lunedì 29 novembre 2010
Iran, attentati contro fisici nucleari
Due fisici nucleari sono stati vittime di altrettanti attentati eseguiti questa mattina aTeheran, intorno alle 7 ora locale, nella parte nord della capitale iraniana. Uno dei due,Faridun Abbasi, è morto dopo che la sua auto era stata imbottita di tritolo e collegata a un detonatore che si è azionato con l'accensione del veicolo. Il secondo, Majid Shahriani, è invece rimasto ferito poco dopo in un attentato analogo."Le modalità con le quali sono stati eseguiti i due attentati di oggi contro i due fisici nucleari fanno pensare che dietro ci sia la mano della Cia e del Mossad". È quanto ha affermato il direttore della tv iraniana in lingua araba 'al-Alam', Nawid Bahruz, nel corso di un intervento in diretta.Insieme ai due scienziati c'erano anche le rispettive mogli, che sono rimaste ferite. "Siamo convinti che dietro ci siano i servizi segreti di Paesi importanti perchè le modalità usate per gli attentati sono simili a quelle usate per uccidere ad esempio i capi di Hamas in Libano o in altri paesi mediorientali - ha aggiunto il direttore di 'al-Alam' -. Abbiamo saputo che terroristi a bordo di un motorino hanno attaccato dell'esplosivo sulle auto dei due fisici nucleari e questo è esploso pochi secondi dopo. Si tratta di una modalità propria deiservizi segreti di alcuni Paesi come Stati Uniti, Israele o Gran Bretagna perchè nessun altro gruppo armato in Iran è in grado di aggirare in questo modo le maglie della sicurezza presente in città".La tv iraniana ha inoltre mostrato le immagini delle due auto distrutte dalle esplosioni.
Israele: urgente attivare lobby in Unione europea
ANSA) - GERUSALEMME, 28 NOV - Il ministero degli esteri
israeliano si accinge a lanciare una vasta campagna per spiegare
la sua politica in Europa e promuovere un'immagine positiva di
Israele mediante l'impiego di esperti in pubbliche relazioni e
di lobbisti, secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano
Haaretz.
La campagna interessera' in particolare le ambasciate
israeliane a Londra, Berlino, Roma, Madrid, Parigi, l'Aja, Oslo,
Stoccolma e Copenhaghen.
Secondo il quotidiano gli ambasciatori hanno avuto istruzioni
dal ministero di preparare entro meta' gennaio una lista di
almeno un migliaio di persone disposte a diffondere in ciascun
paese il messaggio israeliano.
Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman appare
direttamente interessato a questa campagna e ne e' una prova,
secondo il giornale, il fatto che lo stanziamento per difendere
la politica di israeliana e' stato raddoppiato in ciascuna delle
ambasciate interessate.
La novita' di questa campagna, riferisce Haaretz, e' che
oltre ai diplomatici israeliani si avvarra' di lobbisti e di
professionisti retribuiti nel campo delle pubbliche relazioni,
oltre a ''volontari'' da reperire in seno alle comunita'
ebraiche, a organizzazioni cristiane, nelle universita', negli
organi di stampa e tra uomini politici che simpatizzano con
Israele.
Tutti loro riceveranno i messaggi che Israele e' interessato
a diffondere senza apparire in prima persona. I messaggi saranno
eleborati da un comitato ad hoc che sara' costituito nel
ministero degli esteri.
I messaggi saranno di tre tipi e dovranno: 1) spiegare le
posizioni di Israele sulle questioni politiche che riguardano il
conflitto israelo-arabo, 2) illustrare i successi e le
attrattive di Israele in campo scientifico, tecnologico,
economico e turistico, 3) informare su eventi in Medio Oriente
che non sono direttamente collegati a Israele, 4) sostenere
gli aiuti dell'Unione Europea a Israele e i regimi daziali di favore. (ANSA).
XRH
28-NOV-10 18:52 NNNN
israeliano si accinge a lanciare una vasta campagna per spiegare
la sua politica in Europa e promuovere un'immagine positiva di
Israele mediante l'impiego di esperti in pubbliche relazioni e
di lobbisti, secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano
Haaretz.
La campagna interessera' in particolare le ambasciate
israeliane a Londra, Berlino, Roma, Madrid, Parigi, l'Aja, Oslo,
Stoccolma e Copenhaghen.
Secondo il quotidiano gli ambasciatori hanno avuto istruzioni
dal ministero di preparare entro meta' gennaio una lista di
almeno un migliaio di persone disposte a diffondere in ciascun
paese il messaggio israeliano.
Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman appare
direttamente interessato a questa campagna e ne e' una prova,
secondo il giornale, il fatto che lo stanziamento per difendere
la politica di israeliana e' stato raddoppiato in ciascuna delle
ambasciate interessate.
La novita' di questa campagna, riferisce Haaretz, e' che
oltre ai diplomatici israeliani si avvarra' di lobbisti e di
professionisti retribuiti nel campo delle pubbliche relazioni,
oltre a ''volontari'' da reperire in seno alle comunita'
ebraiche, a organizzazioni cristiane, nelle universita', negli
organi di stampa e tra uomini politici che simpatizzano con
Israele.
Tutti loro riceveranno i messaggi che Israele e' interessato
a diffondere senza apparire in prima persona. I messaggi saranno
eleborati da un comitato ad hoc che sara' costituito nel
ministero degli esteri.
I messaggi saranno di tre tipi e dovranno: 1) spiegare le
posizioni di Israele sulle questioni politiche che riguardano il
conflitto israelo-arabo, 2) illustrare i successi e le
attrattive di Israele in campo scientifico, tecnologico,
economico e turistico, 3) informare su eventi in Medio Oriente
che non sono direttamente collegati a Israele, 4) sostenere
gli aiuti dell'Unione Europea a Israele e i regimi daziali di favore. (ANSA).
XRH
28-NOV-10 18:52 NNNN
Libano, cosa ha davvero rivelato Wikileaks
Sfogliando la stampa internazionale sembrerebbe che l'uragano Wikileaks si sia abbattuto anche sul Libano, facendo rivelazioni inattese e svelando i misteri del Paese dei cedri. Ma leggendo i documenti svelati dal sito di Julien Assange riguardanti il Libano sorge quasi immediatamente spontanea la domanda: dov'è la novità?Ha fatto molto scalpore il fatto che la Corea del Nord venda armi ad Iran e Siria e che questi ultimi le girino ad Hamas ed Hezbollah. Storia vecchia che lascia da parte un piccolo ma non irrilevante particolare. Nel 2009 anche la Cina sembra abbia venduto armi ai movimenti di resistenza palestinesi, e nello specifico proprio ad Hamas, ma nessuno lo ha gridato così ad alta voce. Apparentemente dunque nessuna novità che le armi dei guerriglieri palestinesi e libanesi provengano dall'estremo oriente passando attraverso Damasco e Teheran. Non è certo la prima volta che Israele e gli Stati Uniti se ne lamentano con Bashar al-Assad.Si è poi dibattuto sulla quantità di missili realmente in possesso di Hezbollah. Cinquantamila secondo le rivelazioni di Wikileaks. Certo la cifra è notevole, anche se la reale dimensione degli arsenali di Hezbollah non poteva essere molto lontana da quella cifra. Movimento jihadista combattente, per sua stessa definizione, il Partito di Dio è operativo militarmente sul campo dal 1982. Da 28 anni è in guerra aperta con Israele, ha fronteggiato le invasioni del 1993, 1996 ed ultima la guerra dei 33 giorni del 2006. Dal 1985 fino al 2000 ha portato oltre 6mila attacchi diretti contro l'esercito israeliano di stanza nel sud del Libano e dagli anni novanta ha anche iniziato a lanciare razzi Katyusha sulle città del nord di Israele.Il dato nuovo sta invece nella portata balistica che i nuovi missili forniti da Damasco dovrebbero avere: un massimo di circa 700 chilometri. Già 200 chilometri basterebbero per raggiungere il territorio israeliano: con 500 in più il raggio d'azione diventerebbe molto più elevato aumentando in maniera direttamente proporzionale i rischi per la sicurezza di Tel Aviv.Non coglie nemmeno di sorpresa il fatto che il Partito di Dio possegga una propria rete di telecomunicazioni interna al Libano e che la tecnologia venga fornita dall'Iran. Da tempo in Libano è in corso una vera e propria guerra delle telecomunicazioni in cui il Mossad ha infiltrato propri agenti. E se Israele controlla più o meno indirettamente una compagnia telefonica, o almeno alcuni suoi elementi chiave, non deve stupire il fatto che, per non essere intercettati, gli uomini di Hezbollah abbiano creato una propria rete di comunicazione impermeabile alle possibili intercettazioni israeliane.Il vero dato che invece scaturisce dalle rivelazioni diWikileaks è un altro. E' un dato politico, che fa certamente meno notizia dei 50mila missili in possesso di Hezbollah, o della fantomatica rete di telecomunicazioni segreta costruita da Teheran. Ossia il fatto che il ministro della Difesa libanese Elias Murr avrebbe comunicato, nel marzo 2008, alcuni suggerimenti ad Israele su come liberarsi di Hezbollah. Il dato è sorprendente considerando che Elias Murr ha spesse volte assunto posizioni vicine ad Hezbollah. E oltre che sorprendente, la rivelazione rischia di essere una vera e propria mina vagante per la stabilità libanese.Nonostante le smentite, i cablogrammi statunitensi parlano chiaro. Murr descrisse nel 2008 un Hezbollah spaventato, in difficoltà, che non avrebbe retto ad un altro attacco israeliano. Qualora Tel Aviv avesse deciso per un imminente intervento militare egli avrebbe dato istruzioni all'esercito libanese di mantenersi estraneo al conflitto rimanendo chiuso nelle caserme. Murr si lascia andare anche a pesanti considerazioni sul conto dell'ex-generale Micheal Auon, attuale alleato di Hezbollah, definendolo ormai vicino alla pazzia. Murr infine avvertiva Israele sulle conseguenze della guerra del 2006, affermando come inizialmente la popolazione cristiana, se non tutta almeno quella vicina alla sua persona, fosse favorevole all'intervento contro Hezbollah. Tuttavia anche questa parte di cristiani dovette ricredersi in seguito agli indiscriminati bombardamenti delle aree cristiane. Murr infine, riprendendo un esempio storico non certamente gratificante, come Israele debba rafforzare i suoi rapporti con la comunità cristiana.Più dei missili di Hezbollah sono queste le dichiarazioni che potrebbero mettere in crisi la stabilità interna del paese, soprattutto in attesa della sentenza del Tribunale speciale dell'Onu che sta indagando sulla morte del premier Rafiq Hariri. Anche perché le rivelazioni non sembrano essere finite qui.* per Osservatorio Iraq
Leggi il dossier
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PALESTINESI: I DIECI PUNTI CHE I MEDIA VI NASCONDONO
ALESTINESI: I DIECI PUNTI CHE I MEDIA VI NASCONDONO
1. Privati da oltre sessant’anni della libertà, 4 milioni di palestinesi sono costretti a vivere sotto il peso dell’occupazione militare israeliana. 2.2 milioni hanno meno di 18 anni. Più di 1.800.000 palestinesi vivono da rifugiati nella propria terra. Quasi 3 milioni vivono in Giordania, Libano e Siria. Più di 20.000 palestinesi vivono rinchiusi in un campo profughi nel Città Santa di Gerusalemme.
2. Dall’inizio del 2010, l’esercito israeliano ha ferito 1074 palestinesi (in prevalenza giovani e bambini) che protestavano contro l’occupazione, contro l’espansione degli insediamenti e contro la costruzione del muro. Nel 2009 ne sono stati feriti 764.
3. Da quando il 26 settembre è finita la moratoria sulla costruzione di insediamenti nei territori occupati, i coloni israeliani hanno costruito 1650 case nuove, poco meno del totale di quelle costruite nel 2009.
4. Ai palestinesi invece non è permesso di costruire o ingrandire la propria casa in tanta parte della propria terra. Dal 24 novembre le autorità israeliane hanno abbattuto 18 case palestinesi e una moschea. 54 persone sono state gettate per la strada.
5. Il 23 novembre un gruppo di coloni israeliani accompagnati dalla polizia israeliana si sono impossessati di un palazzo palestinese di tre appartamenti di Gerusalemme. Tre famiglie palestinesi con 5 bambini sono finiti per strada. In luglio i coloni israeliani hanno fatto lo stesso con le case di altre 29 persone e otto famiglie. Osservatori internazionali parlano di “pulizia etnica”.
6. Nella settimana tra il 10 e il 23 novembre, l’esercito israeliano ha condotto 57 incursioni e arresti di palestinesi nelle città e nei villaggi della West Bank e a Gerusalemme. Un po’ meno della media settimanale che nel 2010 è di 93 incursioni e arresti.
7. Dall’inizio dell’anno i coloni hanno aggredito i contadini palestinesi o distrutto le loro proprietà agricole, sradicando e bruciando migliaia di ulivi secolari, in media 6 volte alla settimana. Questa settimana (10 e il 23 novembre) le aggressioni sono state 7, una al giorno.
8. Nonostante il ritiro del 2005, Israele continua a controllare tutti gli aspetti fondamentali della vita di 1,5 milioni di palestinesi che abitano nella Striscia di Gaza. Dall’inizio del 2010, 58 palestinesi sono stati uccisi e 233 feriti. La maggioranza erano civili. Prima dell’inizio dell’assedio, dalla Striscia di Gaza entravano e uscivano in media 650 persone al giorno. Oggi ne passano 340. I palestinesi di Gaza hanno la corrente elettrica solo per 12 ore al giorno. L’acqua arriva nelle case ogni due giorni, per poche ore. E in alcune zone arriva solo ogni 5 giorni.
9. Ai palestinesi non è concesso di circolare liberamente nella propria terra. Il muro di 700 km costruito dagli israeliani nella West Bank separa molti palestinesi dai loro terreni, dai posti di lavoro e dai familiari. Il resto lo fanno una serie di coprifuoco, circa 600 posti di blocco e altri ostacoli. Per spostarsi spesso i palestinesi devono chiedere un permesso che spesso non arriva. A molti palestinesi viene così negata la possibilità di accedere alla terra, al lavoro, alle strutture scolastiche e ai servizi di base.
9. Ai palestinesi non è concesso di circolare liberamente nella propria terra. Il muro di 700 km costruito dagli israeliani nella West Bank separa molti palestinesi dai loro terreni, dai posti di lavoro e dai familiari. Il resto lo fanno una serie di coprifuoco, circa 600 posti di blocco e altri ostacoli. Per spostarsi spesso i palestinesi devono chiedere un permesso che spesso non arriva. A molti palestinesi viene così negata la possibilità di accedere alla terra, al lavoro, alle strutture scolastiche e ai servizi di base.
10. Israele continua a negare ai palestinesi l’accesso all’acqua, intralciando lo sviluppo socioeconomico e ponendo a repentaglio la loro salute. Un palestinese può utilizzare al massimo 70 litri di acqua al giorno, meno del minimo necessario. Un israeliano ne consuma 4 volte di più. L’esercito israeliano ha ripetutamente distrutto le cisterne di raccolta di acqua piovana usate dai palestinesi con la motivazione che erano state costruite senza permesso. Nena News
http://www.nena-news.com/?p=5266
ps l’Onu celebra la Giornata Internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese, è una buona occasione per riflettere sulla condizione dei profughi e di coloro che vivono sotto occupazione israeliana leggendo questo particolare «decalogo» preparato dalla Tavola della Pace.
http://www.nena-news.com/?p=5266
ps l’Onu celebra la Giornata Internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese, è una buona occasione per riflettere sulla condizione dei profughi e di coloro che vivono sotto occupazione israeliana leggendo questo particolare «decalogo» preparato dalla Tavola della Pace.
Haaretz:La vita sempre più amara dei palestinesi a causa dei coloni
I coloni nei Territori occupati stanno convertendo le sorgenti e le altre fonti d'acqua in monumenti e siti turistici.
Ha’aretz Editoriale I coloni nei Territori Occupati hanno trovato un modo nuovo per rendere ancor più amara la vita dei palestinesi: la conversione delle sorgenti e delle altre fonti d'acqua in monumenti e siti turistici, secondo quanto ha riportato ieri Zafrir Rinat su Haaretz. Come se non bastasse che i palestinesi non hanno accesso alla maggior parte delle sorgenti da quando è stato loro vietato di utilizzare le strade vicino alle colonie, ora le bandiere di Israele sventolalo sulle fonti d'acqua e queste ultime sono recintate da mura e sorvegliate da guardie.
Negli ultimi due anni c'è stato un grande sviluppo nel campo del turismo e, come parte del programma di sviluppo [promosso] dal Ministro del Turismo e dal consiglio, le sorgenti sporche sono state trasformate in luoghi turistici piacevoli e aperti al ... pubblico in generale, ", ha scritto il Mateh Binyamin del Consiglio regionale in uno dei dépliant pubblicitari.
Ma questi non sono aperti a tutto il pubblico. Il linguaggio usato per giustificare la nuova impresa è solo il preludio a questa dichiarazione: "Per ovvie ragioni di sicurezza, ed a causa degli attentati terroristici che si sono verificati nel passato, le Forze di Difesa israeliane non consentono l'accesso degli arabi alle sorgenti vicine agli insediamenti ".
Questo è il sistema consacrato da tempo con il quale si esercita violenza nei confronti dei palestinesi per mandarli via dalle loro terre, sotto la dubbia orchestrazione dei coloni. In primo luogo creano un insediamento (che è apparentemente legale) o un avamposto (che è illegale, anche per le norme israeliane). Successivamente, l'IDF, che è impegnata a garantire la sicurezza dei coloni , si rifiuta di permettere ai palestinesi di aggirarsi nelle sue vicinanze.
Ma anche questo non è sufficiente per i coloni, che sono responsabili delle provocazioni. La loro appropriazione delle sorgenti non solo nega ai palestinesi l'accesso alle fonti idriche; essa, in primo luogo, è anche una brutale provocazione. Mettere un cartello che cancella il nome arabo della sorgente e inventarne un nome ebraico in sostituzione, o distruggere un antico edificio e mettere al suo posto un monumento nel tentativo di creare una memoria esclusiva a favore dei coloni ebrei, sono provocazioni solo per il gusto della sfida.
"L'accesso alle sorgenti è suscettibile di cambiamenti, al fine di prevenire attriti violenti", dice il portavoce dell'IDF. Così i coloni sono premiati due volte: invece di punirli per il loro comportamento selvaggio, lo Stato li supporta e fornisce loro protezione e finanziamenti.
Il Ministero del Turismo deve capire che tali vergognosi atti colonialisti possono rendere difficile spacciare Israele per una democrazia aperta. Il Ministero farebbe meglio a riconsiderare i costi e i benefici di questo progetto e a rimuovere la sua egida dal comportamento distruttivo dei coloni.
(tradotto da barbara gagliardi)
Referendum : Israele promulga una legge per la terra-per-la-pace
Il Parlamento israeliano, sostenuto dal primo ministro Binyamin Netanyahu, ha approvato una legge che richiede la maggioranza dei due terzi della Knesset o un referendum su qualsiasi potenziale accordo sulla terra che faccia parte delle trattative di pace con i vicini arabi. La legge che, Lunedì, è stata approvata con il voto di 65 a 33, invita a sottoporre tutti i trattati israeliani sulla concessione-annessione di territorio ad un referendum, nel caso in cui il parlamento israeliano non abbia approvato l'accordo con i due terzi della maggioranza. Il piano dovrebbe riguardare tutti gli accordi che comportano un ritiro di Israele dai territori occupati che ha già annesso - Gerusalemme Est, o le alture del Golan prese alla Siria. Netanyahu, che è attualmente impegnato negli sforzi per rilanciare una fase di stallo dei negoziati di pace con i palestinesi, ha lodato l'approvazione della legge. "Qualsiasi accordo di pace richiede un ampio accordo nazionale e questa legge lo prevede,” ha affermato una dichiarazione dal suo ufficio dopo il voto. "L'opinione pubblica israeliana è coinvolta, informata e responsabile e ho fiducia che il giorno della decisione sceglierà un accordo di pace che risponda agli interessi nazionali, alle esigenze di sicurezza dello Stato di Israele ", ha detto, secondo la dichiarazione.
Il trucco dell'ala destra I critici, tuttavia, hanno sostenuto che il disegno di legge potrebbe complicare ulteriormente i colloqui con i palestinesi, appoggiati dagli USA, in stallo da settimane sulla questione della costruzione delle colonie ebraiche, e hanno accusato Netanyahu di aver sollecitato il progetto di legge, proposto da un membro del suo partito, Likud, per avere una via di uscita nel caso in cui si trovasse sotto la pressione dell'opinione pubblica mondiale per ciò che riguarda un trattato di pace con i palestinesi o con la Siria, a proposito del quale si sentisse a disagio. In un intervento, all'inizio di un dibattito televisivo, Haim Oron, capo del partito di opposizione di sinistra Meretz, ha descritto l'iniziativa come un "trucco" della destra per ostacolare qualsiasi tentativo di pace del governo. Il voto, di fatto, ha portato a un emendamento alla legislazione vigente, approvata nel gennaio 1999, nell'ultimo giorno del precedente governo Netanyahu. Tale normativa aveva la stessa premessa di base, ma non riusciva a precisare il meccanismo di un referendum, che non si è mai tenuto prima in Israele. Tzipi Livni, la leader dell'opposizione, il cui partito Kadima occupa 28 seggi su 120 nella Knesset, ha ordinato ai membri del parlamento di votare contro l'emendamento."Abbiamo qui un primo ministro debole, per il quale è conveniente essere ostacolato ", ha dichiarato, secondo quanto riportato sul sito Ynet. "Non stiamo parlando di prendere in considerazione la volontà del popolo, ma di come inserire un diritto di veto sulle decisioni del governo ".
La rabbia palestinese Saeb 'Erekat, capo negoziatore palestinese, ha denunciato il provvedimento e ha esortato le nazioni a rispondere, riconoscendo uno stato palestinese su tutti i territori della West Bank occupati da Israele nella guerra del 1967. "Con il passaggio di questo disegno di legge, la leadership israeliana, ancora una volta, si fa beffe del diritto internazionale ", ha detto Erekat. "Mettere fine all'occupazione della nostra terra non è e non può essere dipendente da nessun referendum ". Erekat ha dichiarato che Israele sarebbe obbligato a ritirarsi dai territori occupati a prescindere da come avesse votato l'opinione pubblica, definendo la decisione parlamentare come "il tentativo di Israele di nascondere l'oppressione del popolo palestinese, mostrandola come una pratica di democrazia". I palestinesi vogliono che Gerusalemme Est sia capitale del futuro stato nella Cisgiordania, mentre Israele la ritiene propria capitale indivisa, e potrebbe rivelarsi difficile vincere l’opposizione dell'opinione pubblica israeliana alla rinuncia persino di parti della Città Santa. (tradotto da barbara gagliardi)Notizie da Israele: referendum su scambio terra-per-la-pace
Wikileaks: Prima di lanciare “Piombo Fuso”, Israele ha avvertito Fatah
Prima di lanciare il proprio attacco contro la striscia di Gaza (portato avanti tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 e costato la vita a circa 1400 palestinesi) Israele avrebbe tentato di coordinarsi con Fatah e l’Egitto.In particolare avrebbe proposto alla formazione di Abu Mazen (Mahmoud Abbas) di prendere il controllo dell’enclave una volta sconfitti i suoi rivali di Hamas, ricevendone però risposta negativa.E quanto emerge da alcuni dei 250 mila documenti diplomatici statunitensi rivelati in queste ore dal sitoWikileaks e ripresi dai media internazionali.Secondo questa ricostruzione, immediatamente smentita dai palestinesi, in un vertice del 2009 il ministro della Difesa di Tel Aviv Ehud Barak avrebbe informato una delegazione del Congresso di Washington del fatto che il governo israeliano “si era consultato con l’Egitto e Fatah prima dell’Operazione Piombo Fuso”.Le indiscrezioni di Wikileaks sono state respinte oggi da esponenti di primo piano di Fatah, molto vicini al presidente Abu Mazen.
“Sapevamo della guerra perché gli israeliani dicevano che ci sarebbe stata una guerra”, ha detto Saeb Erekat, precisando anzi che alla metà del 2008 Abbas aveva invitato l’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert a desistere dall’idea di attaccare Gaza.
Dal canto suo, Hamas ha detto di essere “per nulla sorpreso” della presunta cooperazione Israele-Fatah.
“Abbiamo detto diverse volte che Fatah era coinvolta in questa guerra e che voleva tornare a Gaza al seguito dei carri armati israeliani. Ma ora questa questione è chiusa. Speriamo che (quelli di Fatah, ndr) apprezzeranno la nostra posizione e si impegneranno per una vera cooperazione”, ha dichiarato il portavoce Sami Abu Zuhri Abu Zuhri said.Wikileaks: Prima di lanciare “Piombo Fuso”, Israele ha avvertito Fatah |
domenica 28 novembre 2010
JaffA : L'ARTE COME PONTE DI PACE TRA BAMBINI ISRAELIANI E PALESTINESI
Art as a bridge to peace
A Jaffa sono in mostra 120 dipinti di bambini palestinesi e israeliani.Molti dei quadri sono già stati inviati alla 16 ° Biennale di Kanagawa Yokohama e in Francia per essere esposti alla mostra : "Bambini per la pace."
sabato 27 novembre 2010
Amira Hass :Thankstaking
Il 25 novembre gli Stati Uniti hanno festeggiato il giorno del ringraziamento mangiando milioni di tacchini ripieni. La festa commemora un banchetto che i coloni britannici della Mayflower tennero nel 1621 per celebrare un raccolto.La loro colonia si chiamava Plymouth. Secondo una versione raccontata ai bambini, parteciparono alla festa anche gli indiani wampanoag, che avevano contribuito a coltivare la terra. L’American indian museum di Washington aggiunge però un dettaglio importante: gli indiani di Plymouth furono decimati dalle epidemie che si diffusero dopo il contatto con l’uomo bianco.Ho chiesto a un giovane cherokee cosa ne pensano gli indiani del Thanksgiving. “Noi lo chiamiamo Thankstaking”, mi ha risposto. Una donna di 34 anni della tribù shoshone ha aggiunto che solo un nativo americano su dieci è sopravvissuto alle epidemie e al genocidio.La donna ha una tessera che indica la sua appartenenza alla tribù: lei è per metà shoshone, perché la madre è figlia di immigrati irlandesi (anche gli irlandesi sono vittime della colonizzazione britannica). Sua figlia, che ha un padre filippino, non è shoshone perché la tribù applica le regole severe del governo federale.“Per definire una persona nera è sufficiente una goccia di sangue, ma non ci sono persone indiane per un quarto”, mi ha spiegato. “I neri erano forza lavoro per i bianchi, che perciò volevano aumentarne il numero. Noi invece diamo fastidio perché chiediamo la terra”.
Moni Ovadia : ministri senza vergogna
L'ordinamento istituzionale italiano prevede che nel governo repubblicano ci sia la presenza di ministri senza portafoglio, non prevede invece ministri che non conoscono il significato del loro ruolo. Il ministro dell'economia Tremonti, per esempio, afferma che la cultura non si mangia. Ora, a parte la pochezza dell'affermazione, il ministro finge di ignorare che alcuni dei più grandi uomini della storia umana hanno avuto come companatico libri ed arte quando vivevano nell'indigenza. Finge, perché quando partecipa ai convegni promossi da prestigiose istituzioni si esprime in ben altro modo e lascia a casa il putrefatto armamentario populista di cui si serve per infiammare i furori della padanitudine. Il ministro Brunetta invece si è montato la testa, si crede Zdanov, il celebre commissario alla cultura dell'era staliniana il quale a sua volta si credeva titolato a stabilire che cosa fosse l'arte. Con lo stesso piglio il Ministro Brunetta ritiene di avere i titoli per stabilire che lo spettacolo tour court non è cultura. Se potesse espungerebbe dal novero delle arti e delle forme culturali: teatro, musica, cinema, danza. Le celebri muse della grecità, fondamento della civiltà occidentale, ridotte al puro commercio, dovrebbero darsi alla carriera di escort, ovvero al meretricio, che nel governo di cui il ministro fa parte è espressione di eccellenza. Qualcuno dovrebbe spiegare al ministro che lui non è Zdanov e che il suo compito è un altro, ovvero rendere il paese che lui contribuisce a governare migliore, farlo stare in Europa e nel contesto della civiltà. Provino Tremonti e Brunetta ad andare a sparare le loro cazzate in Europa e poi vediamo se riescono a mettere il naso fuori dalle sedi diplomatiche italiane. E anche in quelle sedi rischierebbero di ricevere sonore pernacchie. Israele: razzismo sotto la copertura della Torah e lettera dei rabbini razzisti
1Sintesi personale Il rabbino Dov Domb, presidente del tribunale rabbinico di Tel Aviv, ha aggiunto la sua firma ad uno scritto vergognoso e scandaloso redatto da rabbini : i residenti a sud di Tel Aviv non devono affittare i loro appartamenti ai lavoratori stranieri. Utilizzando la Torah Domb e i suoi colleghi si sono camuffati da padri misericordiosi, preoccupati per gli abitanti poveri della città. Si tratta di sfruttare un problema sociale per alimentare le paure dei cittadini contro gli stranieri. Il rabbino capo di Safed Shmuel Eliyahu ha puntualizzato "i modi di vita dei gentili sono diversi da quelli degli ebrei, ci sono quelli tra loro che ci odiano e ci molestano fino al punto di costituire un pericolo mortale per noi ". Ha anche tenuto una riunione di emergenza "contro l'assimilazione". Kiryat Motzkin ha invitato a non dare lavoro agli arabi, come risposta agli attacchi terroristici.Questi rabbini ,e molti altri che predicano nelle sinagoghe, scrivono su riviste e pubblicano libri razzisti ,sono funzionari pubblici che godono di uno status elevato, di un buon stipendio grazie ai contributi versati dai contribuenti. Giudici religiosi come Domb sono vincolati a rigorosi orientamenti etici, non sono autorizzati a rilasciare dichiarazioni su temi politici. Essi dovrebbero affrontare questioni non giuridiche "con la necessaria cautela richiesta dalla loro posizione.".Essi stanno sfruttando il loro status per incitare, provocare divisioni nella società israeliana. Usano i loro titoli e le loro posizioni pubbliche per dare copertura ufficiale alle loro parole diffamatorie.Il ministro della Giustizia,i sindaci devono avvertirli che essi stanno abusando della loro posizione e sospenderli se necessario. In caso contrario, anche loro sono responsabili nel trasformare Israele in uno strumento nelle mani di religiosi fanatici razzisti.Racism under cover of the Torah
2 Israele : il razzismo in nome della legge ebraica Racism in the name of Jewish law Una lettera di tre rabbini a sud di Tel Aviv invita i residenti a non dare in affitto i loro appartamenti a immigrati e rifugiati, lettera che riesce a malapena a nascondere il palese razzismo . E' chiaro che il mantenimento dello stato di diritto non è la loro preoccupazione, in quanto non richiedono un trattamento simile per i cittadini israeliani. Per quanto riguarda l'argomento secondo cui la presenza degli stranieri sta provocando un aumento della criminalità e il meticciato, i rabbini stanno assumendo la legge nelle loro mani e aggirando il municipio e la polizia.I gruppi di popolazione più deboli che vivono nel sud di Tel Aviv si trovano in difficoltà nell' accogliere i rifugiati, i lavoratori migranti e i collaboratori. Questa situazione crea attrito preoccupante e aggrava nei residenti 'la sensazione di essere sottoposti a un trattamento ingiusto e alienato . E 'difficile chiedere agli abitanti di questi quartieri degradati di prendere i reietti del mondo con le braccia aperte senza sentirsi minacciati. In questa complessa realtà, il ruolo dei leader religiosi e laici dovrebbe essere quello di cercare di colmare le lacune e trovare modi creativi di convivenza.I rabbini che hanno firmato la lettera, non sono dipendenti pubblici.Tuttavia, il pubblico è fortemente influenzato dalle loro opinioni. Il comune di Tel Aviv si è impegnato nell'assistenza dei lavoratori migranti e avrebbe potuto usare i rabbini per cercare di integrarli i. I rabbini, tuttavia, preferiscono sfruttare le paure 'e infiammare le emozioni in nome della halakhà, legge religiosa ebraica.Durante il fine settimana, un leader coraggioso, il rabbino Yehuda Amital,fondatore del movimento politico Meimad, è scomparso. Il suo partito portava la bandiera della tolleranza, dell'umanesimo e della ricerca della pace in nome della fede religiosa, e anche se i membri del suo movimento sono sempre stati una minoranza, hanno fornito un' importante alternativa alla radicalizzazione degli ultra-ortodossi-nazionalisti.Negli ultimi anni, il rabbino Amital gli studenti e i suoi seguaci sono stati in silenzio e i rabbini, come come quelli che hanno scritto la lettera , si sono rafforzati . Si può sperare che il comune comprenda il danno che stanno facendo e pubblicamente si dissoci dalle loro attività discutibili , privilegiand un'alternativa basata su una convivenza libera di paura e razzismo per tutti i residenti della città sia temporanei che permanenti .
I settler, la violenza, l'impunità, il fondamentalismo e il terrorismo israeliano
3 lettera dei rabbini razzisti contro gli arabi di Ahmad Tibi Sintesi personale
3 lettera dei rabbini razzisti contro gli arabi di Ahmad Tibi Sintesi personale
Più di un mese fa ho sporto denuncia, presso il procuratore generale ,contro Safed Rabbi Shlomo Eliyahu per il suo razzismo . . La mia lettera non ha ancora ricevuto una risposta . Il rabbino continua . I suoi amici e colleghi hanno capito che possono agire con zelo incitando i loro seguaci all'odio senza essere puniti . Così 50 di loro hanno firmato una petizione che vieta la locazione o la vendita di appartamenti agli arabi. Questa affermazione è uno sputo in faccia al sistema giuridico e ,soprattutto, uno sputo in faccia alla storia ebraica, dove gli ebrei in Europa sono state vittime di divieti, di boicottaggio, di razzismo.Oggi questi ebrei predicano lo stesso tipo di odio contro gli arabi. Essi ricordano il KKK, con una differenza. Il KKK aveva paura di esporsi in pubblico e, pertanto, i suoi seguaci nascondevano il volto dietro le maschere. Questi rabbini israeliani mostrano il loro volto e da 5 sono arrivati a 50.Il primo ministro ha condannato ciò. . Il presidente ha espresso la sua opposizione e il presidente della Knesset si è infuriato. I capi di governo devono agire al di là delle condanne. Il primo ministro deve incaricare il procuratore generale Weinstein ad avviare un'indagine penale nei confronti di questi dipendenti pubblici, che sono pagati da tutti noi.Inoltre, come possiamo lamentarci dei rabbini se la Knesset ha approvato leggi razziste ? Il ministro Eli Yishai ha difeso i rabbini che hanno firmato la lettera.Altri ministri vogliono costringere gli arabi a giurare fedeltà al sionismo e al giudaismo .Coloro che temevano una volta la nazionalità araba in Israele ora temono la cittadinanza araba in Israele. Le parole dei rabbini sono pericolosi, ma la politica del governo è molto più pericolosa . La legge di ammissione alle comunità israeliane è l'immagine speculare del gruppo dei rabbini skinhead.Lieberman e Yishai nel governo, Rotem, Ben-Ari e Levin presso la Knesset, 50 o più rabbini israeliani nelle città, i tifosi razzisti della squadra di calcio del Beitar Gerusalemme ed i teppisti vari compongono i quattro lati del razzismo di Israele.
Il razzismo è una malattia letale. In un primo momento, la vittima è l '"altro" - gli arabi - ma il virus si diffonde poi a chi è diverso in altri modi: gli etiopi, la mizrahim, i poveri, e gli abitanti della periferia. Il razzismo in Israele deve essere sradicato, non sto solo dicendo questo come un rappresentante della minoranza arabo-palestinese in Israele, ma come uno che teme per il modo di vivere di questo paese, un modo di vivere che deve essere basato sulla responsabilità reciproca, nonché il rispetto nazionale, politico e civile. Abbiamo citato il concetto di uno stato ebraico e democratico? Lo scontro tra questi due valori è evidenziato in questo momento dalla petizione dei rabbini '. la democrazia non è solo il diritto della maggioranza di governare e di opprimere, ma soprattutto il diritto dell '"altro" - l'arabo che è nato in questo paese non è diverso ,ma è uguale.. Supremazia , trattamento privilegiato verso un solo popolo, disuguaglianza, arroganza verso la cittadinanza non sono valori che possono coesistere.
Il razzismo sarà sradicata attraverso una lotta comune con ampi strati della società ebraica , perché il fuoco che sta bruciato gli arabi alla fine raggiungerà coloro che sono rimasti in disparte in silenzio o tifando.
The Jewish anti-Semitism
Israeli Arabs: Investigate rabbis over letter
Il razzismo è una malattia letale. In un primo momento, la vittima è l '"altro" - gli arabi - ma il virus si diffonde poi a chi è diverso in altri modi: gli etiopi, la mizrahim, i poveri, e gli abitanti della periferia. Il razzismo in Israele deve essere sradicato, non sto solo dicendo questo come un rappresentante della minoranza arabo-palestinese in Israele, ma come uno che teme per il modo di vivere di questo paese, un modo di vivere che deve essere basato sulla responsabilità reciproca, nonché il rispetto nazionale, politico e civile. Abbiamo citato il concetto di uno stato ebraico e democratico? Lo scontro tra questi due valori è evidenziato in questo momento dalla petizione dei rabbini '. la democrazia non è solo il diritto della maggioranza di governare e di opprimere, ma soprattutto il diritto dell '"altro" - l'arabo che è nato in questo paese non è diverso ,ma è uguale.. Supremazia , trattamento privilegiato verso un solo popolo, disuguaglianza, arroganza verso la cittadinanza non sono valori che possono coesistere.
Il razzismo sarà sradicata attraverso una lotta comune con ampi strati della società ebraica , perché il fuoco che sta bruciato gli arabi alla fine raggiungerà coloro che sono rimasti in disparte in silenzio o tifando.
The Jewish anti-Semitism
Israeli Arabs: Investigate rabbis over letter
4 Israele: manifestazione razzista contro l'assimilazione tra ragazze ebree e arabiSintesi personale
Dopo la 'lettera dei rabbini aumentano i comportamenti razzisti . Un'associazione ebraica sta organizzando una manifestazione contro l' "assimilazione tra giovani donne ebree e arabi che vivono nel città o nei pressi di Jaffa ".La protesta si svolgerà vicino al centro commerciale Bat Yam, non lontano dalla stazione di polizia. Gli organizzatori sostengono le dichiarazioni dei 50 rabbini. "La gente è stanca di vedere tanti arabi uscire con ragazze ebree", ha spiegato Bentzi Gufstein. "Oltre alla protesta, si distribuiranno opuscoli per spiegare la situazione."L'organizzazione si chiama Lehava e vuole impedire matrimoni misti in Israele.L'attivista di destra Baruch Marzel e un paio di rabbini locali parteciperanno alla manifestazione e gli organizzatori si aspettano centinaia di partecipanti . Durante la scorsa settimana, manifesti sono stati appesi in giro per la città ,invitando i residenti a protestare. Alcuni dei manifesti spiegano : "Io non permetterà loro di colpire mia sorella .Centinaia di ragazze da Bat Yam familiarizzano con gli arabi, è ora di porre fine a tutto questo! e abbassare la loro fiducia! "Incidentalmente, la manifestazione del Lunedi avviene nella strada dove abita l'ex membro della Knesset :Tamar Gozansky, intenzionata a presentare un reclamo presso la polizia: "Quello che stanno dicendo è razzista, un'altra brutta macchia sulla nostra coscienza . Sto pensando di appellarmi alla clausola 144 del codice penale, dal momento che tale dimostrazione può causare danni fisici ed emotivi ".Gozansky ricorda la rivolta dell'ottobre 2000, quando gli ebrei distrussero imprese arabe nella città."Potrebbe accadere di nuovo.Un' ondata razzista attraversa il paese. Gli organizzatori hanno ricevuto incoraggiamento da parte del procuratore generale, che deve ancora decidere se fare qualcosa per i rabbini che hanno firmato la petizione contro l'affitto e la vendita degli appartamenti agli arabi .Oggi le autorità sono impotenti, questo li autorizza a intraprendere qualunque azione." 'Arabs dating our sisters'
5 Yoram Kaniuk :rabbini israeliani razzisti commettono atrocità contro la storia ebraica
ONDATA DI DEMOLIZIONI IN CISGIORDANIA
Ramallah, 27 novembre 2010 Nena news (foto AP) – Settimana di demolizioni in Cisgiordania: solo giovedi l’esercito israeliano ha buttato giù una moschea e altre 10 strutture utilizzate per il ricovero delle pecore. La maggior parte delle demolizioni è avvenuta a nord della Valle del Giordano, vicino Khirbet Yarza, un villaggio con meno di 200 residenti palestinesi. IL COGAT, unità di coordinamento (parte del Ministero della Difesa) tra esercito israeliano e amministrazione palestinese, ne ha dato conferma ai media israeliani, spiegando che le strutture si trovavano in un’area dichiarata “zona militare chiusa” e che si trattava di strutture prive del permesso di costruzione. Del resto oltre il 18% della Cisgiordania è definita “area militarmente chiusa”. Khirbat Yarza, a est di Tubas, è considerata area C, quindi sotto pieno controllo israeliano, sia amministrativo che militare. Secondo i dati diffusi dalle organizzazioni israeliane, oltre il 95% delle richieste di permessi di costruzione avanzate dai palestinesi viene rifiutata dall’amministrazione civile israeliana, che approva una media di 12 permessi all’anno.Secondo il rapporto ONU diffuso a fine novembre 2009, costruire è vietato su circa il 70% della Cisgiordania, con il 30% rimanente in cui vengono applicate tutta una serie di restrizioni che eliminano di fatto la possibilità di ottenere un permesso. Nella Valle del Giordano poi, la costruzione è vietata ovunque.Secondo quanto dichiarato dai residenti palestinesi in un’ intervista all’agenzia palestinese Ma’an News, la moschea era stata costruita prima dell’occupazione nel 1967 e solo in seguito ingrandita, mentre secondo il portavoce dell’esercito nei dati diffusi da Al Jazeera, “tra le strutture demolite non figurerebbe alcuna moschea”. Il portavoce locale dell’ANP Ahmad As’ad sostiene invece che residenti sono in possesso di carte che provano il regolare permesso per la costruzione dell’edificio adibito a moschea. Sempre secondo le dichiarazioni ufficiali da parte israeliana, ai residenti sarebbero stati notificati tre mesi fa gli ordini di demolizioni, consentendo loro di intraprendere un appello presso le corti israeliane. “C’era tutto il tempo perché l’appello arrivasse sui tavoli dell’amministrazione israeliana” hanno dichiarato gli ufficiali israeliani, ma secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite è bassissima la percentuale di appelli che trova poi un riscontro legale, scoraggiando ulteriormente i residenti palestinesi dall’affrontare la tortuosa burocrazia isrealiana.Sempre nel corso della settimana, al sud della Cisgiordania, nei pressi di Yatta, è stato demolito un altro edificio che ospitava 18 palestinesi. Secondo il settimanale rapporto diffuso venerdì dall’Ufficio di Coordinamento delle Nazioni Unite nei territori palestinesi (OCHA) sono 18 le strutture distrutte da Israele solo dal 24 novembre, lasciando senza tetto sulla testa 54 persone. L’altra grande ondata di demolizioni è avvenuta a Gerusalemme Est, nell’area di Al ‘Isawiya: la municipalità ha dato ordine di distruggere 4 strutture, incluse tre capannoni usati per gli animali e un’altra struttura utilizzata come deposito del foraggio. Ventitre alberi sono stati sradicati e due dunum di terra livellati dai bulldozer nel corso dell’operazione. Sempre le Nazioni Unite fanno notare che l’accesso al villaggio è chiuso dall’esercito israeliano in due punti, mentre un check-point volante controlla un terzo accesso, costringendo i residenti ad un percorso più lungo. Nelle ultime tre settimane Al ‘Isawiya è oggetto di un’ondata di operazioni da parte dell’esercito e dell’amministrazione di Gerusalemme, mirate a colpire gli evasori fiscali e le strutture prive di regolare permesso di costruzione, operazioni che hanno dato luogo a scontri in alcuni casi molto violenti tra forze di polizia e residenti, con il ferimento di 19 bambini palestinesi. Nena News http://www.nena-news.com/GAZA, DODICENNE PALESTINESE FERITO DA ISRAELIANI
Un dodicenne palestinese e' stato
feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da soldati israeliani
mentre stava raccogliendo ghiaia al confine tra lo Statoebraico e il nord della Striscia di Gaza, nei pressi di Beit
Lahiya. Lo hanno denunciato fonti mediche locali, secondo cui il ragazzo e' stato colpito a una gamba. Secondol'organizzazione umanitaria Defence for Children International, tra marzo e ottobre almeno 14 minorenni palestinesi sono stati colpiti dal fuoco israeliano a Gaza mentre cercavano ghiaia da
rivendere come materiale da costruzione; i ferimenti sono
avvenuti in un'area compresa tra i 50 e gli 800 metri dalla
frontiera, malgrado Israele abbia imposto una zona di
esclusione all'interno della Striscia che non dovrebbe superare
i 300 metri. (AGI271219 NOV 10)
feriti dai colpi di arma da fuoco sparati da soldati israeliani
mentre stava raccogliendo ghiaia al confine tra lo Statoebraico e il nord della Striscia di Gaza, nei pressi di Beit
Lahiya. Lo hanno denunciato fonti mediche locali, secondo cui il ragazzo e' stato colpito a una gamba. Secondol'organizzazione umanitaria Defence for Children International, tra marzo e ottobre almeno 14 minorenni palestinesi sono stati colpiti dal fuoco israeliano a Gaza mentre cercavano ghiaia da
rivendere come materiale da costruzione; i ferimenti sono
avvenuti in un'area compresa tra i 50 e gli 800 metri dalla
frontiera, malgrado Israele abbia imposto una zona di
esclusione all'interno della Striscia che non dovrebbe superare
i 300 metri. (AGI271219 NOV 10)
giovedì 25 novembre 2010
Sergio Della Pergola: ebrei nel mondo
Secondo un nuovo rapporto di ricerca che ho pubblicato questa settimana, nel corso dell’ultimo anno il numero degli ebrei nel mondo è aumentato di 80.000 persone e ha raggiunto un totale stimato a 13.428.000. L’incremento è interamente dovuto alla crescita di Israele la cui popolazione ebraica è giunta a 5.704.000, su un totale di 7.552.000 abitanti. Di questi, 313.000 sono membri non ebrei di famiglie ebraiche immigrate, e oltre un milione e mezzo sono arabi. Nel resto del mondo, il numero degli ebrei è sceso quest’anno di 15.000 unità. Israele rappresenta oltre il 42 per cento del totale mondiale, grazie a una popolazione ebraica ancora giovane con un’età mediana di poco oltre i 30 anni e 2,9 figli in media per donna. Nella Diaspora l’età mediana è ben oltre i 40, e il numero di figli ebrei è ben al di sotto dei 2. Il 42 per cento di tutti gli ebrei nella Diaspora si sposano con partners non ebrei. Ma anche Israele ha le sue preoccupazioni demografiche. L’intera popolazione presente sul suolo dalle rive del Mediterraneo al fiume Giordano ha raggiunto la cifra notevole di 11.445.000, inclusi 2.200.000 palestinesi in Cisgiordania e 1.470.000 a Gaza, oltre a 222.000 lavoratori stranieri. Rispetto a questo grande e diverso aggregato umano - maggiore rispetto a paesi come la Svizzera, l’Austria, la Svezia, il Belgio, il Portogallo e la Grecia - la popolazione ebraica costituisce il 49,8 per cento (appena meno della metà!), che diventano il 52,6 per cento se si incorporano gli oltre 300.000 parenti oriundi non di religione ebraica. Se si escludono Gaza - dove non vi è presenza israeliana - e la realtà provvisoria dei lavoratori stranieri, la maggioranza ebraica con gli oriundi sale al 61,7 per cento, e se si escludono anche i palestinesi della Cisgiordania, tale maggioranza sale al 79,7 per cento. L’intero documento può essere scaricato dal sito della North American Jewish Data Bank.http://moked.it/blog/2010/11/25/ebrei-nel-mondo/
Gli israeliani demoliscono una moschea palestinese
Ruspe corazzate dell'Esercito israeliano hanno raso al suolo un'antica moschea nel villaggio cisgiordano di Khirbet Yarza, situato nel distretto di Jenin, lungo il settore settentrionale della Valle del Giordano. Lo hanno riferito fonti dell'Autorita' Nazionale Palestinese, secondo cui e' stato distrutto anche l'edificio che era stato costruito un anno fa sulle fondamenta della stessa moschea per ampliarne la cubatura. Ridotti inoltre in macerie piu' di dieci ovili. La notizia è stata riportata anche da Al Jazeera.In Israele un portavoce del ministero della Difesa ha confermato pero' l'abbattimento di sole "otto strutture", che per di piu' a suo dire avrebbero avuto carattere "temporaneo", e "lo scheletro di un'altra", in quanto "erette senza le prescritte autorizzazioni all'interno di un poligono di tiro, con messa a repentaglio della vita degli abitanti".Khirbet Yarza si trova nella cosiddetta 'Area C', a sua volta sotto il pieno controllo delle forze dello Stato ebraico. Tutto quanto riguarda pianificazione urbanistica e opere edilizie vi e' di esclusiva pertinenza dell'Amministrazione Civile d'Israele. In base ai dati forniti dall'Ong israeliana 'Bimkom', ogni anno sono respinte circa il 95 per cento delle richieste di licenza per costruire; in media, ne sono concesse solo una dozzina.Durante il 2009, inoltre, nella medesima 'Area C' le demolizioni sono state centottanta, di cui 56 di edifici residenziali. Nel frattempo, all'estremita' opposta della
Cisgiordania, sempre oggi altre ruspe dei militari israeliani hanno buttato giu' un palazzo resindenziale a Yatta, a sud di Hebron, dove vivevano diciotto palestinesi. La denuncia e' venuta dal locale Municipio.
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=147734
Israeli Forces Demolish Mosque in a wave of West Bank Demolitions
60 personalità israeliane: bambini palestinesi brutalizzati a Gerusalemme Est

/AFP) - Gerusalemme, 25 nov. - Polizia israeliana nel mirino per il trattamento violento riservato ai bambini palestinesi sorpresi a protestare a Gerusalemme Est. Le accuse sono state dettagliate in una lettera inviata al premier Benjamin Netanyahu da un gruppo di 60 esperti israeliani (medici, psicologi, educatori, assistenti sociali), che lavorano tutti con i bambini. La polizia ha negato recisamente le accuse e un portavoce che ha assicurato che gli agenti "operano entro i limiti stabiliti dalla legge". La lettera esprime preoccupazione per il crescente numero di testimonianze presentate dai minorenni palestinesi che sono stati arrestato dalla polizia nella zona di Gerusalemme Est, in particolare nel quartiere di Silwan. Gli esperti si dicono profondamente preoccupati per "il benessere fisico ed emotivo e l'adeguato sviluppo dei bambini e dei giovani" di Gerusalemme Est. La denuncia parte dalle testimonianze dei minori palestinesi e delle loro famiglie. I giovani hanno raccontato di esser stati portati via dal letto in piena notte, ammanettati e portati via senza i genitori; talvolta senza che la loro famiglia fosse neanche informata; durante le inchieste, "hanno subito minacce ed umiliazioni, talvolta con una sostanziale violenza fisica", scrivono gli esperti, osservando con preoccupazione che sono stati arrestati anche ragazzini con meno di 12 anni. Secondo la legge israeliana, l'eta' minima per la responsabilita' penale e' 12 anni e non si puo' comminare la custodia in carcere a ragazzini con meno di 14 anni. "Nonostante la loro giovane eta', non sono stati loro risparmiati difficili e dannose condizioni di interrogatorio", si legge ancora nella lettera che cita il caso di un bimbo di 8 anni interrogato per quattro ore. Il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, ha negato che siano state trasgredite le leggi che disciplinano i diritti dei minori, anche se ha ammesso che la polizia ha interrogato ragazzini con meno di 12 anni, ma sempre alla presenza di un membro della famiglia. Testimonianze raccolte dal gruppo Defence for Children International hanno mostrato che, in quattro settimane, a partire dall'8 ottobre fino al 3 novembre, a Silwan sono stati arrestati 21 minori, due dei quali con meno di 12 anni. Nel frattempo, un abitante di Silwan, Mansur Resheq, ha raccontato che suo figlio Adam, 7 anni, e' stato picchiato alle gambe e al viso dalla polizia di frontiera all'uscita di scuola; un negoziante e' cercato di intervenire insieme ad altri passanti e il ragazzo e' riuscito a correre a casa, coperto di lividi, dove il padre lo ha prelevato e portato in ospedale, allo Sharei Tsedek, per accertamenti. Il quartiere di Silwan e' teatro di continui scontri tra residenti palestinesi e coloni della linea dura. (AGI) Bia 251826 NOV 10
allegato http://972mag.com/the-things-they-se...-in-jerusalem/
2 Una sessantina fra medici, psicologi, assistenti sociali e insegnanti israeliani hanno accusato la polizia israeliana di maltrattare i bambini palestinesi del quartiere di Silwan a Gerusalemme est. In una lettera aperta al Primo ministro Benjamin Netanyahu, in occasione della Giornata internazionale dei diritti del bambino, i 60 firmatari accusano la polizia di "flagrante violazione" della legge nel quartiere.
Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha categoricamente smentito, asserendo che la "polizia opera rigidamente nel quadro della legge", che vieta le sevizie, che "non sottopone a interrogatori bambini minori di 12 anni se non in presenza di un parente e né riprende con le telecamere gli interrogatori".
"Nel corso degli ultimi mesi si accumulano le testimonianze di bambini e genitori di flagranti violazioni dei diritti dei minori incarcerati e sull'uso della violenza negli interrogatori", scrivono gli autori della lettera. "Bambini e adolescenti riferiscono di essere stati buttati giù dal letto in piena notte, ammanettati e condotti per essere interrogati senza la presenza dei genitori", precisano.I firmatari si dicono "particolarmente preoccupati dal fatto che dei bambini di meno di 12 anni, abbiano dovuto subire degli interrogatori brutali", citando il caso di un bambino di dieci anni ritornato "con il corpo pieno di ecchimosi".
La situazione è esplosiva a Silwan per la coabitazione con i coloni ebrei in alcune case circondate da un dispositivo di sicurezza giudicato troppo opprimente dalla popolazione palestinese. Scontri si registrato regolarmente fra giovanissimi, anche bambini, spesso mascherati, e i coloni ebrei che solitamente sono armati.
3Child protection laws broken during Silwan interrogations'
By DAN IZENBERG
11/25/2010 06:16
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