Post

Palestina : organizzazioni e centri di ricerca

Immagine
Osservatorio Processi Politici Palestina - Link utili CENTRI DI RICERCA, RIVISTE SPECIALISTICHE E ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI   Alternative Information Center (AIC) Fondato nel 1984 da un gruppo di attivisti palestinesi e israeliani della società civile come organizzazione binazionale per la promozione dei diritti umani e nazionali del popolo palestinese e il raggiungimento di una pace giusta per palestinesi e israeliani, basata su valori progressisti e rispetto del diritto internazionale. Promuove e divulga informazioni ed analisi sulle società palestinese e israeliana e agisce da piattaforma per una cooperazione politicamente responsabile tra palestinesi e israeliani e in opposizione alle filosofie e alle pratiche di separazione tra le due comunità. Lingue: arabo, ebraico, inglese, spagnolo, italiano. http://www.alternativenews.org/english/ BADIL  Resource Center  for Palestinian Residency and Refugee Rights Organizzazione ...

Siria: un esiliato sogna un ritorno incruento

Immagine
di Robert Fisk  – 26 novembre 2011 “Se Bashar al-Assad sarà preso a Damasco non sarà trattato come Gheddafi. Ma se fosse preso a Homs? Noi non vogliamo che Bashar al-Assad faccia quella fine. Ma, come dice Erdogan, egli deve riflettere su quel che è successo a Gheddafi e a Saddam Hussein. I giovani ora hanno perso la testa. Tutte le rivoluzioni sono create da gente impazzita, non da uomini saggi.” Khaled Koja si rilassa – siamo in uno dei vecchi hotel di Istanbul, la Torre Malatya del quindicesimo secolo, che domina sopra di noi la città che è stata la casa d’esilio di Khoka negli ultimi 29 anni – e mi guarda, penso, per vedere se ammiro la sua padronanza dell’inglese. Khaled Khoja, un medico di famiglia sulla quarantina, è uno dei rappresentanti più importanti del Consiglio Nazionale Siriano (SNC) in esilio, riconosciuto solo dalla Libia come rappresentante della Siria, costantemente sollecitato dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan – e più di recente da William Hague [min...

Amira Hass: le colonie sono un sostituto del Welfare State

Immagine
La nota giornalista israeliana Amira Hass ha parlato dell’AICafè sabato 27 novembre, di fronte ad una folla di attivisti internazionali e palestinesi. Il discorso è stato attento, la Hass ha scelto ogni parola con attenzione. Ha evitato di dare consigli e ha più volte avvertito il pubblico di essere diventata “un’osservatrice della società israeliana” più che un suo membro: negli ultimi quindici anni ha vissuto tra Gaza e Ramallah in Cisgiordania. “La società israeliana vive dentro due normalità che si contraddicono, ma allo stesso tempo si completano”, ha spiegato la Hass. Innanzitutto, la normalità civile: “Se vivi a Tel Aviv o a Gerusalemme Est o se vieni a visitarle, ti sembra che Israele sia un Paese normale, sia come l’Europa”. “Per quanto riguarda quella militare, gli israeliani considerano la società militarizzata come se fosse normale, con soldati costantemente intorno a te. Solo in pochi si pongono delle domande, perché la possibilità di una guerra è una presen...

La strada per Damasco passa per il Cairo: la crisi siriana e gli equilibri del Vicino Oriente

Immagine
Sulla Siria, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati subito d’accordo. Eppure per un certo periodo di tempo si è detto che il piccolo emirato era uno  spin-off  dell’Iran, e che la sua agenda di politica estera ricalcava da vicino quella di Tehran.   di Pietro Longo - Cisip La decisione della Lega Araba di sospendere la Siria, uno dei membri fondatori, è giunta quale  extrema ratio  dinnanzi al rifiuto del governo di Damasco di accogliere 500 osservatori della stessa Organizzazione internazionale per verificare la situazione del paese.  La votazione ha visto 19 pareri favorevoli contro quelli dell’Iraq, maggiore partner commerciale dopo i paesi europei, e del Libano. Il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Mu’allim ha commentato la decisione parlando di “internazionalizzazione” del conflitto ovvero di un tentativo di allargare il problema portandolo, con maggiore vigore, all’attenzione delle diplomazie globali. Se...

Rapporto choc: Israele condanna ogni palestinese che indaga

Immagine
Hamas annuncia che i restanti 550 prigionieri dell’accordo Shalit saranno liberati il 19 dicembre e i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane scrivono ad Abbas per chiedere il sostegno dell’AP. Due notizie che arrivano insieme alla pubblicazione di un report preoccupante sullo stato della giustizia in Israele.    Il rapporto annuale delle corti militari dello Stato d’Israele, pubblicato ieri dal quotidiano israeliano Ha’aretz , mostra come il 99,74% dei processi all’interno dei Territori Palestinesi Occupati si concluda con una condanna. Nella pratica, ogni palestinese arrestato e processato da corti militari israeliani finisce in carcere. Nel 2010 sono stati 9.542 i casi seguiti dalle corti militari, di cui 2.016 riguardanti attività considerate terroristiche, 763 condotta contraria all’ordine pubblico e il resto presenza illegale nel suolo israeliano. Soltanto 25 casi si sono conclusi con l’assoluzione. I tribunali militari si occupano di seguire le indag...