In Israele decine di amici della Brigata Givati, indossando la maglietta con scritto : "Siamo tutti vittime di Goldstone", si sono presentati dinanzi al tribunale militare dove sono stati riconosciuti colpevoli due militari: avevano utilizzato come scudo umano un bambino di 11 anni. I due soldati incriminati hanno ricevuto il sostegno scandaloso di ufficiali superiori e sono diventati eroi.Israele è lieta di presentare : la vittima aggressore. Mai un occupante nella storia si è presentato come vittimaDai tempi di Golda Meir, che aveva dichiarato di non riuscire a perdonare gli arabi perchè ci costringono a ferire i loro figli, siamo passati a un nuovo record: "Siamo tutte vittime di Goldstone."Il vittimismo, si scopre, non appartiene a un bambino di 11 anni, la cui vita è stata posta a rischio e che ,da allora, soffre di insonnia , ma ai soldati che gli ordinarono di controllare degli esplosivi, in evidente contraddizione con una sentenza dalla Corte Suprema.Non appartiene alla famiglia Samouni, 21 membri massacrati quando la Brigata Givati, sotto lo stesso comandante, ha bombardato la loro casa E certamente non agli abitanti di Gaza, che hanno conosciuto "Piombo fuso" con i suoi orrori, crimini di guerra e distruzione,Abbiamo sempre amato la vittimizzazione, non solo quando siamo stati vittime reali, come spesso è accaduto nella nostra storia, ma anche quando siamo stati aggressori e occupanti ,definendo noi come le sole vittime. Osserviamo il modificarsi della nostra percezione delle malefatte : negazione, soppressione, sfrontatezza, disumanizzazione e demonizzazione, fino alla fase attuale: orgoglio.I soldati ,che scattano foto ballando con i detenuti e mettendosi in posa con i cadaveri ,sono orgogliosi delle loro azioni e le vogliono mostrare sul Web. Gli amici dei due soldati sono ugualmente orgogliosi di ciò che i loro compagni hanno fatto. La loro solidarietà può essere comprensibile, ma è molto più difficile capire il sostegno del loro comandante di brigata, il colonnello Moni Katz, e Magg. Gen. (ris.) Uzi Dayan.Che cosa dicono - che i soldati hanno agito correttamente? Che non dovrebbero essere puniti? Che sono vittime? In questo caso dobbiamo prendere atto che i soldati stavano agendo secondo lo spirito che emana dai loro superiori. Ma la cosa più difficile da capire è l'ampio sostegno pubblico per i due.Vogliamo davvero essere fieri di soldati che ordinano al bambino di rischiare la vita, in violazione della legge? È così che vogliamo che l'esercito si comporti? L'opinione pubblica israeliana non vuole accettare che la guerra ha delle regole e che se i soldati israeliani ne fanno carta straccia devono essere puniti? È vero, essi stavano eseguendo gli ordini, essi potevano essere stanchi ed esauriti dopo tre settimane di attacco a Gaza, come il giudice ha ascoltato. Ma definirsi come vittime testimonia che si è andati oltre.Quindi dovremmo tornare alle origini. Le vittime di "Piombo fuso" sono i 1,5 milioni di residenti di Gaza. Le "vittime" del rapporto Goldstone non sono i due condannati, ma le loro stesse vittime. Le maglie indossate dai loro amici in tribunale sono la prova che questa verità di base è stata distorta e resa irriconoscibile.Israel is proud to present: The aggressor-victim
allegati
Akiva Eldar:il vittimismo ebraico causa il prolungarsi del conflitto?
Ragazzini palestinesi usati dall'IDF come scudi umani
Amira Hass "L'imboccai come un uccellino"
Amos Harel : i soldati dell'IDF o sono bugiardi o sono puri come la neve
Identità ebraica-israeliana
domenica 31 ottobre 2010
Siniora: "Se la religione è parte del problema, deve anche essere parte della soluzione"
In un messaggio che ha concluso le due settimane di incontri del Sinodo Vaticano sul Medio Oriente, i vescovi hanno dichiarato che Israele non dovrebbe usare il concetto biblico di terra promessa o di popolo scelto per giustificare nuovi insediamenti a Gerusalemme o rivendicazioni territoriali in Cisgiordania. La dichiarazione ha anche espresso la speranza che la soluzione dei due stati possa diventare realtà.
La dichiarazione finale del Sinodo dice: “Abbiamo fatto da mediatori nella situazione della città santa di Gerusalemme. Siamo preoccupati per le iniziative unilaterali che minacciano la sua composizione e rischiano di cambiare il suo equilibrio demografico. Il ricorso alle posizioni teologiche e bibliche che usano la Parola di Dio per giustificare erroneamente le ingiustizie, non è accettabile”. Il clero del Sinodo è in disaccordo con gli ebrei che usano la Bibbia per giustificare gli insediamenti in Cisgiordania.Come sopra illustrato, la religione costituisce una parte del problema nel conflitto israelo-palestinese. E poiché è parte del problema, deve anche essere parte della soluzione. Il concetto pacifico di coesistenza nell'Islam, Ebraismo e Cristianesimo, se appropriatamente diffuso e insegnato dai leader religiosi delle tre fedi monoteistiche, è la chiave per risolvere il conflitto. E' di importanza fondamentale per risolvere il conflitto riguardo ai luoghi sacri e può aprire la strada ad una soluzione rispetto ai santuari ebrei e musulmani a Gerusalemme.
Finora, i leader religiosi hanno preferito rimanere ai margini. In passato, timidi tentativi di trattare questioni religiose a livello locale e regionale sono stati ostacolati dalla paura che la religione potesse essere sfruttata con scopi politici nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Usare la religione in maniera positiva in questo conflitto vuol dire procedere su un “terreno vergine”.
Il Consiglio delle Istituzioni Religiose della Terra Santa è un'iniziativa portata avanti da leader musulmani, ebrei e cristiani che rappresentano le istituzioni religiose formali di Israele e dell'Autorità Palestinese. Questi leader hanno dedicato i loro sforzi, dal 2005, ad evitare che la religione venga usata come fonte di conflitto e ad incoraggiare i suoi obiettivi di giustizia, riconciliazione e pace. Hanno fatto progressi nello stabilire armonia e canali aperti di comunicazione fra le istituzioni religiose formali della Terra Santa. Tuttavia, attualmente sono meno visibili agli occhi del pubblico e non sono stati in grado di tradurre il loro lavoro in una più ampia e pubblica accettazione di tolleranza e comprensioneLa mia opinione è che i leader religiosi sono il corpo più credibile per diffondere il messaggio di pace che le diverse narrative religiose possono coesistere perché hanno l'autorità di interpretare i libri sacri. Inoltre, i leader religiosi non sono in corsa per le elezioni e sono quindi al sicuro con i loro seguaci e in grado di influenzare e abbassare i toni dell'estremismo religioso e costruire relazioni armoniche. Ogni religione ha in sé il potenziale per gettare i semi del cambiamento nel sentimento pubblico fra i suoi fedeli.
I leader religiosi dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti nei loro sforzi sia per assumere la responsabilità di guidare la popolazione verso la coesistenza pacifica che per rivestire un ruolo attivo e sicuro nel formare l'opinione pubblica. Devono opporsi agli estremismi religiosi e ai leader politici che usano la Parola di Dio per i loro propri fini politici, per perpetuare e infiammare il conflitto.
Nel nostro conflitto, le narrative si oppongono e troppo spesso portano alla delegittimazione e demonizzazione dell'Altro. Attualmente, la religione è usata da coloro che chiedono il possesso totale della terra e dei luoghi sacri, invece di servire come strumento di riconciliazione e accettazione del bisogno di condividere la terra e di rispettare i bisogni religiosi delle tre religioni.
E' importante incoraggiare e promuovere gli incontri interreligiosi sia in patria che nella regione. Tali sforzi sono già in atto, coinvolgendo lo Sheikh Sider di Hebron, il rabbino David Rosen di Gerusalemme e il vescovo Younan della Chiesa Luterana di Gerusalemme. L'arcivescovo di Canterbury ha stabilito i contatti con i leader religiosi della regione che hanno portato all'incontro ad Alessandria al quale hanno partecipato il Rabbino Capo della comunità sefardita di Israele, il Gran Sheikh di Al-Azhar in Egitto, i principali religiosi musulmani dalla Palestina e i capi di varie Chiese cristiane di Gerusalemme. A questo incontro, i partecipanti hanno firmato la “Dichiarazione di Alessandria” che afferma chiaramente che le varie fedi che i leader rappresentano si oppongono alla violenza e che ogni leader cercherà la maniera per collaborare con gli altri per prevenire la violenzaIn Palestina Mohammed Dajani sta diffondendo il messaggio del Movimento Wasatia. Wasatia nell'Islam deriva dal Sacro Corano e significa moderazione, posizione di centro ed equilibrio. Wasatia si dedica a diffondere la conoscenza della moderazione nell'Islam e ad applicarla alla società, alle istituzioni educative e all'attivismo politico.
Fino ad oggi, la religione è stata più una fonte di discordia che una fonte di pace. Il conflitto territoriale e politico fra israeliani e palestinesi ha portato ad abusare delle interpretazioni religiose piuttosto che a coltivare atteggiamenti moderati verso la terra e, in particolare, verso i luoghi santi in Gerusalemme. Nel nostro caso particolare, i leader religiosi devono intensificare i loro sforzi per persuadere i loro seguaci che Dio e la Sua Parola chiamano all'accettazione, alla comprensione, all'equilibrio e alla pace. Le voci estremiste interpretano male questo messaggioSiniora: "Se la religione è parte del problema, deve anche essere parte della soluzione"
La dichiarazione finale del Sinodo dice: “Abbiamo fatto da mediatori nella situazione della città santa di Gerusalemme. Siamo preoccupati per le iniziative unilaterali che minacciano la sua composizione e rischiano di cambiare il suo equilibrio demografico. Il ricorso alle posizioni teologiche e bibliche che usano la Parola di Dio per giustificare erroneamente le ingiustizie, non è accettabile”. Il clero del Sinodo è in disaccordo con gli ebrei che usano la Bibbia per giustificare gli insediamenti in Cisgiordania.Come sopra illustrato, la religione costituisce una parte del problema nel conflitto israelo-palestinese. E poiché è parte del problema, deve anche essere parte della soluzione. Il concetto pacifico di coesistenza nell'Islam, Ebraismo e Cristianesimo, se appropriatamente diffuso e insegnato dai leader religiosi delle tre fedi monoteistiche, è la chiave per risolvere il conflitto. E' di importanza fondamentale per risolvere il conflitto riguardo ai luoghi sacri e può aprire la strada ad una soluzione rispetto ai santuari ebrei e musulmani a Gerusalemme.
Finora, i leader religiosi hanno preferito rimanere ai margini. In passato, timidi tentativi di trattare questioni religiose a livello locale e regionale sono stati ostacolati dalla paura che la religione potesse essere sfruttata con scopi politici nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Usare la religione in maniera positiva in questo conflitto vuol dire procedere su un “terreno vergine”.
Il Consiglio delle Istituzioni Religiose della Terra Santa è un'iniziativa portata avanti da leader musulmani, ebrei e cristiani che rappresentano le istituzioni religiose formali di Israele e dell'Autorità Palestinese. Questi leader hanno dedicato i loro sforzi, dal 2005, ad evitare che la religione venga usata come fonte di conflitto e ad incoraggiare i suoi obiettivi di giustizia, riconciliazione e pace. Hanno fatto progressi nello stabilire armonia e canali aperti di comunicazione fra le istituzioni religiose formali della Terra Santa. Tuttavia, attualmente sono meno visibili agli occhi del pubblico e non sono stati in grado di tradurre il loro lavoro in una più ampia e pubblica accettazione di tolleranza e comprensioneLa mia opinione è che i leader religiosi sono il corpo più credibile per diffondere il messaggio di pace che le diverse narrative religiose possono coesistere perché hanno l'autorità di interpretare i libri sacri. Inoltre, i leader religiosi non sono in corsa per le elezioni e sono quindi al sicuro con i loro seguaci e in grado di influenzare e abbassare i toni dell'estremismo religioso e costruire relazioni armoniche. Ogni religione ha in sé il potenziale per gettare i semi del cambiamento nel sentimento pubblico fra i suoi fedeli.
I leader religiosi dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti nei loro sforzi sia per assumere la responsabilità di guidare la popolazione verso la coesistenza pacifica che per rivestire un ruolo attivo e sicuro nel formare l'opinione pubblica. Devono opporsi agli estremismi religiosi e ai leader politici che usano la Parola di Dio per i loro propri fini politici, per perpetuare e infiammare il conflitto.
Nel nostro conflitto, le narrative si oppongono e troppo spesso portano alla delegittimazione e demonizzazione dell'Altro. Attualmente, la religione è usata da coloro che chiedono il possesso totale della terra e dei luoghi sacri, invece di servire come strumento di riconciliazione e accettazione del bisogno di condividere la terra e di rispettare i bisogni religiosi delle tre religioni.
E' importante incoraggiare e promuovere gli incontri interreligiosi sia in patria che nella regione. Tali sforzi sono già in atto, coinvolgendo lo Sheikh Sider di Hebron, il rabbino David Rosen di Gerusalemme e il vescovo Younan della Chiesa Luterana di Gerusalemme. L'arcivescovo di Canterbury ha stabilito i contatti con i leader religiosi della regione che hanno portato all'incontro ad Alessandria al quale hanno partecipato il Rabbino Capo della comunità sefardita di Israele, il Gran Sheikh di Al-Azhar in Egitto, i principali religiosi musulmani dalla Palestina e i capi di varie Chiese cristiane di Gerusalemme. A questo incontro, i partecipanti hanno firmato la “Dichiarazione di Alessandria” che afferma chiaramente che le varie fedi che i leader rappresentano si oppongono alla violenza e che ogni leader cercherà la maniera per collaborare con gli altri per prevenire la violenzaIn Palestina Mohammed Dajani sta diffondendo il messaggio del Movimento Wasatia. Wasatia nell'Islam deriva dal Sacro Corano e significa moderazione, posizione di centro ed equilibrio. Wasatia si dedica a diffondere la conoscenza della moderazione nell'Islam e ad applicarla alla società, alle istituzioni educative e all'attivismo politico.
Fino ad oggi, la religione è stata più una fonte di discordia che una fonte di pace. Il conflitto territoriale e politico fra israeliani e palestinesi ha portato ad abusare delle interpretazioni religiose piuttosto che a coltivare atteggiamenti moderati verso la terra e, in particolare, verso i luoghi santi in Gerusalemme. Nel nostro caso particolare, i leader religiosi devono intensificare i loro sforzi per persuadere i loro seguaci che Dio e la Sua Parola chiamano all'accettazione, alla comprensione, all'equilibrio e alla pace. Le voci estremiste interpretano male questo messaggioSiniora: "Se la religione è parte del problema, deve anche essere parte della soluzione"
Amnesty: l'Italia ha vietato all'Onu di assistere 68 rifugiati palestinesi in Sicilia, arrestati e espulsi in Egitto
Amnesty International ha chiesto alle autorità italiane di esaminare con urgenza perche 68 persone palestinesi soccorse in mare e rispedite in Egitto entro 48 ore non hanno avuto la possibilità di chiedere protezione internazionale.68 Persone erano a bordo di una nave che trasportava un totale di 131 persone ( tra loro vi erano 44 minori) intercettata il 26 ottobre 2010 dalle autorità italiane al largo della costa orientale della Sicilia.Secondo Amnesty International, è la prima volta dal 2005 che l'Italia nega l'accesso a UNHCR ( onu) dopo una richiesta formale. "Tutte le persone soccorse in mare devono avere la possibilità di chiedere asilo e per la sua applicazione si prende in considerazione una procedura equa e soddisfacente - dice John Dalhuisen, vice direttore di Amnesty International per l'Europa e l'Asia centrale - programma regionale". Si teme che in questo caso non e' stata data l'occasione a nessuna di queste persone, compresi i 68 espulsi."
Organizzazioni come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l'organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), Save the Children e la Croce rossa italiana non avevano ottenuto autorizzazione per incontrare queste persone catturate al largo delle coste a dispetto di aver ripetutamente avvalsi del loro status di organismi ufficiali . Tutti appartengono a un progetto fondato dal governo italiano e l'Unione europea per fornire assistenza immediata a chiunque raggiungesse le coste siciliane in pericolo.
Le autorità italiane hanno spostato tutte queste persone a Catania in un impianto sportivo per più di 24 ore; tra loro vi erano 44 minori. Le autorità italiane hanno sostenuto che la detenzione era necessaria per procedere alla loro identificazione e preparare la loro espulsione. Nel pomeriggio del 27 ottobre, le autorità italiane hanno espulso 68 al Cairo via charter, in volo sostenendo che in realtà erano "clandestini" dall'Egitto !!
Amnesty International ritiene che queste espulsioni di massive siano state effettuate senza alcun rispetto per queste persone e in violazione degli obblighi d'Italia sotto le leggi e norme in materia di diritto dei rifugiati e dei diritti umani.
http://www.amnesty.org/en/for-media/press-releases/italy-urged-stop-mass-expulsions-2010-10-28
Zvi Bar'el : l'apartheid del Sud Africa è già qui, in Israele
Centinaia di migliaia di cittadini in Israele, sono soddisfatti della legge sulla cittadinanza, sono contenti che il disegno di legge, quando passerà , consentirà la discriminazione verso gli arabi che vogliono comprare una casa in una comunità ebraica e la maggioranza dell'opinione pubblica ritiene MK Hanin Zuabi sia un traditore. Dove erano tutte queste persone, mentre i fascisti sfilavano per Umm al-Fahm? Improvvisamente, non è piacevole farsi vedere con coloro che riflettono esattamente lo spirito del tempo? Avrebbero dovuto partecipare a questa marcia il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, MKS Anastassia Michaeli e David Rotem, la leadership dei coloni, i seguaci del rabbino Ovadia Yosef, i capi e gli abitanti delle comunità ebraiche in Galilea, così come i proprietari di case a Tel Aviv e a Ra'anana che si rifiutano di affittare gli appartamenti agli arabi. Ahimè, solo 1.300 partecipanti si sono presentati , insieme alle forze di polizia che li ha protetti. In verità essi semplicemente non hanno bisogno di un'altra dimostrazione. Il movimento di apartheid sta assumendo la forma giuridica. Si tratta di passare da apartheid volontario, che nasconde la sua bruttezza attraverso giustificazioni di "differenze culturali" e "abbandono storico",ad un apartheid obbligatorio, che non richiede più alcuna giustificazione.In Sud Africa nel 1950, i bianchi avevano paura anche degli immigrati bianchi, perché non erano portatori di idee liberali , ma soprattutto temevano i neri. la comunità insulare bianca aveva adottato una serie di leggi che avevano lo scopo di preservare la propria purezza. Nel 1949, il divieto di matrimoni misti è stato approvato, nel 1950 e nel 1957 venne sancito il divieto di rapporti sessuali interrazziali . Nel 1950, ogni cittadino veniva classificato in base alla razza . Nel 1953 il Bantu Education Act fu approvato stabilendo che i neri avrebbero ricevuto una formazione diversa e di minore qualità rispetto ai bianchi, e nel 1950 il Gruppo Aree Act fu approvato stabilendo dove ogni gruppo razziale poteva vivere : 3,5 milioni di neri furono espulsi dalle loro case.Con notevole ritardo, il sudafricano Group Areas Act costituisce in Israele la base per sancire nuove leggi. Una persona non può acquistare più terra, costruire una casa o anche affittare un appartamenti in piccole comunità nel caso che la commissione di assorbimento si opponga alla loro presenza. Secondo Adalah - il Centro Legale per i Diritti delle Minoranze arabe in Israele, la legge "proteggere" 68,3 per cento di tutte le comunità".Il resto della comunità e, soprattutto le grandi città, dovranno continuare , ad applicare l'apartheid volontario. Ma prima o poi , come hanno fatto in Sud Africa, si troverà una soluzione adeguata . Sarà possibile, per esempio, concedere ad associazioni di proprietari il potere di determinare chi può comprare o affittare un appartamento in un edificio .Così, mentre il governo di Israele sta cercando di ottenere un riconoscimento palestinese per la sua identità ebraica, sta costruendo al suo interno la doppia identità di Stato. Una autonomia protetta per la maggioranza ebraica e una stentata autonomia per la minoranza araba.
Israel is quickly defining the borders of the Arab autonomy and through apartheid legislation it is granting the Arab minority a legal standing of enclaves with lesser rights; of a cultural-ethnic region which, because it is being expelled from the broader who, can also demand international recognition for its unique standing.
Moni Ovadia :L’ultimo dei cretini
La puntata di questa settimana di Annozero è stata dedicata all'emergenza dei rifiuti a Napoli e provincia. Il parterre degli ospiti contava fra gli altri, il giornalista Antonello Caporale del quotidiano «Repubblica» e il gagliardo Roberto Castelli, esponente leghista di primo piano, ex ministro della giustizia e sottosegretario dell'attuale esecutivo Berlusconi. In margine all'incandescente dibattito sui rifiuti c'è stato fra i due summenzionati ospiti un breve scambio polemico sul quale vorrei attirare l'attenzione perché a dispetto della sua marginalità racconta molto bene chi siano i governanti che decidono delle nostre vite. Quando Caporale ha sollecitato l'ineffabile Castelli a riconoscere una serie di errori e malefatte varie del governo, il verde sottosegretario non ha risposto nel merito delle accuse ma con tono strafottente si è limitato a dire che la responsabilità degli addebiti fatti da Caporale non era della lega Nord bensì del Pdl, quindi a lui non gliene fregava niente. Sollecitato a rammemorare che Lega e Pdl sono alleati, con inalterata protervia ha ribattuto che lui si occupa di quanto accade in casa leghista, del resto non gliene cale. Questi sono gli uomini che ci governano, irresponsabili che esercitano il potere grazie ad un'alleanza che disconoscono sulla base delle convenienze. Questa logica dello scaricabarile è figlia di una mentalità da rapina elettorale. Ci si allea per conquistare il potere, poi ciascuno si fa gli affari suoi, alla faccia del Paese. L'alleanza del berlusconismo con il leghismo non ha altra ragione d'essere che questa: un sodalizio per il potere. I presunti valori e gli ideali sono solo vuote chiacchiere. Castelli lo ha detto chiaramente ad Annozero ma anche senza il suo suggerimento lo avrebbe potuto capire l'ultimo dei cretini.
Notizie da Israele: le banche finanziano l'occupazione

di Barbara Antonelli
Nelle 46 pagine del dettagliato rapporto presentato in questi giorni da Whoprofit.org, un progetto di ricerca della Coalition of Women for peace, un’organizzazione pacifista femminista israeliana, vengono analizzate le diverse forme di coinvolgimento delle banche israeliane nel sistema di occupazione, laddove tale coinvolgimento possa essere esplicitamente e chiaramente documentato. La ricerca si basa su documenti pubblici, alla portata di tutti, sia ufficiali che governativi, sia estratti dai report informativi che le stesse banche pubblicano annualmente. Prima della sua pubblicazione, i ricercatori di Whoprofit hanno fatto recapitare il documento a tutte le banche interessate e coinvolte: nessuna risposta ufficiale, tranne quella della Bank Discount.
Ma come avviene in concreto il supporto finanziario delle banche all’occupazione? In primo luogo, le banche forniscono due tipi di mutui agevolati: il primo riguarda i singoli individui, che desiderano acquistare unità abitative nelle colonie illegali della Cisgiordania. Il governo israeliano infatti prevede incentivi economici per quelle che vengono definite Aree Prioritarie e cioè le zone periferiche di Israele come il Golan e gli insediamenti sul territorio palestinese. Sei banche elargiscono mutui agevolati a futuri coloni: nel caso gli acquirenti non riescano a ripagare il mutuo, la banca diventa a tutti gli effetti proprietaria dell’immobile.
Lo stesso avviene per i mutui garantiti alle imprese di costruzione che operano nelle colonie. La maggior parte dei progetti edilizi in Cisgiordania non vedrebbe la fine senza il supporto finanziario delle banche: questo tipo di prestiti viene regolamentato secondo “accordi di accompagnamento” (Heskemay Livuy). Accordi che garantiscono cioè che la banca sia direttamente e interamente responsabile del progetto edilizio: la banca infatti è proprietaria del progetto e degli immobili, fino a quando tutte le unità abitative non vengano vendute. E’ la banca che fissa i prezzi degli appartamenti e detta legge sui tempi di costruzione; una vera e propria partnership tra la banca e l’impresa edile, in cui è la prima a trarne i maggiori benefici: anche in questo caso se l’impresa dichiara bancarotta, la banca diventa l’unica proprietaria di terreni e immobili. Non è stato facile ottenere le informazioni relative a questo tipo di relazioni bancarie: quando Whoprofit, in base al Freedom Act, ha chiesto al Ministero delle Costruzioni, i nomi delle banche che forniscono tali programmi di “accompagnamento”, il Ministero ha risposto di non esserne al corrente. I ricercatori hanno dovuto pertanto ottenere le informazioni direttamente dalla industrie edili. Un esempio del coinvolgimento di tali banche risulta dal rapporto annuale del gruppo Hadar, il maggiore responsabile dei progetti residenziali all’interno di Ma’aleh Adumin. Tra i progetti più recenti c’è quello tra la B. Yair Building Corporation e la Bank Discount per la costruzione di 55 appartamenti a Har Homa (tra Gerusalemme e Bethlemme) Quasi tutte le banche poi forniscono servizi finanziari alle autorità e ai municipi locali degli insediamenti illegali, sia nel Golan che in Cisgiordania, elargendo prestiti utilizzati per sviluppare nuove infrastrutture, costruire edifici pubblici come pure per la gestione della fornitura di servizi che il municipio mette a disposizione dei coloni. Per esempio la Banca Hapoalim ha fornito nel 2010 prestiti al consiglio municipale di Giv’at Ze’ev e a quello di Megilot nel 2009.
Vi sono inoltre 34 filiali operative nelle colonie illegali: la maggior parte delle banche israeliane ha aperto nel corso degli anni diverse filiali all’interno degli insediamenti israeliani, filiali che forniscono ogni tipo di servizio finanziario ai coloni e alle imprese commerciali che vi hanno sede. Come per esempio l’apertura di prestiti e conti bancari alle imprese che sono presenti nelle aree industriali, vedi l’area Barkan o la Top Greenhouses, una compagnia che produce serre, nella zona di Ariel, che ha ricevuto prestiti negli ultimi 10 anni dalle banche Discount, Leumi, Hapoalim e Mizrahi Tefahot. O il consorzio CityPass, quello che sta realizzando il contestato progetto della rete tranviaria a Gerusalemme, che riceve finanziamenti sia da Leumi che Hapoalim.
Due istituti finanziari beneficiano infine dell’accesso al mercato monetario palestinese; in seguito alle regolamentazioni previste dagli Accordi di Oslo, e sottoscritte sia da parte palestinese che israeliana, il mercato palestinese non utilizza una propria valuta. Ne deriva che le banche palestinesi sono dipendenti da altri istituti bancari per accedere ai mercati finanziari. Nonostante nei mercati palestinesi siano attualmente in uso 4 valute (oltre allo shekel israeliano, l’euro, il dollaro americano e il dinaro giordano), è in realtà lo shekel a dominare i mercati, dal momento che il sistema di occupazione ha creato una stretta dipendenza (sottomissione) finanziaria del mercato palestinese a quello israeliano. Questa interdipendenza fa si che le politiche monetarie decise dalla Banca di Israele si applichino in modo assolutamente non democratico nella Palestina occupata, generando un sistema distorto. Qualche dato che dimostra il disequilibrio commerciale tra Israele e Palestina: su 20 miliardi di shekel di trasferimenti annuali, l’80% (16 miliardi) sono trasferiti da Israele al mercato palestinese e solo il 20% riguarda il contrario.
Anche nei rapporti con banche non-israeliane, le banche palestinesi devono appoggiarsi (dal momento che trattano lo shekel) agli istituti israeliani, che funzionano per il trasferimento fondi. In questo caso, secondo fonti palestinesi, le banche israeliane chiedono dei tassi di interesse altissimi e garanzie in cambio dei servizi offerti. Inoltre le commissioni applicate alla fornitura di tali servizi sarebbero enormi e imporrebbero limitazioni (in termini di quantità) sul trasferimento di denaro. Le banche israeliane hanno inoltre rapporti commerciali solo con alcune banche palestinesi: negli accordi attuali ad esempio non sono incluse le banche costituitesi recentemente nei Territori, la cui operatività risulta ampiamente ridotta, dal momento che non possono trasferire denaro alle banche israeliane e devono appoggiarsi ad altri istituti palestinesi. Il risultato è che il mercato monetario palestinese non potrà mai crescere e svilupparsi autonomamente. Senza considerare Gaza: alla fine del 2008, Israele ha interrotto qualsiasi relazione con le banche di Gaza, cessando la fornitura di tutti i servizi, causando il totale collasso del mercato finanziario della Striscia. Le banche israeliane non solo forniscono il supporto finanziario alla costruzione delle colonie ma anche alla sostenibilità e al mantenimento dell’intero sistema che vi ruota attorno. Nessuna delle attività portata avanti da individui, organizzazioni, governo e compagnie commerciali in Israele, potrebbe andare avanti senza il supporto attivo delle banche, che sono pertanto gli attori principali del ritorno economico delle attività di colonizzazione della Cisgiordania e del Golan. (Nena News)
allegato
sabato 30 ottobre 2010
Il formaggio marcio di Safed e il razzismo verso gli arabi
1Il vice sindaco sostiene la riunione: Il parroco dice rapidamente: “Non ho nulla contro gli ebrei, ma non dovrebbero vivere nella nostra città. Fateli studiare nelle loro Yeshiva, non insieme a noi.” I residenti della città si lamentano: “La domenica, gli ebrei non rispettano il posto,” il parco pubblico è stato trasformato in un “porcile”, l’ospedale è divenuto un “luogo pericoloso”. Affittare appartamenti a ebrei, mettono in guardia i preti, arrecherà un danno al valore della proprietà e si corre il rischio che i nostri candidi bambini si convertiranno. Qualche giovane maltratterà degli ebrei e li picchierà, gli ebrei dichiarano di vivere in condizioni di grande paura. Se questo si verifica in Francia e ancor più in Germania, risulta abbastanza negativo. Ma tutto ciò è successo a Safed – e contro gli arabi. Se si fosse verificato in Europa, le organizzazioni ebraiche avrebbero lanciato alte grida al cielo, Israele avrebbe richiamato gli ambasciatori per consultazioni. Il presidente del paese, sia che si tratti della Francia o dell’ Austria, si sarebbe affrettato a recarsi nella città contaminata per fare tutto il possibile per calmare le acque. Si sarebbe scusato con gli studenti ebrei e avrebbe dato istruzioni alla polizia per vigilare sulla loro sicurezza. I preti sarebbero stati giudicati per anti-semitismo. Circa 10 anni fa, io stesso mi recai a Safed per la celebrazione di un bar mitzvah. A un tratto, un ragazzo barbuto e coriaceo mi comparve davanti e, con fare minaccioso, disse:”Per il tuo bene, vattene dalla città. Non ti vogliamo qui.” Da allora, mi sono recato a Safed durante il suo bombardamento nella Seconda Guerra Libanese e per assistere al festival musicale chassidico che amo, e la città era solo in declino. Una miscela esplosiva di povertà e religione, di abbandono e nazionalismo, ha trasformato la bella città nella più brutta di Israele. Nella città, l’amato quartiere degli artisti è stato sostituito da un quartiere di nazionalisti. Il famoso formaggio di Safed è andato a male, si è instaurata una orribileputrefazione. La città mista di una volta – i cui abitanti arabi erano stati costretti a fuggire nel 1948, per non tornare mai più, compreso il profugo Mahmoud Abbas, le loro magnifiche case di pietra abbandonate trasformate in pizzerie e rovine – è divenuta la città più razzista del paese. Questo è ciò che succede quando si sta in silenzio e ci si mette una pietra sopra. Quattro anni fa, lo stato lasciò cadere le imputazioni contro il rabbino capo di Safed, Shmuel Eliyahu, di incitazione al razzismo, dopo che aveva richiesto di proibire l’affitto delle case agli arabi e il permesso agli studenti arabi di recarsi alla scuola di Safed per studiare. A quel tempo, venne richiesto al rabbino solo di ritrattare le sue dichiarazioni. Pochi giorni fa, Eliyahu è ritornato alla ribalta in grande stile – alla “riunione di emergenza” finanziata dal Consiglio religioso di Safed e tenuta nel centro culturale dedicato a Yigal Alon, un personaggio che pure sapeva una cosa o due sull’espulsione degli arabi. Rabbi Eliyahu ha emesso una sentenza religiosa mettendo in guardia, la folla eccitata che lo acclamava, sul “calo del valore degli appartamenti” e “sull’assimilazione”. Safed può continuare a marcire nel suo razzismo; questo non è il problema principale. Molti paesi hanno centri di ribalderia di questo tipo. Il problema sta nella risposta che viene dalla società e dal governo. Gli arabi non hanno una “Lega anti-diffamazione”, e la gente non sta facendo affari con la lotta contro il razzismo anti-arabo come succede per coloro che mettono in guardia contro l’anti-semitismo e che fanno trepidare i cuori di tutto il mondo. Israele se ne sta in silenzio di fronte alla lordura di Safed. Il primo ministro non prende in considerazione di visitare la città per scusarsi con gli studenti arabi, i sindacati degli studenti che lottano contro le borse di studio concesse agli studenti della Yeshiva non hanno il tempo per impegnarsi in una lotta di solidarietà con i loro compagni di classe, vittime dell’odio. Il rabbino resta al suo posto, non importa quanto fango esso sparga attorno. Notizie da Israele: Il formaggio marcio di SafedOggi è Safed; domani Ramat Aviv. Anche lì i residenti si lamentano con il proprietario del mercato rionale perchè il suo uomo addetto alle consegne è un arabo.
Mordechai Kremnitzer : la legislazione israeliana contro gli arabi, favorisce i nemici di Israele
The cabinet must end its silence over racist attacks
2 Safed: uomo perseguitato per aver affittato un appartamento a beduini. (haaretz) di Avi Ashkenazi [Image]Il proprietario dell’appartamento, Eli Tzavieli, aveva deciso di andare fino in fondo con l’affitto nonostante le minacce che la sua casa sarebbe stata data alle fiamme. I manifesti rappresentano l’episodio più recente di una campagna in atto promossa da determinati cittadini di Safed e diretta dal rabbino capo della municipalità, Shmuel Eliahu, per impedire l’afflusso di studenti arabi attirati dalla scuola. Gli abitanti che si oppongono a questa campagna ritengono che, alla luce di un recente episodio nel quale tre studenti arabi erano stati aggrediti brutalmente, i manifesti potrebbero istigare ad un’aggressione nei confronti dell’89 enne Tzavieli, che è stato citato esplicitamente sui cartelli. I manifesti denunciano che Tzavieli “sta facendo ritornare gli arabi a Safed!! E’ un vero peccato!!!” La sera prima che comparissero i manifesti, Tzavieli, che era emigrato in Israele dopo la Seconda Guerra Mondiale e che viveva a Safed fin dal 1950, ricevette una telefonata anonima da qualcuno che lo minacciava di dar fuoco alla sua casa. Il fatto venne denunciato alla polizia. “Sono spaventato,” ha raccontato ad Haaretz. “Ma ho un obbligo nei confronti di questi studenti deliziosi….Vanno a scuola tutti i giorni e, la notte, hanno bisogno di un posto dove dormire.” Ha dichiarato che prima della telefonata minatoria, alcune persone che non conosceva si erano presentate a casa sua chiedendogli di non affittare ad arabi. Ha tuttavia sottolineato che le altre persone anziane della città hanno appoggiato la sua decisione.Alcuni mesi fa, Eliyahu ed altri 17 rabbini avevano emesso una richiesta pubblica agli abitanti perché questi non affittassero appartamenti a non-ebrei. Tale richiesta venne seguita da un “Congresso di emergenza” tre mesi dopo, al quale, coloro che intervennero, si scagliarono contro l’afflusso di studenti arabi. [Anche il sindaco della città si pronunciò contro al presenza di studenti arabi a Safed, http://www.imemc.org] Poi, dieci giorni fa, tre studenti arabi vennero aggrediti fisicamente, uno dei quali fu pure colpito da uno sparo, anche se non in modo mortale. Due residenti di Safed – uno dei quali una guardia di frontiera armata – vennero successivamente incriminati dell’aggressione, che ebbe inizio quando un gruppo di giovani ebrei ebbero circondato l’appartamento degli studenti, gridando ad alta voce slogan del tipo di “Morte agli arabi” e “Musulmani schifosi” e scagliato sassi e bottiglie traverso le finestre. Dopo di che, alcuni degli aggressori a quanto pare scavalcarono una finestra aperta per continuare l’aggressione a distanza ravvicinataPrima della creazione dello stato di Israele nel 1948, Safed era una città palestinese, ma nel 1948 la sua popolazione venne costretta all’esodo ad opera di bande ebraiche, e il “quartiere ebraico” divenne un paradiso per artisti e per mistici ebrei,http://www.imemc.org] (tradotto da mariano mingarelli)http://www.imemc.org
The cabinet must end its silence over racist attacks
2 Safed: uomo perseguitato per aver affittato un appartamento a beduini. (haaretz) di Avi Ashkenazi [Image]Il proprietario dell’appartamento, Eli Tzavieli, aveva deciso di andare fino in fondo con l’affitto nonostante le minacce che la sua casa sarebbe stata data alle fiamme. I manifesti rappresentano l’episodio più recente di una campagna in atto promossa da determinati cittadini di Safed e diretta dal rabbino capo della municipalità, Shmuel Eliahu, per impedire l’afflusso di studenti arabi attirati dalla scuola. Gli abitanti che si oppongono a questa campagna ritengono che, alla luce di un recente episodio nel quale tre studenti arabi erano stati aggrediti brutalmente, i manifesti potrebbero istigare ad un’aggressione nei confronti dell’89 enne Tzavieli, che è stato citato esplicitamente sui cartelli. I manifesti denunciano che Tzavieli “sta facendo ritornare gli arabi a Safed!! E’ un vero peccato!!!” La sera prima che comparissero i manifesti, Tzavieli, che era emigrato in Israele dopo la Seconda Guerra Mondiale e che viveva a Safed fin dal 1950, ricevette una telefonata anonima da qualcuno che lo minacciava di dar fuoco alla sua casa. Il fatto venne denunciato alla polizia. “Sono spaventato,” ha raccontato ad Haaretz. “Ma ho un obbligo nei confronti di questi studenti deliziosi….Vanno a scuola tutti i giorni e, la notte, hanno bisogno di un posto dove dormire.” Ha dichiarato che prima della telefonata minatoria, alcune persone che non conosceva si erano presentate a casa sua chiedendogli di non affittare ad arabi. Ha tuttavia sottolineato che le altre persone anziane della città hanno appoggiato la sua decisione.Alcuni mesi fa, Eliyahu ed altri 17 rabbini avevano emesso una richiesta pubblica agli abitanti perché questi non affittassero appartamenti a non-ebrei. Tale richiesta venne seguita da un “Congresso di emergenza” tre mesi dopo, al quale, coloro che intervennero, si scagliarono contro l’afflusso di studenti arabi. [Anche il sindaco della città si pronunciò contro al presenza di studenti arabi a Safed, http://www.imemc.org] Poi, dieci giorni fa, tre studenti arabi vennero aggrediti fisicamente, uno dei quali fu pure colpito da uno sparo, anche se non in modo mortale. Due residenti di Safed – uno dei quali una guardia di frontiera armata – vennero successivamente incriminati dell’aggressione, che ebbe inizio quando un gruppo di giovani ebrei ebbero circondato l’appartamento degli studenti, gridando ad alta voce slogan del tipo di “Morte agli arabi” e “Musulmani schifosi” e scagliato sassi e bottiglie traverso le finestre. Dopo di che, alcuni degli aggressori a quanto pare scavalcarono una finestra aperta per continuare l’aggressione a distanza ravvicinataPrima della creazione dello stato di Israele nel 1948, Safed era una città palestinese, ma nel 1948 la sua popolazione venne costretta all’esodo ad opera di bande ebraiche, e il “quartiere ebraico” divenne un paradiso per artisti e per mistici ebrei,http://www.imemc.org] (tradotto da mariano mingarelli)http://www.imemc.org
M.O./ Hamas: militanti che lanciano razzi rischiano arresto
Gaza City, 30 ott. (Ap) - I militanti di Gaza che lanciano razzi in Israele violano un accordo fra le fazioni palestinesi e rischiano un possibile arresto. E' quanto ha dichiarato oggi Mahmoud Zahar, uomo forte di Gaza, al quotidiano con sede a Londra, Al Hayat, in quella che è la più chiara presa di posizione da parte del movimento islamico sulla questione. Nel corso degli anni, militanti di Hamas e di altri gruppi hanno lanciato migliaia di razzi in Israele. Negli ultimi due anni gli attacchi sono diminuiti nettamente. Quest'anno ne sono stati contati 114.Hamas' al-Zahar: Rocket launchers are rebelshttp://notizie.virgilio.it/notizie/e...,26779549.html
Carlo Strenger: la strategia della destra: fomentare l'odio verso israele e finirla con lo stato democratico ebraico
Sintesi personale IL mondo occidentale sta trattando Israele con una completa mancanza di comprensione. E 'solo una repubblica delle banane, uno Stato fallito? SI COMPORTA come un bambino viziato, come recentemente ha sostenuto Tom Friedman? Oppure si tratta di una etnocrazia che, senza successo, cerca di nascondere la pulizia etnica e le ambizioni coloniali con l'alibi della minaccia esistenziale?Gli israeliani, a loro volta, si sentono incompresi: dopo tutto, il loro paese affronta minacce molto reali: l'Iran continua a invocare la distruzione di Israele e può diventare una potenza nucleare. Gli Hezbollah sono armati fino ai denti e i loro missili possono essere usati contro la popolazione. Hamas governa Gaza, e la sua posizione ufficiale è che non accetterà mai l'esistenza di Israele. Allora, perché il mondo non ci capisce? Israele è in procinto di segnare un ulteriore importante vittoria: dopo 62 anni potrebbe cessare di essere una democrazia ed essere uno stato ebraico senza più scuse . Questa è la strategia dei gruppi della destra: ingrandire a dismisura un pericolo reale, confondere i pericoli immaginari con quelli reali, rafforzare il pericolo immaginario facendo tutto il possibile per provocare le critiche estere .In primo luogo, ci viene detto che gli arabi israeliani sono una quinta colonna ,poi che il mondo non accetta più l'esistenza di Israele, assicurandosi di confondere Ahmadinejad e Hamas con la sinistra europea che desidera fermare la costruzione degli insediamenti e lasciare che i palestinesi abbiano uno stato. Basta tenere le distinzioni sfocate in modo da poter produrre una paura isterica. Per essere sicuri dell'ostilità del mondo : costruiamo insediamenti ,sfrattiamo da Sheikh Jarrah, espropriamo proprietà palestinesi a Silwan e giudeizziamo Gerusalemme, chiediamo un giuramento di fedeltà per i gentili che vogliono la cittadinanza israeliana. Ciò può non essere sufficiente, quindi cerchiamo di assicurarci che il nostro ministro degli Esteri offenda i funzionari francesi e spagnoli di alto rango e parli in modo non diplomatico alle Nazioni Unite.Oh, e sarà veramente utile se il rabbino Ovadia Yosef afferma che i Gentili sono stati creati solo per servire gli ebrei.Ora il mondo ci odia veramente. Che sollievo! Il resto è facile, perché ora si può scartare ogni politica razionale per disinnescare i pericoli reali. Si potrebbe, Dio non voglia accettare l'iniziativa araba di pace , fare la pace con la Siria per indebolire Hezbollah e Hamas in modo drammatico e isolare l'Iran. E' stato fatto ogni sforzo per non far conoscere l'azione efficace di Salaam Fayad ,la creazione di istituzioni e di una forza di sicurezza valida in Cisgiordania . LE voci nel mondo che sostengono che Israele è impazzita e che Israele non ha intenzione di raggiungere un accordo con i palestinesi saranno sempre più forti. Il risultato sarà che le Nazioni Unite riconosceranno uno stato palestinese lungo i confini del 1967. Poi possiamo anche dire che il mondo intero ci odia e che il linguaggio del diritto internazionale e dei diritti umani è stato progettato specificamente per danneggiare Israele.E questo porterà al trionfo finale della destra: Perché, dopo tutto, non solo gli arabi israeliani mettono in pericolo Israele, ma i professori di sinistra, gli scrittori e gli artisti. La democrazia, dopo tutto, è una invenzione ellenistica e assai poco ebraica. E allora perchè non deve cadere la finzione di uno stato ebraico democratico?
Jonathan Cook La polizia israeliana arruola i coloni
l corso di addestramento per ufficiale speciale, che è indirizzato essenzialmente ai soldati in congedo, comprende sette mesi di studi religiosi in un insediamento di estremisti in CisgiordaniaIl programma preoccupa molto il 1,3 milioni di cittadini palestinesi di Israele, un quinto della popolazione."La polizia ha già dimostrato ripetutamente la sua ostilità verso i cittadini palestinesi, ma questa mossa dimostra che le autorità vogliono inasprire l'oppressione", ha dichiarato Jafar Farah, direttore del Mossawa, un centro di sostegno alla minoranza palestinese."È davvero credibile che questi estremisti religiosi, che sono stati educati ad odiare i palestinesi in Cisgiordania, possano comportarsi in modo diverso quando sorveglieranno le nostre comunità all'interno di Israele?"I primi 35 cadetti del programma di formazione-ufficiali, noto come "credi nelle forze di polizia ", inizieranno i loro studi il prossimo mese. Ci sono finora più di 300 coloni che hanno espresso interesse per il corso. Si dice che il comando di polizia abbia accolto l'idea, originariamente proposta da gruppi di destra, nella speranza di invertire il declino del reclutamento degli ultimi anni, che ha portato a una carenza di ufficiali.I cadetti studieranno per tre anni e mezzo, in gran parte all'Università di Haifa in Israele, e al termine verranno rilasciati loro un diploma e il grado di ufficiale.Ma i loro studi includono anche sette mesi in un seminario in un piccolo insediamento religioso estremista, Elisha, in piena Cisgiordania. Anche se, secondo il diritto internazionale, tutti gli insediamenti sono illegali, Elisha è una delle decine di insediamenti selvaggi considerati illegali anche dalla legge israeliana. Gershom Gorenberg, un esperto di coloni religiosi, ha detto che i futuri comandanti della polizia di Israele concluderanno positivamente il corso dopo una prima lezione sulla violazione della legge.Chetboun Yonatan, il capo del movimento Raananim, un gruppo di destra che fa (cui è affidata) la supervisione del programma, ha descritto per Olam Katan, un giornale popolare della comunità religiosa, il modo in cui gli organizzatori potrebbero convincere i coloni a una carriera nella polizia. Ha detto che prendere le potenziali reclute dalle pattuglie notturne di Ramle e Lod, città israeliane note per avere quartieri popolati da palestinesi poveri e inclini al crimine, aprirebbe rapidamente gli occhi su uno dei "temi nazionale più significativi". Il portavoce della polizia non era disponibile per un commento. Un gruppo di rabbini è stato incaricato di risolvere i potenziali conflitti tra "i principi religiosi dei coloni” e i loro compiti di polizia, che potrebbero comportare la violazione del riposo del sabato e rapporti con donne di dubbia moralità.Un attivista di destra, Hor Nizri, che in passato si è scontrato con polizia durante l'evacuazione degli insediamenti, è stato messo a capo del reclutamento dei giovani.Egli ha detto al quotidiano Yedioth Aharonoth che il programma di addestramento è "una riconciliazione storica", aggiungendo: "Vogliamo riempire i ranghi della polizia come già riempiamo quelli dell'esercito."I suoi commenti hanno provocato preoccupazione tra i gruppi palestinesi all'interno di Israele perché ritengono che il programma di addestramento sia la prima fase di un tentativo dei coloni di “appropriarsi” della polizia, replicando il crescente predominio che hanno già in vari settori dell'esercito. Le prima cifre ufficiali sul numero di coloni nelle forze armate israeliane, pubblicate il mese scorso, mostrano la loro massiccia sovrarappresentazione nelle unità di combattimento. Circa un terzo di tutti i funzionari di tali unità sono coloni contro solo il 2,5 per cento del 1990. La polizia spera che una carriera nel loro corpo sarà interessante per molti dei coloni dopo che sono state congedati. Tuttavia, il sig. Farah ha detto che vi erano prove in abbondanza del fatto che i coloni religiosi stavano diventando sempre più estremisti nella loro ostilità verso i palestinesi. Egli ha sottolineato la crescente influenza dei rabbini estremisti nella promozione di opinioni anti-palestinesi. Durante l'estate, due rabbini di spicco dell'insediamento di Yitzhar, vicino a Nablus, sono stati interrogati con l'accusa di istigazione dopo la pubblicazione di un libro, The King's Torah, in cui promuovevano l'uccisione dei non ebrei, bambini compresi. In un passaggio, gli autori scrivono: "c'è una giustificazione per l'uccisione di bambini se è evidente che cresceranno e ci faranno del male."Il libro è stato approvato da un certo numero di rabbini degli insediamenti. Sentimenti simili stanno prendendo piede anche tra i rabbini nell'esercito. All'inizio dello scorso anno, sulla scia dell'operazione israeliana a Gaza, durata tre settimane, è stato rivelato che il rabbinato dell'esercito aveva distribuito ai soldati in procinto di entrare a Gaza per combattere, un opuscolo in cui il loro attacco era definito “una guerra contro gli assassini” e che li metteva in guardia contro il “rinunciare anche ad un solo millimetro” di territorio. Circa 1.400 palestinesi sono stati uccisi durante l'attacco, tra cui centinaia di donne e bambini. Le relazioni della minoranza Palestinese con la polizia sono segnate da profonda sfiducia, dopo l'uccisione di 13 dimostranti disarmati e il ferimento di centinaia di persone nel 2000, all'inizio della Seconda Intifada. Una successiva commissione statale di inchiesta ha accusato il comando della polizia di vedere la minoranza come "un nemico". L'onorevole Farah ha ricordato anche le morti inspiegabili di 36 cittadini palestinesi per mano della polizia negli ultimi dieci anni. In soli due casi gli agenti di polizia sono stati condannati. Alcuni osservatori israeliani hanno espresso la preoccupazione che la maggiore influenza dei coloni nella polizia potrebbe rendere molto più difficile lo smantellamento degli insediamenti in Cisgiordania in qualsiasi futuro accordo di pace. Il signor Gorenberg ha detto che gli smantellamenti precedenti, tra cui il ritiro da Gaza del 2005, erano stati gestiti principalmente dalla polizia perché le unità dell'esercito erano dominate dai coloni. La polizia, ha aggiunto, "potrebbe acquisire la stessa debolezza." - Notizie da Israele: la presenza dei coloni nell'esercito e nella poliziagiovedì 28 ottobre 2010
Israele: pillole di razzismo contro gli arabo-israeliani
Non vuoi Arabi a Karmiel? Comunicalo a Posta elettronica Viola!
Il vice- sindaco di Karmiel, Oren Milstein, non vuole alcun arabo nella sua città. Perciò sollecita gli abitanti a riferire sulle transazioni immobiliari con arabi a uno speciale indirizzo email, e il suo ufficio sostiene l’iniziativa anti-araba. Milstein: “L’indirizzo email è gestito da un privato”.
di Nadav Mayost
Gli abitanti di Karmiel sono invitati a riferire degli arabi che hanno intenzione di acquistare appartamenti nella città, ha affermato il vice-sindaco di Karmiel, Oren Milstein, in un’intervista sul sito internet “Besheva”. Nella stessa intervista ha citato un allegato settimanale sulla stampa locale che domanda ai residenti di fornire questo tipo di informazioni ad uno speciale “indirizzo email viola”. Milstein ha proseguito, usando la prima persona plurale, per dire: “Gli abitanti possono rivolgersi a noi quando vengono a conoscenza di un appartamento che sta per essere venduto a qualcuno che proviene da uno dei villaggi [arabi circostanti]. Una volta che a Karmiel un appartamento viene venduto a una famiglia araba – il fatto diventa una realtà concreta per le generazioni a venire”.
Milstein ha lasciato intendere che in questo modo si è già impedita la vendita di 30 appartamenti. Nell’intervista, Milstein cita l’associazione “Taatzumot Israel” (“la potenza di Israele”). Il sito web dell’associazione dice di occuparsi in prima persona della “colonizzazione della terra di Israele”. E’ registrata a Karmiel e il suo direttore è un residente di Karmiel e l’indirizzo è una casella postale.
L’ufficio del vice-sindaco non nasconde il suo sostegno all’iniziativa anti-araba, ma nega un diretto collegamento con la stessa. Questa settimana, nel nostro tentativo di ottenere “l’indirizzo della Posta elettronica Viola”, abbiamo ricevuto un grande sostegno, ma c’è stato pure il tentativo di ottenere informazioni su di noi. Abbiamo contattato l’ufficio del vice-sindaco, perché volevamo scoprire chi si nascondesse dietro questa iniziativa, e abbiamo affermato perciò di avere informazioni su di una persona che ha intenzione di vendere il suo appartamento a un arabo.
La segretaria del vice-sindaco dapprima ha cercato di trovare per noi l’indirizzo email in questione, ma nel contempo ha tentato anche di convincerci a fornirle ulteriori informazioni. “Ho bisogno di sapere chi è questo vostro vicino, e passerò il tutto alla persona che se ne occupa.“Non ho difficoltà a darvi l’indirizzo email. Ciò che so è che bisogna che voi forniate i particolari del vicino, il suo nome, l’indirizzo, il numero di telefono. So che gli telefoneranno, lo supplicheranno e cercheranno di metterlo in contatto con altri acquirenti, ponendolo in rapporto con agenti immobiliari. Avrebbero tentato ogni strada possibile”. La segretaria era ansiosa di verificare che non fosse già troppo tardi. Chiese: “Il contratto non è stato ancora firmato, vero?”
Abbiamo chiesto a un abitante di Karmiel, coinvolto, chi ci fosse dietro all’iniziativa e ci è stato detto “manda l’email, fai le tue richieste e otterrai le risposte.” La segretaria ci ha fornito l’indirizzo email: lo.le.mechira@gmail.com , e ci ha suggerito di scrivere e di aspettare una risposta. [Lo Lemechira sta a significare “non in vendita”]
Seguendo i suggerimenti di Milstein abbiamo inviato una email all’indirizzo che ci era stato dato, presentandoci come un “residente di Karmiel preoccupato” e abbiamo riferito che l’affare avrebbe potuto concludersi prima che siano trascorsi tre giorni da questo momento. Abbiamo ottenuto la seguente risposta: “Caro residente di Karmiel, sono un abitante di Karmiel proprio come te. Il nostro scopo è amichevole e non possiamo imporre nulla a nessuno. Vorremmo avere il tuo numero telefonico per discutere della questione. I migliori auguri dalla Posta elettronica Viola”. Questa email proviene da un indirizzo dal nome “La mia casa è casa mia”. Ma le nostre domande particolareggiate sembrano aver destato dei sospetti, in quanto la successiva email è arrivata dall’Associazione “La potenza di Israele”. In essa veniva detto: “Le tue domande ci portano a credere che il tuo desiderio non sia quello di impedire la vendita di proprietà ad arabi, ma di star svolgendo un’indagine nella direzione opposta … Nostra intenzione non è quella di agire contro gli arabi, ma contro la rottura dello status quo nella città, essa consiste nel costituire una città ebraica in un mare di villaggi arabi. Rispettosamente, il fondo per il sostegno della colonia”. Da ultimo si fa notare che “la vostra email è stata inoltrata al vice sindaco, Mr.Oren Milstein”.
In risposta, una figura politica di rilievo di Karmiel ha detto: “E’ importante notare che nel passato altri regimi hanno incoraggiato le spie di prendere contatto con loro e di rivelare loro dove gli ebrei se ne stavano nascosti. Casi di questo genere dovrebbero essere condannati [non si può, ma domandiamoci perché una figura politica importante di questo livello non esprime una condanna con il proprio nome. DB]. Uri Avnery, del movimento Gush Shalom, ha detto: “Sono cresciuto in Germania e, da bambino, ho visto i nazisti giungere al potere. Questo è l’inizio di una brutta china. Mi preoccupa che credano che gli abitanti di Karmiel possano sostenere una proposta talmente razzista e fascista. In Germania c’erano città e villaggi dove la popolazione locale aveva affisso le scritte “qui non ci sono ebrei” e se qualcuno voleva vendere a un ebreo, la gente del posto lo impediva, fino alla fine c’è stata una legislazione che lo ha bloccato completamente. E’ preoccupante che Karmiel faccia da pioniera. Che tutto ciò venga fatto apertamente, senza vergogna”. La municipalità ha risposto: “La municipalità di Karmiel non ha alcuncoinvolgimento in tale iniziativa privata, perciò non ci dovrebbe essere alcuno in grado di rispondere.”
Ci siamo rivolti a Milstein con domande particolareggiate sulla natura del suo coinvolgimento nell’iniziativa “Posta elettronica Viola”. Tra le altre cose gli è stato chiesto perché le risposte provenienti da Posta elettronica Viola arrivano con il logo “Casa mia”– il nome della sua corrente politica nella municipalità. La sua risposta: “E’ mia impressione che Posta elettronica Viola sia gestita da una persona privata. La sede della municipalità non ha nulla a che fare con tutto ciò. La mia posizione è che ogni persona ha il diritto di vendere la sua proprietà come desidera. Tuttavia talvolta si presenta una situazione in cui una proprietà è sul mercato, ma non viene venduta per poco. Ritengo che mettendo in contatto venditori di questo genere con investitori provenienti da Israele e dall’estero, sia un passo che deve essere incoraggiato. In pratica, questo è un servizio di libera mediazione tra residenti”.
(tradotto da mariano mingarellihttp://www.mynet.co.il/articles/0,7340,L-3972638,00.html
Dov Weisglass : ascoltare Thomas Friedman e cambiare nel più breve tempo possibile
Listen to Tom Friedman Thomas Friedman è un noto giornalista del New York Times. La scorsa settimana ha pubblicato un articolo molto duro per la politica attuata dal governo israeliano nei confronti dei palestinesi. Tra l'altro, ha paragonato Israele ad un "bambino viziato". Un lettore ha risposto che Israele non solo agisce come un bambino viziato, ma assomiglia a uno che è scappata da casa e continua ad utilizzare la carta di credito della famiglia.Più tardi, Friedman è stato intervistato da Meet the Press sul Canale di Israele 2. dove ha specificato che il comportamento del governo israeliano sta erodendo sempre più il sostegno Usa non solo all'interno degli ambienti governativi ,ma anche presso l'opinione pubblica e la comunità ebraica giovanile.Non si comprende quello che Israele vuole e si sta mettendo in discussione la sua volontà di pace. Ciò appare ancora più incomprensibile visto che l'ANP ha represso il terrorismo e merita, quindi, la possibilità di avere un accordo con Israele.Friedman è consapevole della complessità e delle difficoltà insite in questo negoziato. Tuttavia, egli è supplica Israele di provarci . Si sente una forte preoccupazione per l'incrinarsi dei rapporti Israele-USA, per la mancanza di rispetto verso il presidente americano (reso palese dal rigetto della sua richiesta di proroga della moratoria per altri due mesi) . Le sue parole sono doppiamente difficile perché sono state pronunciate da un amante, una persona che non nasconde la sua profonda, inalterabile simpatia per lo Stato di Israele. Friedman dovrebbe essere preso seriamente, molto seriamente.Non solo perché lui è un uomo importante e influente, ma soprattutto per la sua influenza e grande esperienza.
Friedman ha mantenuto stretti legami con lo Stato di Israele fin dalla sua adolescenza. E 'quindi difficile giustificare la gravità delle sue parole con il solito "Ebreo che odia se stesso". Le sue parole dovrebbero provocare grande preoccupazione . Abbiamo bisogno di ascoltare attentamente Friedman, ascoltare e cambiare, nel più breve tempo possibile.
allegato Friedman NY Times ': l'ostilità contro Obama ,ricorda il clima che precedette l' omicidio di Rabin
A Special Place in Hell / Bibi, Tom Friedman, and U.S. Jews divesting from Israel
In nome di Kahane : scontri tra poliziotti e palestinesi a Umm al-Fahm
iolenti scontri tra palestinesi e agenti della polizia israeliana sono incorso nella città di Umm al-Fahm, nella parte settentrionale di Israele. I palestinesi sono scesi in strada per impedire lo svolgimento di una manifestazione di un gruppo della destra israeliana, che aveva organizzato un corteo per chiedere la messa al bando del Partito islamico degli arabi israeliani.Millecinquecento agenti di polizia erano stati schierati già dalle prime ore dalla mattina in previsione degli scontri. Gli estremisti israeliani chiedono che sia messo fuori legge il Movimento islamico in Israele dello sceicco Raed Sallah, che ad Um el-Fahem gode di vasti consensi. Il leader degli ultrà di destra Ben Gvir e il deputato di estrema destra Michael Ben Ari hanno partecipato a Gerusalemme a una cerimonia commemorativa del rabbino Meir Kahane, il fondatore del movimento anti-arabo Kach messo fuori legge 22 anni fa. Il rabbino Kahane fu ucciso 20 anni fa a New York da un attentatore arabo.
Israele, scontri tra poliziotti e palestinesi a Umm al-Fahm
Images: violent clashes in Umm el-Fahm
Yoram Kaniuk : no al giuramento di fedeltà
Giurare fedelta' allo statoebraico? ''Che ci debba essere uno stato per la nazione ebraicalo penso anche io, ma se si parla di religione, allora e'diverso: democrazia e' sinonimo di liberta', religione no. Comepossono sovrapporsi?''. Non ha dubbi lo scrittore Yoram Kaniuk -80 anni, 20 romanzi all'attivo, piu' diversi saggi e libri perl'infanzia, tradotti in 25 lingue diverse - nel condannaresenz'appello il recente progetto di legge del governo Netanyahuche prevede di imporre un giuramento di fedelta' alla natura'ebraica e democratica' dello Stato d'Israele a chi prenda lacittadinanza: uno dei temi piu' urticanti dell'agenda politicaodierna israeliana.Figura eccentrica della letteratura ebraica contemporanea,Kaniuk da qualche tempo e' tornato a spopolare in libreria nelPaese. Ma sul fronte politico non esita a sfidare l'opinionepubblica con prese di posizione tanto nette quantoanti-conformiste. Refrattario alla piazza, nei giorni scorsi e'stato tuttavia fra i primi a scendere in strada a Tel Aviv peranimare una manifestazione di veemente protesta contro laproposta sul giuramento di fedelta'. L'ultradestra che oggi hainnescato i tafferugli di Um el Fahem lo guarda - ricambiata -come fumo negli occhi. Del resto Kaniuk - pioniere dellacostruzione dello stato ebraico e combattente della guerra diindipendenza del 1948, in cui fu ferito - tiene a sottolinearecol suo spirito da bastian contrario che lui '' e' un sionistadi nascita, non per scelta''. ''E' un momento difficile -ammette poi - se il numero di ortodossi, religiosi, nazionalisticrescera' ancora, qui non ci sara' piu' niente. Nelle elementariil 51% degli allievi sono religiosi o zeloti. Stiamo diventandoun altro Iran''.Reduce da una malattia che sembrava fatale e da un coma dacui pochi pensavano si potesse risvegliare, Yoram Kaniuk hatrovato nella quarta' eta' un nuovo successo fra i lettori chesa anche un po' di rivincita rispetto alla monumentale triadeOz-Grossman-Yehoshua. ''Per anni - ironizza - all'estero si e'parlato degli scrittori israeliani A, B e C e di altri ancora.E io sono sempre stato 'altri ancora'''.Autore molto amato dai giovani (''la mia scrittura - spiega,ricordando di essere stato amico di Charlie Parker - e' un po'come il jazz e forse per questo piace''), non rinuncia alleprovocazioni contro i dogmi del nazionalismo e dell'ortodossiaconfessionale: ''Il sionismo non e' mai stato interessato aGerusalemme - sottolinea in una conversazione con l'ANSA nelsalotto del suo appartamentino di Tel Aviv colmo di ricordi, diprofumo di tempi andati e di quadri che egli stesso dipinge -,il sionismo era qui a Tel Aviv, a Haifa, nella valle di Jezrael.Anche a Ben Gurion di Gerusalemme interessava poco, era lacitta' degli accademici e dei religiosi''. E d'altronde -aggiunge - ''lo stesso valeva per i palestinesi, il cuimovimento nazionale e' nato a Jaffa, Akko, Haifa, non aGerusalemme. Loro non erano religiosi e noi non lo eravamo''.Partendo da queste premesse, molte delle divisioni che ancoraoggi si frappongono a un processo di pace non avrebbero inteoria motivo di sussistere. ''La soluzione del problema diGerusalemme - spiega - sarebbe quella di farne la capitalecondivisa di due popoli. L'ho proposto 20 anni fa. Gerusalemmenon puo' essere divisa: non puo' essere una citta' ebraica,ne'araba ne', cristiana. Deve essere una capitale per due''.Il suo ultimo libro, '1948' - ancora non pubblicato in Italia- parla appunto dell'epopea delle origini, ma rifuggedall'epica. E la pace? Kaniuk non e' ottimista anche serivendica come soluzione senza alternative la prospettiva dei''due stati per due popoli''. ''Tuttavia - riconosce - non sipuo' mettere fine in un giorno a una guerra di 100 anni, Gliarabi e noi non siamo pronti. anche se io, personalmente, losarei da domani''. (ANSA)
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