venerdì 2 settembre 2016

Akiva Eldar: come Israele e Turchia sfruttano la sofferenza di Gaza




With the reconciliation agreement now signed between Israel and Turkey, Turkish President Recep Tayyip Erdogan has practically forgotten his demands to lift the Israeli blockade on the Gaza Strip.
al-monitor.com


Sintesi personale
Dopo  la firma del accordo di riconciliazione tra Israele e Turchia il 27 giugno e un giorno dopo la sua ratifica da parte del parlamento di Ankara il 20 agosto, Israele ancora una volta ha colpito la Striscia di Gaza . Come risposta a un razzo sparato  da Gaza verso la città meridionale israeliana di Sderot, l'aviazione israeliana ha bombardato circa 50 obiettivi in ​​territorio palestinese in  due ore. Ankara ha annunciato che l'attacco israeliano " non è accettabile ", costituisce una violazione del diritto internazionale, interrompe il processo di pace con i palestinesi (non è chiaro a quale processo si faccia  riferimento) e viola la relativa calma nella regione.   Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano ha suggerito ad  Ankara di  "pensare due volte prima di  criticare  le azioni militari degli altri, affermando che '' Israele continuerà a difendere i propri civili innocenti da ogni lancio di razzi."

Il portavoce del ministero degli Esteri turco ha voluto sottolineare che "i legami di normalizzazione  con Israele non presuppongono il silenzio di fronte agli attacchi contro il popolo palestinese." Il Ministero degli Esteri israeliano, da parte sua, ha evidenziato che "la normalizzazione delle nostre relazioni con la Turchia non significa restare in silenzio  di fronte alle condanne senza fondamento."

Così, nel mese di agosto, una formula magica permette a Israele di continuare a mangiare la torta dell’occupazione e a mantenere intatti i suoi rapporti con un importante stato musulmano: I palestinesi attaccano Sderot, l'aviazione israeliana attacca Gaza, la Turchia condanna Israele e Israele condanna  la  Turchia. E cosa ne sarà dei bambini assediati di Gaza? A chi importa veramente?

Qualcuno ricorda  che la crisi del rapporto  tra i due Stati è stata  determinata dal blocco sulla Striscia ? Nove cittadini turchi sono stati uccisi in un raid della marina israeliana su una delle sei imbarcazioni  : la Mavi Marmara  del  2010 ? I Turchi avevano  cercato di portare cibo e medicine ai residenti di Gaza. L' accordo di riconciliazione  ha fatto saltare  le mura di Gaza. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan  ha dichiarato  che la Turchia “avrebbe attuato   tutte le misure necessarie per affrontare le rimostranze del popolo palestinese."  Ovviamente rivolgendosi al popolo turco. Gli abitanti di Gaza in realtà non lo interessano.
Questo mi ha ricordato che,  circa 20 anni fa, ho sentito il ministro degli Esteri, David Levy ,rispondere  a un rimprovero da ex primo ministro turco Necmettin Erbakan  in questo 
modo :: "La Turchia è l'ultimo paese che può rimproverare  noi." Levy si riferiva al genocidio armeno che Israele rifiuta di riconoscere ufficialmente. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ignorato il rimprovero di Erdogan. Ha  preferito spiegare  l'importanza della relazione strategica con la Turchia al fine di giustificare le scuse di Israele per l'incidente delle Mavi Marmara e il suo accordo per compensare le famiglie delle vittime con la somma di  $ 20 milioni.

Un rapporto  rilasciato 26 agosto da non meno di 16 agenzie umanitarie delle Nazioni Unite che operano nei territori palestinesi,  illustra l'ipocrisia della Turchia.Infatti  l'accordo di riconciliazione non fa nulla per 1,9 milioni di residenti assediati della Striscia di Gaza, la cui  condizione continua a peggiorare. La relazione  - basata in parte su dati della Banca mondiale - dipinge un quadro cupo. Il prodotto nazionale lordo pro capite (PNL) è cresciuto non più del 2% nel corso degli ultimi 20 anni . Il PNL pro capite a malapena raggiunge i $ 463 all'anno Questa situazione economica è principalmente il risultato delle restrizioni sia delle  esportazioni dei prodotti  da Gaza sia delle l'importazione di materie prime . A causa delle limitazioni imposte sul materiale di entrata a Gaza, circa la metà degli 11.000 edifici residenziali distrutti completamente durante la  guerra del2014 e circa un terzo di quelli in parte distrutti  sono ancora inagibili , lasciando 75.000 persone senza casa.

Nel dicembre 2015, Israele ha imposto ulteriori restrizioni alla partenza dei residenti di Gaza in Israele e in Cisgiordania per le cure mediche. Israele ha anche  annunciato di recente che avrebbe permesso ai  residenti di Gaza di andare all'estero attraverso il ponte Allenby (in Giordania) solo a condizione che essi non facessero ritorno  a Gaza  per almeno un anno. Negli ultimi mesi, dopo  la firma dell'accordo di riconciliazione, Israele ha revocato o non è riuscito a rinnovare l'uscita permanente a lungo termine di circa un terzo dei 5.000 commercianti di Gaza e uomini d'affari. Dopo aver autorizzato i pescatori di Gaza a pescare fino a  9 miglia nautiche  per oltre due mesi, ora  ha annunciato  di volere di nuovo imporre  un limite di 6 miglia  . Gisha ha specificato che non vi è  alcuna motivazione  per questa decisione e non c’entra la sicurezza  . La pesca   dà da vivere a circa 4.000 persone . Questo, insieme con la chiusura quasi ermetica imposta dalla Egitto al  valico di Rafah, ha  fatto salire  la disoccupazione a oltre il 40%  e al 60% tra i giovani di Gaza.  Come il portavoce del ministero degli Esteri israeliano ha suggerito, la Turchia dovrebbe "pensarci due volte" prima di criticare la sofferenza causata da Israele alla popolazione civile di Gaza, Gli  aerei turchi stavano uccidendo decine di civili curdi al confine  con la Siria, proprio quando Israele stava bombardando  Gaza .

Tuttavia, la Turchia non è la sola a trarre   benefici a spese   dei residenti assediati di Gaza. Secondo i dati della Banca Mondiale   solo 475 milioni di dollari del 3,5 miliardi di $ promessi alla Conferenza del Cairo del  2014 da Stati donatori - primi  fra tutti i paesi del Golfo ricchi - hanno raggiunto Gaza. La   sofferenza dei bambini di Gaza serve  sia  ai  faccendieri dell'Autorità palestinese nelle   conferenze internazionali sia ad  Hamas per la sua propaganda contro Israele e contro l'Autorità Palestinese. . L'accordo di riconciliazione tra Israele e la Turchia ha resistito con successo al suo primo test. Mentre iniziano la scuola speriamo che i bambini di Gaza e i  bambini israeliani di  Sderot - vittime della diplomazia  bifronte – abbiano un anno tranquillo 


For the first time since the signing of the reconciliation agreement between Israel and Turkey June 27, and a day after its ratification by the parliament in Ankara Aug. 20, Israel once again struck in the Gaza Strip. In response to a rocket fired Aug. 21 from Gaza into the Israeli southern town of Sderot, the Israeli air force hit some 50 targets in the Palestinian territory over a two-hour period. Ankara announced that the Israeli attack was “not acceptable,” constitutes a breach of international law, disrupts the peace process with the Palestinians (it’s not clear to what process it was referring) and violates the relative calm in the region.
SummaryPrint With the reconciliation agreement now signed between Israel and Turkey, Turkish President Recep Tayyip Erdogan has practically forgotten his demands to lift the Israeli blockade on the Gaza Strip.
Author
TranslatorRuti Sinai
In response, Israel’s Foreign Ministry spokesman suggested that Ankara “think twice before it criticizes the military actions of others,'' promising that ''Israel will continue to defend its innocent civilians from all rocket fire on our territory.”
Turkey’s Foreign Ministry spokesman thought it apt to stress that “normalizing ties with Israel does not mean that we will keep silent in the face of attacks against the Palestinian people.” The Israeli Foreign Ministry, for its part, also referred to the reconciliation deal, noting that “the normalization of our relations with Turkey does not mean that we will remain silent in the face of its baseless condemnations.”
Thus, in August, a magic formula was found that enables Israel to continue eating the occupation cake and maintain intact its relations with an important Muslim state: The Palestinians will attack Sderot, the Israeli air force will attack Gaza, Turkey will condemn Israel and Israel will condemn Turkey. And what will become of Gaza’s besieged children? Who really cares?
Does anyone even remember that the crisis in the relationship was brought about by the blockade? Nine Turkish citizens were killed in an Israeli navy raid on one of six boats — the Mavi Marmara — that left Turkey in May 2010 heading for Gaza. They sought to bring Gaza’s residents food and medicine and pick up a few anti-Israel headlines. The reconciliation agreement reached at the end of June easily skipped over the walls of Gaza. Turkish President Recep Tayyip Erdogan made do with a declaration that Turkey would “take all necessary steps to address the grievances of the Palestinian people.” He was, obviously, addressing the Turkish people. The residents of Gaza do not really interest him.
This reminded me that some 20 years ago, I heard then-Foreign Minister David Levy responding to a rebuke by former Turkish Prime Minister Necmettin Erbakan, saying, “Turkey is the last country that can preach to us.” Levy was referring to the Armenian genocide 100 years ago, which Israel refuses to officially recognize. Prime Minister Benjamin Netanyahu ignored Erdogan’s rebuke. Instead, he opted to talk to the Israeli public about the importance of the strategic relationship with Turkey in order to justify Israel’s apology over the Mavi Marmara incident and his agreement to compensate the victims’ families to the tune of $20 million.
A special report issued Aug. 26 by no fewer than 16 United Nations aid agencies operating in the Palestinian territories illustrates Turkey’s hypocrisy. Not only does the reconciliation agreement not do anything for the Gaza Strip’s 1.9 million besieged residents, but their condition continues to deteriorate. The special report — based in part on World Bank data — paints a grim picture of the humanitarian crisis in the blockaded region. The per capita gross national product (GNP) has grown no more than 2% over the past 20 years — less than the annual population growth in Gaza. The per capita GNP barely reaches $463 annually — about half the per capita production in the West Bank. This economic plight is mainly the result of restrictions on the export of finished products from Gaza and on the import of raw material. Due to the limitations imposed on building material entering Gaza, about half of the 11,000 residential buildings that were destroyed completely during Operation Protective Edge in 2014, and about one-third of those partly destroyed are still uninhabited, leaving 75,000 people homeless.
In December 2015, Israel imposed further restrictions on the departure of Gaza residents to Israel and the West Bank for medical treatment. Israel also reportedly announced recently that it would allow Gaza residents to go abroad through the Allenby Bridge (to Jordan) only on condition that they do not return for at least one year. In recent months, since the signing of the reconciliation agreement, Israel has revoked or failed to renew the permanent long-term exit permits it issued to about one-third of some 5,000 registered Gaza traders and businesspeople. After allowing Gaza fishermen to troll in waters 9 nautical miles off the Gaza coast for over two months, Israel announced it was once again imposing a 6-mile limit. Human rights organization Gisha notes that absent a security-related explanation, there is no reason to limit the fishing activity that provides a living for some 4,000 workers. This, along with the almost hermetic closure imposed by Egypt on the crossing of Gaza residents into its territory through the Rafah crossing, has pushed general unemployment levels to more than 40% — and to 60% among Gaza’s young people.
Indeed, as Israel’s Foreign Ministry spokesman suggested, Turkey should “think twice” before criticizing the injustice caused by Israel to Gaza’s civilian population. Even as Ankara was complaining about the Israeli air raid on Gaza in retaliation for a rocket fired into Israel, Turkish planes were killing dozens of Kurdish civilians on its border with Syria.
Yet, Turkey is not alone in reaping public relations benefits on the backs of Gaza’s besieged residents. According to World Bank data in the UN report, only $475 million of the $3.5 billion pledged at the October 2014 Cairo Conference by donor states — chief among them the wealthy Gulf countries — have reached Gaza. At the same time, the suffering of Gaza’s children serves the wheeler-dealers of the Palestinian Authority who spend their time waxing poetic about it at international conferences, and is also used by Hamas for its propaganda against Israel and the PA.
But most importantly, everyone in the prime minister’s office in Jerusalem and at the presidential palace in Ankara is happy; neither side sustained casualties in the air raid on the Gaza Strip. The reconciliation agreement has successfully weathered its first test. As they start school, let's hope Gaza’s children and the Israeli children in neighboring Sderot — the victims of two-faced diplomacy — have a quiet year.


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