se i nostri media ci ponessero attenzione, la totale violazione della privacy grazie a telecamere che spiano ogni angolo, ogni secondo e ogni movimento del prigioniero Barghouti. Telecamere spia che entrano perfino nella toilette senza il minimo rispetto. Ma cosa mostra il video che i media hanno ghiottamente ripreso tuffandocisi come avvoltoi?

Mostra un Barghouti che per ben due volte, si badi bene, due volte, una 10 giorni dopo l’inizio del terribile sciopero della fame ed una dopo 18 giorni, avrebbe rotto il digiuno con due biscotti nascosti sotto il materasso e una caramella.

La moglie, Fadwa Barghouti si affanna a dichiarare che è una montatura.

Che Marwan sa bene che ci sono telecamere a violare la sua privacy in ogni momento e che non sarebbe mai caduto in una simile trappola. Tutti i sostenitori della causa palestinese, compreso il neo eletto capo di  Hamas Hanieh - benché non abbia dato indicazione di sciopero ai prigionieri della sua fazione – ha dichiarato che si tratta di una trappola orchestrata da Israele per distruggere l’immagine di Barghouti di fronte ai palestinesi. Tutti i suoi sostenitori ripetono che Marwan sa bene di essere spiato e che non avrebbe mai commesso un errore del genere.

Ma i media nostrani e mondiali, che per 20 giorni hanno ignorato il digiuno, improvvisamente si sono fatti sensibili ed hanno mostrato il video della “vergogna”.



Non hanno detto che Israele ha sequestrato anche il sale, unico sostentamento per allungare il digiuno e quindi allontanare di qualche giorno la morte. Non hanno detto quali sono le cause del digiuno e quali i crimini che Israele commette contro i detenuti, oltre che contro la popolazione palestinese in genere. Ma si sono tuffati sul video che il giornale più democratico di Israele, Haaretz, ha diffuso.

Ricordo il titolo di un vecchio film, uno di quelli in cui le vittime del più grande genocidio della storia passavano per assassini, parlo del ciclo cinematografico del “Far west” che piaceva tanto ai bambini degli anni “60. Il titolo era “Gli avvoltoi hanno fame”.  Eccoli qua i nostri valenti media, eccoli come uccelli rapaci a volteggiare sulla preda in attesa che divenga cadavere. Ma cos’è che devono fare? A quale ordine rispondere, in modo consapevole o meno? Perché hanno ignorato una potenziale morte annunciata di quasi 1600 detenuti per poi porre attenzione sulle caramelle di Barghouti?

Perché Marwan Barghouti, come ha già scritto da qualcuno, con questo sciopero è tornato “nel radar della politica palestinese”. Inoltre è riuscito a far arrivare la sua lunga, dettagliata e coinvolgente lettera di spiegazione dello sciopero al New York Times che, incredibilmente, l’ha pubblicata. Cosa che ha indignato Israele al punto che, messa da parte la veste democratica, ha minacciato ritorsioni perfino sul quotidiano newyorkese.

Ma cosa rappresenta Marwan Barghouti oltre che un detenuto condannato a 4 ergastoli  più 40 anni di detenzione? Perché è necessario screditarlo?

 Barghouti rappresenta l’ala carismatica e combattente di Fatah. Rappresenta colui che potrebbe sostituire Abu Mazen ed avere seguito anche oltre Fatah. Perché ha un passato legato alla resistenza  armata ed un presente in cui crede che l’opzione possibile sia la resistenza non-violenta, cosa che lo rende gradito a molti movimenti internazionali pro-Palestina.

Nel caso in cui vincesse le elezioni presidenziali in Palestina, forse Israele dovrebbe liberarlo. Allora è necessario screditarlo. Desiderio principalmente israeliano, ma non solo.

Hanieh da Gaza ha espresso pubblicamente la sua stima. I prigionieri del Fronte popolare si sono uniti alla protesta. La situazione si fa pericolosa e il silenzio stampa non basta.

Allora serve altro, serve la denigrazione.

Gli avvoltoi verranno attirati con un boccone gustoso.

Non saranno le parole di stile nazistoide del ministro dell’Intelligence Israel Hatz a stroncare il leader della rivolta. Il ministro del democratico Stato di Israele, dopo aver definito Barghouti terrorista, conclude il suo twitt di odio con “c’è una sola soluzione: pena di morte per i terroristi”.

Questo può servire a fomentare odio nel popolo israeliano, ma bisogna andare oltre, bisogna distruggere il carisma di Marwan tra i palestinesi. Poi magari lo si potrà pure liberare.

Allora ci si chiede come avrebbe fatto Barghouti a ottenere due biscotti e due caramelle durante lo sciopero, in totale isolamento e dopo essere stato trasferito in un altro carcere?

Il giornale Haaretz cita fonti dell’agenzia israeliana per i detenuti secondo le quali sarebbe stata la stessa agenzia (Shabas) a procurargli questi due dolcetti per indebolire la sua resistenza al digiuno. E’ probabile, ma perché? non certo per farlo resistere più a lungo, cosa per la quale Barghouti avrebbe tutta la comprensione e l’ammirazione dei suoi, non per quello ma per poterlo filmare e dire: “guardate, è un imbroglione, non vi fidate, vi sta sfruttando per rinforzare la sua posizione ed arrivare al potere. Non lo seguite, abbandonate lo sciopero.”

Questo è il messaggio che Israele manda e che i nostri media rimbalzano. Ma una logica minima, purché limpida e priva di malafede, non porterebbe a dire che se in 22 giorni di digiuno, e dopo il sequestro del sale, un detenuto ha ceduto a due biscotti e una caramella, in 22 giorni 2 biscotti e una caramella! non solo non ha interrotto lo sciopero, ma lo ha rinforzato grazie a quei pochi grammi di zucchero che gli consentono di proseguirlo nonostante fossero posti là per intrappolarlo?

Allora, Fadwa Barghouti e l’avvocato di Marwan e tutti i suoi sostenitori farebbero bene a non parlare di manipolazione del video, ma a rivendicare il diritto per tutti  di assumere un minimo di zuccheri per non morire e proseguire la lotta che Israele vorrebbe concludere con la morte fisica o politica del suo leader.

La trappola dello Shabas, vista in questa luce, si ritorcerebbe contro Israele e sarebbe un valido aiuto alla lotta per la dignità e la libertà che è il focus dello sciopero.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_caramelle_di_barghouti_la_notizia_che_sdogana_la_censura/82_20050/kolòàù+
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Patrizia Cecconi
Milano 9 maggio 2017

 

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