martedì 26 luglio 2016

Jonathan Marshall : Bombe nucleari in Turchia: somma di tutte le paure

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TurkeyNuclear

di Jonathan Marshall – 24 luglio 2016




I chierici della sicurezza nazionale a Washington hanno sempre utilizzato affermazioni di maggiore sapienza e sapere interno per mettere a tacere il dissenso sulla politica nucleare. Ma nemmeno loro sono più in grado di spiegare perché bombe nucleari statunitensi sono conservate nella Turchia politicamente instabile mentre sta diventando sempre più islamista e anti-statunitense.
La base aerea di Incirlik nel sud-est della Turchia – da dove piloti statunitensi lanciano missioni di bombardamento sulle forze dell’ISIS in Siria – ospita circa 50 bombe all’idrogeno B-61. Ciò la rende il più vasto deposito nucleare della NATO, con circa un quarto di tutte le armi nucleari da teatro delle scorte dell’alleanza.
Ciascuna bomba ha un potenziale di sino a 170 chilotoni, quasi dodici volte più potente dell’arma che rase al suolo Hiroshima. Le bombe sono conservate in caveau sotterranei all’interno degli hangar degli aerei, a loro volta protetti da un perimetro di sicurezza della base.
Ma Eric Schlosser, autore di un libro del 2014 sui pericoli degli incidenti nucleari, ha osservato recentemente: “Con a disposizione qualche ora e gli strumenti e l’addestramento giusti, si potrebbe aprire una delle camere di deposito delle arme nucleari della NATO, rimuovere un’arma e aggirare [gli interruttori protettivi] al suo interno. Nel giro di secondi si potrebbe sistemare un congegno esplosivo sopra la camera di deposito, distruggere l’arma e diffondere una letale nuvola radioattiva”.
Inoltre la sicurezza delle bombe è basata sul fatto che sono difese da forze leali della NATO. Nel caso di Incirlik tale lealtà si è dimostrata, a dir poco, incerta. L’elettricità è stata tagliata alla base dopo che truppe ammutinate hanno usato un aereo cisterna della base per rifornire gli F-16 che minacciavano Ankara e Istanbul.
Dopo il colpo di stato il comandante turco di Incirlik è stato arrestato per complicità e ne è uscito in manette. Si può facilmente immaginare una cricca di ufficiali islamisti in un colpo di stato futuro che si impossessa delle bombe nucleari con mezzo negoziale con Ankara e Washington o, peggio ancora, per sostenere insorti radicali nella regione.
Campanelli d’allarme
Dopo anni di disattenzione alla politica di dispiegamento nucleare della NATO il recente colpo di stato fallito in Turchia ha finalmente fatto suonare campanelli d’allarme. Jeffrey Lewis, un esperto della proliferazione nucleare al Middlebury Institute of International Studies di Monterey, ha posto la domanda retorica: “Sembra una buona idea mantenere armi nucleari statunitensi in una base aerea comandata da qualcuno che può appena aver aiutato a bombardare il parlamento del proprio paese?”
Hans Kristensen, un esperto del nucleare presso la Federazione degli Scienziati Statunitensi, ha dichiarato che “la situazione della sicurezza in Turchia e nella base aerea non soddisfa più i criteri di sicurezza che gli stati uniti dovrebbero avere per la conservazione di armi nucleari. Sono limitati gli avvertimenti che si ricevono prima che qualcosa vada terribilmente storto. E’ ora di ritirare le armi”.
Più indicativamente, l’ex Comandante Supremo Alleato della NATO, James Stavridis, ha scritto – prestando attenzione a non confermare pubblicamente nessuna informazione segreta – che se la NATO detiene effettivamente armi nucleari tattiche presso la base aerea di Incirlik “questo pone un problema molto pericoloso e Washington avrà bisogno della piena collaborazione di Ankara per garantire che tutti gli equipaggiamenti e le forze militari statunitensi siano pienamente protetti.”
Tuttavia gli interrogativi dovrebbero spingersi oltre gli evidenti rischi per la sicurezza della caduta di armi nucleari in mani non amiche. Nessuno ha mai spiegato contro quale nemico potrebbero essere usate le bombe all’idrogeno conservate in Turchia, un quarto di secolo dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Senza dubbio c’è una quantità di neo-conservatori a Washington che sarebbero deliziati all’idea di sganciarle sull’Iran, come sostenuto dal miliardario Repubblicano Sheldon Andelson, ma si spera che la maggior parte degli statunitensi non condivida la sua passione per il gioco d’azzardo fuori dai casinò.
Né qualcuno ha spiegato come le bombe potrebbero essere usato se si trovasse un nemico appropriato, visto che la NATO non ha nessun velivolo autorizzato al nucleare di stanza in Turchia. Ma a Washington e a Bruxelles l’incapacità di rispondere a tali semplici domande raramente è motivo di ripensamento di politiche vecchie. Dopotutto quanti preti rinunciano ai loro inni solo perché i canti non funzionano?
Anche se la Turchia presenta un caso vergognoso di rischi nucleari, le domande sullo spiegamento di armi nucleari dovrebbero andare per oltre quel paese. La sicurezza è notoriamente trascurata anche in basi NATO in Belgio e in Olanda, dove sono in deposito armi nucleari.
Come ricorda Schlosser, “Nel 2010 attivisti pacifisti hanno scavalcato un recinto alla base aerea di Kleine Brogel, in Belgio, sono passati attraverso una seconda recinzione, sono entrati in un hangar in cemento armato contenente caveau di armi nucleari, hanno attaccato adesivi antinucleari sulle pareti, hanno vagato per la base per un’ora e hanno pubblicato un video dell’intrusione su YouTube. Il video ha mostrato che il soldato belga che alla fine li ha affrontati aveva un fucile scarico”.
Sfoggio di bombe atomiche
Come ho sostenuto in passato, la minaccia del terrorismo è solo uno dei motivi per riconsiderare la presenza di armi nucleari di teatro su suolo NATO. Tali armi in realtà riducono la sicurezza dell’Europa occidentale facendo sorgere il rischio di un’intensificazione catastrofica nel caso di un conflitto accidentale con la Russia. Le armi sono anche del tutto inutili ai fini di deterrenza, considerati gli arsenali nucleari a disposizione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.
Nonostante questi rischi, voci influenti dell’alleanza sollecitano uno sfoggio di armi nucleari maggiore, non minore. Un recente articolo sulla NATO Review ha dichiarato: “Le forze coinvolte in missioni nucleari dovrebbero condurre esercitazioni apertamente e regolarmente, senza compromettere la loro specifica natura. Tali esercitazioni dovrebbero coinvolgere non solo stati dotati di armi nucleari ma anche alleati privi di esse”.
Lo scorso dicembre il vice ministro della difesa della Polonia ha proposto di installare armi nucleari statunitensi sul suolo polacco. Tale proposta è arrivata un anno dopo che caccia F-16 polacchi avevano preso parte a un’esercitazione nucleare della NATO.
E l’amministrazione Obama, almeno per ora, resta incline ad aggiornare le sue bombe all’idrogeno e a costruire una nuova classe missili da crociera a testata nucleare, entrambe le armi da dispiegare in Europa.
Tuttavia l’osservazione del ministero tedesco degli esteri Frank-Walter Steinmeier resta vera oggi come lo era quando l’ha formulata nel 2009: “Da un punto di vista militare quelle armi (di teatro) sono oggi del tutto prive di senso”.
La domanda da lui posta allora è una domanda che dovrebbe porsi ogni persona ragionevole dopo il recente disastro in Turchia: “Non è ora di includere le armi nucleari sub-strategiche e tattiche nel processo di disarmo nucleare al fine di eliminare una volta per tutte i residui della guerra fredda nel territorio della Russia e dell’Europa?”
Jonathan Marshall è autore o co-autore di cinque libri sugli affari internazionali, tra cui ‘The Lebanese Connection: Corruption, Civil War and the International Drug Traffic’ (Stanford University Press, 2012). Alcuni dei suoi precedenti articoli per Consortiumnews sono: “Risky Blowback from Russian Sanctions”; “Neocons Want Regime Change in Iran”; “Saudi Cash Wins France’s Favor”; “The Saudis’ Hurt Feelings”; “Saudi Arabia’s Nuclear Bluster”; “The US Hand in the Syrian Mess”; e “Hidden Origins of Syria’s Civil War.” ]

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/turkeys-nukes-a-sum-of-all-fears/
Originale: Consortiumnews
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0


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