- Grazie Lerner e piena solidarietà contro la viltà e la meschinità che aleggia in alcuni blog che non vale la pena nominare . A volte il silenzio è la virtù dei forti, ma non sempre viene interpretato in tal modo da chi ha fatto del dileggio la sua armatura. Dispiace per loro .
mercoledì 29 febbraio 2012
Gad Lerner :Gli insulti dei giornali di destra contro Luca Abbà fanno solo rima col suo cognome: sono espressioni di viltà
http://www.gadlerner.it/2012/02/28/vilta.html?cp=9#comment-820683
Yitzhak Laor :Poi venne Piombo Fuso a Gaza
E allora arrivò Piombo Fuso a Gaza.
L'occupazione si è trasformata in una lunga serie di storie atroci e sanguinose, ma ben poco arriva abbastanza vicino alle orecchie degli israeliani perché ascoltino il grido di dolore proveniente dall'oscurità.
di Yitzak Laor
Se i palestinesi avessero prodotto un film in cui dei medici israeliani avessero buttato fuori dall'ospedale un palestinese ferito, e dopo ciò i poliziotti lo avessero gettato fuori dalla loro macchina a morire nell'oscurità, il primo ministro avrebbe denunciato i suoi sudditi per incitamento contro i loro padroni. Se invece fosse stato un regista israeliano a fare un documentario su un simile comportamento nei confronti di un prigioniero palestinese,in cura all'ospedale Sheba ma non guarito, costui sarebbe stato oggetto di critiche da parte della Im Tirtzu, la nostra istituzione che si occupa di censura, mentre il ministro della cultura gli avrebbe consigliato di girare un film sul modo in cui vengono trattati i bambini palestinesi nei nostri ospedali.


Come si sa, questo film è stato già prodotto - “La vita preziosa” di Shlomi Eldar -.Il film ha vinto molti premi, compreso quello dell'Accademia cinematografica israeliana, il che ha accresciuto l'entusiasmo nei confronti della sensibilità dell'insigne regista che lo ha fatto. In sintesi questo è un buon film di propaganda. Documenta in modo straordinario la meravigliosa dedizione dei medici, che curano i bambini malati provenienti dalla Striscia di Gaza al pari di come curano i bambini malati israeliani.
Ma nel film di Eldar non si menziona che per decenni Israele ha impedito sistematicamente il sorgere di strutture sanitarie nei territori occupati; né che ha bloccato l'invio a Gaza di materiale sanitario che avrebbe permesso di curare in loco i bambini malati con il risultato che la cura di pazienti dei territori occupati è divenuta un'attività altamente remunerativa per gli ospedali israeliani. I pagamenti sono immediati e non si devono attuare sconti (al contrario, le organizzazioni sanitarie israeliane non solo pagano meno, ma possono ottenere comode dilazioni per il pagamento). Così chi paga? O i donatori o l'Autorità palestinese cui Israele periodicamente rifiuta di passare, con un azione banditesca tipica di un paese coloniale, i fondi fiscali che le spetterebbero.
Cosa ha a che fare tutto ciò con il piccolo scandalo riportato da Chaim Levinson (Haaretz, 20 Febbraio, 2012)?[1] Lo shock degli israeliani nel venire a conoscenza di questa storia imbarazzante è altrettanto vergognoso della storia stessa. Giacché quel palestinese ferito è stato buttato fuori dall'ospedale e da una auto della polizia a morire in una notte buia qualche mese prima dell'operazione Piombo Fuso a Gaza del dicembre 2008.
In quella operazione i nostri meravigliosi ragazzi fecero cose terribili a un numero considerevole di uomini, donne, bambini indifesi. Ancora adesso i crimini da loro commessi sono diventati parte della storia rimossa delle nostre guerre. Nessuno è stato accusato di crimini di guerra. Nemmeno viene discussa la differenza tra un soldato che lancia una bomba al fosforo contro una casa e un pilota che sgancia una bomba su una cerimonia di consegna di diplomi a poliziotti, o tra uno di costoro e il poliziotto (israeliano) che ha buttato fuori dall'auto il prigioniero ferito. Il padrone dimentica le sofferenze dello schiavo. Il passato inghiotte tutte le atrocità.
Accanto a Piombo Fuso, l'Ospedale Sheba ha anche assunto un ruolo ideologico nel migliorare l'immagine di Israele. Non vi è solo il film di Eldar a giocare un ruolo in questa campagna. La prof.ssa Daphna Birenbaum-Carmeli dell'Università di Haifa ha descritto le sofferenze che i bambini di Gaza devono subire durante il loro viaggio verso l'ospedale di Sheba, ed anche come i media nascondono il rapporto tra l'assedio di Gaza e l’obbligo di pagare senza sconti le loro cure.: “Questa descrizione dipinge un quadro di un gesto umanitario da parte di uno Stato progressista e ricco che salva le vite di bambini appartenenti a uno Stato povero... Un esempio particolarmente crudele rappresentato dalla seguente affermazione del direttore dell'Ospedale Sheba: “Noi vogliamo stabilire qui un centro per la pace, per mettere in relazione le nostre equipes mediche con quelle di Gaza, vogliamo intitolare il centro alle figlie del Dr. Abuelaish uccise durante Piombo Fuso, e dire a gran voce che qui c'è la vita e che bisogna andare avanti. Anche se ciò non è stato incluso nel Rapporto Goldstone”. Il direttore dell'ospedale ha pure avuto qualcosa da dire sul rapporto che ha accusato Israele di crimini di guerra durante l'operazione Piombo Fuso.
Ma la immagine che Israele ha di sé stesso è costruita su una disponibilità disinteressata. Qualsiasi altra cosa è “un eccezione”
Qui ritorniamo al caso del palestinese ferito buttato fuori dalla macchina della polizia, alla originaria nostra fissazione su quel caso isolato. I territori occupati, sia quelli dell'est che dell'ovest, stanno sprofondando nella nostra indifferenza. L'occupazione si è trasformata in una lunga serie di storie atroci e sanguinose, ma ben poco arriva abbastanza vicino alle orecchie degli israeliani per udire il grido di dolore proveniente dall'oscurità.
L'occupazione sta perdendo lentamente quella fisionomia politica che gli oppositori israeliani gli avevano dato e sta sprofondando in una cultura di panem et circenses. La nostra ignoranza non deriva da una censura sulle notizie, ma da notizie parziali che lusingano l’immagine che il lettore ha di se stesso.. Una resa incondizionata al destra colonialista ci sta avvolgendo. Questa storia riesce ancora a colpirci? Ah quindi possiamo sentire ancora una volta quanto siamo sensibili- non soltanto crudeli.
(traduzione di Carlo Tagliacozzo e Amedeo Rossi)
Siria : CRISI ARMATA, TRA OPPOSIZIONE E GOVERNO VINCE INDUSTRIA BELLICA
Guerra di propaganda ma anche guerra vera e propria. Come ha anche riferito un rapporto di una speciale commissione del Consiglio dei diritti umani, in Siria sia le forze governative che quelle ribelli si stanno macchiando di crimini e violazioni. Il rapporto sottolinea che ciò avviene su scale diverse, che le violazioni dei ribelli sono di gran lunga inferiori per numero a quelle commesse dall’esercito, ma esplicita un fatto su cui poco o per nulla si soffermano i media occidentali ovvero che l’opposizione dispone di combattenti e di armi.
Sugli armamenti in dotazione all’esercito e alle forze di sicurezza del regime una delle fonti più autorevoli è il Sipri, istituto di ricerca svedese specializzato su conflitti e disarmo. Secondo dati che Peter Wezeman, ricercatore del Sipri, ha fornito alla MISNA, nel periodo 2006-2010 la Siria è stato il settimo importatore a livello globale di armamenti pesanti russe. Le industrie russe hanno in particolare coperto il 64% dell’intera spesa siriana per la Difesa in questo settore. “Il Sipri non ha ancora i dati per il 2011, ma sulla base delle informazioni disponibili non c’è ragione di ritenere che qualcosa sia cambiato”.
Secondo il Sipri tra il 2007 e il 2011, la Siria ha ricevuto dalla Russia 36 sistemi di difesa aerea mobile, sistemi di difesa missilistica e sistemi anti-missili navali. La Siria ha inoltre in sospeso un ordine di acquisto di 24 caccia bombardieri. Sebbene la Russia abbia più volte sostenuto nei primi due mesi di quest’anno che le armi vendute non sono del tipo di quelle usate contro i dimostranti, è possibile – dice il Sipri – che altri trasferimenti di armi siano avvenuti nella massima discrezione. Non si sa ancora, per esempio, se la Russia, dopo averlo fatto in passato, ha fornito anche di recente armi leggere e munizioni. Unici dati certi, l’ammodernamento di 1000 carri armati inquadrati poi dagli obiettivi degli oppositori nelle strade delle città siriane; e il temporaneo fermo a Cipro di una nave russa con un carico di munizioni poi effettivamente arrivato in Siria.
A chiedere esplicitamente di armare gli oppositori è stato invece alcuni giorni fa il primo ministro del Qatar Hamad bin Jassem Al Thani, secondo cui dopo mesi di pacifiche proteste occorre dare a chi si oppone armi per potersi difendere.
Ma una parte dell’opposizione ha già a disposizione come dimostrano i combattimenti e le perdite anche pesanti tra le file dell’esercito. Secondo alcune fonti, non verificabili in maniera indipendente, agli oppositori siriani sarebbero arrivati anche missili anticarro Milan, di produzione franco-tedesca. Già usati in Libia, questi missili, sostengono alcune fonti, potrebbero essere arrivati proprio dalla Libia, da dove, come hanno confermato alla MISNA fonti libiche, sono sicuramente arrivati giovani volontari vogliosi di far avanzare la ‘Primavera araba’ anche in Siria. I canali per trasferire le armi fino a Homs, uno degli epicentri del confronto in atto, portano al Libano. Lo dimostra tra le altre cose l’arrivo ieri nel Paese dei cedri del fotogiornalista inglese Paul Conroy. Ferito la settimana scorsa nella stessa occasione in cui persero la vita la corrispondente del Sunday Times Marie Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik, Conroy è stato portato in Libano da Baba Amr, a Homs, attraverso un corridoio transfrontaliero illegale. Quello stesso corridoio è stato probabilmente usato per far arrivare a Homs armi e combattenti.
Di armi e uomini armati entrati in Siria, attraverso l’Iraq, aveva parlato alla fine di gennaio il vice ministro degli Esteri iracheno Adnan Al Assadi. E un’ulteriore conferma era arrivata due settimane dopo dal direttore dei servizi di sicurezza nazionale (National intelligence) degli Stati Uniti, James Clapper.
[GB]
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Palestina:RAID DEI SOLDATI ISRAELIANI, CHIUSE DUE EMITTENTI TV
Soldati israeliani hanno fatto irruzione nelle sedi di due emittenti televisive palestinesi nella città di Ramallah, il capoluogo della Cisgiordania, sequestrando apparecchiature e trattenendo per ore giornalisti e responsabili: lo riferiscono diverse fonti di stampa, sia locali che internazionali.
Secondo l’agenzia di stampa palestinese “Maan”, l’operazione militare è cominciata alle due di questa notte con l’irruzione nella sede dell’emittente privata “Watan Tv”. I soldati avrebbero portato via con sé computer e altre apparecchiature, mettendo a soqquadro gli uffici della redazione e costringendo a interrompere le trasmissioni. Per diverse ore sono state trattenute quattro persone, sia giornalisti che tecnici.
L’altra emittente coinvolta nell’operazione israeliana è “al-Quds Educational Tv”, una stazione legata all’Università palestinese al-Quds a Gerusalemme. Il direttore dell’emittente, Haroun Abu Arra, ha raccontato che i militari hanno sequestrato tutto e che ora trasmettere è impossibile.
La Cisgiordania è occupata da Israele dal 1967. Le trattative tra il governo di Tel Aviv e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) per una soluzione pacifica del conflitto sono interrotte dal 2010.
[VG]
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ISRAELE DICE NO A PANNELLI SOLARI PER PALESTINESI
Le autorità israeliane fanno come meglio credono nei Territori occupati mentre i palestinesi, nella loro terra, sono costretti a richiedere permessi per tutto, anche per la produzione di energia pulita.
MICHELE GIORGIO
Gerusalemme, 29 febbraio 2012, Nena News (la foto, presa in internet, e’ dell’agenzia AP) – In Cisgiordania è lecita la tecnologia voluta da Israele ma non quella che i palestinesi scelgono in autonomia. Mentre le autorità israeliane annunciano di aver messo a punto un piano per la costruzione di quasi 500 km di ferrovie all’interno dei Territori occupati – la fragile Anp di Abu Mazen non è stata neppure consultata -, gli 80 abitanti del villaggio di al Thala, nel sud della Cisgiordania, si vedranno demolire gli impianti fotovoltaici e le turbine eoliche per la produzione di energia pulita perchè «non hanno chiesto il permesso» alle autorità militari occupanti.
La vicenda di al Thala offre un esempio molto chiaro di ciò che significa vivere nella zona C della Cisgiordania, il 60% del territorio palestinese che, a quasi 19 anni dalla firma degli Accordi di Oslo, resta sotto l’esclusivo controllo delle autorità militari israeliane. Fino allo scorso agosto gli abitanti di al Thala non avevano l’elettricità. Poi sono giunti i cooperanti di una ong tedesca e i rappresentani del gruppo Comet-ME (scienziati israeliani per i diritti umani) che hanno costruito pannelli solari destinati a portare l’energia elettrica a 30 comunità palestinesi in quella zona. Un progetto che ha cambiato la vita a tante famiglie. «Abbiamo acquistato un frigorifero per conservare meglio gli alimenti e presto spero di poter comprare una lavatrice, è così faticoso lavare tutto a mano», spiega Hakima Elayan, madre di quattro figli.
Il sogno di Hakima di vivere con qualche comodità in più rischia di non realizzarsi. Il mese scorso, l’amministrazione civile israeliana, che fa capo al comando militare in Cisgiordania, ha inviato un ordine di stop immediato dei lavori, perché le attività in corso sarebbero «illegali», ossia svolte senza i «regolari permessi». Ora sono a rischio demolizione i pannelli e le turbine di al Thala e di altre 5 comunità. E che si tratti di energia pulita non interessa all’occupante.
Quindi un palestinese non può avviare alcuna attività nella sua terra senza una autorizzazione di Israele che, al contrario, può elaborare e realizzare un progetto nella terra di un altro popolo, senza preoccuparsi di consultare neppure il modesto governo di Salam Fayyad, il premier dell’Anp. «L’aiuto internazionale è una componente importante per garantire una vita migliore ai palestinesi ma nessuno può godere di immunità, le leggi vanno rispettate», ha spiegato Guy Inbar, dell’amministrazione civile israeliana. Ma la legge è israeliana, imposta ad un popolo sotto occupazione dal 1967, e visto che rischiano di finire in detriti e macerie anche 400mila euro, i tedeschi fanno sapere di essere alquanto irritati per queste decisioni israeliane. Un raro segno di dispiacere da parte dei principali alleati di Israele nella Ue. La presa di posizione della Germania ha dato coraggio anche alle autorità polacche che, attraverso il vice ministro degli esteri Jerzy Pomianowski, hanno fatto sapere di aver accolto male la notizia che il pozzo di al Thala, riabilitato con fondi di Varsavia, è stato demolito per lo stesso motivo: la mancanza di un permesso israeliano.
Come risponderà Israele? Le autorità militari fanno ciò che vogliono nella area C della Cisgiordania, dove i coloni israeliani si muovono senza alcun problema. Lo scorso anno l’esercito israeliano ha fatto demolire 622 strutture (di cui 222 case), lasciando senza un tetto 1.100 palestinesi, metà dei quali bambini. Israele irrita perfino alleati automatici quali Germania e Polonia. Ma non succederà niente. Qualche piccolo malessere e tutto riprenderà come prima, come sempre. Nena News
Israele:Tecnologie di controllo: il caso di Hewlett-Packard
Un rapporto sul coinvolgimento diretto di Hewlett Packard (HP) nell'occupazione. HP è stato usato come un caso di studio per parlare del ruolo delle corporazioni internazionali e locali nei meccanismi israeliani di sorveglianza e controllo sui territori palestinesi occupati.
Il rapporto completo può essere scaricato qui (in lingua inglese).
L'occupazione israeliana dei territori palestinesi è sostenuta e conservato dalle quotidiane pratiche di sorveglianza e di controllo. Negli ultimi anni, queste pratiche si sono basate sempre più affidamento su meccanismi tecnologici forniti da aziende internazionali e locali. Tra questi c'è anche l'Hewlett-Packard (HP).
Attraverso la filiale israeliana EDS, HP è il prime contractor del sistema di Basilea, un automatico sistema di controllo biometrico di accesso installato e mantenuto da HP ai check-point militari nei territori palestinesi occupati (OPT).
Un altro meccanismo di controllo in cui HP è coinvolta in Israele è il sistema di carte d'identità di Israele, che riflette e rafforza le sue asimmetrie politiche ed economiche e la struttura a strati della cittadinanza. HP produrrà carte d'identità biometriche per i cittadini e i residenti di Israele (ebrei e palestinesi) per il Ministero degli Interni israeliano. Inoltre, HP fornisce servizi e tecnologie per l'esercito israeliano.
Inoltre, due dei fornitori di servizi tecnologici di HP in Israele sono Matrix e la sua filiale, testware Tact, che si trovano nella colonia illegale di Modi'in Illit in Cisgiordania. HP sta prendendo parte al progetto della "Smart city" nell'insediamento illegale di Ariel in Cisgiordania, fornendo un storage system per la colonia.
Attraverso la filiale israeliana EDS, HP è il prime contractor del sistema di Basilea, un automatico sistema di controllo biometrico di accesso installato e mantenuto da HP ai check-point militari nei territori palestinesi occupati (OPT).
Un altro meccanismo di controllo in cui HP è coinvolta in Israele è il sistema di carte d'identità di Israele, che riflette e rafforza le sue asimmetrie politiche ed economiche e la struttura a strati della cittadinanza. HP produrrà carte d'identità biometriche per i cittadini e i residenti di Israele (ebrei e palestinesi) per il Ministero degli Interni israeliano. Inoltre, HP fornisce servizi e tecnologie per l'esercito israeliano.
Inoltre, due dei fornitori di servizi tecnologici di HP in Israele sono Matrix e la sua filiale, testware Tact, che si trovano nella colonia illegale di Modi'in Illit in Cisgiordania. HP sta prendendo parte al progetto della "Smart city" nell'insediamento illegale di Ariel in Cisgiordania, fornendo un storage system per la colonia.
Il rapporto completo può essere scaricato qui (in lingua inglese).
martedì 28 febbraio 2012
Israele e "la gioventù delle colline"
La chiamano Hilltop Youth, "gioventù delle colline", una definizione che rimanda a un collettivo, una gang, uno spazio sociale di giovani. Ma non è così, perché le colline di riferimento sono quelle palestinesi e 'loro' sono la frangia più dura dei coloni che vivono negli outpost, gli insediamenti ebraici “illegali” persino per il governo di Tel Aviv.
di Simone Ogno
Un ritratto di questa gioventù è stato portato all’attenzione dell'opinione pubblica qualche tempo fa, da un reportage della rete televisiva israeliana Channel 2, sottotitolato in inglese dal giornalista Ami Kaufman, con una dedica particolare: "Questa traduzione è dedicata ai miei amici dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e ai rabbini nazionalisti del mondo. Senza di voi, questi razzisti non esisterebbero".
Il mezzo dei reporter è costretto a compiere uno slalom tra le barriere e le puntine disseminate lungo tutto il tragitto che porta all’outpost di Migron, 14 km a nord di Gerusalemme. Sono misure precauzionali volte a rallentare gli interventi dell’IDF, l’esercito israeliano, che periodicamente tenta di sgomberare forzatamente l’avamposto radendo al suolo prefabbricati o casolari di fortuna.
I volti giovani di Sari, Ester ed Eliraz non riescono a mascherare la durezza delle loro parole e la violenza tra le righe.
"Gli ulivi? Appartengono tutti agli ebrei, anche gli ulivi che sono vicino a Muhmus sono nostri. Solo perché gli arabi pensano di possedere qualcosa qui, possono essere chiamati imbroglioni. Gli arabi hanno ventidue paesi no? Si sa che ovunque ci sia un ulivo c’è un arabo, e dove c’è un arabo c’è un terrorista".
La durezza negli occhi delle tre ragazze tradisce i sorrisi, e le parole “loro (gli arabi) non appartengono a questo posto, ogni giorno che rimangono qui pagheranno un prezzo”, confermano il collegamento tra questa gioventù e i “price tag” sempre più diffusi a Gerusalemme e nei villaggi vicini a colonie e outpost.
Graffiti sui muri che invocano la morte degli arabi, ingiurie rivolte al profeta Maometto, minacce alle famiglie palestinesi, vandalismo contro le proprietà: questi sono i “price tag”, atti che solitamente seguono lo sgombero di un outpost da parte dell’esercito israeliano, una rappresaglia nei confronti dei palestinesi che si ritrovano vittime, per l’ennesima volta.
Di recente queste attività si sono spinte oltre, verso il cuore dell’occupazione e verso l’esterno.
Il 12 dicembre scorso, un attacco portato al quartiere militare della brigata Ephraim ha coinvolto decine di coloni con il lancio di molotov e pietre verso le strutture e i mezzi della base israeliana, una vicenda che ha ricevuto la ferma condanna del primo ministro Benjamin Netanyahu e le parole incredule del generale Avi Mizrahi: “L’odio di ebrei verso i nostri soldati, così come l’ho visto, è una cosa che non ho mai visto in trent’anni di servizio”.
Meir Bartler è invece il leader che ha progettato l’attraverso del confine con la Giordania per rivendicare il possesso ebraico delle due sponde del fiume Giordano.
Una trentina di coloni fecero irruzione nell’area di Kasr al-Yehud a soli duecento metri dal confine, progettando la costruzione di una colonia e contestando l’intromissione giordana nella vicenda della chiusura del Mughrabi Bridge, che unisce il Muro del Pianto alla Spianata delle Moschee.
Bartler afferma che “in Israele, a volte, per far sì che un argomento venga affrontato, spesso c’è bisogno che lo si sbatta violentemente sul tavolo, e noi lo abbiamo fatto”; ma sono soprattutto le lamentele sui maltrattamenti subiti da parte dell’IDF a mostrare una profonda ambiguità.
Parlano di "violazione dei loro diritti", perché costretti a portare le manette per diciotto ore o per la mancanza di coperte per la notte.
Quasi un paradosso se si pensa alle quotidiane violazioni subite dai palestinesi rispetto alla libertà di circolazione, espressione, riunione, istruzione, e alle violenze subite dai coloni con gli incendi appiccati alle piantagioni di ulivo e le aggressioni fisiche, sino ad arrivare alle questione dei detenuti palestinesi e al caso di Khader Adnan.
Ora la storia pare rovesciarsi, con gli autori di quelle violazioni che diventano vittime del loro stesso sistema, mentre continuano gli attacchi “price tag”, che di recente hanno coinvolto anche la comunità cristiana di Gerusalemme, a cui è stata 'dedicata' la scritta “Vi crocifiggeremo tutti”.
Azioni che hanno portato a un richiamo ufficiale da parte della cancelleria vaticana.
Le tensioni di questi giorni alla Spianata delle Moschee tra giovani palestinesi e polizia israeliana sono il frutto dell’impunità di queste azioni, alimentate ogni giorno da esternazioni come quella di Moshé Feiglin, rappresentante dell’ala più estrema del Likud, desideroso di concedersi una "passeggiata" sulla Spianata, una provocazione che ricorda i nefasti passi di Ariel Sharon.
C’è una grave crisi all’interno di Israele che contrappone partiti, esercito e colonie, con un governo che che sembra impotente dinanzi alle rappresaglie dei coloni e alla loro sempre maggiore influenza, quasi che lo strumento prediletto della politica israeliana sia sfuggito di mano al suo creatore, influenzando un progetto coloniale che vorrebbe essere portato avanti distante dai riflettori mediatici.
Nel mezzo la politica pare cavalcare questo crescente malcontento con i gruppi alla destra del Likud che premono per il monopolio dei voti tra le colonie, ben consapevoli che circa 500 mila elettori possono rovesciare gli esiti di un’elezione.
Al di là del muro i palestinesi rimango a guardare lo scorrere di queste dinamiche sulle loro esistenze.
Guarda il video.
29 febbraio 2012
2 Top ufficiale IDF avverte: frangia radicale Settlers 'in crescita
La frangia estremista dei coloni in Cisgiordania è in crescita, lo ha riferito un alto funzionario dell'IDF e stanno aumentando gli atti di violenza contro l'IDF e i palestinesi. pur non nominandolo direttamente presubilmente il riferimento è rivolto a Weiss , universalmente considerato come uno dei leader dei giovani coloni comunemente identificati con il termine la "collina dei giovani, entrati in conflitto aperto con le Forze di Difesa israeliane e i leader del Consiglio Yesha degli insediamenti. ""La Cisgiordania oggi è una fucina di erbacce", h dichiarato l'ufficiale. Tuttavia , la maggior parte dei settler sono rispettosi della legge.Come risultato, Shamni e l'ex comandante di divisione della Cisgiordania, Briga.Gen. Noam Tivon, hanno percorso la Cisgiordania accompagnati da guardie del corpo negli ultimi due anni, a causa delle minacce ricevute da parte dei coloni. "l'esercito non ha piani operativi per un'ampia evacuazion e non ha ricevuto istruzioni complete del governo su questo tema".
MERCOLEDÌ 21 OTTOBRE 2009
UN: IDF may have planted spy gear
3 VIDEO: intervista a "giovani delle colline" o "the Hilltop youth", giovani coloni israeliani fanatici
degli avamposti nella West Bank
versione in ebraico, sottotitolato in inglese:
Gaza ;CRISI ENERGETICA, DI NUOVO CHIUSA CENTRALE ELETTRICA
E’ stata completamente chiusa oggi, per la seconda volta in due settimane, l’unica centrale elettrica di cui dispone la Striscia di Gaza. Lo riferisce l’agenzia di stampa ‘Maan’secondo cui la chiusura è dovuta alla mancata fornitura di carburante da parte dell’Egitto.
Dopo essere stata chiusa lo scorso 14 febbraio, la centrale aveva parzialmente ripreso ad operare otto giorni fa con la riattivazione di uno dei suoi quattro generatori. La popolazione della Striscia (un milione e 700.000 abitanti circa secondo stime correnti) rischia così un nuovo lungo blackout unito alla carenza di carburante, divenuto introvabile a prezzi di mercato mentre sul mercato nero è reperibile ma a prezzi maggiorati.
Non sono ancora chiari i motivi dell’interruzione della fornitura da parte dell’Egitto che la scorsa settimana, per ripristinare il servizio, aveva raggiunto un accordo con Hamas, il movimento che dal 2007 governa ‘de facto’ la Striscia.
L’accordo, di cui aveva dato notizia un portavoce di Hamas, prevede tre fasi: nella prima, per far fronte alle immediate esigenze, società egiziane approvvigioneranno direttamente la Striscia di carburante; quindi si passerà all’ammodernamento della centrale elettrica di Gaza che passerà a una capacità produttiva di 40 megawatt; nella terza fase, la rete elettrica di Gaza sarà direttamente collegata a quella egiziana e la centrale elettrica funzionerà a gas. A contribuire al finanziamento del progetto sarà la Banca islamica di sviluppo con una cifra pari a circa 25 milioni di euro.
[GB]
The Gaza government is pressing for the Rafah terminal between the countries to be equipped for fuel transfer, and is reluctant to accept fuel to be delivered via the Israeli-controlled Kerem Shalom crossing.
The government fears Israel will use control of supplies to squeeze the coastal strip.
Israel severely restricts the movement of people and goods from the Gaza Strip since it tightened a blockade on the territory in 2007.
Egypt thwarts attempt to smuggle fuel into Gaza Strip
Published today (updated) 28/02/2012 16:34

A Palestinian smuggler rests near a tunnel in Rafah, southern Gaza Strip on
April 14, 2010. (MaanImages/Hatem Omar)
April 14, 2010. (MaanImages/Hatem Omar)
EL-ARISH (Ma’an) -- Egyptian security forces on Tuesday thwarted an attempt to smuggle large quantities of diesel fuel into the Gaza Strip via underground tunnels, Ma'an's correspondent said.
Egyptian military and police forces stopped four trucks containing more than 7,000 liters of diesel fuel bound for the Gaza Strip.
Four Egyptian smugglers were arrested and are being questioned.
Egypt wants to stop the use of underground tunnels for delivery of Egyptian fuel purchased by Palestinian authorities, and has severely reduced supply through the tunnel network, prompting an energy crisis in the coastal enclave.
Egyptian and Gazan officials reached a deal last week which includes longer-term measures to increase the capacity of Gaza's sole power plant and link Gaza's electricity grid to Egyptian infrastructure.
On Sunday, as part of the first stage of the agreement, Egypt increased its power supply to the Gaza Strip from 17 to 22 megawatts.
The shorter-term requirement is the delivery of fuel into Gaza, but a disagreement on the route of the fuel still appeared to be pending agreement.Egyptian military and police forces stopped four trucks containing more than 7,000 liters of diesel fuel bound for the Gaza Strip.
Four Egyptian smugglers were arrested and are being questioned.
Egypt wants to stop the use of underground tunnels for delivery of Egyptian fuel purchased by Palestinian authorities, and has severely reduced supply through the tunnel network, prompting an energy crisis in the coastal enclave.
Egyptian and Gazan officials reached a deal last week which includes longer-term measures to increase the capacity of Gaza's sole power plant and link Gaza's electricity grid to Egyptian infrastructure.
On Sunday, as part of the first stage of the agreement, Egypt increased its power supply to the Gaza Strip from 17 to 22 megawatts.
The Gaza government is pressing for the Rafah terminal between the countries to be equipped for fuel transfer, and is reluctant to accept fuel to be delivered via the Israeli-controlled Kerem Shalom crossing.
The government fears Israel will use control of supplies to squeeze the coastal strip.
Israel severely restricts the movement of people and goods from the Gaza Strip since it tightened a blockade on the territory in 2007.
SIRIA: PASSA CON L’87% DI SI’ IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Affluenza buona ai seggi per votare la nuova costituzione: pluralismo partitico, elezioni presidenziali e limite di due turni di 7 anni per il presidente. Alcuni sembrano sperarci. Per gli "Amici della Siria" è una burla.
IKA DANO
Roma, 28Febbraio 2012, Nena News – E’ stato approvato con l’87% di voti favorevoli il testo della nuova costituzione introdotto dalle autorita’ siriane. Nella giornata di domenica, più di 14 milioni di siriani sono stati chiamati ai 14.185 seggi elettorali. L’affluenza e’ stata del 57%.
Per alcuni la riforma costituzionale rispecchia il bisogno di riforme e apre le porte al pluralismo partitico. Per altri è una burla. “Ho votato perchè questo è il risultato di riforme introdotte dal presidente – ha dichiarato l’elettore trentaduenne Balsam Kahila intervistato dal quotidiano libanese Al Manar – e se queste riusciranno, avremo una democrazia, non come in Libia e in altri Paesi…. voto nonostante le gangs armate”.
E l’ex parlamentare George Jabbour ha sottolineato come il punto decisivo della costituzione sia l’articolo 8, che garantisce il pluralismo partitico e mette fine al monopolio decennale del partito unico Baath. Il presidente è eleggibile per un massimo di due turni di 7 anni l’uno, che iniziano peró solo al termine del mandato di Bashar Al Assad nel 2012.
La nuova versione non ha più alcun riferimento al carattere socialista dello stato siriano, ma sottolinea con l’articolo 60 che la metà dei parlamentari dovrà essere composta di “lavoratori e contadini”, classi portanti di un’economia tradizionalmente basata sull’agricoltura, progressivamente scalzata a partire dagli anni ‘70 dalla media industria (26.8% del PIL) e dal settore terziario (55.6%), secondo dati dell’Economy Watch.
Ma mentre le autorita’ confermavano domenica l’andamento “più che soddisfacente” delle votazioni e ieri dello spoglio, da varie localita’ giungevano notizie di nuovi morti e feriti. In particolare da Homs dove fonti dell’opposizione hanno denunciato la strage, apparentemente compiuta dalle milizie filo governative, di 64 giovani fuggiti dal quartire di Bab Amro circondato dall’esercito. La Croce Rossa internazionale invece ha comunicato di aver distribuito aiuti umanitari a 12 000 abitanti di Hama e di essere in trattative con governo e gruppi d’opposizione per entrare ad Homs.
Per il Segretario di Stato americano Hillary Clinton riportato da UPI il referendum “è ipocrita e sarà usato da Assad per giustificare ció che sta facendo agli altri siriani”. “E´ a dir poco una burla cinica”, afferma durante la sua visita in Marocco. Gli fa eco il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle, per cui “voti fantoccio non possono essere un contributo alla risoluzione della crisi”.
E se anche potesserlo esserlo, non sembra si sia disposti a concedere una chance per provarlo. Tra gli “Amici della Siria”, l’Arabia Saudita e il Qatar sono i piu’ propensi ad intervenire indirettamente armando l’opposizione. Mentre gli “Amici occidentali” non azzardano – ancora – piani concreti di intervento, e la Clinton predice un colpo di stato interno. L’Europa dal canto suo, procede con i tentativi di ulteriore isolamento: oggi i ministri degli esteri europei si sono accordati oggi su nuove sanzioni contro la Siria: congelamento dei beni della banca centrale di Damasco e divieto d’ingresso nell’Unione Europea per 150 persona non grata e voli commerciali in provenienza siriani. Mercoledì il prossimo incontro a Brussel con la Siria in cima all’ordine del giorno. Nena News
SIRIA: PASSA CON L’87% DI SI’ IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
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NUOVA COSTITUZIONE È LEGGE TRA LE CRITICHE
È entrata ufficialmente in vigore nel paese la Costituzione approvata con l’89,4% dei ‘sì’ nel referendum tenutosi domenica nel paese in preda ad una grave crisi politica e teatro di scontri, circoscritti a diverse città, tra militari e membri del cosiddetto ‘Esercito libero siriano’. Lo rende noto l’agenzia di stampa ‘Sana’ precisando che la Carta fondamentale è entrata in vigore dopo l’annuncio dei risultati del referendum letti ieri alla tv di stato dal ministro degli Interni Mohammed Chaar.
Il ministro ha precisato che su un totale di circa 8 milioni di elettori recatisi alle urne, ovvero il 57% degli aventi diritto, oltre 7 milioni hanno votato a favore e 735.000 contro l’approvazione della Costituzione. Dati, quelli riferiti dal ministro, accolti con scetticismo dagli oppositori e attivisti che da mesi si confrontano con il regime del presidente Bashar al Assad, che li hanno definiti “frutto della fantasia” dei responsabili governativi.
Tra le novità introdotte dal nuovo testo, il multipartitismo che sancisce la fine del predominio del Baath nella politica e nelle istituzioni; l’elezione diretta del presidente tra candidati appoggiati da una quota fissa di parlamentari, per un massimo di due mandati di sette anni ciascuno e la soppressione di riferimenti espliciti all’ideologia socialista. L’Islam – come nel testo precedente – viene confermato alla base della giurisprudenza e come confessione del capo dello Stato, ma non religione di Stato. Il nuovo testo esclude la nomina alle alte cariche dello Stato di cittadini che non risiedano nel paese da almeno dieci anni, che hanno la doppia nazionalità o che sono sposati a un non siriano.
[AdL]
lunedì 27 febbraio 2012
FOTO E VIDEO: Shuhada Street, la repressione dell’esercito
Oltre 300 palestinesi e attivisti israeliani hanno manifestato venerdì 24 febbraio ad Hebron chiedendo la riapertura della principale via della città, Shuhada Street, chiusa dalle autorità israeliane nel 2000.
L’esercito israeliano ha immediatamente reagito alla manifestazione nonviolenta con un annuncio registrato in inglese, facendo sapere ai dimostranti che su trattava di “un test del supporto acustico di ampio raggio LRAD della American Technology Corporation”. Sono state emesse ondate di rumori fastidiosi e insopportabili, che hanno provocato nausea e perdita di equilibrio a molti manifestanti. Sono seguiti lanci di gas lacrimogeni e di acqua puzzolente e putrida, sparata non solo contro i dimostranti ma anche contro un piccolo funerale che stava passando. Diciassette manifestanti sono dovuti ricorrere a cure mediche a causa dell’inalazione dei gas dei lacrimogeni e per la nausea provocata dall’acqua. Un dimostrante è stato arrestato e rilasciato nel pomeriggio.I soldati aggrediscono i manifestanti con bombe sonore e gas lacrimogeni. L’esercito colpisce anche un funerale che stava passando lanciandogli contro acqua putrida. I familiari e la salma sono stati ricoperti di acqua puzzolente, mentre i soldati impedivano loro di passare (Foto: AIC)
Guarda il video:
L’esercito israeliano ha immediatamente reagito alla manifestazione nonviolenta con un annuncio registrato in inglese, facendo sapere ai dimostranti che su trattava di “un test del supporto acustico di ampio raggio LRAD della American Technology Corporation”. Sono state emesse ondate di rumori fastidiosi e insopportabili, che hanno provocato nausea e perdita di equilibrio a molti manifestanti. Sono seguiti lanci di gas lacrimogeni e di acqua puzzolente e putrida, sparata non solo contro i dimostranti ma anche contro un piccolo funerale che stava passando. Diciassette manifestanti sono dovuti ricorrere a cure mediche a causa dell’inalazione dei gas dei lacrimogeni e per la nausea provocata dall’acqua. Un dimostrante è stato arrestato e rilasciato nel pomeriggio.I soldati aggrediscono i manifestanti con bombe sonore e gas lacrimogeni. L’esercito colpisce anche un funerale che stava passando lanciandogli contro acqua putrida. I familiari e la salma sono stati ricoperti di acqua puzzolente, mentre i soldati impedivano loro di passare (Foto: AIC)
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domenica 26 febbraio 2012
I dieci motivi più che eccellenti per attaccare l’Iran
di David Swanson – 22 febbraio 2012
1. L’Iran ha minacciato di contrattaccare se aggredito, e quello è un crimine di guerra. I crimini di guerra devono essere puniti.
2. La mia televisione dice che l’Iran ha testate nucleari. Questa volta sono sicuro. Proprio come la Corea del Nord. Sono sicuro che loro sono i prossimi. Noi bombardiamo soltanto i posti che hanno sul serio testate nucleari e sono l’Asse del Male. Eccetto l’Iraq, che era una cosa diversa.
3. In Iraq non è andata così male. Considerato quanto è pidocchioso il suo governo, ci si sta meglio ora che tanti se ne sono andati o sono morti. Davvero, la cosa non avrebbe potuto andare meglio nemmeno se l’avessimo programmata.
4. Quando minacciamo di tagliar fuori il petrolio iraniano, l’Iran minaccia di tagliar fuori il petrolio iraniano, il che è assolutamente intollerabile. Cosa faremmo senza quel petrolio? E a cosa serve comprarlo se loro vogliono venderlo?
5. L’Iran sta segretamente dietro l’11 settembre. L’ho letto su Internet. E anche se così non fosse, sarebbe peggio. L’Iran non attacca un’altra nazione da secoli, il che vuol dire che è garantito che il suo prossimo attacco arriverà molto presto.
6. Gli iraniani sono degli svitati religiosi, diversamente dagli israeliani e dagli statunitensi. La maggior parte degli israeliani non vuole attaccare l’Iran, la il Sacro Governo Israeliano lo vuole. Opporsi a tale decisione sarebbe un peccato contro Dio.
7. Gli iraniani sono così stupidi che quando gli ammazziamo gli scienziati loro cercano di reclutare un venditore di auto in Texas perché recluti una banda di trafficanti di droga in Messico per assassinare un ambasciatore saudita a Washington e poi non lo assassinano, solo per farci apparire cattivi per averli beccati.
7. b Oh, e gli stupidi vanno bombardati. Non sono civilizzati.
8. La guerra è una cosa buona per l’economia statunitense e anche per l’economia iraniana. I soldati dislocati in Iran comprerebbero roba. E le donne sopravvissute alla guerra avrebbero maggiori diritti. Come in Virginia. Dobbiamo questo agli iraniani dopo quel piccolo incidente del 1953.
9- Questo è il solo modo per unire la regione. O bombardiamo l’Iran e quella ci giura amore eterno oppure, se necessario, occupiamo l’Iran per liberarlo così come i suoi vicini. Non dovrebbe volerci molto. Guardate come va già bene l’Afghanistan.
10. Non ci restituiranno il nostro drone. Non occorre dire altro.
David Swanson è autore di “When the World Outlawed War,” “War Is a Lie” e “Daybreak: Undoing the Imperial Presidency and Forming a More Perfect Union.” [rispettivamente: ‘Quando il mondo mise la guerra fuorilegge’, ‘La guerra è una menzogna’ e ‘Alba: smontare la presidenza imperiale e creare una Unione più perfetta’ – n.d.t.].
Scrive sui blog http://davidswanson.org e http://warisacrime.org e lavora per l’organizzazione attivista in rete http://rootsaction.org. E’ conduttore della Talk Nation Radio.
Gerusalemme, destra israeliana a caccia dello scontro

Thursday, 23 February 2012 10:57 Sergio Yahni (Alternative Information Center)
Graffiti “Price tag” (campagna ufficiosa dei coloni contro le demolizioni in alcuni outpost illegali in Cisgiordania) sulle mura di un chiesa battista a Gerusalemme domenica scorsa sono solo l’ultimo atto di una serie di vessazioni contro istituzioni cristiane e musulmane negli ultimi due mesi.
Solo nelle scorse due settimane sono state attaccate la scuola bilingue arabo-ebraica a Sud di Gerusalemme e due chiese. Domenica 19 febbraio, giovani musulmani si sono scontrati con le forze di polizia israeliane a Haram al Sharif (il Monte del Tempio, Spianata delle Moschee, ndr) durante la visita di un gruppo di turisti scortati dalla sicurezza, dopo che un sito web della destra israeliana, Har Habayit Shelanu (“Il Monte del Tempio è nostro”, in ebraico) chiamava gli ebrei a prendersi il sito di Haram al Sharif. Il sito riportava un annuncio dei movimenti Monte del Tempio e Il Tempio che dichiarava domenica 19 febbraio “il giorno del pellegrinaggio di massa per rafforzare la sovranità ebraica sul Monte del Tempio”. Come risposta, nell’ultima preghiera musulmana del venerdì precedente il 19, sono stati mossi appelli a manifestare ad Haram al Sharif la domenica successiva.
Secondo il sopra menzionato sito web, il parlamentare della Knesset Ori Ariel avrebbe partecipato all’evento. Una settimana prima, la polizia aveva impedito a Moshe Feiglin, membro di estrema destra del partito Likud (candidato alle primarie nelle scorse settimane contro Netanyahu, ndr) dal mettere piede ad Haram al Sharif.
Negli scontri verificatisi domenica 19, diciotto palestinesi sono stati arrestati.
Tra gli attivisti di destra israeliani c’è chi giudica quella del sito Har Habayit Shelanuuna provocazione. Tuttavia, anche le organizzazioni considerate moderate chiedono spesso un cambiamento dello status quo ad Haram al Sharif. In un editoriale del 13 febbraio, un organizzazione americana sionista chiedeva al governo israeliano di fermare la discriminazione contro gli ebrei nel Monte del Tempio e di garantire loro il diritto a pregare nel sito.
Secondo l’organizzazione, “il Monte del Tempio, e non il Muro del Pianto, è il più importante luogo sacro per gli ebrei”. L’associazione ha aggiunto che “un ebreo che comprende il significato di Gerusalemme e del Monte del Tempio non può restare in silenzio e permettere ai musulmani di impossessarsi di quello che appartiene per legge agli ebrei”.
Inoltre, il Women’s Forum for the Temple, guidato da Einat Ziv e Rivka Shimon, organizza un pellegrinaggio di donne due volte al mese a Haram al Sharif. In risposta a tale iniziativa, i leader religiosi musulmani hanno chiesto alle donne musulmane di entrare nel sito e proteggerlo.
Il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, ha parlato degli scontri di domenica affermando che le azioni degli estremisti israeliani e dei parlamentari della Knesset sono pericolose provocazioni che feriscono i sentimenti di tutti i musulmani. Sheikh Yusuf al Qaradawi, capo dell’Unione Internazionale degli Studenti Musulmani, ha denunciato i tentativi israeliani di alterare lo status quo locale e ha chiamato i musulmani a organizzarsi per difendere il luogo sacro. In un editoriale pubblicato lunedì, Sheikh sottolinea che Haram al Sharif è la linea rossa e che i musulmani non possono restare fermi e calmi se viene attaccato.
Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

Nadler, Engel and Hoenlein inspect Jewish gravestones allegedly desecrated by Muslims on Mt of Olives (Jewish Press)
Not to be outdone by Ariel Sharon, who provoked an entire Intifada by forcing his way onto the Temple Mount, nor by Moshe Feiglin, who provoked wholesale Muslim riots in the past two weeks with provocative flyers calling for destruction of the Muslim sacred mosques there, Congressmembers Jerrod Nadler and Elliot Engel, and Conference of Presidents head Malcolm Hoenlein toured the Mount of Olives (here’s the news story). They did so under the direction of the Kahanist NY Jewish Press managing editor, Yishay Fleisher, who lives as a settler in the disputed East Jerusalem neighborhood.
Wonder of wonders, the settler supporters were shocked, I say SHOCKED that Muslim worshippers at a nearby East Jerusalem mosque met them with a hail of rocks. Naturally, Israeli police drew their weapons. Why not escalate the tensions with a few maimed or killed Muslims? Or think of the alternative, we could’ve had a few knucklehead members of Congress with concussions and started an international incident that could’ve made the political climate even worse than it already is. In order to show which side his settler bread is buttered on, Hoenlein has announced his plan to retake Har Ha-Zeytim (Mount of Olives) for the Jewish people. Hey, if we’re going to have a holy war, why not have one over a cemetery and a bunch of gravestones?
The Jewish Press’ Kahanist editor announced his plan to complete the Judaization of the Mount of Olives in the same way Elad and other settlers groups are de-Arabizing Silwan and Sheikh Jarrah:
“One day soon, Maale HaZeitim will be a quiet, gentrified, normal Jerusalem neighborhood.”
The only thing he neglected to say was that to be “quiet, gentrified and normal” it would have to be, God willing, Arab-rein.
Engel and Nadler have now earned pro-settler combat pay, which will come in handy in their next elections when they face their Chabad, Haredi and ultra-Israel Brooklyn supporters who expect nothing less. You can be sure when Feiglin and Ateret Cohanim hold their first photo-op at the newly rebuilt Holy Temple, built on the ruins of the Dome of the Rock and Al Aqsa Mosque, that Nadler, Engel and Hoenlein will be there to have their pictures taken. With any luck, perhaps there can be a few bodies of the Muslim worshippers they had to kill in order to attain this august achievement. That would put the victory in the proper context of a Jewish Jihad-holy war.
Let it not be said that Israelis and Palestinians are fighting this war solely amongst themselves. For right-wing American Jews are doing their best to fan the flames as well. A schandeh.
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