giovedì 30 giugno 2011

Israele: Demolizioni nella valle del Giordano, 103 restano senza casa. sfruttamento economico della zona

Aggiungi didascalia
      Martedì scorso, 14 giugno, una grande demolizione ha avuto luogo nel villaggio di Fasayil al-Wusta (Governatorato di Gerico), nella valle del Giordano, lasciando senza tetto, ed esposte al duro ambiente desertico 103 persone provenienti da 18 famiglie, tra cui 64 bambini. Il Co-Direttore dell'ICAHD, Itay Epshtain, ha dichiarato: "L'ultima demolizione è parte di una pulizia etnica in atto della Valle del Giordano." "Non abbiamo altro posto dove andare, ci rialzeremo", dice Ali Abdallah Khaled Ghazal.La demolizione ha avuto luogo nelle prime ore del mattino di Martedì 14 Giugno, 21 strutture, tra cui 18 case e 3 ricoveri per animali, sono state demolite dall'amministrazione civile israeliana. Una forza armata di 50 guardie di confine israeliane ha protetto la demolizione; nelle operazioni è rimasto ferito Abiat Ali Salim che è stato successivamente trasportato in Giordania per le cure mediche Il personale del Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case (ICAHD) ha visitato il villaggio questa mattina per documentare la completa demolizione. A seguito della visita, il Co-Direttore dell'ICAHD, Itay Epshtain, ha commentato: "E' chiara la politica di Israele di demolire le abitazioni palestinesi nella Valle del Giordano per consentire l'espropriazione della terra e per permettere alle vicine colonie di invadere la terra palestinese". Ali Abdallah Khaled Ghazal, residente a Fasayil, ha promesso di ricostruire la sua casa di famiglia: "Non abbiamo altro posto dove andare, ci rialzeremo".
Gli ordini di demolizione erano stati consegnati alle famiglie di Fasayil, alcune delle quali vivevano nella zona fin dal 1990, lo scorso aprile e, a seguito della demolizione di ieri, esse sono rimaste senza riparo, con le loro fonti di sostentamento gravemente danneggiate. Negli ultimi anni Israele ha attuato nella Valle del Giordano una politica di accaparramento di terre e di espansione delle colonie illegali, ha impedito lo sviluppo dei palestinesi. "La vasta demolizione di case e la dichiarazione di zone militari chiuse, sono tutte misure precise per impedire ai palestinesi ogni libertà di movimento, e le ultime demolizioni fanno parte di una pulizia etnica in corso nella Valle del Giordano", ha aggiunto Epshtain.

Fasayil al-Wusta è sede di una comunità di beduini, molti dei quali provengono dalla zona di Betlemme. Fasayil si trova nell'Area C dei Territori Palestinesi Occupati. Dal 1967 Israele ha demolito più di 30.000 case palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme est. Non è prevista la loro ricollocazione, come non è mai stato dato un indennizzo alle vittime che hanno subito la demolizioni delle case.
 Aggiornamento del 21 giugno   Ieri, martedì 21 giugno, c’è stata una demolizione presso il villaggio di al-Khirbat Hadidiya (Valle del Giordano). Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), la demolizione ha colpito 29 strutture e oltre 30 persone provenienti da sei famiglie, compresi 11 bambini. Sono state inoltre demolite delle case nel villaggio di Khirbet Yarza, sono state colpite 13 persone. ICAHD continuerà a monitorare e a segnalare la crescente tendenza alla demolizione di case e alla pulizia etnica nella Valle del Giordano. Nel tentativo di sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti della situazione degli abitanti palestinesi della Valle del Giordano, ICAHD ha avviato viaggi di studio nel territorio, basati su contatti con gli attivisti locali e le comunità palestinesi.

(tradotto da barbara gagliardi)    http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2797:103-restano-senza-casa-nella-valle-del-giordano&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

B’Tselem – Il Centro di Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati.
12.05.2011   http://www.btselem.org/press-release/new-report-exposes-scope-israel-s-economic-exploitation-jordan-valley   Un nuovo rapporto descrive la portata dello sfruttamento economico della Valle del Giordano da parte di Israele.
  •77,5 per cento della zona è chiusa ai palestinesi;
•9.400 coloni del luogo godono della distribuzione delle risorse idriche, pari a quasi 1/3 del consumo di tutta la popolazione della Cisgiordania palestinese.
Israele ha istituito un regime che sfrutta massicciamente le risorse della Valle del Giordano e della zona settentrionale del Mar Morto, molto più che altrove in Cisgiordania, dimostrando la sua intenzione: annettere, de facto, l'area allo Stato di Israele. Questi sono i risultati di “Espropriazione e sfruttamento” un rapporto pubblicato oggi (12 maggio 2011) dall'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem.. 
La superficie complessiva della Valle del Giordano e della zona settentrionale del Mar Morto è la più grande riserva di terre in Cisgiordania. L'area si estende su 1,6 milioni di dunam, che costituiscono il 28,8 per cento della Cisgiordania. E' la casa di 65.000 palestinesi che vivono in 29 comunità, e di altri 15.000 palestinesi che vivono in decine di piccole comunità beduine. 9.400 israeliani vivono in 37 insediamenti (compresi sette avamposti) costruiti nella zona.
La relazione passa in rassegna le varie misure che Israele ha usato per ottenere il controllo del 77,5% delle terre della zona, chiudendo fuori i palestinesi. Queste includono vaste aree di terra dichiarandole “terra di stato”, “zone di tiro militari” o “riserve naturali”. Negli ultimi due anni, l'Amministrazione Civile ha più volte demolito le strutture delle comunità beduine situate nelle zone chiuse, anche se alcune erano state costruite prima del 1967. Altre migliaia di dunam sono state prese ai profughi palestinesi. I confini comunali degli insediamenti recintano il dodici per cento della zona, tra cui tutta la riva settentrionale del Mar Morto. Secondo il rapporto, Israele ha preso la maggior parte delle fonti d'acqua della zona, destinando quasi tutta l'acqua agli insediamenti: 9.400 coloni sono destinatari di 45 milioni di metri cubi di acqua all'anno da sorgenti, dal fiume Giordano, da acque reflue trattate, e da serbatoi artificiali. Si tratta di quasi un terzo della quantità di acqua accessibile a 2,5 milioni di palestinesi che vivono in tutta la Cisgiordania. Questa generosa fornitura di acqua ha permesso lo sviluppo di insediamenti, di metodi di allevamento intensivi e la possibilità di lavorare la terra tutto l'anno, esportando la maggior parte dei prodotti. Il controllo di Israele delle sorgenti d'acqua della zona ha ridotto la quantità di acqua disponibile per i palestinesi. Nel 2008, nella zona i palestinesi hanno pompato 31 milioni di metri cubi d'acqua, il 44 per cento in meno rispetto alla quantità pompata prima dell'accordo israelo-palestinese del 1995. A causa della carenza di acqua, i palestinesi sono stati costretti a trascurare i terreni agricoli e a passare a colture meno redditizie. Il controllo israeliano della maggior parte della terra impedisce anche l'equa distribuzione di acqua tra le comunità palestinesi della zona, e priva di acqua le comunità palestinesi al di fuori dell'area. Le comunità beduine della zona hanno così poca acqua che il loro consumo corrisponde allo standard delle Nazioni Unite della quantità minima necessaria per sopravvivere in zone di disastro umanitario. Israele ha preso la maggior parte dei siti turistici importanti della zona - la sponda settentrionale del Mar Morto, il Wadi Qelt, le grotte di Qumran, le sorgenti della riserva 'Ein Fashkha, e il sito di Qasr Alyahud. Inoltre, lo stato consente alle imprese private israeliane di trarre profitto dall'estrazione di minerali e dal turismo lungo le rive del Mar Morto. Israele ha anche costruito nella Valle del Giordano impianti per il trattamento delle acque reflue e per seppellire i rifiuti di Israele e degli insediamenti.  Alla luce dell'illegalità degli insediamenti, e dato atto del grave danno che gli insediamenti nella valle del Giordano e la zona nord del Mar Morto hanno causato ai palestinesi che vi abitano, B'Tselem richiede a Israele di evacuare gli insediamenti in un modo ordinato, rispettando i diritti dei coloni, compreso il pagamento di un indennizzo. Inoltre, in conformità con i divieti del diritto internazionale contro lo sfruttamento delle risorse naturali dei territori occupati, Israele deve permettere ai palestinesi di accedere a tutte le aree attualmente chiuse, permettere ai palestinesi di usare le fonti d'acqua, annullare le restrizioni al movimento palestinese nell'area, e permettere alle comunità palestinesi di costruire e di svilupparsi.
B'Tselem ha fornito una copia del rapporto al ministero della Giustizia per una risposta. Secondo un accordo con il Moj, esso coordina le risposte delle autorità competenti ai rapporti B'Tselem. Nonostante questo accordo, il Ministero ha fatto sapere che, "poiché il rapporto si occupa soprattutto di questioni politiche, e non di questioni puramente legali", non ritiene corretto rispondere.
(tradotto da barbara gagliardi)http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2796:dossier-portata-dello-sfruttamento-israeliano-della-valle-del-giordano&catid=22:dossier&Itemid=42

martedì 28 giugno 2011

Anshel Pfeffer : esercitazioni nazionali per la sicurezza in Israele

      Mercoledì mattina, alle 11, sono scattate in tutto il paese le sirene come parte di una esercitazione di crisi nazionale che era iniziata domenica e che è previsto duri fino a giovedì.    Le autorità hanno chiesto alla popolazione di entrare nei rifugi non appena odono il suono della sirena. Nel sud d’Israele, bersaglio di ripetuti lanci di razzi dalla Striscia di Gaza, sono scattate per errore due sirene invece di una come nel resto del paese. La seconda è scattata alle 7 del pomeriggioL’esercitazione, che è stata soprannominata Turning Point 5, interessa il Comando del Fronte Interno, l’Autorità Nazionale di Crisi, il governo nazionale e locale e i servizi di emergenza. Nei primi tre giorni di questa settimana, diversi enti governativi e servizi di emergenza hanno controllato la loro prontezza. Mercoledì, l’esercitazione entrerà nell’ambito pubblico, con decine di sirene che simuleranno sia attacchi con missili convenzionali che chimici. Le esercitazioni hanno il compito di verificare il tempismo di scuole, uffici governativi, altri posti di lavoro e abitazioni private. Giovedì, il capo del dipartimento popolazione al Comando del Fronte Interno, Col. Efi Mishov, ha affermato che ha preso parte all’esercitazione dello scorso anno il 47% della popolazione che è entrata nei rifugi non appena ha udito le sirene. “Quest’anno ci aspettiamo una maggiore partecipazione, ma non in modo significativo. Sono cose che si accumulano nel corso degli anni. In Israele la reazione è relativamente buona rispetto ad altri paesi del mondo; è una questione di educazione e ci stiamo lavorando sopra tutto l’anno.” Una esercitazione, per verificare la prontezza di reazione nei confronti di un attacco con testate chimiche su Rishon Letzion, interesserà l’Ospedale Assaf Harofeh, che farà pratica su un centinaio di vittime. Altre esercitazioni di risposta ad armi chimiche si svolgeranno a Upper Nazareth, al porto di Haifa e nella zona industriale di Ramat Hovav nel Negev. Il Comando del Fronte Interno si eserciterà pure in varie località del paese sull’evacuazione di persone intrappolate in edifici collassati. I servizi di pronto soccorso, insieme alla Electric Corporation, faranno esperienza in uno scenario nel quale un attacco informatico ha spento la centrale elettrica Orot Rabin vicino ad Madera, riducendo di un terzo l’energia di Israele. Lo scenario generale per l’esercitazione è dato da centinaia di missili lanciati dalla Siria, dal Libano, dalla Striscia di Gaza e dall’Iran che atterrano ogni giorno su centri abitati di Israele. Ieri, l’esercitazione si è incentrata sulla cooperazione tra servizi di pronto soccorso e governo locale, che comprende l’addestramento connesso all’arresto dell’approvvigionamento idrico alle maggiori città, che necessitano che l’acqua venga trasportata in cisterne. Un altro scenario prende in considerazione un attacco chimico nel caso in cui non siano state distribuite maschere antigas alla maggior parte della popolazione. A oggi, solo la metà della popolazione è fornita di maschere e al tasso attuale di distribuzione solo circa il 60% degli israeliani ne verrà in possesso entro il 2012.   Nei magazzini non ci sono ancora maschere sufficienti per il 40% della popolazione; il Ministero della Difesa e il Ministero delle Finanze non sono ancora giunti a un accordo sul finanziamento della produzione della parte rimanente di maschere, il cui costo è stimato essere di 1,4 miliardi di NIS.l Comando del Fronte Interno si è esercitato a emettere istruzioni per l’ingresso della gente in stanze sigillate; per la costituzione di un ponte aereo per il trasporto delle maschere dall’estero; per decidere i criteri sulla distribuzione delle rimanenti maschere; e per presentare un portavoce ufficiale in grado di spiegare alla gente la situazione. Notizie da Israele: esercitazioni nazionali per la sicurezza.
(tradotto da mariano mingarelli)

Israele: Intellettuali israeliani chiedono di indagare su Don Lior

     Disordini nel corso della notte a Gerusalemme, dove decine di manifestanti di religione ebraica si sono riversati sulle strade per manifestare contro il fermo del rabbino Dov Lior, di 80 anniIl capo religioso è stato arrestato e interrogato per ore su una sua lettera scritta anni fa che autorizzava in alcuni casi l’uccisione dei non-ebrei.
Il rabbino aveva sempre ignorato le convocazioni della polizia ritenendo che “i commissariati non sono il posto adatto per discutere di questioni teologiche”.  Nel corso della notte gli agenti hanno individuato la sua auto e hanno fermato il capo del movimento nazional-religioso.   Alla notizia del suo fermo a centinaia i fedeli di religione ebraica hanno invaso le strade di Gerusalemme e Cisgiordania, bloccando il traffico   Il rabbino Dov Lior è stato rilasciato ma la polizia resta in stato di allerta a Gerusalemme e a Kiryat Arba, il quartiere dove risiede LiorIsraele, disordini a Gerusalemme dopo il fermo del rabbino Dov Lior

allegati    1  DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011   Importanti intellettuali israeliani chiedono di indagare sul rabbono Dov Lior e sul suo eventuale coinvolgimento per l'uccisione di Rabin    Importanti   intellettuali israeliani hanno chiesto un'inchiesta  immediata contro  il  rabbino Dov Lior, accusato  di sostenere in un un libro  l'uccisione dei  non ebrei   e di indagare su di lui per il suo presunto ruolo nell'omicidio dell'ex primo ministro Yitzhak Rabin.
La scorsa settimana, la polizia ha emesso un mandato d'arresto per Dov Lior, il rabbino capo di Kiryat Arba , una figura di alto livello del  sionismo religioso,che si  era rifiutato di   essere interrogato  per  il sostegno dato  al controverso libro "Torat Hamelech".
Nel novembre 2009, i rabbini  Yitzhak Shapira e Yosef Elitzur hanno pubblicato  "Torat Hamelech", dove si argomenta che  uccidere gentili, secondo la legge ebraica,è lecito .In una dichiarazione rilasciata da personalità  come : Yehoshua Kenaz , Yehoshua Sobol, Shulamit Aloni , Alex Levac, gli intellettuali hanno esortato   di sollevare il rabbino Lior  da tutti gli incarichi pubblici e  di indagare su un suo eventuale coinvolgimento per le uccisioni  di   Gush Emunim ,per   il massacro  di Hebron, per l'assassinio di Rabin"
Il rabbino non è mai stato stato sottoposto a giudizio , anche se  Barch Goldstein lo ha definito la sua guida  spirituale  e  Lior ha dichiarato che Goldstein era" il più santo dei santi della Shoah""E tutto questo nonostante il fatto che ci siano prove che Lior è stato  l'ispiratore degli  editti religiosi che autorizzavano  l'uccisione di Yitzhak Rabin.  .La dichiarazione inoltre ha proseguito affermando che "Dov Lior riceve decine di migliaia di NIS ogni mese da parte dello Stato di Israele  in quanto rabbino di Kiryat Arba  e  capo di un importante scuola religiosa  affiliata con l'IDF  "Gli  intellettuali israeliani hanno  avvertito il governo che, non indagando su questi "reati gravi"  vengono minate  le fondamenta stesse  dello stato.Top Israeli intellectuals to state: Probe rabbi's alleged link to Rabin assassination 
2  Il denaro USA sostiene i coloni estremisti   
3   Rachlevsky Sefi : educazione alla violenza nelle scuole rabbiniche ultra-ortodosse israeliane
4   Israele:Appello alle ragazze ebree Non devono frequentare arabi
5   Cisgiordania, da nord a sud i coloni tornano a costruire
6   Zvi Bar'el : il fondamentalismo ebraico religioso nel mainstream

il falso video dell'attivista gay rifiutato dalla flottiglia e il coinvolgimento dell' l'Ufficio del Primo Ministro

       sintesi personale   Forse è stato l'ufficio del Primo Ministro a distribuire il  falso video   anti-flottiglia?.  Questo è esattamente ciò che alcuni blogger americani  stanno affermando. Nel video  un giovane  di nome Marc sostiene di essere un attivista gay  e di essere  stato rifiutato in quanto la causa omosessuale non  destava l'interesse  degli  organizzatori della flottiglia :  "Ho  capito che avevano forti legami con Hamas. Il Ministro degli esteri aveva definito gli omosessuali  una minoranza di pervertiti,mentalmente e moralmente malati. "   A seguito del rilascio del video su  YouTube, Max Blumenthal ha scoperto che il video era un falso distribuito   da un  dipendente del governo israeliano,  Neil Lazzaro. L'uomo, in realtà era  Omer Gershon ,un esperto nella comunicazione . E' coinvolto anche Guy Seeman, stagista presso l'ufficio del primo ministro, che ha diffuso il video su Twitter . Egli ha precisato di non sapere che fosse un falso  e  di aver diffuso  il link non  per conto del governo,ma per decisione autonoma . Haaretz ha inviato all'ufficio del primo ministro una serie di domande chiedendo se l'ufficio  governativo  fosse in qualche modo coinvolto nella produzione del video . L'ufficio del premier  ha ammesso  di aver  distribuito il collegamento : "Diversi  uffici si occupano  costantemente di diffondere materiale che possa  servire a campagne internazionali a favore di Israele. "  Omer Gershon non era disponibile per un commento sul suo account  di  Facebook  o   al telefono    Haaretz sent the prime minister’s office a series of questions inquiring whether the office was involved in the production of the video in any way. The premier’s office in response did not deny that that the government was involved in the video’s production, and admitted that government bodies had distributed the link. “Various bodies dealing with international media campaigns continuously monitor and distribute internet content when they recognize content that can serve Israel’s campaigns,” the prime minister’s office said in a statement.

Nabi Salih: gas lacrimogeni contro i bambini in festa


Israeli troops respond to kites, clowns and children in Nabi Saleh the only way they know how – with tear gas

CISGIORDANIA: MANIFESTAZIONE “COLORATA” A NABI SALEH

Meanwhile in Nabi Saleh: Reflections on the physical and legal assault on nonviolent protesters

lunedì 27 giugno 2011

Joseph Dana parla ad Al Jazeera sulla flottiglia per Gaza

Haaretz: Gaza, attivisti flottiglia: "Una delle nostre navi è stata sabotata"

   L'  attivista israeliano ,Dror Feiler , ha dichiarato che una delle navi della flottiglia è stata deliberatamente sabotata. Infatti è stata tagliata l'asse dell'elica.Anche se il problema può essere risolto, non è ancora chiaro quanto tempo ci vorrà ,visto che è stato dichiarato lo sciopero generale in Grecia per martedì e Mercoledì. Attivista americano ,Ann Wright, ha sottolineato , in una conferenza stampa, che Israele sta montando una "offensiva diplomatica tremenda" per impedire alla flottiglia di salpare e  sta facendo enormi pressioni sulla Grecia per  fermare la partenza delle naviGli organizzatori hanno  esortato il governo greco in una dichiarazione a  "non diventare complici delle azioni illegali di Israele e di non  soccombere a questa pressione".(sintesi personale)Gaza flotilla activists: One of our ships was sabotaged

video   Bent propeller shafts in Athens

Alice Walker: Non vedrò Hamas, porto la speranza ai bimbi palestinesi" di Viviana Mazza

     La scrittrice americana Alice Walker, 67 anni, premio Pulitzer per il romanzo Il colore viola, sarà a bordo della nave «L’Audacia della speranza» , una delle imbarcazioni della flottiglia che mira a rompere l’embargo navale imposto da Israele su Gaza, trasportando «lettere di solidarietà per gli abitanti» , spiega. Walker paragona i passeggeri della flottiglia ai «freedom riders» (viaggiatori della libertà), i neri e bianchi americani che durante il movimento dei diritti civili negli Usa salivano insieme sui bus interstatali sfidando la segregazione nel Sud. «Ci vuole lo stesso coraggio di allora in questa missione» , dice al telefono. «Tutti i grandi cambiamenti richiedono coraggio» . Perché ha deciso di partecipare alla flottiglia? «Come madre e nonna, sento che è una mia responsabilità essere vicina ai bambini palestinesi, che sono terrorizzati, che sono stati uccisi o mutilati nei bombardamenti delle loro case e scuole. Come scrittrice, ho da offrire la mia testimonianza: essere presente per capire quello che accade. Lo scopo è di portare l’attenzione del mondo sulla gravità della situazione a Gaza. Noi americani finanziamo questa sofferenza. Tre miliardi di dollari l’anno dei contribuenti vanno al governo di Israele, che spesso li usa per spese militari» . La barca prende il nome dal libro di Obama, ma la Casa Bianca dice che la flottiglia non è «né utile né necessaria» per aiutare Gaza e creerà tensioni. «Amerò sempre Obama e la sua famiglia per il coraggio che ha avuto a correre per la presidenza, ma quando ha parlato all’Aipac (lobby pro-Israele, ndr) non ha considerato le sofferenze dei bambini palestinesi, ma solo quelle dei bambini israeliani. Noi seguiamo anche altre vie, ma Israele non ha il diritto di fermarci in acque internazionali, non entreremo nelle sue acque» . Israele ha appena permesso il passaggio dai valichi di materiali per costruire 1200 case. «Non credo a queste promesse. E non potranno mai restituire a Gaza quello che hanno portato via. In oltre 60 anni non è stato fatto nulla per creare uno stile di vita dignitoso» . Le autorità israeliane dicono che la flottiglia fa il gioco di Hamas che è al potere a Gaza e non riconosce lo Stato ebraico. «Sono stata spesso a Washington senza incontrare il presidente. Vado a Gaza per vedere bambini e madri, non i funzionari di Hamas. Israele sta illegalmente tenendo un milione e mezzo di persone imprigionate. Farebbero di tutto per farci apparire come gente che aiuta i terroristi. Ma molti di noi sono sessantenni non violenti» . Al tempo della Guerra dei Sei giorni lei appoggiava Israele. «Come molti americani, io e il mio ex marito, che è ebreo, vivevamo nel mito creato da Hollywood con il film Exodus, che insegna che quella terra è stata data da Dio agli ebrei, ma non dice che c’erano già i palestinesi. Al centro di questo conflitto c’è la terra, non la religione» . Nove morti sulla «flottiglia 1» l’anno scorso. Ha paura? «Certo che ho paura. Ma questa paura ci avvicina a quello che provano sempre i palestinesi, che soffrono assai più di noi»
Corriere della Sera   27 giugno 2011

Haaretz: lasciate che la flottiglia raggiunga Gaza






L'ultima flottiglia  in partenza per Gaza è costituita da 500 attivisti  e da una dozzina di navi,   trasporta  medicinali e aiuti umanitari . Israele  considera ciò una dichiarazione di guerra.A prima vista, non sembra esservi una ragione che giustifichi  l'invio degli aiuti, dato che nel  2010, Israele è stata  costretta , dopo l'  attacco alle navi turche,  a togliere molte restrizioni imposte dal brutale  blocco, inoltre   l'Egitto ha deciso  di aprire il valico di Rafah ai civili. Israele ha anche proposto di trasferire la spedizione di aiuti a Gaza, a condizione che le navi rinuncino ad attraccare nella Striscia Nella migliore delle ipotesi, l’intento della flottiglia di forzare il blocco è simbolico, in quanto ricorda al mondo che la politica di chiusura di Israele è ancora parzialmente in vigore, e che la popolazione di Gaza rimane sotto occupazione.
 Ma il governo israeliano gli attribuisce un significato simbolico molto più grande di quanto non suggerisca una saggia politica. Il governo sembra essere spaventato della flottiglia come si trattasse di un attacco da parte di una flotta armata. E si prepara a impedire che le navi raggiungano la costa di Gaza come se si preparasse a combattere un nemico che sta cercano di violare la sovranità israeliana. Sembra  che, a un anno dal primo fiasco con la flottiglia, Israele voglia dimostrare che ha imparato la lezione: la lezione militare. Come se una migliore preparazione militare o una formazione specifica per tali scenari possano salvare  l’onore di Israele. Il paese non è disposto a rinunciare di mostrare il suo potere, quindi senza dubbio contribuirà a gonfiare l’importanza della flottiglia. Ora mentre sta tentando di trovare il modo di riconciliarsi con la Turchia, Israele farebbe bene a evitare contemporaneamente di generare nuove ragioni per entrare in conflitto con i paesi i cui attivisti sono sulla flottiglia . Un paese meno timoroso si sarebbe certamente offerto di andare a scortare la flotta fino alla costa di Gaza. Da Israele, possiamo almeno aspettarci che lasci che la flottiglia si metta in contatto con la Striscia di Gaza, senza mettere in pericolo ancora una volta la posizione del paese nel mondo.Let the flotilla reach Gaza (sintesi personale)


Shady Hamadi,A QUATTRO MESI DALL’INIZIO DELLA RIVOLTA, LA SIRIA RACCONTATA DA UN SIRIANO


  A quattro mesi dall’inizio della rivolta in Siria, è la prima volta che mi trovo a scrivere un articolo sulla situazione che sta degenerando in questo paese troppo dimenticato dai media.
Ho preferito in questi mesi dedicarmi all’attivismo vero e proprio, partecipando a trasmissioni televisive e radiofoniche, manifestando e tenendo comizi. Ho scelto – presentando il mio libro in giro per l’Italia, o invitato in qualità di scrittore – di lasciare alla parola orale l’arduo compito di penetrare i muri delle coscienze umane per raccontare alle platee cosa accade nel mio paese d’origine.
A quattro mesi dall’inizio di una rivolta popolare cominciata nella città di Da’ra, quando le autorità siriane hanno sequestrato e imprigionato dei bambini di appena 12-13 anni perché si erano permessi di scrivere su un muro degli slogan contro il presidente, capisco che non ho fatto abbastanza.
Il mondo non si è svegliato. Non ha condannato la strage di oltre 1.500 civili, tra i quali 33 bambini. Il più grave atto perpetrato dagli agenti di ‘’sicurezza” è stato la tortura di un bambino di 13 anni, poi evirato e infine ucciso. La colpa di questo innocente bambino è stata quella di essere andato in piazza a manifestare per la sua libertà.
Ho assistito, tramite i media arabi e i filmati di coraggiosi siriani, al ritrovamento di 3 fosse comuni che hanno rievocato in me lo spettro di Srebrenica nella ex Iugoslavia, ma il mondo è rimasto ancora una volta fermoLo dico con una macabra invidia nei confronti degli egiziani, dei tunisini (e forse anche un po’ degli yemeniti): magari la rivolta siriana fosse stata rapida e meno sanguinosa, come lo sono state le loro rivolte.
La Libia e la Siria condividono lo stesso destino, quello di doversi guadagnare la libertà con tutte le forze combattendo contro due regimi spietati. I libici, dal canto loro, hanno le armi e i bombardamenti dei ‘’salvatori” europei. Ma i siriani?
Abbiamo fatto un patto, noi siriani, dentro e fuori dalla patria. Questo patto tacito, e accettato da tutti, è quello di affrontare i carri armati mostrando solo il nostro petto, e rispondere ai proiettili delle mitragliatrici con le rose.
Questa è la nostra resistenza civile, che passa dal firmare – come ho fatto – l’appello degli scrittori e del mondo intellettuale, sino al parlare con la gente dei vari paesi in cui i siriani sono emigrati per sensibilizzarne l’opinione pubblica.
Ancora una volta però, sembra prevalere l’orientalismo di un Occidente troppo legato agli interessi in gioco, che trasformano la causa – seppur nobile – di un paese e di un popolo in una causa superflua in cui la democrazia non sembra esportabile.
Ecco che allora ogni intervento diventa impossibile, laddove gli interessi non lo richiedono; mentre laddove un intervento avviene, serve solo tali interessi, e non quelli dei popoli.
Non posso allora che appellarmi per iscritto al senso di umanesimo e di fratellanza, che da utopie devono diventare realtà, e ribadire che il silenzio e la disinformazione, anche di ogni singolo individuo, potrebbero realmente uccidere la rivolta della “dignità” siriana.
Abbiamo visto in Tunisia che un singolo gesto ha cambiato una parte del mondo, e sono convinto che il gesto unito di tutti possa liberare anche i siriani dalla loro infelicità araba, che Samir Kassir ha raccontatoA QUATTRO MESI DALL’INIZIO DELLA RIVOLTA, LA SIRIA RACCONTATA DA UN SIRIANO

Amir Oren :Gli esperti nucleari morti nell’incidente aereo in Russia progettavano un impianto in Iran

       I cinque scienziati russi sono fra le 44 persone rimaste uccise all'inizio di questa settimana; nessuna indagine ufficiale su una qualche trama è stata aperta, sebbene degli esperti nucleari iraniani siano stati in passato coinvolti in incidenti analoghi.I cinque esperti nucleari uccisi in un incidente aereo nella Russia settentrionale all'inizio di questa settimana avevano contribuito alla progettazione di un impianto atomico iraniano, hanno riferito giovedì fonti della sicurezza in Russia. I cinque esperti russi sono stati tra i 44 passeggeri rimasti uccisi lunedì, quando l’aereo Tupolev-134 è andato in pezzi e ha preso fuoco al momento dell’atterraggio fuori dalla città settentrionale di Petrozavodsk.Gli esperti - tra i quali i progettisti di punta Sergei Rizhov, Gennadi Benyok, Nicolai Tronov, fra i massimi esperti tecnologici nucleari della Russia, e Andrei Tropinov - avevano lavorato a Bushehr, dopo che il contratto per la costruzione dell'impianto era passato in mani russe dalla società tedesca Siemens.I cinque lavoravano alla fabbrica Hydropress, una componente della corporazione statale nucleare russa, nonché una delle principali aziende in appalto per la costruzione di Bushehr.  Le fonti hanno riferito che la morte degli scienziati rappresenta un duro colpo per l'industria nucleare russa.Gli esperti avevano il compito di completare la costruzione dell'impianto e assicurare che fosse in grado di sopravvivere a un terremoto.Secondo le fonti, sebbene altri scienziati nucleari iraniani siano stati coinvolti in passato in incidenti non chiariti e in disastri aerei, non vi è alcun sospetto ufficiale su un complotto. Gli investigatori stanno indagando su un errore umano e un guasto tecnico quali cause dello schianto.http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/nuclear-experts-killed-in-russia-plane-crash-helped-design-iran-facility-1.369226
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

Amira Hass: sotto coperta . Partenza per Gaza con la flottiglia


   La compagnia assicurativa mi ha fatto sapere che non assicura contro il terrorismo. Terrorismo? Seguendo il consiglio del mio direttore, ho chiesto di stipulare una polizza ad alto rischio prima di imbarcarmi di nuovo su una nave diretta nella Striscia di Gaza. Nel 2008, quando sono salita sulla Free Gaza boat, quest’idea non mi era nean che passata per la mente. Ma dopo l’attacco israe liano alla Mavi Marmara nel maggio del 2010, i pericoli del viaggio vanno ben oltre la nausea e il freddo notturno.Porta i tappi per le orecchie, mi ha avvertito un ex pilota militare israeliano, oggi un refusenik. L’esercito potrebbe attaccare con la tecnica dell’“urlo”, in grado di danneggiare i timpani. Oppure potrebbe usare i cani, ma spero che siano di quelli addestrati a fiutare droga e armi – che non avremo – e non di quelli che ti buttano a terra e mordono. Poi ci sono gli spruzzi di acqua fetida, disgustosi ma superabili, i proiettili di vernice, dolorosi ma tollerabili, e il gas lacrimogeno, che ormai fa parte della dieta cisgiordana.Mi rifiuto di considerare l’idea che vengano usati proiettili veri. Un giornalista straniero mi ha chiesto se porterò il giubbotto antiproiettile. Ma la mia filosofia è comportarsi come gli altri. Dopo tutto non sono una fotoreporter che deve sfrecciare in mezzo alle pallottole. In quel caso, come il pisello della favola di Andersen, mi nasconderò sotto centinaia di panni e materassi, da qualche parte sotto coperta. E al diavolo il giornalismo in prima linea.
Traduzione di Andrea Sparacino
Internazionale, numero 903, 24 giugno 2011

SINAI: ARRESTI E VITTIME TRA MIGRANTI DIRETTI IN ISRAELE

     1Sono quattro i migranti africani uccisi ieri dalle forze di sicurezza egiziane secondo diverse fonti di stampa africane. I quattro stavano tentando di superare la frontiera che divide l’Egitto da Israele e secondo alcune fonti non si sarebbero fermati ad alcuni spari di avvertimento; restano però da chiarire i motivi che avrebbero portato i poliziotti egiziani a colpirli mortalmente.Alcuni giorni prima, 21 migranti sudanesi erano stati bloccati nei pressi del valico di Rafah, punto d’accesso alla Striscia di Gaza: secondo le testimonianze di cui dà notizia la stampa egiziana, i migranti avevano pagato 700 euro circa a testa ad alcuni trafficanti perché li aiutassero a raggiungere Israele. Quest’ultima sta costruendo un muro lungo il tratto di confine che condivide con l’Egitto e ha deciso la costruzione di una prigione dove detenere i migranti entrati irregolarmente.
            
SINAI: ARRESTI E VITTIME TRA MIGRANTI DIRETTI IN ISRAELE   
   2  Amnesty International denuncia: centinaia di migranti muoiono al confine con Israele Diversi gruppi di attivisti per i diritti umani, tra cui Amnesty International, sostengono che le cifre ufficiali relative ai migranti uccisi dalle forze egiziane al confine con Israele, non rivelano la gravità del bilancio.Diverse  testimonianze parlano di uccisioni quotidiane. Sigal Rosen, dell'Ong "Moket", ha dichiarato all'agenzia Irin " credo fortemente che ci siano centinaia di morti non dichiarate.   "Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Hossam Zaki, ha risposto a queste affermazioni sostenendo che "la protezione dei confini dell'Egitto è limitata dai trattati e dalle convenzioni internazionali". Si apre il fuoco sui migranti, continua Zaki, "solo dopo che hanno ignorato l'ordine di fermarsi" . Human Rights Watch sostiene che anche in questo caso, non costituendo l'attraversare il confine un pericolo grave e immediato alla sicurezza, aprire il fuoco è illegale  . Nonostante il grande rischio che la rotta egiziana comporta, sono da 400 a 600 le persone che riescono ad entrare in Israele illegalmente ogni mese. La cifra dei richiedenti asilo attualmente sul suolo israeliano oscilla tra i 17 mila e i 24 mila.  



Israel Law Center contro la flottiglia Usa e il ruolo di John Hagee

   Il 24 giugno, Josepf  Dana  scoprì una denuncia anonima   dove si  evidenziava   che la nave statunitense , in partenza per Gaza  non era idonea ad affrontare il viaggio .   Il comandante del porto di Atene  decise di bloccarla fino a quando la denuncia non fosse stata ritirata e la situazione chiarita. Due giorni dopo, the  Israel Law Center,  Shurat Hadin,si  assunse la   responsabilità   del reclamo. Che cos'è  è  la Shurat hadin, ? Secondo il sito web dell'organizzazione , Shurat hadin Aviv è un centro legale  specializzato in cause contro i "terroristi". Il suo fondatore, Nitsana Darshan-Leitner,  si descrive  come un "attivista dei diritti umani". Egli ha iniziato a molestare  la nave americana  qualche  settimane fa,  depositando  una causa civile contro "i sostenitori di Hamas " a nome di Alan Bauer, un medico americano  ferito nel 2002 in un attentato a Gerusalemme ,  e ha minacciato   le compagnie di assicurazione marittima di  conseguenze legali   se avessero assicurato le imbarcazioni .  Shurat hadin è registrata negli Stati Uniti  e finanziata dal  cristiano-sionista John Hagee. Nel marzo del 2010  egli  partecipò ,accanto al Primo Ministro Benjamin Netanyahu ,ad  una manifestazione importante a Gerusalemme  opponendosi alla  la soluzione dei due stati e  garantendo contributi finanziari alle organizzazioni israeliane compresa la Shurat hadin.  Durante la campagna presidenziale del 2008, il senatore repubblicano John McCain rifiutò l'  appoggio di Hagee perchè aveva affermato  che l'Olocausto era il compimento della profezia divina  e  che l'anti.Cristo aveva una componente  ebraica come Hitler. Inoltre   è convinto  che la famiglia ebrea dei Rothschild controlli  l'economia americana attraverso la Federal Reserve   e sia contro  la  classe media americana  svalutando il dollaro . Nel suo libro del 2006 ,"Jerusalem Countdown" , Hagee ha scritto  che una stirpe di "mezzosangue ebreo ", i discendenti  di  Esaù , ha  perseguitato gli  ebrei  di sangue puro  nel corso della storia profetizzando  che Dio lo  ha destinato a sterminarli  .Queste dichiarazioni ,  come le innumerevoli  demonizzazione  contro i gay e i  musulmani ,sono state  ampiamente segnalate . Tuttavia ciò non è sufficiente a scoraggiare  nè   l'  "attivista dei diritti umani" Darshan-Leitner nè Shurat hadin  che preferiscono  allearsi con lui e  beneficare delle   sue ricchezze.(sintesi personale)
Israel Law Center behind harassment of flotilla funded by homophobic End Timer Pastor John Hagee

Allegati 
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina: Akiva Eldar Che cosa è ...
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina: Yossi Sarid : Im ...
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina: Gli insediamenti ...
I Cristiani sionisti e la loro influenza sulla politica della destra israeliana
Neve Gordon: Fondi Evangelici per sradicare i beduini

domenica 26 giugno 2011

G .Levy: la detenzione amministrativa: senza prove, senza certezze

Sintesi personale


Una volta al mese, i bambini di Hashlamoun visitano i loro genitori in prigione.
I bambini comunicano,mediante un microfono, con la loro madre o con il loro padre per mezz'ora divisi da una parete di vetro insoronizzata Sami Hashlamoun è stato arrestato 16 mesi fa. Sua moglie Nora è stata arrestata circa un anno fa. Entrambi sono in incarcerati senza prove , senza un atto d'accusa, senza alcuna possibilità di sapere nè perchè siano stati strappati ai loro bambini nel mezzo della notte nè quando saranno liberati . Attualmente il numero dei detenuti imprigionati con questa dicitura sono 850 . I figli della famiglia di Hashlamoun stanno crescendo in circostanze disumane . Senza una madre, senza un padre, senza contributi finanziari in una povertà impressionante . Qualcuno dell' 'IDF considera ciò, quando conferma la detenzione ai loro genitori ? Le pareti della casa sono sporchi per la fuliggine e si stanno sbriciolando , le stanzesono senza mobili , la cucina è poverissima ,sulla salsa di pomodoro volteggiano le mosche, l'aria è impregnata di odori sgradevoli . Qui vive la nonna , Raisa Hashlamoun, di 59 anni con i suoi nipotini e lei che cresce i nipotini 
Sami, di 35 anno , è stato arrestato perché sospettato di appartenere alla Jihad islamica . Ciò accadde il 29 giugno 2006 alle due del mattina. Da allora, la detenzione amministrativa è stata prolungata per tre volte ,naturalmente senza prove .Dopo tre mesi hanno arrestato Nora che ha lavorato in un'associazione islamica di carità. Solita procedura: i militari hanno rotto i vetri della finestra, la famiglia è stata fatta uscire dall'abitazione. Anche la sua detenzione è stata rinnovata. "i bambini stanno crescendo senza guida, tre di loro non vogliono andare a scuola " afferma la nonna 
Tahrir, di 14, non va più a scuola . Hanin,ha 12 anni , era un allievo eccezionale, ma dopo l'arresto dei suoi genitori, è rimasto traumatizzato e ora studia con fatica. . Sariya ha pianto tutta la notte invocando la madre . Musa Abu Hashash e Ronen Shimoni del campo del B'Tselem, hanno scritto una lettera al General Avihai Mandelblit affermando . "l'assenza di entrambi i genitori per un periodo così lungo e senza alcuna certezza sulla loro liberazione sta causando danni seri e irreparabili ai bambini e difficoltà economiche gravissime alla loro nonna," L'avvocato e il tenente colonnello Erez Hassonha ha risposto così alle nostre domande : "la coppia è stata arrestata per la loro partecipazione all' Jihad, . Si sta cercando una soluzione alternativa ,almeno per Nora." Hasson allude alla soluzione proposta dall'IDF: espulsione di Nora in Giordania o a Nablus.



Quanto è premuroso.(sintesi personale)   ARTICOLO


allegati       1  GIOVEDÌ 16 OTTOBRE 2008   
 Fadi Eyadat : due ragazze palestinesi minorenni detenute da mesi senza processo     Palestinian girls held without trial


Sintesi personale       La notte del 5 giugno, qualcuno bussò alla porta di una casa a Salah Khader, vicino Betlemme.I soldati e un funzionario dei servizi segreti entrarono cominciando a porre domande . Improvvisamente una soldatessa condusse fuori la figlia sedicenne di Sihaim " "Ho spiegato ai militari che mia figlia non apparteneva ad alcuna organizzazione politica. Non solo non mi hanno risposto ,ma mi hanno chiuso in una stanza. Salwa piangeva invocando il mio aiuto!'.Solo due mesi più tardi Siham ha potuto finalmente vedere sua figlia nel carcere di Damoun vicino a Haifa. Lì, ha scoperto che anche la cugina di Sara era stata arrestata Da allora sono trascorsi 4 mesi e la detenzione, senza processo, è stata allungata di altri tre mesi. Nessuno conosce i capi di accusa ", Quando ci ha visto , ci ha chiesto, gridando, di non lasciarla in carcere E 'una bambina , una ragazza che ha trascorso la sua vita tra casa e scuola . Lo stesso giorno [del suo arresto], l'avevo iscritta ad un corso di inglese e matematica: piango quando vede le altre ragazze della sua età andare a scuola ".
Nel complesso, circa 600 palestinesi sono detenuti in Israele,( di questi 15 sono minori) senza processo e ignorando le motivazioni della detenzione amministrativa .Circa 100 persone .organizzate dalla Coalizione delle Donne per la Pace, hanno protestato di fronte alla prigione per chiedere la liberazione di Salwa e Sara "Ci opponiamo alla detenzione amministrativa, perché è antidemocratica " Si è mosso anche i Il Re'ut-Sadaka, movimento giovanile ,con una petizione che ha raccolto circa 500 firme